Concetti Chiave
- La spondilolisi è un'interruzione dell'istmo vertebrale visibile nelle radiografie oblique, mostrando un aspetto noto come "decapitazione della testa del cagnolino".
- Le ernie del disco tendono a riassorbirsi nel 66% dei casi, con possibili residui calcifici e segni radiografici come il "black disc".
- Le tecniche moderne di imaging come la TAC e la RM sono fondamentali per la diagnosi di ernia del disco, superando metodiche passate come la mielografia.
- L'enhancement del segnale in RM durante la fase infiammatoria è un indicatore diagnostico e prognostico dell'ernia del disco, correlato alla probabilità di riassorbimento.
- Non esiste sempre una correlazione chiara tra sintomi clinici e risultati di imaging, complicando la diagnosi in casi di discopatie multiple o radicolopatie pluriradicolari.
Indice
Descrizione della spondilolisi
La spondilolisi è un’interruzione patologica dell’istmo vertebrale, ovvero il punto di giunzione tra peduncolo, faccette articolari e lamina. La spondilolisi si vede bene nelle proiezioni radiografiche oblique del rachide, dove la spinosa, l’articolare e l’istmo disegnano un “cagnolino” (così definito dai radiologi, e in caso di spondilolisi si ha una “decapitazione della testa del cagnolino”).
Ernie del disco e riassorbimento
Nella maggior parte dei casi (2 su 3), le ernie del disco vanno incontro ad un progressivo riassorbimento con riduzione di volume; possono permanere dei residui calcifici. Si può osservare, infatti, il “black disc” con scomparsa di ogni traccia del nucleo polposo, il quale si è ridotto o si è erniato.
Diagnosi e tecniche di imaging
In questo caso la compressione radicolare è determinata da un aumento del calibro dei plessi epidurali (ectasie, varici da compressione dei plessi venosi epidurali per il conflitto contenente contenuto) e per la neoangiogenesi di tipo infiammatorio. Un antico sistema di visualizzazione dell’ernia del disco (prima degli anni ’80 in cui è stata introdotta la TC) era infatti la flebografia vertebrale (tecnica non più eseguita). Per arrivare alla diagnosi di ernia del disco, il medico si avvale della clinica e delle tecniche di imaging.
Metodiche diagnostiche passate
In passato, una delle metodiche usate per la diagnosi di ernia del disco era la saccoradicolografia (mielografia), oggi non più eseguita. Veniva eseguita una puntura a livello lombare nello spazio subaracnoideo e poi veniva iniettato il MdC: era così possibile vedere un’interruzione di una tasca radicolare, segno indiretto di ernia discale.
Tecniche moderne di imaging
La Rx permette di vedere una riduzione dello spazio discale (non direttamente l’ernia). Poi sono state introdotte la Tc e la Rm, che permettono di visualizzare l’ernia discale con maggiore sensibilità.
Note: Nella fase di fagocitosi e di riassorbimento si verifica un'accentuazione del tessuto erniario.
Nella fase infiammatoria e nella fase di neoangiogenesi aumenta il segnale in Rm. La presenza di edema già senza MdC è evidente nelle sequenze T2 e Stir come un segnale bianco (l'ortopedico, infatti richiede sempre delle sequenze STIR). In fase acuta la Rm può essere eseguita anche con MdC paramagnetico (non sempre necessario) perché sarà visibile un enhancement del segnale.
L'enhancement ha un valore diagnostico e allo stesso tempo prognostico, in quanto correla ad una maggiore probabilità che l'ernia venga fagocitata. Quando l’ernia è andata incontro a riassorbimento, si è ridotta di dimensioni e non ho più flogosi si definisce come “ernia matura”, talvolta questa diventa calcifica (soprattutto nel rachide cervicale, visibile poi con Rx e Tc).
Correlazione tra clinica e imaging
Non sempre c’è un’esatta correlazione tra clinica e imaging, ad esempio ci possono essere casi in cui la clinica rende difficile una diagnosi di sede, come nel caso di una discopatia multipla con annullamento delle curve fisiologiche della colonna sul piano sagittale, in cui è possibile avere una lombalgia molto diffusa o anche nel caso di una radicolopatia pluriradicolare, nella quale risulta difficile distinguere la distribuzione.
Domande da interrogazione
- Cos'è la spondilolisi e come si manifesta nelle radiografie?
- Qual è il destino delle ernie del disco nella maggior parte dei casi?
- Quali tecniche moderne di imaging sono utilizzate per diagnosticare l'ernia del disco?
- Esiste sempre una correlazione tra clinica e imaging nelle diagnosi di ernia del disco?
La spondilolisi è un'interruzione patologica dell'istmo vertebrale, visibile nelle radiografie oblique del rachide, dove si forma un'immagine simile a un "cagnolino". In caso di spondilolisi, si osserva una "decapitazione della testa del cagnolino".
Nella maggior parte dei casi, circa 2 su 3, le ernie del disco tendono a riassorbirsi progressivamente, riducendo il loro volume, anche se possono rimanere residui calcifici.
Le tecniche moderne di imaging includono la radiografia (Rx), la tomografia computerizzata (Tc) e la risonanza magnetica (Rm), che offrono una visualizzazione più sensibile dell'ernia discale rispetto ai metodi diagnostici passati.
No, non sempre c'è una correlazione esatta tra clinica e imaging. Ci possono essere situazioni in cui la clinica rende difficile la diagnosi, come nelle discopatie multiple o nelle radicolopatie pluriradicolari, complicando l'identificazione della sede del problema.