Corso di Laurea in Informatica Umanistica
Relazione
E-Portfolio nella scuola primaria: il bambino digitale prende coscienza di sé attraverso gli strumenti informatici
Candidato: Elisabetta Bertini
Relatore: Laura Spinsanti
Francesco Varanini
Anno Accademico 2006-2007
Indice
Premessa ................................................................................................................................ 3
1. Aspetti teorici ................................................................................................................ 4
1.1 Una definizione per il portfolio ............................................................................. 4
1.2 Portfolio e educazione ........................................................................................... 5
1.3 Dal portfolio all’ePortfolio .................................................................................... 8
1.4 Vantaggi e criticità dell’ePortfolio ...................................................................... 11
1.5 Uno sguardo sul mondo....................................................................................... 14
2. Strumenti per attuare l’ePortfolio ................................................................................ 18
2.1 Quali strumenti .................................................................................................... 18
2.2 Vantaggi e svantaggi ........................................................................................... 19
2.3 Qualche osservazione. ......................................................................................... 22
3. Attuazione dell’ePortfolio nella scuola primaria: il caso della classe IV di Metato ... 23
3.1 Perché usare l’ePortfolio nella scuola primaria................................................... 23
3.2 Quali strumenti per un progetto di ePortfolio..................................................... 25
3.3 Dall’idea alla realizzazione ................................................................................. 28
3.4 Obiettivi, fasi di progettazione, attuazione, scelte metodologiche ..................... 29
3.4.1 Progettazione e obiettivi .............................................................................. 29
3.4.2 Fasi di attuazione ......................................................................................... 30
3.4.3 Motivazioni e riflessioni sulle scelte metodologiche .................................. 39
Conclusioni.......................................................................................................................... 40
Webliografia ................................................................................................................ 42
Siti utili ........................................................................................................................ 43
Bibliografia.................................................................................................................. 43
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Premessa
La costruzione del portfolio non è cosa nuova. Essa risale, almeno come idea, all’antichità, quando gli artigiani che volevano procurarsi un lavoro, mostravano i loro artefatti nella convinzione che proprio attraverso l’esposizione dei prodotti, fosse possibile evidenziare le proprie abilità, il proprio talento, lo stile di lavoro.
Oggi, come allora, l’assunzione di un nuovo soggetto in un’azienda, sia pubblica che privata, prevede un esame degli artefatti, da parte di esperti, per valutare le competenze nell’ambito del lavoro che si accinge a svolgere. Tale esame può consistere in prove scritte quali test o domande aperte, ma può anche prevedere l’osservazione diretta del soggetto da parte di personale specializzato, attraverso colloqui e/o prove pratiche che può essere arricchita dall’analisi del curriculum esibito.
Nasce così l’esigenza di creare una cartella di presentazione che sia qualcosa di più di un elenco di certificazioni o di dichiarazioni di abilità acquisite. Serve che il soggetto possa disporre di una cartella multisfaccettata con cui egli possa presentarsi valorizzando tutti gli aspetti della sua personalità, senza tralasciare gli hobbies, i gusti, le ambizioni, i desideri.
Non solo, ma da un po’ di tempo si sta cercando di inserire anche elementi che evidenzino le capacità trasversali dell’individuo, le cosiddette “soft skills”, che non sono abilità certificabili ma sono importantissime per ottenere risultati soddisfacenti in tutti i lavori.
Allora si cerca di “raccontare” la propria predisposizione alla relazionalità, il senso dell’humor, lo charme, il carisma, la capacità di convincimento, la caparbietà, la forza, la resistenza, la dolcezza, la diplomazia…
Nella prima parte di questo elaborato viene effettuata una riflessione sulla validità dell’ePortfolio come strumento educativo e come cartella di presentazione da utilizzare in situazioni lavorative. Segue poi una ricognizione della diffusione dell’ePortfolio nel panorama europeo e mondiale, con particolare riferimento alla situazione italiana.
Nella seconda parte vengono invece esaminati i possibili strumenti per la creazione del portfolio digitale, individuando tra essi, quelli più adatti alla realizzazione di un progetto di ePortfolio nella scuola primaria.
Nella terza ed ultima parte viene presentato, nel dettaglio, il progetto di ePortfolio attuato nella classe quarta della scuola a tempo pieno “C. Battisti” di Metato, Pisa. In questa sezione vengono evidenziati gli obiettivi fissati, le fasi di progettazione e attuazione, le scelte metodologiche effettuate. A testimonianza di quanto realizzato, il lavoro svolto è ampiamente documentato con esempi di pagine prodotte dai bambini che hanno fruito della proposta educativa. Inoltre questa relazione è accompagnata da un cd-rom che contiene
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tutte le cartelle realizzate dagli alunni della classe quarta, che permette di apprezzare i particolari del lavoro svolto, navigando le pagine di ogni cartella.
1. Aspetti teorici
1.1 Una definizione per il portfolio
Con il termine portfolio si indica una cartella, generalmente in cartaceo, che raccoglie una serie di documenti conseguiti da un individuo o da un gruppo di individui. Questa documentazione, che dovrebbe venire aggiornata man mano che il soggetto acquisisce altri titoli o certificazioni, serve a presentare in modo fedele i progressi delle sue attività. E’ anche previsto che il materiale raccolto nella cartella sia organizzato con sistematicità per poter essere analizzato, interpretato e valutato, in modo da poter definire il livello di apprendimento raggiunto rispetto a determinate competenze. Questa tipologia di portfolio, pur rivelandosi efficace per certi usi, ha dei limiti oggettivi, dovuti alla sua forma materiale, che ne impediscono la distribuzione su larga scala. Altri limiti sono determinati dalla raccolta degli artefatti e degli elaborati che sono solo il prodotto finale di un processo di apprendimento di cui sarebbe anche interessante conoscere il percorso.
La costruzione del portfolio permette che sia proprio il soggetto ad annotare, collezionare, mostrare i propri lavori scegliendoli tra tutti quelli realizzati, comunicando così che cosa è più importante per lui. Il portfolio dovrebbe essere un prodotto dinamico, che sta al passo con l’autore, si evolve con lui, mostra il suo stile.
Sarebbe anche importante che in esso fosse presentato tanto il processo quanto il prodotto di un lavoro, in modo che da una lettura approfondita dei contenuti, in cui le singole parti si integrano e si completano, si potesse ricostruire la storia della persona.
In questo modo il portfolio potrebbe permettere di evidenziare i progressi avvenuti, anche attraverso il confronto tra le produzioni del passato e quelle del presente e allo stesso tempo, indicare il livello di apprendimento raggiunto, per mezzo dell’osservazione diretta dell’allievo che agisce, che prova a fare, che mette in pratica le sue acquisizioni. Il portfolio coinvolge il soggetto, lo induce a riflettere sulle sue prestazioni, lo stimola a raggiungere nuovi traguardi.
Il portfolio può differenziarsi a seconda dell’uso. E’ di tipo personale se è creato per una riflessione del proprietario sulle proprie conoscenze e realizzazioni, formativo se raccoglie documentazioni e titoli scolastici, professionale se invece è stato elaborato con lo scopo di essere presentato ad aziende per documentare l’evoluzione dell’attività lavorativa del soggetto.
Potremmo distinguere anche altre tipologie di portfolio, da individuare a seconda delle caratteristiche che si vogliono evidenziare. Per esempio potremmo distinguere:
- Il Portfolio di “progressione del lavoro”, che contiene gli elaborati a cui il soggetto sta lavorando o che ha recentemente completato;
- Il Portfolio di “esposizione dei materiali”, che mostra i campioni dei lavori migliori;
- Il Portfolio di “valutazione”, che presenta tutti i lavori attestanti i traguardi raggiunti in relazione agli obiettivi di apprendimento fissati.
Ognuna di queste tipologie può essere scelta dal soggetto, perché ritenuta la più adatta per la propria presentazione, in relazione allo scopo che ci si è dati. E’ anche possibile che ognuna di queste sia integrata con le altre per creare una cartella di presentazione più completa e multifunzionale.
1.2 Portfolio e educazione
Il portfolio è uno strumento molto efficace nello sviluppo del processo formativo. Di questo ne deve tener conto la scuola di oggi. Come agenzia formativa, essa deve saper rispondere a ciò che i ragazzi apprendono fuori dalla classe, anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. La scuola deve essere al passo coi tempi, adeguando le modalità di insegnamento al nuovo stile di apprendimento. L’utilizzo del portfolio appare quindi una risposta adeguata ad una moderna concezione di formazione, anche per il ruolo centrale del soggetto che crea la sua cartella e la gestisce.
L’introduzione del portfolio nel mondo della scuola è dunque da inquadrare nell’ottica di un cambiamento sostanziale del ruolo delle agenzie formative. Secondo il paradigma formativo tradizionale, la formazione degli individui è vista come un passaggio di informazioni dal docente al discente, dove il soggetto promotore è proprio il docente che ha il compito di formare i soggetti attraverso lo sviluppo e l’attuazione di un programma di lavoro da lui pensato e trasmesso, in modo formale. In passato le lezioni cattedratiche erano lo strumento maggiormente usato per il passaggio delle informazioni. Lo studente era il beneficiario dell’istruzione, ma non aveva nessuna possibilità di intervenire e di costruire il proprio sapere. Oggi è possibile trovare esperienze formative che si diversificano da quelle tradizionali per gli strumenti utilizzati e/o per l’approccio meno formale ma, nella sostanza restano legate al vecchio modello formativo.
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In una più moderna concezione della formazione, in cui l’istruzione diventa apprendimento, è ovvio che il ruolo centrale è spostato dal docente al discente. E’ una formazione in cui il soggetto “imparante” apprende divenendo anch’egli artefice del proprio sapere: effettua scelte metodologiche, scarta strumenti inadeguati, approfondisce aspetti che ritiene più interessanti, adegua i contenuti al proprio stile di apprendimento. Tutti i tipi di portfolio sono infatti caratterizzati dalla centralità dell’autore che ne è anche il proprietario.
A differenza delle classiche situazioni di apprendimento, dove il ruolo centrale spetta al docente e la compilazione dei documenti riservati dello studente è affidata al docente stesso, nella gestione del portfolio è il soggetto-proprietario che decide come organizzare le sue cose e in che modo mostrarle.
La costruzione del sapere si basa su una piattaforma di lavoro flessibile e condivisa, che serve da punto di partenza, ma che consente sviluppi diversificati. In questa nuova concezione si inserisce il portfolio inteso come strumento per archiviare le proprie realizzazioni, meglio se in uno spazio organizzato in modo flessibile, tale da potersi evolvere nel tempo e poter essere modificato a seconda delle situazioni.
Questo punto risulta fondamentale se si considera l’apprendimento come un processo continuo, organizzato dall’individuo, scaturito da più fonti e in contesti e situazioni diverse.
Con il termine lifelong learning, che alla lettera significa “imparare lungo tutto l’arco della vita”, si vuole esprimere un concetto secondo cui l’apprendimento non ha un termine temporale che, di solito, si tendeva a far coincidere con la conclusione della carriera scolastica, mentre invece si pensa che ogni individuo sia continuamente messo di fronte a nuove situazioni di apprendimento, in tutte le fasi della vita e nei diversi contesti in cui si trova inserito. Questo concetto di lifelong learning ha portato dunque innovazioni sostanziali nella società che ha dovuto rivedere le metodologie e i contesti fino ad allora utilizzati per la formazione dei cittadini. Anche l’accelerazione del progresso scientifico e tecnologico ha favorito la diffusione di questa nuova concezione dell’apprendimento che è stata messa in atto anche attraverso la formazione a distanza, i corsi di e-learning, quelli di formazione permanente.
C’è poi da fare una considerazione su quale tipo di apprendimento deve essere considerato nella costruzione del proprio portfolio.
Generalmente quando si parla di apprendimento si tende a distinguerlo in tre diverse categorie a seconda del tipo di conoscenze che interessa.
Con la definizione di apprendimento formale si intende indicare l’insieme delle conoscenze acquisite in istituzioni scolastiche e universitarie; invece l’apprendimento non formale è costituito dalle conoscenze acquisite in contesti professionali e lavorativi; l’apprendimento informale è, infine, quello che raccoglie le conoscenze acquisite nella sfera privata o dovute a capacità innate.
Mentre, attualmente, nei curricola le certificazioni si riferiscono, di solito, all’apprendimento formale senza nessun riferimento a quello non formale o informale, il portfolio dovrebbe invece raccogliere documenti relativi a tutti i tre tipi di apprendimento.
Dal punto di vista istituzionale, c’è da osservare che il Consiglio dell’Unione Europea (con delibera n° 9600/04 EDUC 118 SOC 253), ha previsto che venissero sviluppati sistemi di riconoscimento ufficiale delle esperienze di apprendimento non formale, nella volontà di elaborare principi comuni per la convalida di questi apprendimenti che si estendono a tutto l’arco della vita.
Il Consiglio dell’Unione Europea ha invitato quindi gli Stati membri a seguire principi comuni per l’individuazione e la convalida dell’apprendimento formale e informale, sottolineando che l’inserimento dei dati dovrebbe rispondere ad una decisione facoltativa del soggetto, in modo da rispettare la sfera privata e i diritti dell’individuo. Dovrebbero essere definiti sistemi equi e trasparenti per l’individuazione e la convalida di apprendimenti non formali e informali, tali da garantirne la qualità.
E ancora ha riconosciuto che “L'individuazione e la convalida dell'apprendimento non formale e informale sono funzionali alle esigenze del singolo discente. Esse contribuiscono all'integrazione sociale, all'occupabilità e allo sviluppo e all'impiego di risorse umane in ambito civile, sociale ed economico. Esse soddisfano anche le specifiche esigenze di quegli individui che cercano di integrarsi o reintegrarsi nell'istruzione e nella formazione, nel mondo del lavoro e nella società”.
La questione della certificazione delle competenze è al centro del dibattito sui temi dell’istruzione e della formazione. Infatti, mentre in tutte le realtà si certificano competenze acquisite in contesti di apprendimento formale (scuola e università), non altrettanto facile sembra ottenere certificazioni per le competenze relative ad acquisizioni non formali e informali. Questo comporta la difficoltà a far valere le singole capacità attestate dai soggetti. In Italia c’è disomogeneità tra le regioni: ogni regione affronta il tema delle certificazioni in modo autonomo, senza la dovuta condivisione delle diverse esperienze che invece permetterebbe di ottimizzare i processi di programmazione dei sistemi di certificazione. Sarebbe necessario monitorare gli esiti delle esperienze regionali per avere un quadro dell’efficacia e dell’evoluzione che le strategie definite a livello centrale assumono nei diversi ambiti regionali.
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Per quanto riguarda l’educazione permanente, il Consiglio dell’Unione Europea, con un comunicato dell'ottobre 2006 dal titolo "It's never too late to learn" (non è mai troppo tardi per imparare), sostiene che proprio il “lifelong learning” deve costituire il nucleo centrale delle argomentazioni del processo di Lisbona del 2010, con cui il tutta l’Unione Europea dovrebbe trasformarsi in un’area di apprendimento. L’ambizioso obiettivo è, infatti, quello di diventare entro il 2010 una regione con "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale", prevedendo per questo interventi in numerosi settori, tra cui appunto l’istruzione e la formazione professionale.
1.3 Dal portfolio all’ePortfolio
Il portfolio finora considerato corrisponde dunque alla creazione di un pacchetto di documenti che identificano un soggetto, evidenziando i suoi apprendimenti e i progressi fatti nel tempo.
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ePortfolio
La costruzione del portfolio non è cosa nuova. Essa risale, almeno come idea, all’antichità, quando gli artigiani che volevano procurarsi un lavoro mostravano i loro artefatti nella convinzione che proprio attraverso l’esposizione dei prodotti fosse possibile evidenziare le proprie abilità, il proprio talento, lo stile di lavoro.
Oggi, come allora, l’assunzione di un nuovo soggetto in un’azienda, sia pubblica che privata, prevede un esame degli artefatti, da parte di esperti, per valutare le competenze nell’ambito del lavoro che si accinge a svolgere. Tale esame può consistere in prove scritte quali test o domande aperte, ma può anche prevedere l’osservazione diretta del soggetto da parte di personale specializzato, attraverso colloqui e/o prove pratiche che può essere arricchita dall’analisi del curriculum esibito.
Nasce così l’esigenza di creare una cartella di presentazione che sia qualcosa di più di un elenco di certificazioni o di dichiarazioni di abilità acquisite. Serve che il soggetto possa disporre di una cartella multisfaccettata con cui egli possa presentarsi valorizzando tutti gli aspetti della sua personalità, senza tralasciare gli hobbies, i gusti, le ambizioni, i desideri. Non solo, ma da un po’ di tempo si sta cercando di inserire anche elementi che evidenzino le capacità trasversali dell’individuo, le cosiddette “soft skills”, che non sono abilità certificabili ma sono importantissime per ottenere risultati soddisfacenti in tutti i lavori. Allora si cerca di “raccontare” la propria predisposizione alla relazionalità, il senso dell’humor, lo charme, il carisma, la capacità di convincimento, la caparbietà, la forza, la resistenza, la dolcezza, la diplomazia…
Nella prima parte di questo elaborato viene effettuata una riflessione sulla validità dell’ePortfolio come strumento educativo e come cartella di presentazione da utilizzare in situazioni lavorative. Segue poi una ricognizione della diffusione dell’ePortfolio nel panorama europeo e mondiale, con particolare riferimento alla situazione italiana.
Nella seconda parte vengono invece esaminati i possibili strumenti per la creazione del portfolio digitale, individuando tra essi quelli più adatti alla realizzazione di un progetto di ePortfolio nella scuola primaria. Nella terza ed ultima parte viene presentato, nel dettaglio, il progetto di ePortfolio attuato nella classe quarta della scuola a tempo pieno “C. Battisti” di Metato, Pisa. In questa sezione vengono evidenziati gli obiettivi fissati, le fasi di progettazione e attuazione, le scelte metodologiche effettuate.
A testimonianza di quanto realizzato, il lavoro svolto è ampiamente documentato con esempi di pagine prodotte dai bambini che hanno fruito della proposta educativa. Inoltre questa relazione è accompagnata da un cd-rom che contiene tutte le cartelle realizzate dagli alunni della classe quarta, che permette di apprezzare i particolari del lavoro svolto, navigando le pagine di ogni cartella.
Indice
- Premessa 3
- 1. Aspetti teorici 4
- 1.1 Una definizione per il portfolio 4
- 1.2 Portfolio e educazione 5
- 1.3 Dal portfolio all’ePortfolio 8
- 1.4 Vantaggi e criticità dell’ePortfolio 11
- 1.5 Uno sguardo sul mondo 14
- 2. Strumenti per attuare l’ePortfolio 18
- 2.1 Quali strumenti 18
- 2.2 Vantaggi e svantaggi 19
- 2.3 Qualche osservazione. 22
- 3. Attuazione dell’ePortfolio nella scuola primaria: il caso della classe IV di Metato 23
- 3.1 Perché usare l’ePortfolio nella scuola primaria 23
- 3.2 Quali strumenti per un progetto di ePortfolio 25
- 3.3 Dall’idea alla realizzazione 28
- 3.4 Obiettivi, fasi di progettazione, attuazione, scelte metodologiche 29
- 3.4.1 Progettazione e obiettivi 29
- 3.4.2 Fasi di attuazione 30
- 3.4.3 Motivazioni e riflessioni sulle scelte metodologiche 39
- Conclusioni 40
Webliografia
- AA.VV. “Il punto su…lifelong learning”, Progetto CDS / Informazione e pubblicità per il FSE dell’ISFOL, Belliscioni, http://www.isfol.it/isfol/dnload/ips_il%20lifelong%20learning.pdf
- Barrett H., Blog di discussione, http://electronicportfolios.org/blog/index.html
- Commissione Europea, Bruxelles, 2002, “European report on Quality Indicators of lifelong learning. Fifteen Quality Indicators”, ec.europa.eu/education/policies/lll/life/report/quality/report_en.pdf
- Commissione Europea, Bruxelles, dicembre 2003, “Implementazione delle strategie di lifelong learning in Europa”,
- Commissione Europea, Bruxelles, maggio 2004, Progetto di ricerca di principi comuni europei per l'individuazione e la convalida dell'apprendimento non formale ed informale,
- D’Andrea P., “Report sul curriculum vitae europeo”, abstract, http://www.asvi.it/web/Report conclusivo CV Europeo.doc
- Flamini E., “Lo sviluppo delle competenze formali, non formali, informali attraverso la rete dei progetti Leonardo”,
- INDIRE, Seminario Internazionale sul “Lifelong Learning”, Benevento, 2003
- Manganello F., ePortfolio Riflessioni e spunti operativi, http://www.slideshare.net/blueflavio/eportfolio-riflessioni-e-spunti-operativi/
- “Progetto AlmaTwo”, Università di Bologna,
- Varanini F., Formato europeo per il Curriculum Vitae http://www.bloom.it/vara91.htm
- Wikipedia, “Lifelong learning”, http://en.wikipedia.org/wiki/Lifelong_learning
Siti utili
- (Grady Profile)
- http://electronicportfolios.org/ALI/research.html
- http://electronicportfolios.org/reflect/index.html
- http://spazioscuola.altervista.org/index.htm