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Semiotica

1) Definisci il principio post hoc ego propter hoc

Post hoc ego propter hoc significa “dopo ciò, quindi a causa di ciò” ed è un principio base della narratività.

Secondo questo principio, gli esseri umani sono incentivati a considerare ciò che è consequenziale come causale. Es. X dopo Y, quindi siccome X, allora Y.

Come esempio si può citare l’esperimento fatto dal regista russo Kulesov. Egli ha affiancato la stessa espressione del volto di un attore a tre situazioni diverse: vicino ad un piatto di minestra, vicino a una bara e vicino ad una donna seducente. Dopo aver chiesto agli spettatori cosa rappresentasse l’espressione del personaggio, essi hanno risposto: fame nella prima, dolore nella seconda, eccitamento nella terza.

Questo esperimento è utile nel dire che l’interpretazione del segno dipende dal co-testo, ovvero ciò che viene prima e dopo il flusso narrativo.

Il principio post hoc ego propter hoc è un principio fallibile in quanto non è detto che quell’effetto sia generato da quella causa.

Peirce parla della sua nascita tenendo conto di questo principio e dice che anche delle cose di cui più è sicuro non è alla fine sicuro al 100%. È sicuro di chiamarsi Charles Peirce, ma non lo sa con certezza. Ciò non provoca in lui irrequietezza, perché non avrebbe motivo di non credere.

Detto ciò, si può affermare che la conoscenza del mondo non è diretta, bensì mediata. La conoscenza avviene attraverso congettura, verifica di ipotesi e corroborazione di queste ipotesi.

2) Diff. arbitrarietà verticale e orizzontale

Con arbitrarietà verticale si intende che non esiste nessun legame né naturalmente motivato né logicamente derivato tra significato e significante di un segno.

Non c’è nessun motivo per il quale la parola “sedia” sia associata a quell’oggetto da un posto senza braccioli a quattro gambe su cui ci si siede.

Un’ulteriore prova dell’arbitrarietà tra significante e significato è data dall’esistenza stessa di lingue diverse.

Se un inglese dice dog e un italiano dice cane per riferirsi allo stesso animale e riescono a farsi capire dalla loro comunità, è ovvio che quell’animale può essere chiamato in entrambi i modi dato che non c’è un principio più corretto o naturale degli altri. Tuttavia non è vero che un parlante può associare qualunque significato a qualsiasi significante, perché una volta posta la regola di correlazione ci si aspetta che i parlanti si attengano ad essa.

Con arbitrarietà orizzontale si intende il rapporto tra significati tra loro e significanti tra loro e non vi sono suddivisioni naturali all’interno della massa amorfa. Saussure dice che non c’è un motivo migliore o naturale per compiere delle segmentazioni, ma esse sono arbitrarie. Ogni lingua ritaglia certi spazi di suono in modo diverso dalle altre, ma non solo.

L’arbitrarietà orizzontale vale anche per i significati linguistici. Ogni lingua ritaglia certi spazi di significato autonomamente e arbitrariamente.

Ad esempio in francese c’è un unico termine per indicare la pecora viva e la coscia da mangiare (“Muton”), mentre l’inglese ne ha due distinti (“sheep” e “Mutton”); questo non significa che in francese manca uno dei due concetti, ma semplicemente che non è così importante da meritare un termine apposito.

  • Tenere conto traduzioni: manca la parola, si usano parafrasi.
  • Mata ego: occhi che rivelano che qualcuno ha pianto.
  • H. distinzione inglese e gallese: colori.

3) Simboli in Saussure e in Peirce

I simboli in Ferdinand de Saussure sono segni parzialmente motivati retti da convenzione e non del tutto arbitrari. Un esempio può essere la bilancia della giustizia. La bilancia è uno strumento che serve per misurare e sicuramente non può essere sostituita da un frullatore o altri elettrodomestici perché verrebbe a mancare la metafora e il rapporto con la giustizia. È qui che sta l’arbitrarietà.

I simboli in Peirce non sono nient’altro che i segni in Saussure.

Per Peirce un simbolo è un segno in cui il legame tra segno e oggetto è convenzionale arbitrario. Fanno parte di questa categoria le parole, le frasi, i libri.

I simboli possono essere considerati l’evoluzione degli indici e delle icone, che sono le altre due classificazioni dei segni in Peirce, tant’è che il linguaggio è stato creato dalla stilizzazione dei segni.

4) Spiega lo schema dei ruoli attanziali

Greimas, partendo dalle 7 sfere d’azione presenti nella fiaba scoperte da Propp, crea uno schema valido per qualsiasi genere narrativo.

Fare disegno.

Il programma narrativo è l’insieme delle azioni che il soggetto compie per congiungersi/disgiungersi con l’oggetto. Più è difficile questa cosa, più la storia è interessante.

Soggetto e oggetto si trovano sull’asse del desiderio e sono ruoli essenziali. Il soggetto è colui che vuole qualcosa, l’oggetto è la cosa per cui combatte il soggetto. L’oggetto può essere positivo o negativo e astratto (felicità, successo, libertà…) o concreto (bottino, una casa…). Sono ruoli interdefiniti. Non c’è uno senza l’altro.

Sull’asse della comunicazione si trovano destinante e destinatario. Il destinante – che coincide con il mandante – ha il compito di rendere desiderabile un oggetto agli occhi del destinatario. Il destinatario non è detto che sia solo il soggetto, il destinante si può rivolgere ad una pluralità di individui. Es. Chi salverà mia figlia potrà sposarla. Il rapporto tra destinatario e destinante è espresso sotto forma di contratto.

Sull’asse del potere ci sono aiutante e opponente. Aiutante è colui che aiuta e favorisce in certe situazioni il soggetto, l’opponente è colui che ostacola il raggiungimento dell’oggetto da parte del destinatario.

5) Obiezioni di Benveniste a Saussure

Saussure, dopo aver definito il concetto di arbitrarietà, si fa un’obiezione da solo. Questo controesempio all’arbitrarietà è rappresentato dalle parole onomatopeiche. Egli afferma che seppur poco numerose, la maggior parte sono false onomatopee, in qualche modo sono arbitrarie in quanto sono frutto di un’espressione imitativa.

Benveniste non è d’accordo con Saussure quando quest’ultimo dice: “il segno linguistico associa un concetto ad una immagine acustica. La natura del segno è arbitraria e non ha nessun aggancio alla realtà”. Benveniste contesta l’ultima parte. Infatti Saussure non tiene conto di un terzo elemento, la realtà. Citando uno stesso esempio di Saussure, egli dice che OKS E BOF sono due termini di ling

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

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