Harlow: esperimento su scimmie
Harlow: esperimento su scimmie x verificare se l'attaccamento sia solo ricerca di cibo o ricerca di amore: i piccoli vennero separati dalla madre naturale e chiusi in una stanza con due fantocci sostitutivi (uno in fil di ferro, il cui seno erogava latte, l'altro in spugna morbida, ma non in grado di fornire latte) → passavano quasi tutto il tempo stringendosi alla madre che non era in grado di fornire cibo e facendo solo delle occasionali incursioni verso la madre in fil di ferro per ingurgitarsi di latte.
Obiezioni al lavoro di Harlow
Le madri naturali umane non sono sempre così disponibili come le madri artificiali dei suoi esperimenti → Harlow rispose con indagini successive che confermarono i risultati precedenti: trasformò le madri affettuose in madri mostro, che ogni tanto investivano i neonati con raffiche di aria compressa e li scagliavano lontano; oppure si rivelavano delle "vergini di ferro", con punte metalliche che, spuntando dalla spugna, pungevano i bebè; ebbene questi, dopo un breve lasso di tempo, si accostavano nuovamente anche a questo tipo di madre, dimostrando così di riuscire a perdonare quasi tutto pur di avere un po' di "affetto".
Le sue ricerche fu che esse dimostravano solo l'importanza del bisogno di accudimento oltre che del bisogno di cibo → Harlow rispose a queste ulteriori critiche con nuove ricerche nelle quali alle scimmie veniva tolta per qualche tempo la madre morbida ogni volta che se ne allontanavano per recarsi a bere il latte da quella in fil di ferro. L'unico risultato che si ottenne fu che le scimmie smisero di allontanarsi dalla madre morbida per andare a bere il latte: la paura di perderla, anche se per breve tempo, fu più forte della fame: preferivano lasciarsi morire di fame piuttosto che soffrire per la mancanza di affetto.
Le scimmie di Harlow dimostrarono inoltre di usare le madri affettuose di spugna come "base sicura" per le personali esplorazioni ambientali, proprio come fanno i bambini con le loro madri.
Harlow studiò anche gli effetti della deprivazione di affetto: bebè scimmia vennero privati di qualsiasi contatto con altri simili durante i primi mesi di vita. Le scimmie, private della possibilità di soddisfare il bisogno d'amore (ma non di cibo) dopo qualche mese si comportavano come i pazienti di un Ospedale Psichiatrico o come criminali aggressivi e violenti; non furono successivamente in grado di comunicare affetto sotto nessuna forma: le femmine non erano in grado di avere rapporti sessuali neanche se avvicinate da un maschio adulto particolarmente esperto e, se costrette alla procreazione, non sviluppavano alcun istinto materno.
Rieducazione di queste scimmie
Rieducazione di queste scimmie = lunga e complessa; è riuscita solo molti anni dopo i primi esperimenti grazie al tenace lavoro di Melinda Novak, una collaboratrice di Harlow: non è stato sufficiente infatti esporle a modelli adulti adeguati, segno che il solo reinserimento nel gruppo di scimmie sane non riporta automaticamente queste scimmie alla normale capacità di dare e ricevere affetto. Per recuperarle è occorso un lungo lavoro di psicoterapia, effettuato tramite il contatto continuo, durato anni, con un terapeuta scimmia che rispondeva a particolari caratteristiche: permetteva la regressione (doveva avere un terzo dell'età della scimmia-paziente) ed era particolarmente accettante, tanto da permettere il fenomeno del "transfert".
Comportamento paterno delle scimmie maschio
Harlow si occupò anche di studiare il comportamento paterno delle scimmie maschio: scimmie maschio adulte giocano non solo con i propri piccoli ma anche con i figli di altre scimmie, confermando che il maschio sembra più portato per il gioco che per l'accudimento, sappiamo infatti che negli esseri umani, i piccoli, dall'età di otto mesi, tendono a preferire il padre alla madre come compagno di giochi, e questa preferenza perdura durante tutto il secondo anno di vita; poco portati x l'accudimento, infatti anche quando decidono di prendersi cura di un piccolo rimasto orfano di madre la loro incapacità di accudirlo con costanza porta velocemente alla morte del piccolo.
Es. Spock, un maschio adulto in posizione dominante, si prese subito cura di un piccolo la cui madre era morta; ma il suo comportamento dolce ed affettuoso verso il piccolo cessava quando era impegnato in altro, ad es. una zuffa con altri maschi, col risultato che si dimenticava persino del bisogno di cibo del piccolo che, di conseguenza, morì dopo pochi giorni di fame; Spock sembrò non rendersi conto neanche della morte del figlio adottivo, per molte ore dopo la morte continuò a portarselo appresso e a tentare di prendersene cura.
La generale mancanza di attenzione e indifferenza della scimmia maschio verso la prole fu confermata dal fatto che quando venivano presentati dei piccoli a scimmie femmine di età preadolescenziale queste immediatamente assumevano un atteggiamento affettuoso, viceversa, i maschi della stessa età si dimostravano indifferenti e scortesi con i piccoli.
Bowlby e attaccamento
Bowlby, attaccamento: predisposizione innata, che si sviluppa dal 2° semestre di vita extrauterina, a creare legami di attaccamento con altre persone che si prendono cura di noi.
Schemi primari di attaccamento → si sviluppano e si modificano in funzione delle esperienze della vita ma, una volta apprese durante l’infanzia, le loro caratteristiche basilari tendono a persistere immutate negli anni perché il comportamento genitoriale è stabile nel tempo + gli schemi stessi hanno la tendenza ad auto-perpetuarsi → pz tenderà a riprodurre, anche nella relazione con lo psicoterapeuta, gli stessi schemi di attaccamento utilizzati con le figure affettive di riferimento.
In terapia: permettere al paziente, grazie al proprio atteggiamento empatico, di riprodurre nel setting terapeutico la situazione affettiva deficitaria al fine di poterla correggere.
Ascoltare e ascolto clinico
Ascoltare: udire con attenzione, non lasciandosi distrarre da rumori esterni/rumori interiori.
Ascolto clinico: ascolto a 360°, non solo cosciente ma anche con l'inconscio.
Prima fase: fiducia da parte del pz nel proprio terapeuta, nella sua voglia di aiutarlo (mancanza di fiducia impedisce una psicoterapia e condizioni necessarie x passare all'intervento vero).
Seconda fase (di transfert): riguarda gli schemi di attaccamento, è necessaria quando si lavora su quel tipo di patologie dove è compromessa la capacità del pz di relazionarsi in modo adulto.
Stadi di innamoramento nella fase di transfert/nella seconda fase
Pz idealizza il terapeuta, immaginando che egli sia una specie di eroe senza limiti: permettere al pz di esprimere durante il setting terapeutico i principali schemi relazionali che egli esperisce con le figure per lui significative: trovandosi in una fase in cui è dovuto regredire a forme di relazione primitive, saranno proprio queste relazioni che si instaureranno nei confronti del terapista → fungendo da specchio deformato che estremizza i costrutti infantili e mitici, farà in modo che il pz prenda coscienza del suo modo infantile di affrontare la situazione; dovrà cioè fare esattamente il contrario di quello che hanno sempre fatto gli altri e il paziente stesso: avvalla questi miti fungendo falsamente da loro difensore permettendo al pz di esprimerli sino in fondo consentendoli di osservarli dall'esterno ed attaccarli come estranei a sé (almeno nelle esagerazioni del terapista).
Compito del terapista = portare gli assunti di base di tipo mitico ad un'estremizzazione tale che il paziente non li possa più accettare come propri e possa quindi passare dalla posizione di difensore a quella di attaccante degli stessi.
Difficoltà
- Pz con legami genitoriali caratterizzati da basso livello di cure: difficoltà a fidarsi del terapeuta.
- Pz con legami genitoriali caratterizzati da iperprotezione: può tendere a definire un legame di estrema dipendenza dal terapista o viceversa proseguire in modo conflittuale.
È importante che il terapeuta accetti pienamente il pz: sentirsi accettati come persona permette al pz di imparare a sua volta a stimarsi e amarsi.
Il soggetto si rende conto che il terapeuta non è l'eroe e che ha dei limiti; il terapista mostrerà i propri limiti permettendo al pz di odiarlo (critiche e aggressioni).
Difficoltà
- Per il pz: difficoltà ad esprimere i propri sentimenti positivi se questi non sono stati accettati dall'altro.
- Per il terapeuta: deve essere psicologicamente sano.
Il terapista, offrendosi come modello che esprime ed accetta i propri limiti (continua ad amarsi) permette al pz di fare altrettanto: il pz può quindi esprimere se stesso sentendosi, nel momento in cui lo fa, realmente accettato.
Incoraggiamento del pz nella ricerca dei propri ricordi d'infanzia, nella ricostruzione delle esperienze affettive con le figure di attaccamento, la costruzione della sua immagine di sé: rivedere i rapporti affettivi significativi del pz dando significato più reale alle tante frustrazioni affettive vissute in modo che impari a vederle e a viverle nella loro giusta dimensione.
Difficoltà
- Per il pz: accettare di non essere per il terapista l'unica persona affettivamente, né la più importante/significativa; avere il coraggio di uscire dal porto sicuro del setting terapeutico e di navigare nell'oceano (affrontare la vita al di fuori dello studio dell'analista).
- Per il terapeuta: accettare il ruolo di porto sicuro x il pz.
Elementi di una buona attività di ascolto
- Non interrompere chi parla quando parla di sé.
- Non giudicare.
- Mettersi nei panni dell’altro, cercando di assumere il punto di vista del proprio interlocutore.
- Dimostrare empatia, condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che l'altro manifesta.
- Verificare la comprensione, sia a livello dei contenuti che della relazione, favorendo l'esposizione da parte dell’altro del proprio pensiero, dei propri vissuti e dei propri sentimenti.
- Ricordare sempre che nessuno ha il diritto di pretendere che un altro si comporti in un modo o in un altro, ognuno è libero di scegliere cosa e come pensare ma anche dove e come agire.
- Proteggere ciò che una persona comunica (segreto professionale).
Evitare di
Evitare di: dare ordini, mettere in guardia, moralizzare, persuadere con la logica, interpretare, elogiare, ridicolizzare.
7 rules dell'arte di ascoltare
- Non avere fretta di arrivare alle conclusioni.
- Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista.
- Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
- Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio.
- Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili: i segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
- Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale.
Morale, etica e deontologia
Morale: deriva dal latino “mos” (costume), descrive costumi, stili di vita, pensieri e comportamenti umani in relazione a ciò che è considerato “bene” e “male”; cambierebbe da popolazione a popolazione e si modificherebbe nel corso degli anni anche all’interno della stessa civiltà alla quale si applica → non sarebbe quindi statica e definibile “a priori”, ma seguirebbe i tempi e i costumi vigenti allo scopo di soddisfare le esigenze storiche degli individui e delle comunità.
Etica: studia la Morale, cerca i criteri di base (valori) secondo i quali valutare le scelte e le condotte degli individui e dei gruppi sociali; introdotto nel pensiero filosofico da Aristotele.
Deontologia: l'insieme dei valori, dei principi, e delle regole che ogni gruppo professionale si dà e che diventeranno le norme deontologiche alla base del Codice Deontologico di riferimento.
Codice deontologico: lo strumento che stabilisce e definisce le cosiddette “norme deontologiche”, ovvero le regole di condotta da rispettare nell'esercizio dell’attività professionale; prima di diventare operativo e obbligante per gli iscritti al relativo ordine professionale, va proposto, approvato, in genere tramite un referendum tra gli iscritti, e, infine, pubblicato per essere reso di dominio pubblico.
Norme giuridiche che regolano l’esercizio delle professioni
Norme giuridiche che regolano l’esercizio delle professioni → possono caratterizzarsi come:
- Norme d’indirizzo (di secondo grado): regolano il quadro complessivo all'interno del quale trovano il loro fondamento giuridico i comportamenti specifici.
- Norme precettive (o primarie): regolano i comportamenti specifici a cui attenersi nello svolgimento della professione.
Nello specifico, l'ordinamento complessivo riguardante gli aspetti deontologici della professione:
- Norme deontologiche "di indirizzo": le regole che istituiscono l'Ordine professionale e gli conferiscono la funzione di produrre e far applicare una specifica normativa deontologica.
- Norme deontologiche "precettive": definiscono ciò che è obbligatorio, ciò che è proibito e ciò che è permesso nell'esercizio dell'attività professionale, trovando specifica ed organica espressione nel testo del codice deontologico approvato dagli organi competenti.
Professione → fonda le proprie regole deontologiche su 3 cardini derivanti da fonti di natura etica e/o morale contenute negli ordinamenti giuridici: diritto (rispetto delle leggi), etica (la coscienza e la morale), prassi (i comportamenti ripetuti e costanti della pratica professionale).
Frati → nell’attuale linguaggio giuridico si distinguono 3 tipi di norme precettive:
- Norme imperative: quelle che comportano precisi divieti & quelle che comportano precisi obblighi.
- Norme permissive: quelle che sanciscono la possibilità di compiere una determinata azione o di assumere uno specifico comportamento.
Sanzioni disciplinari
- Avvertimento: diffida scritta a non protrarre né ripetere il comportamento scorretto.
- Censura: dichiarazione scritta di biasimo per la scorrettezza accertata.
- Sospensione: inibizione temporanea (non può superare un anno) ad esercitare la professione.
- Radiazione: espulsione dall'Albo professionale con la conseguenza di non poter più svolgere la professione.
Norme di indirizzo: le r
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Schema
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Schema riassuntivo Campi elettromagnetici
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Schema riassuntivo Campi elettromagnetici
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Schema, Riassunto Glicolisi