Lanzalaco: I fondamenti metodologici dell’analisi istituzionale
1.1. Istituzionalismo, neoistituzionalismo, teoria economica delle istituzioni
Due differenze importanti:
- La prima è tra l’istituzionalismo degli autori classici, risalente ai primi decenni del secolo (Weber – Durkheim – Veblen – Commons – Ayres e la scuola di Selznick) ed il neoistituzionalismo della seconda metà degli anni Ottanta (Zucker – Scott – Powell – DiMaggio – Olsen e March);
- La seconda è tra la teoria economica delle istituzioni, i cui autori (Riker – North – Weingast – Shepsle – Ostrom e Schotter) utilizzano la teoria economica neoclassica per studiare la genesi, il funzionamento e l’impatto delle strutture istituzionali; e coloro che invece utilizzano strumenti tratti dalla sociologia e dalla teoria dell’organizzazione, ossia la scuola istituzionalista o neoistituzionalista.
La seconda differenza è importante perché la teoria economica ha esteso i suoi campi di applicazione anche alla teoria dell’organizzazione e alla teoria politica, ribaltando alcuni presupposti che stanno alla base dell’istituzionalismo, stravolgendone le caratteristiche fondamentali.
1.2. Preferenze endogene e natura costitutiva delle istituzioni
Il punto di partenza dell’istituzionalismo è la natura sociale dell’individuo: l’uomo è un animale sociale, i cui bisogni, interessi, comportamenti, si sviluppano attraverso un processo di apprendimento che avviene nel corso delle interazioni che l’individuo ha con gli altri esseri umani.
Tramite le interazioni all’individuo vengono trasmessi come “scontati” (taken-for-granted) certi aspetti della vita sociale definiti appropriati e legittimi (deferenza nei confronti dell’autorità, la desiderabilità di determinati beni e servizi, ecc). Questi aspetti vincolano le scelte che l’individuo compie ed entrano a far parte della sua personalità.
Scegliere razionalmente significa comprendere il significato delle diverse scelte. Bisogna formularle attraverso il linguaggio, il quale è esso stesso un’istituzione ed anche un prodotto storicamente e socialmente determinato. Senza linguaggio non si possono comprendere le varie scelte, e pertanto non si può avere un comportamento razionale.
Le preferenze degli individui, i loro obiettivi e i loro interessi rappresentano una variabile endogena, ossia non possono essere assunti come dati, come fanno i modelli della teoria economica e della teoria della scelta razionale, ma devono essere spiegati dal modello stesso. Inoltre, non possiamo progettare le istituzioni assumendo le preferenze degli individui come dei dati, in quanto queste stesse preferenze sono frutto del contesto istituzionale. Sono le istituzioni che plasmano le preferenze degli individui e non viceversa.
L’istituzionalismo ha quindi una concezione costitutiva delle istituzioni – in teoria quando danno senso e significato all’azione – al contrario della teoria economica che ne ha invece una concezione strumentale, e le vede come semplici strumenti utilizzati da attori razionali per vincolare il loro comportamento ed evitare di comportarsi in modo irrazionale.
1.3. Principio di impurità, indeterminatezza dell’azione e incertezza radicale
Le istituzioni non condizionano completamente il comportamento dell’individuo per tre ragioni: principio di impurità.
L’istituzionalismo si basa sul principio di impurità che afferma che ogni ordine istituzionale richiede, per sopravvivere e riprodursi, la presenza di altre istituzioni differenti da esso. La società si presenta come un insieme di relazioni interistituzionali. La necessità di più istituzioni implica che l’individuo sia immerso in una rete di logiche d’azione istituzionali differenti, quali il mercato, la burocrazia, la democrazia. Ognuna di queste appartenenze richiede all’individuo scelte e comportamenti tra loro diversi, se non divergenti.
Le istituzioni, oltre ad avere dei supporti materiali e simbolici, persistono e sopravvivono in quanto vi sono degli individui che, indipendentemente dalle ragioni per cui lo fanno (utilità, senso del dovere, paura) ne garantiscono la sopravvivenza e la riproduzione. Le istituzioni, le regole, le routine esistono in quanto sono prodotte e attivate da individui e cambiano in quanto ci sono degli individui che non si conformano ad esse.
Se è vero che le istituzioni danno senso e motivano l’azione individuale, è altrettanto vero che le istituzioni vivono attraverso l’azione individuale: esiste il matrimonio fintantoché ci sono individui che si sposano, esiste una lingua se ci sono degli individui che la parlano.
L’istituzionalismo non esclude che vi sia un comportamento intenzionale orientato a scegliere le alternative più convenienti, ma sostiene che questo calcolo razionale avviene in condizioni diverse da quelle ipotizzate dalla teoria economica:
- Azione e decisione. L’istituzionalismo afferma la pluralità dei livelli di coscienza nell’individuo. Vi è un livello intenzionale, che porta l’attore a fare scelte, a prendere decisioni, a optare per i comportamenti più convenienti, e vi è un livello di coscienza non intenzionale, spontaneo, automatico in cui l’attore assume certi comportamenti in quanto normativamente dovuti (si comporta così, perché così si fa).
La teoria economica, e più in generale, la
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