Rischio e fattori di rischio
Rischio = la probabilità che collega un elemento predittivo con un risultato. Non si riferisce a una relazione eziologica. Non è una diagnosi, ma indica la necessità di intervento. Non è possibile associare in maniera univoca e lineare la condizione o assenza di rischio alle possibili conseguenze negative o positive. Per quanto alto, un coefficiente di rischio non segna il percorso in maniera definitiva. La relazione tra rischio e risultato dipende dalla persona, nonché da molti eventi che si verificano nel frattempo, dal momento e dalla situazione (il rischio è relativo e dinamico).
Fattori di rischio = gli eventi, condizioni o caratteristiche che incrementano la probabilità che si verifichino le conseguenze previste.
Fattori di protezione e prevenzione
Fattori di protezione = le esperienze, condizioni o caratteristiche che favoriscono risultati positivi negli individui ad alto rischio.
Prevenzione = interruzione del legame tra rischio e conseguenze negative (le risorse devono quindi essere impiegate prima del momento in cui si prevede che emergerà il problema).
Processo di trasformazione e meccanismi
La chiave è prestare attenzione al processo di trasformazione del rischio in risultato, che avviene in base a determinati meccanismi:
- Meccanismi di protezione = riducono gli effetti dei fattori di rischio che in circostanze normali portano a un risultato negativo e creano una deviazione su un percorso evolutivo previsto.
- Meccanismi della vulnerabilità = aumentano la probabilità che i fattori di rischio determinino le conseguenze negative.
Sia la protezione che la vulnerabilità agiscono all’interno di una finestra di opportunità = periodo di relativa plasticità nel quale vengono formulate le risposte al rischio. I primi anni di scuola sono un periodo sensibile.
Tipologie di intervento
- Interventi di prevenzione primaria (es. vaccinazione)
- Target: l’intera popolazione indipendentemente dalla condizione di rischio.
- Tempi: prima dell’inizio del processo scatenante.
- Obiettivo: eliminazione del problema nella popolazione.
- Interventi di prevenzione secondaria
- Target: gruppo specifico ad alto rischio.
- Tempi: prima dell’insorgere del problema nel gruppo.
- Obiettivo: più mirato rispetto all’intervento primario.
- Interventi di prevenzione terziaria (o di recupero)
- Target: soggetti problematici.
- Tempi: dopo l’insorgere del problema.
- Obiettivo: prevenire ulteriori effetti negativi.
Quando una pratica apparentemente efficace per la risoluzione di un problema è applicata senza comprendere i processi evolutivi sottostanti al problema, quindi senza conoscere la teoria, in condizioni diverse si rivela inefficace, il che significa che non è generalizzabile.
Teoria generale dei sistemi (TGS)
Sistema = unità composta da diverse parti interconnesse che agiscono in modo organizzato e interdipendente per promuovere l’adattamento o la sopravvivenza dell’unità intera. La TGS mira quindi a comprendere:
- Il comportamento delle parti in relazione al tutto.
- Le proprietà dinamiche del tutto in relazione al contesto, cioè gli altri sistemi, e quindi anche la relazione tra le parti e il contesto.
Applicando la TGS alla psicologia dello sviluppo, i sistemi...
- ...sono attivi.
- ...esercitano sullo sviluppo influenze di portata variabile, da prossimali a remote.
- ...interagiscono costantemente con il soggetto e con gli altri sistemi.
- ...dispongono di meccanismi di regolazione particolari.
Culture e comunità allargate
Macroregolazione = definizione dell’agenda dello sviluppo = il programma dei momenti cruciali dello sviluppo e l’insieme delle aspettative e credenze più diffuse riguardanti lo sviluppo. Questi momenti:
- Possono essere regolate a norma di legge.
- Sono tendenzialmente associati all’età cronologica o a parametri numerici e non al livello di sviluppo (es. a sei anni si va a scuola, in prima si impara a leggere, classi di almeno 18 bambini).
- Possono risultare sfide sproporzionate alle capacità del bambino.
- Richiedono determinate abilità, capacità, precedenti conquiste evolutive o momenti di transizione.
- Non vengono vissute da tutti i bambini alla stessa età.
(Es. per un bambino senza esperienza di relazione regolare con gli adulti cambiare spesso insegnante rappresenta un’ulteriore figura su cui non poter fare affidamento, perdendo un’occasione di recupero) Le macroregolazioni possono quindi generare opportunità o insuccesso, in quest’ultimo caso affaticano il funzionamento della zona di sviluppo prossimale e quindi aumentano il rischio. N.B. l’insuccesso non è del bambino, ma del sistema.
Famiglie e piccoli gruppi sociali
Miniregolazione = regolazione del comportamento dei singoli in relazione agli obiettivi del gruppo che possono essere in sintonia/in funzione (es. gruppo classe) oppure in disaccordo/contrasto (es. gang) con i codici culturali.
Relazioni interpersonali o sistemi diadici
Microregolazione = sentimenti e credenze che regolano il proprio comportamento in rapporto con l’altro. N.B. Sono le relazioni che necessitano di più tempo per svilupparsi e fungere da meccanismo di regolazione. N.B. Le relazioni adulto-bambino, in quanto asimmetriche, sono maggiormente in grado di influenzare. N.B. Entrano in gioco molte variabili come il temperamento o le esperienze precedenti di relazioni diadiche.
Individuo
È in se stesso un sistema evolutivo perché sono coinvolti diversi ambiti (motorio, cognitivo, emotivo) e questi ambiti sono interdipendenti. In particolare è un sistema:
- Comportamentale (un singolo comportamento non può essere compreso isolatamente).
- Biologico
N.B. Spesso i risultati negativi vengono attribuiti a cause genetiche, ma questo non tiene conto del fatto che anche i sistemi biologici, in quanto sistemi, interagiscono con gli altri, e sono quindi influenzati dall’esperienza e dall’ambiente. Tende a considerare il problema come inevitabile e non totalmente controllabile.
Proprietà dei sistemi
La relazione tra le parti e il tutto all’interno di un sistema funzionante ed efficiente può essere definita in termini di:
- Differenziazione = formazione di sottounità che, col tempo e in risposta a pressioni interne ed esterne, emergono come soluzioni per l’adattamento (es. programmi speciali in risposta a esigenze specifiche).
- Integrazione = le sottounità differenziate sono anche integrate l’una con l’altra per garantire il funzionamento del sistema e integrate con il sistema stesso.
N.B. Una strategia di prevenzione basata su un’eccessiva differenziazione senza integrazione può risultare negativa.
Equipotenzialità = ogni unità all’interno di un sistema è potenzialmente in grado di sviluppare le proprietà di altre unità all’interno dello stesso sistema. Questa proprietà permette al sistema di essere flessibile e di recuperare la funzione che mancherebbe se una delle parti uscisse dal sistema (es. assenza di un insegnante può essere supplita da un’altra figura). Può però determinare situazioni di ridondanza e talvolta di inefficienza (non è sempre utile quindi che tutte le parti siano in grado di ricoprire tutte le funzioni) (es. presenza in classe di insegnante ed educatore). Un sistema funzionante ed efficiente è anche stabile e in grado di affrontare le sfide di adattamento senza perdere la sua stabilità.
Motivazione e cambiamento
Motivazione = ciò che permette il cambiamento. Le diverse correnti di pensiero hanno una concezione diversa circa la provenienza della motivazione e il ruolo del soggetto in questo processo:
- Comportamentismo: provenienza estrinseca, determinata da rinforzi positivi o negativi - il soggetto è passivo.
- Maturazionismo: provenienza genetica o cronologica - il soggetto è comunque passivo.
- TGS: deriva dalla co-azione di sistemi attivi, dall’influenza reciproca di soggetto e contesto.
Cambiamento = riorganizzazione delle unità all’interno del sistema in risposta a richieste di adattamento. È un processo discontinuo e qualitativo. Non è acquisizione di abilità o aggiunta di nuove unità a un repertorio già esistente. Non è possibile prevederlo con certezza assoluta.
Auto-stabilizzazione = proprietà dei sistemi complessi per cui in risposta a perturbazioni e esigenze non è sempre necessaria una riorganizzazione radicale = modifica della struttura di base = perdita dell’identità (es. atteggiamento insegnante rimane essenzialmente coerente indipendentemente da comportamenti più o meno deviati/nella norma).
N.B. Senza, il comportamento di individui e sistemi sarebbe imprevedibile e instabile.
Auto-organizzazione adattiva = quando in risposta a richieste ambientali o interne l’auto-stabilizzazione non è adeguata; è un processo graduale di singoli adattamenti che realizzano il cambiamento complessivo.
L’adeguatezza di un sistema si valuta quindi in base a una serie di variabili:
- Flessibilità (capacità di adattamento e cambiamento alle pressione interne ed esterne, capacità di beneficiare in diversi modi delle risorse interne al sistema).
- Grado di differenziazione tale da permettere interazioni sufficientemente intense e frequenti.
- Feedback
Psicopatologia evolutiva
Analizza i processi responsabili dei risultati problematici, ovvero le modalità in base alle quali il rischio si trasforma nel problema (comportamento o insuccesso). In particolare i processi sociali, perché:
- Permettono di comprendere l’origine e l’evoluzione dell’adattamento o della incapacità di adattamento.
- Regolano ciò che il bambino apprende: la conoscenza, il linguaggio, l’autoregolazione, la competenza emotiva, l’autostima e le abitudini di lavoro.
- Raccoglie e interpreta dati sul significato funzionale del problema (le percezioni e credenze del bambino e dell’insegnante, le prestazioni del bambino in situazioni analoghe o differenti, in risposta a diversi input o interazioni).
- Individuazione causa.
- Diagnosi (differenziazione tra normale e patologico).
- Prevenire.
Si basa sui principi della TGS, pertanto:
- Considera il bambino come sistema evolutivo che si sviluppa all’interno di un contesto.
- I singoli comportamenti in un certo ambito non possono essere compresi se svincolati dagli altri ambiti o contesti in cui lo stesso comportamento è richiesto.
- Mette in evidenza come i contesti interagiscono tra di loro e con le caratteristiche del bambino.
- L’interesse è centrato sul tutto, cioè sui livelli superiori rispetto a quello in cui si colloca la questione specifica.
Lo sviluppo può essere considerato come una successione di temi che:
- Permettono la risoluzione di compiti adattivi di crescente complessità.
- Vengono acquisiti come pattern di adattamento.
- Mobilitati per le sfide attuali e quelle future.
- Prodotto del comportamento del bambino e le risposte del contesto, il che significa che l’adattamento ha base relazionale.
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