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Psicopatologia dello sviluppo

Capitolo modelli teorici e percorsi a rischio

Modelli e definizioni della psicopatologia dello sviluppo

11 Modelli e definizioni della psicopatologia dello sviluppo

La Developmental Psychopathology o Psicopatologia dello Sviluppo (PS) enfatizza in primo luogo la dimensione evolutiva nell’emergere e nello stabilizzarsi dei comportamenti disadattivi o patologici, mettendone in luce i processi e le dinamiche che sono alla base del disadattamento.

I tre modelli evolutivi principali utilizzati per comprendere la genesi dei comportamenti disadattivi sono: il modello del tratto, il modello ambientale o contestuale e il modello interazionale.

1.1 Modello del tratto o dello stato di personalità

Secondo questo modello un tratto di personalità che si evidenzia durante l’infanzia e si caratterizza per uno specifico modo di percepire, organizzare i propri pensieri e rapportarsi agli altri, permette di prevedere lo sviluppo successivo a un tempo dato. Il tratto può essere legato a fattori innati, come le caratteristiche temperamentali oppure a una specifica eredità genetica, tuttavia può essere anche acquisito attraverso l’apprendimento oppure attraverso le interazioni con gli altri. Il tratto nella sua accezione più consolidata non ha un carattere interattivo e non è influenzato in modo sostanziale dall’ambiente.

È impossibile riconoscere, nell’ambito della ricerca, un legame causale fra tratto infantile e successivo esito psicopatologico, in quanto i fattori che entrano in gioco sono molteplici e spesso interagiscono fra loro favorendo un esito disadattivo oppure moderandone l’effetto negativo. A questo proposito si può parlare di fattore di rischio o di condizione di vulnerabilità che possono aumentare la probabilità di un esito disadattivo. Se consideriamo il rapporto fra stato psicopatologico nell’infanzia ed esiti psicopatologici nelle fasi successive della vita, possiamo distinguere fra continuità omotipica, quando le manifestazioni hanno le stesse caratteristiche cliniche, e continuità eterotipica, quando al contrario il quadro clinico si modifica nel tempo.

Il tratto può essere acquisito anche attraverso l’apprendimento e gli scambi interattivi, ad esempio, con le figure genitoriali. Per illustrare il carattere acquisito del tratto possiamo, infatti, fare riferimento al modello dell’attaccamento che si costruisce fondamentalmente nei primi due anni di vita e poi tende a rimanere relativamente stabile negli anni successivi (Figura 1) se non si verificano cambiamenti sostanziali nelle relazioni con le figure di attaccamento e nel proprio ambiente.

Figura 1 La madre che interagisce col figlio al tempo t1 stimola la costruzione nel figlio di un legame di attaccamento che tende a permanere nel tempo t2.

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Si può affermare che la modalità dell’attaccamento rappresenta un tratto sufficientemente stabile perché si basa su un’organizzazione rappresentazionale interna che viene ulteriormente stabilizzata dalle interazioni con la madre, a sua volta sostenute dai modelli di attaccamento materno.

Nel caso in cui le interazioni con le figure di attaccamento siano state positive e abbiano garantito un’adeguata protezione del bambino si costruisce un modello di attaccamento positivo, ossia un modello sicuro che potrebbe costituire una condizione di invulnerabilità evolutiva di fronte a situazioni traumatiche o avverse (Figura 2).

Figura 2 Al tempo t1, si instaura un modello di attaccamento sicuro influenzato da un ambiente positivo che tende a permanere anche di fronte a situazioni ambientali negative.

In altri termini l’attaccamento sicuro potrebbe rappresentare un fattore protettivo innalzando la soglia allo stress. Tuttavia questa supposta condizione di invulnerabilità è relativa all’intensità e al carattere cumulativo dei traumi che quando superano una determinata soglia possono influenzare negativamente il tratto acquisito.

Il concetto di fattore protettivo si lega alla resilience, ossia alla resilienza o alla flessibilità psicologica individuale, che costituisce un processo dinamico-evolutivo che promuove un adattamento positivo nonostante avversità significative. A questo proposito lo stress soggettivo del bambino può essere modulato dalla capacità materna di mantenere verso il figlio una disponibilità emozionale e una vicinanza nel contesto delle separazioni quotidiane.

Per molti anni si è affermata la convinzione, indubbiamente favorita dalla psicoanalisi e dalla teoria dell’attaccamento, che la personalità fosse ampiamente modellata e determinata dalle esperienze dei primi anni di vita. Tuttavia, le esperienze negative o le difficoltà precoci possono essere compensate da esperienze successive realmente positive. L’impressione di effetto durevole delle esperienze precoci emerge dall’alta probabilità che l’esperienza negativa continui a persistere anche successivamente.

1.2 Modello ambientale

Secondo questo modello l’ambiente influenza lo sviluppo infantile e provoca l’insorgere della psicopatologia.

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Un problema che si pone immediatamente è quello di riconoscere attraverso quali meccanismi e quali dinamiche l’ambiente influisce sull’individuo, probabilmente si possono distinguere:

  • Rischi prossimali: sono quelli che si riferiscono specificamente ai meccanismi direttamente implicati, come per esempio le dinamiche familiari e le relazioni genitori-figli;
  • Rischi distali: che aumentano la probabilità della presenza di rischi prossimali ed hanno a che fare con i fattori sociali che si ripercuotono indirettamente sulle capacità genitoriali.

Le influenze ambientali intervengono sullo sviluppo del cervello, la cui formazione avviene in misura considerevole nel periodo prenatale e nei primi anni di vita. L’ambiente, quindi, interviene sulla maturazione cerebrale e a questo proposito è utile distinguere:

  • Expectant experiences: iscritte nel nostro patrimonio genetico e corrispondenti a potenziali circuiti cerebrali che vengono stabilizzati dalle esperienze ambientali (per esempio, il neonato ha una predisposizione all’attaccamento che si stabilizza nel corso di relazioni specifiche e che ha la sua base a livello della corteccia orbito-frontale);
  • Dependent experiences: corrispondono a esperienze nuove ed impreviste.

Per quanto riguarda le influenze ambientali sul comportamento individuale sono stati i genetisti del comportamento a distinguere fra:

  • Influenze condivise (shared): riguardano per esempio le influenze familiari sui figli, come il clima affettivo, la condizione economica, le regole familiari e così via;
  • Influenze non condivise (not shared): riguardano specificamente le influenze per ogni singolo figlio.

La maggior parte delle ricerche ha privilegiato lo studio delle influenze sociali condivise all’interno della stessa famiglia, mentre solo più recentemente la ricerca genetica ha evidenziato che le influenze ambientali non condivise sono più importanti per lo sviluppo delle caratteristiche psicologiche individuali. Se le influenze condivise avessero un impatto più consistente ci troveremmo di fronte al fatto che i fratelli allevati nella stessa famiglia dovrebbero avere delle caratteristiche simili, mentre si può osservare come i fratelli abbiano personalità e capacità diverse. Altra conferma viene dall’osservazione di bambini adottati dalla stessa famiglia che mostrano in età adulta caratteristiche molto diverse.

1.3 Modello interazionale o transazionale

Secondo il modello interazionale o transazionale sia le caratteristiche del bambino sia l’ambiente concorrono nel determinare il corso dello sviluppo del bambino, il suo adattamento e anche il disadattamento. In questo modello il bambino ha un comportamento attivo nei confronti dell’ambiente e quest’ultimo a sua volta agisce influenzando il funzionamento infantile.

Nelle teorie interattive un aspetto fondamentale è quello della trasformazione, che può essere considerata secondo due modalità diverse:

a) Tratti e ambiente interagiscono e producono nuovi comportamenti, per esempio se l’attaccamento insicuro (-ATT) interagisce con un ambiente positivo (A+) dà luogo a un esito positivo (+0) che si somma al precedente:

− × + ⇓ +0

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In questo caso l’attaccamento insicuro permane ma l’ambiente svolge una funzione compensativa. Tuttavia nel caso in cui l’ambiente non svolge questa funzione positiva l’attaccamento insicuro può prendere il sopravvento creando una regressione.

b) Tratti (-ATT) e ambiente (A) interagiscono e producono un insieme di comportamenti che si trasformano in un attaccamento sicuro (+ATT) che conduce a un risultato positivo (+0). In questo esempio un bambino con un attaccamento insicuro interagisce con un ambiente positivo e sviluppa un attaccamento sicuro. In questo caso l’organizzazione dell’attaccamento ne viene modificata stabilmente:

− × + ⇓ + ⇓ +0

In questo ambito si può parlare di modello trasformazionale nel caso di un pattern interazionale circolare in cui il bambino influisce sull’ambiente e a sua volta l’ambiente influisce sul bambino.

Il processo di co-regolazione diadica crea dei pattern di azione condivisa che tendono a ricorrere e a divenire relativamente stabili, acquisendo un significato condiviso dai due partner. Queste cornici di significato dell’esperienza intersoggettiva costituiscono i “frame” che sono definiti dalla direzione dell’attenzione di ciascuno dei partner, dal luogo in cui avviene l’interazione e dalla distanza o vicinanza fisica dei due partner, dall’orientamento posturale reciproco e dal tema dell’attività congiunta. La qualità della esperienza soggettiva è in funzione della flessibilità dei frame. Infatti se i frame sono flessibili i due partner possono adattarsi a situazioni diverse e affrontare i cambiamenti che caratterizzano le varie fasi dello sviluppo. Al contrario nel caso di frame rigidi vi è una difficoltà di crescita e di adattamento alle nuove situazioni. Naturalmente nel corso dello sviluppo i frame tendono a variare e via via diventano più complessi per affrontare le nuove sfide evolutive. La qualità dell’esperienza intersoggettiva non solo è fondamentale per lo sviluppo della relazione madre-bambino ma anche per lo sviluppo del senso di sé del bambino.

Se il principio ora illustrato focalizza la mutua regolazione fra madre e bambino enfatizzando ciò che è prevedibile all’interno della relazione diadica, tuttavia in questa relazione avvengono inevitabilmente momenti di mancanza di corrispondenza, di conflitto, di reciproca incomprensione fino al distacco reciproco. Il principio della rottura e riparazione all’interno della relazione (disruption and repair), al contrario, sottolinea le violazioni delle aspettative che si verificano fra i due partner e i fallimenti interattivi che ne possono derivare e che possono stimolare i due partner a risolvere queste rotture attraverso una riparazione interattiva.

In questo contesto la violazione delle aspettative o il mismatch è quanto mai frequente nella relazione diadica e facilmente superabile, mentre le rotture relazionali possono essere riparate con più difficoltà.

Nel campo della ricerca infantile l’intersoggettività è stata studiata più specificamente nel campo non verbale, ossia della conoscenza implicita o procedurale. Quest’ultima modalità è fondamentalmente procedurale, basata su azioni dirette a uno scopo che sono archiviate in modo non simbolico e diventano automatiche con l’abitudine. Si noti che la comunicazione non verbale viene espressa attraverso l’espressione verbale, i gesti, il tono vocale, ossia comportamenti che avvengono in modo implicito, al di fuori della consapevolezza, non consciamente intenzionali.

L’approccio evolutivo amplia i modelli tradizionali della patologia psichica incorporando il funzionamento biologico e comportamentale in un modello sistemico generale dell’organizzazione evolutiva. In questo approccio le entità sottostanti non esistono in modo indipendente dall’organizzazione evolutiva. L’espressione delle vulnerabilità biologiche può verificarsi solo in relazione all’equilibrio fra la capacità di coping (ossia di fronteggiare le situazioni) e gli stress nella storia personale di ogni individuo.

Il comportamento del bambino è allo stesso tempo il prodotto delle transazioni fra il fenotipo (il bambino), l’environtype (fonte dell’esperienza esterna) e il genotipo (origine dell’organizzazione biologica).

Dalla concezione alla nascita le interazioni col sistema biologico sono in primo piano, ma anche negli anni successivi continuano a essere importanti. Il periodo dalla nascita all’età adulta è dominato dalle interazioni col sistema sociale. Il risultato di questi scambi regolatori è l’ampliamento dell’abilità individuale di autoregolazione biologica e lo sviluppo dell’autoregolazione comportamentale.

Un’applicazione di questo modello che integra gli aspetti genetici, fenotipici e ambientali è il lavoro di Feldman (2007) sulla sincronia genitore-figlio e sulla costruzione del tempo condiviso. La sincronia interattiva nel contesto della relazione genitore-figlio si riferisce alla corrispondenza ossia al matching del comportamento, degli stati affettivi e dei ritmi biologici. Più che i comportamenti specifici la sincronia descrive l’esperienza reciproca collegata al tempo, basata sulla regolazione reciproca nell’ambito della relazione di attaccamento. Indubbiamente la sincronia comportamentale si basa sulla corrispondenza anche dei ritmi biologici. Non dimentichiamo che l’immaturità del neonato implica una notevole dipendenza dal contesto di cure ambientali per un periodo abbastanza lungo. È soprattutto il corpo della madre e la sua presenza fisica a funzionare come un sistema regolatorio esterno per l’organizzazione neurobiologica, sensoriale, percettiva, emotiva, fisica e relazionale. Nel caso della deprivazione materna si verifica inevitabilmente una disregolazione fisiologica, un isolamento sociale, apatia e disimpegno relazionale.

Condon e Sander (1974) misero in luce che il neonato muove i suoi arti in modo coordinato col linguaggio dell’adulto. Va segnalato che i bambini che non sperimentano interazioni coordinate con un’altra persona durante le prime settimane di vita vanno incontro durante la loro vita a difficoltà nello sviluppo sociale, emozionale e regolatorio.

La sincronia precoce nel primo anno si collega anche con lo sviluppo successivo del gioco simbolico e delle capacità di mentalizzazione.

Un’applicazione di questo modello che ha un valore storico è il “Goodness of Fit Model” (Adeguatezza del modello delle corrispondenze), secondo il quale il conflitto o il mismatch sorge quando le caratteristiche del bambino non corrispondono e non si incontrano con le richieste ambientali. Il disadattamento e la psicopatologia sono la conseguenza del mismatch fra il temperamento e l’ambiente secondo un modello interattivo.

Un esito psicopatologico riflette sia gli aspetti individuali (temperamento o storia personale) sia l’ambiente sociale e culturale (presenza di relazioni disfunzionali, esperienze traumatiche oppure sistemi di valori condivisi).

Col progredire della ricerca l’enfasi si è spostata sull’aspetto critico del goodness of fit, ossia sulla corrispondenza fra le caratteristiche del bambino e le aspettative dell’ambiente.

Utilizzando il modello relazionale di Sameroff e Ende (1989) le turbe del goodness of fit si possono instaurare in vari modi: per esempio con la violazione delle aspettative, difficoltà a fronteggiare i comportamenti, patologia nel genitore che ostacola la capacità di rispondere ai compiti di parenting.

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Nelle famiglie che si adattano in modo flessibile a queste perturbazioni, le difficoltà precoci saranno di breve durata. Al contrario nelle famiglie in cui i working model (modelli operativi) sono inflessibili, le perturbazioni possono persistere aggravando i disturbi del comportamento infantile. Nel caso in cui queste modalità si irrigidiscano anche in modo coattivo possono determinarsi problemi comportamentali e relazionali persistenti.

1.4 Studi longitudinali e il valore del periodo adolescenziale

Nel campo dell’adolescenza sono ormai classici gli studi di Offer (1980) sui percorsi evolutivi in adolescenza che possono assumere fisionomie diverse:

Sviluppo continuo Sviluppo a ondate Sviluppo tumultuoso

(23% degli adolescenti) (35% degli adolescenti) (21% degli adolescenti)

Nel gruppo di adolescenti a sviluppo continuo si verificano progressi gra

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher omazzeo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo atipico e della relazione bambino-caregiver e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Lecciso Flavia.
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