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La linguistica

La linguistica è la scienza che studia la lingua.

Si divide in:

  • Linguistica generale: che si occupa di come sono fatte e come funzionano le lingue.
  • Linguistica storica: che si occupa:
  • Dell’evoluzione delle lingue nel tempo.
  • Dei rapporti tra lingua e cultura.

L’oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, ossia le lingue nate spontaneamente e usate dagli esseri umani (italiano, spagnolo, francese, tedesco ecc.).

Le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio verbale umano, che è:

  • Facoltà innata dell’uomo.
  • Sistema di comunicazione.

Comunicazione

Comunicazione è la trasmissione intenzionale di informazioni. Il termine vuol dire etimologicamente “mettere in comune”.

Si possono distinguere 3 categorie all’interno del fenomeno della comunicazione:

Comunicazione in senso stretto

Dove vi sono:

  • Un emittente intenzionale.
  • Un ricevente intenzionale.

Ad esempio: linguaggio verbale umano, gesti, segnalazioni stradali.

Comunicazione in senso lato

Che equivale ad un semplice passaggio di informazione, e vi sono:

  • Un emittente non intenzionale.
  • Un ricevente intenzionale.

Ad esempio la comunicazione non verbale umana, come il linguaggio del corpo e i sintomi di condizioni fisiche.

Formulazione di interferenze

Dove vi sono:

  • Nessun emittente, ma semplicemente la presenza di un oggetto culturale che è interpretato come informazione.
  • Un interpretante.

Ad esempio “case dai tetti spioventi = qui nevica molto”, modi di vestire.

Nel quadro generale della comunicazione il linguaggio verbale umano è una specificazione della comunicazione umana naturale.

  • Comunicazione umana in senso stretto: verbale, come il linguaggio; naturale non verbale, come i gesti; artificiale, come le segnalazioni stradali.
  • Comunicazione umana in senso lato: comunicazione animale, segnici, latrati, babbuini ecc.; passaggio di informazione, formulazione di interferenze.

Segni e codici

L’unità fondamentale della comunicazione è il segno (in senso lato): il segno è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro.

Volendolo definire, il segno è l’associazione di un significante e di un significato, dove:

  • Significante: parte del segno fisicamente percepibile, il “qualcosa” che sta per “qualcos’altro”. Ad esempio la parola “gatto” pronunciata o scritta.
  • Significato: parte del segno non materialmente percepibile, l’informazione, il qualcos’altro. Ad esempio il concetto di “gatto”.

Quindi, significante = espressione/forma, significato = contenuto.

Esistono diversi tipi di segni:

  • Indici (sintomi): motivati naturalmente, non intenzionali. Ad esempio “starnuto” = avere il raffreddore, “nuvole” = sta per piovere.
  • Segnali: motivati naturalmente, usati intenzionalmente. Ad esempio: “sbadiglio volontario” = sono annoiato.
  • Icone (immagine): motivati analogicamente, intenzionali. Sono basati sulla similarità di forma o struttura. Ad esempio: carte geografiche, mappe, fotografie, disegni.
  • Simboli: motivati culturalmente, intenzionali. Ad esempio: “rosso del semaforo” = fermarsi.
  • Segni (in senso stretto): non motivati, intenzionali. Ad esempio: suono al telefono di una linea occupata, la lingua dei segni.

Questa classificazione è basata sui criteri di:

  • Intenzionalità.
  • Motivazione relativa, ossia il rapporto naturale tra significante e significato.

Dalla 1 alla 5, la motivazione che lega il significante e il significato diventa sempre più convenzionale e meno diretta: mentre gli indici, in quanto fatti di natura, sono di valore universale, i segni in senso stretto sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale.

I segni linguistici (es. la parola “gatto”) sono segni in senso stretto: prodotti intenzionalmente per comunicare, ma non motivati/arbitrati.

Nella comunicazione dunque c’è un:

  • Emittente: che produce intenzionalmente un segno.
  • Ricevente: che lo interpreta. Tale ricevente riesce ad interpretarlo grazie a un codice.

Codice

Indica l’insieme di conoscenze che fornisce le regole di interpretazione dei segni.

È l’insieme di corrispondenze fra significati e significanti. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. Perciò i segni linguistici costituiscono il codice lingua, ossia il linguaggio verbale umano.

Le proprietà del codice lingua

Biplanarità

Il fatto che i segni abbiano due facce, ossia il significante, espressione, che è la parte fisicamente percepibile del segno, il qualcosa che sta per qualcos'altro, e il significato, contenuto, la parte non materialmente percepibile, quindi l'informazione veicolata dalla faccia percepibile, il qualcos'altro.

Arbitrarietà

Il fatto che non c’è alcun legame naturale tra significante e significato. Ad esempio la parola “gatto” non ha di per sé nulla a che vedere con l’animale “gatto”. Ciò significa che i legami tra significato e significante non sono dati naturalmente, ma sono posti per convenzione, quindi sono arbitrari.

Se i segni linguistici non fossero arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili. Se capita di incontrare parole simili in due lingue diverse, ad esempio “gatto” in italiano e “gato” in spagnolo, ciò dipende dalla parentela genealogica delle 2 lingue, infatti italiano e spagnolo derivano entrambe dal latino.

La questione dell’arbitrarietà è complessa poiché le entità dei segni linguistici non sono solo due, ossia significante e significato, ma 3:

  • Significante.
  • Significato.
  • Referente: elemento della realtà esterna, extralinguistica.

Significante e significato sono associati e formano il segno, che si riferisce ad un referente.

Ad esempio la parola “sedia” è formata da due facce:

  • Il significante “s-e-d-i-a”.
  • Il significato “sedia”.

Tale parola si riferisce all’oggetto reale della sedia e lo identifica.

Tutto ciò viene, spesso, presentato sotto forma grafica di triangolo semiotico, dove ai 3 vertici abbiamo le 3 entità significato, felino domestico, significante a sinistra, “gatto”, e referente a destra, “realtà esterna”. La linea di base è tratteggiata perché il rapporto tra significante e referente è mediato dal significato, non è diretto.

Il lato sinistro indica il segno.

Tenendo presente ciò, occorre distinguere 4 tipi di arbitrarietà della lingua:

  • È arbitrario il rapporto tra segno, nel suo complesso, e referente.
  • È arbitrario il rapporto tra significante, sequenza di lettere, e significato.
  • È arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significato, cioè in ogni lingua ritaglia un certo spazio di significato per una parola, alla quale associa una o più entità. Ad esempio italiano “bosco/legno/legna” corrispondono al francese “bois”: il termine francese “bois”, 1 entità, corrisponde in italiano a 3 entità diverse.
  • È arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante. Ciò vuol dire che il significante dei segni linguistici è innanzitutto di carattere fonico-acustico, cioè costituito da onde sonore che viaggiano nell’aria. Queste onde sonore rappresentano la sostanza. Quindi ogni lingua organizza la scelta dei suoni secondo propri criteri.

Un esempio di identica sostanza fonica organizzata in maniera diversa in diverse lingue può essere la diversa durata delle vocali:

  • Italiano: si ha una sola “a” senza distinzione di lunghezza. Perciò “casa” pronunciato con una “a” breve o media, “caaasa”, non determina una variazione di significato.
  • Tedesco: si distinguono brevi e lunghe, come anche in latino.

Nell’arbitrarietà dei segni linguistici esistono alcune eccezioni:

  • Onomatopee: il loro significante riproduce/richiama caratteri fisici, rumore e/o suono, di ciò che designano. Presentano, quindi, un aspetto più o meno iconico. Esempi: sussurrare, rimbombo.
  • Ideofoni: espressioni che indicano fenomeni naturali e/o azioni. Sono spesso utilizzati nei fumetti, “boom”, “glu glu”. Anch’essi sono iconici.
  • Principio di iconismo: si è notato che nella grammatica delle lingue esistono meccanismi iconici e quindi, in un certo senso, motivati. Ad esempio: la formazione del plurale attraverso l’aggiunta di materiale fonico e linguistico alla forma singolare è un metodo molto diffuso nelle lingue. Ma ciò non è sempre verificato perché ad esempio in italiano il plurale si forma con l’alternanza di desinenze: bambino/bambini.
  • Fonosimbolismo: attraverso il fonosimbolismo si sostiene la mancanza di arbitrarietà e la presenza di motivazione nei segni linguistici. Esso afferma infatti che certi suoni abbiano per natura associati a loro stessi certi significati. Ad esempio il suono “i” viene utilizzato nelle parole che indicano oggetti piccoli poiché è una vocale chiusa e foneticamente piccola.

Affermazioni come questa incorrono in antitesi con esempi evidenti, sia perché esistono parole con la “i” che indicano “cose grandi”, “gigante”, sia perché esistono cose piccole in cui non è presente la lettera “i”, “corto”.

Quindi nonostante esistano eccezioni al principio di arbitrarietà dei segni linguistici, esse non sono così rilevanti da ridurre l’importanza dell’arbitrarietà come carattere costitutivo del linguaggio verbale umano.

Doppia articolazione

Altra proprietà del significante del codice lingua. Consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a 2 livelli diversi:

  • Ad un primo livello, prima articolazione, il significante di un segno è organizzato ed è scomponibile in unità portatrici di significato, ossia i morfemi, unità minime di prima articolazione. Ad esempio “gatto” è scomponibile in due unità, morfemi: “gatt”, significato = felino domestico, “o”, significato = singolare. Ogni segno linguistico è scomponibile in unità minime di articolazione prima. Esempio: “la nonna sforna la torta” è scomponibile in 11 unità, morfemi: “l-a nonn-a s-forn-a l-a tort-a”.
  • Ad un secondo livello, seconda articolazione, il significante di un segno linguistico è scomponibile a sua volta in unità ancora più piccole che non sono portatrici di significato: i fonemi. I fonemi combinandosi insieme danno luogo ai morfemi. Ad esempio “gatto” è scomponibile nei suoni, fonemi: “g” “a” “t” “t” “o”. Tali elementi non sono più segni poiché non hanno significato.

Ogni segno linguistico è scomponibile in unità minime di II articolazione. Esempio: “la nonna sforna la torta” è scomponibile in 20 fonemi: “l-a n-o-n-n-a s-f-o-r-n-a l-a t-o-r-t-a”.

Questa proprietà della lingua è importantissima per diversi motivi:

  • Costituisce la proprietà cardine del linguaggio verbale umano poiché determina la struttura generale del sistema linguistico.
  • Consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità di II articolazione, prive di significato, si può costruire un numero grandissimo, illimitato, di unità di I articolazione, dotate di significato. Questo è anche chiamato principio di combinatorietà: combinando unità minori si determina un numero indefinito di segni, unità maggiori.

Trasponibilità di mezzo

È una proprietà della lingua che riguarda il significante.

Esso può essere trasmesso sia attraverso il mezzo aria, sotto forma di suoni e rumori, sia attraverso il mezzo luce, sotto forma di segni. I segni linguistici possono essere trasmessi sia oralmente che graficamente, ma si ha una priorità del parlato, tanto che spesso si dice che una delle proprietà del linguaggio verbale umano sia la fonicità.

Il parlato è una priorità sotto molti punti di vista:

  • Antropologico: infatti tutte le lingue che hanno un uso scritto sono anche parlate, mentre non tutte le lingue parlate hanno anche un uso scritto.
  • Ontogenetico: quello relativo al singolo individuo. Ogni individuo impara prima a parlare, per via naturale, spontanea, e poi a scrivere.
  • Filogenetico: cioè relativo alla specie umana. Nella storia della nostra specie la scrittura si è sviluppata dopo il parlato. Infatti, le prime attestazioni di forma scritta che ci sono giunte risalgono a 5 millenni prima di Cristo, scritture pittografiche. Poi abbiamo il primo sistema di scrittura vero e proprio presso i sumeri con la scrittura cuneiforme, 3500 a.C. La scrittura alfabetica che darà luogo al nostro alfabeto attuale nasce probabilmente sotto forma di scrittura consonantica che non registra le vocali presso i Fenici attorno al 1300 a.C.

Le origini del linguaggio invece sono più antiche, infatti risalgono a circa 3 milioni di anni fa: è ipotizzabile che qualche forma di comunicazione orale fosse già presente nell’homo habilis.

Sembra che nel processo evolutivo della specie umana già presso i nostri progenitori esistessero i prerequisiti biologici necessari per il linguaggio verbale.

Il canale fonico-acustico e l'uso del parlato della lingua presentano una serie di vantaggi biologici e funzionali rispetto al canale visivo e all'uso scritto:

  • In presenza di aria possono essere utilizzati in qualunque circostanza ambientale consentendo la trasmissione anche in presenza di ostacoli fra emittente e ricevente.
  • Non ostacolano altre attività e possono essere utilizzati in concomitanza con molte altre prestazioni fisiche e intellettive.
  • Permettono la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio.
  • La ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio.
  • L'esecuzione parlata è più rapida di quella scritta.
  • Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente a un gruppo di destinatari diversi e può essere colto da ogni direzione.
  • Il messaggio è evanescente e lascia subito libero il passaggio ad altri messaggi, può anche essere uno svantaggio.
  • È richiesta meno energia specifica.

Tuttavia nella società moderna lo scritto ha anche una priorità sociale poiché avere una forma scritta è un requisito indispensabile per una lingua evoluta ed ha inoltre maggiore importanza, prestigio e utilità sociale. È inoltre uno strumento di fissazione e trasmissione del corpo legale, della traduzione culturale e letteraria e del sapere scientifico.

Inoltre, nonostante lo scritto sia nato come fissazione e trascrizione del parlato, si è poi sviluppato con caratteri propri. Infatti, ad esempio, non tutto ciò che fa parte del parlato può essere reso scritto, tono, così come non tutto ciò che fa parte dello scritto trova corrispondenze nel parlato, uso delle maiuscole.

Linearità e discretezza

Proprietà dei segni linguistici, in particolare del significante.

Per linearità si intende che il significante viene prodotto in successione nel tempo e/o nello spazio, cioè che non possiamo capire il significato se prima non vengono attualizzati tutti gli elementi che costituiscono il segno.

Altri tipi di segni sono “globali”, cioè vengono percepiti simultaneamente. Ad esempio: segnali stradali, gesti ecc.

Dunque l’ordine con cui si susseguono le parti del segno, = linearità, è fondamentale per comprendere il significato del segno stesso: “Gianni chiama Maria” vs “Maria chiama Gianni”.

Per discretezza si intende il fatto che la differenza fra gli elementi, le unità della lingua, è assoluta, non quantitativa o relativa, quindi le unità della lingua non costituiscono una materia continua, senza limiti netti al proprio interno, ma c'è un confine preciso fra un elemento e un altro.

In particolare le classi di suoni sono ben separate le une dalle altre. Ad esempio “pollo” e “bollo” sono due parole ben distinte che non hanno nulla in comune dal punto di vista del significato. Perciò la differenza tra gli elementi è assoluta e non quantitativa, infatti il significato non varia al variare del significante: “gatto” = “gattooo”.

Una conseguenza della discretezza è che nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificare corrispondentemente il significato allo stesso modo in cui lo facciamo per esempio con grida o interiezioni: ad esempio un "ahi" a bassa voce indica un dolore minore piuttosto che quando è gridato.

Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività

È una proprietà generale del linguaggio verbale umano.

L’onnipotenza semantica consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto, si può parlare di tutto. Ma poiché risulta improbabile che con la lingua si possa dire proprio tutto, è più corretto parlare di plurifunzionalità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Benvenuto Maria Carmela.
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