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Linguistica generale

La linguistica è lo studio scientifico e sistematico del linguaggio e delle lingue. È il ramo delle scienze umane che studia la lingua; è uno studio scientifico in quanto formula ipotesi generali fondate su esperimenti riguardo alla struttura del linguaggio (es.: se una lingua ha il genere può possedere anche il numero). La linguistica generale non si occupa della correttezza delle espressioni ma della comprensione delle espressioni: si preoccupa di studiare come le lingue trasmettono le loro informazioni al di là di come sono catalogate nella grammatica.

Rami dello studio della lingua

Lo studio della lingua si può poi suddividere in due rami: la linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue e studia la lingua a livello teorico ovvero di come potrebbe essere a prescindere dagli atti comunicativi e se ne occupa soprattutto dal punto di vista orale, derivando quindi che il parlante è molto importante; la linguistica storica invece si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e nello spazio e dei rapporti tra lingua e cultura, quest’ultima può essere anche chiamata la linguistica della variazione.

La linguistica generale fondamentalmente si preoccupa dunque di specificare la natura del linguaggio ed identificare le regole che i parlanti di una lingua applicano nel produrre e nel ricevere un messaggio linguistico. Diversi sono i livelli di analisi per identificare queste regole:

  • Fonetico, morfologico, sintattico,
  • Semantico (significato di parole e frasi),
  • Pragmatico (uso di parole e frasi),
  • Lessicale.

Classificazione delle lingue

Anche le lingue, facoltà innata dell’homo sapiens e uno dei metodi di comunicazione, possono poi essere suddivise in due sottogruppi: le lingue naturali, quelle usate da un gruppo di persone per comunicare e sono lingue ricche di storia (es.: italiano, francese, ecc.) tra le quali vengono collocati anche i dialetti, l’altro sottogruppo invece è formato dalle lingue artificiali, che non si sono naturalmente create e sviluppate ma sono state appositamente costruite (es.: codice morse, esperanto, ecc.).

Il segno e la comunicazione

Per comprendere meglio le lingue e il linguaggio è fondamentale parlare del segno: esso è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro, fondamentale nella comunicazione in quanto serve per comunicare la realtà. Si ritiene che tutto possa comunicare qualcosa, tuttavia perché vi sia una comunicazione vera e propria è necessario che ci sia l’intenzionalità: emittente e ricevente sono entrambi intenzionali quindi l’emittente vuole comunicare qualcosa e il ricevente ha interesse e vuole codificare le informazioni emesse. (=comunicazione in senso stretto).

Al di là della comunicazione in senso stretto, però, esistono anche altri tipi di comunicazione:

  • Formulazione di inferenze: in questo tipo di comunicazione non è presente alcun tipo di emittente ma vi è solo la presenza di un “oggetto culturale”, l’interpretante, ovvero il ricevente, in questo caso interpreta l’oggetto culturale come volto a fornire un’informazione (es.: tetti a punta = qui nevica molto).
  • Passaggio di informazioni: qui vi sono sia emittente che ricevente; il primo tuttavia non è intenzionale quindi a sua insaputa trasmette un messaggio che viene interpretato dal ricevente che invece è intenzionale (es.: sbadiglio = lui è stanco).

Queste tipologie di comunicazione rientrano nella semiotica, essa è la scienza generale del segno. Esistono diversi tipi di segni che possono essere così classificati:

  • Indici: essi sono motivati naturalmente e non sono intenzionali, ad esempio nuvole scure = sta per piovere;
  • Segnali: i segnali sono motivati naturalmente e sono intenzionali, ad esempio lo sbadigliare volontariamente indica l’annoiarsi;
  • Icone: sono motivati analogicamente e sono intenzionali cioè rappresentano in parte ciò che si vuole indicare, si comincia attraverso la somiglianza dell’oggetto (es. vietato fumare, la sigaretta sbarrata = vietato fumare);
  • Simboli: sono intenzionali e sono motivati culturalmente, ad esempio il colore nero indica il lutto e il colore rosso indica di fermarsi;
  • Segni: non sono motivati e sono intenzionali come è ad esempio la comunicazione gestuale o anche più semplicemente lo sono i segni linguistici: non c’è modo di far somigliare il suono della parola all’oggetto che si vuole presentare (es. la parola cane non somiglia all’immagine cane).

Il codice e la decifrazione del segno

Per comunicare nel senso stretto quindi è necessario che ci sia un emittente che emette e produce intenzionalmente un segno destinato a un ricevente. Il ricevente è in grado di decifrare il segno perché esso fa parte di un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede e questo è chiamato codice convenzionale (riconoscibile). Il codice è l’insieme di corrispondenze tra significati e significanti.

Proprietà del segno linguistico

A questo punto è necessario individuare le proprietà presenti nel codice lingua (segno):

  • Distintività: un segno (es. parola) è distinto da altri segni;
  • Linearità: il segno linguistico si espande nel tempo e nello spazio, ho bisogno di tempo per concludere una frase ed è fondamentale l’ordine delle parole, il significante quindi si sviluppa in una sola direzione (-> linearità).

Una proprietà del segno è la biplanarità, in un segno infatti ci sono due facce, o due piani, il qualcosa o il qualcos’altro che si diceva prima. Il segno è quindi l’unione di un significato (piano del contenuto) e di un significante (piano dell’espressione). È importante quindi definire significante e significato:

  • Significante, esso è il qualcosa, è la parte, la faccia, il piano del segno che cade sotto i nostri sensi, esempio lo è la parola detta o scritta “gatto”;
  • Significato, esso è il contenuto ovvero quel qualcos’altro che non può essere percepito dai nostri sensi ma è frutto dell’immagine mentale, esempio il gatto che si pensa quando si sente o si legge la parola “gatto”.

Tutti i segni sono indissolubilmente costituiti da un significante e da un significato, esso è dunque un’associazione di un significante e un significato mentre il codice è l’insieme di corrispondenze tra significati e significanti.

Arbitrarietà del segno linguistico

Altra grande proprietà del segno è l’arbitrarietà. Il segno linguistico infatti non vede propriamente alcuna connessione diretta tra il significante e il significato; più semplicemente la parola gatto non ha nulla a che vedere con l’immagine di gatto ma esse vengono “messe insieme” per convenzione e non naturalmente, per questo si dice che il segno è arbitrario.

Una grande proprietà del segno è quindi l’arbitrarietà, questo infatti si può benissimo vedere nel fatto che, in molti casi, sono molto diverse le parole che indicano uno stesso oggetto nelle diverse lingue (gatto in italiano, kedi in turco).

Tipi di arbitrarietà

Tuttavia la questione dell’arbitrarietà è molto più complessa. Nel 1916 infatti, F. De Saussure e L. Hjelmslev (fondatori della linguistica moderna e dello strutturalismo), evidenziarono quattro tipi/livelli di arbitrarietà:

  1. Non c’è una corrispondenza assoluta tra il segno e la realtà esterna, il referente. Non c’è alcuna corrispondenza tra il segno e l’oggetto sedia.
  2. Questa arbitrarietà è verticale, il significante e il significato non hanno un loro legame vero e proprio. Il significato non assomiglia al significante e l’associazione dei due è solamente una convenzione della lingua.
  3. Arbitrarietà tra la forma e la sostanza del significato, è un’arbitrarietà orizzontale fondata sul contenuto. Il rapporto tra forma e sostanza è arbitrario perché le lingue si comportano diversamente. Ad esempio l’italiano ha le parole bosco, legna e legno, il francese invece per indicare tutte e tre utilizza la parola “bois”. Un altro esempio possono essere i vari nomi che assumono i colori nelle lingue.
  4. Arbitrarietà tra la forma e la sostanza del significante, è un’arbitrarietà orizzontale fondata sull’espressione.

Esistono però anche delle eccezioni che si distaccano dalle arbitrarietà e un esempio sono le onomatopee, quei segni linguistici che cercano di imitare il suono; esse sono dunque segni linguistici parzialmente motivati in quanto richiamano nel loro significante caratteri fisici di ciò che viene designato. Strettamente più iconici sono invece gli ideofoni, espressioni imitative che designano fenomeni naturali o azioni, spesso usati nei fumetti (es. zac, boom, ..).

Doppia articolazione del linguaggio

Una proprietà molto importante del linguaggio verbale umano è quella che viene chiamata doppia articolazione, che non è assolutamente da confondere con la biplanarità in quanto sono due concetti diversi. Il linguaggio verbale umano è infatti un codice di doppia articolazione: combinando gli elementi si possono formare tantissime unità, la doppia articolazione consiste nel fatto che il significante di ogni segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi. Ne derivano dunque due unità:

  1. Unità minime di prima articolazione: il significante qui è organizzato ed è scomponibile in unità che possiedono ancora il loro significato e sono quindi in grado di formare altre parole di senso compiuto (es.: gatto = gatt-o, gatt-e, gatt-a, ecc., top-o, bell-o, ecc.). Tali pezzi non possono essere ulteriormente scomposti in parti più piccole che rechino ancora di un proprio significato. Le unità minime di prima articolazione si chiamano morfemi.
  2. Unità di seconda articolazione: a un secondo livello esse sono ulteriormente scomponibili ma sono prive di un significato autonomo. Questi li chiameremo fonemi e costituiscono le unità minime di seconda articolazione; i fonemi non sono più segni in quanto sono privi di significato e quando vengono combinati danno luogo alle entità di prima articolazione. (es.: g-a-t-t-o = gatto - gatt-o).

La doppia articolazione consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero ridotto di unità di articolazioni è infatti possibile creare innumerevoli unità dotate di significato. Basta infatti pensare all’italiano: esso presenta 25 suoni dai quali si vengono a formare più di 100.000 parole (o unità) dotate di significato. Ne deriva dunque anche l’importantissimo compito della combinatorietà: la lingua funziona combinando unità minori che danno vita a segni i quali potranno poi dare vita ad infinite frasi.

Trasponibilità di mezzo

Altra importante caratteristica del significante dei segni linguistici, oltre alla doppia articolazione, è la trasponibilità di mezzo ovvero essi possono essere trasmessi sia tramite il canale aria, attraverso la voce quindi la vibrazione di onde sonore, sia tramite la luce, l’aspetto visivo attraverso la loro trascrizione su carta o qualsiasi altro supplemento. La trasmissione su campo acustico, ovvero la lingua parlata, è prioritaria rispetto alla trasmissione scritta:

  • Priorità a livello antropologico, tutte le lingue scritte derivano infatti da una lingua parlata e non viceversa;
  • Priorità ontogenetica, l’uomo impara prima a parlare e poi a scrivere e leggere, in alcuni casi c’è anche chi leggere e scrivere non lo sa fare;
  • Priorità logenetica, la scrittura si è sviluppata dopo diverso tempo rispetto al linguaggio e al parlato.

Inoltre il parlato presenta diversi vantaggi rispetto allo scritto: l’invio e la ricezione del messaggio avvengono quasi simultaneamente, non c’è l’interruzione di altre attività e consente la sua trasmissione anche in presenza di ostacoli.

La lingua scritta tuttavia è prioritaria a livello culturale e sociale: essa infatti è lo strumento di fissazione di molte importanti notizie ed informazioni ed è anche utilizzata a livello scientifico e negli studi generali. Lo scritto è nato appunto per mettere per iscritto la voce, tuttavia si è sviluppata secondo alcune sue regole: non è possibile infatti mettere per iscritto tutto ciò che si dice o si esprime.

Onnipotenza semantica

Una proprietà del linguaggio verbale umano è l’onnipotenza semantica: tramite la lingua è difatti possibile parlare, esprimere qualunque cosa: con la lingua è possibile dare forma a un qualsiasi contenuto. Tuttavia, essendo molto difficilmente provabile che effettivamente si può esprimere un qualsiasi contenuto attraverso il linguaggio, è più opportuno parlare di plurifunzionalità: con la lingua posso cioè esprimere moltissimi contenuti, essa è uno strumento di comunicazione per fornire informazioni, esprimere un pensiero, manifestare i propri sentimenti, instaurare rapporti sociali, ecc. È dunque uno strumento potentissimo.

Altre proprietà della lingua

  • Apertura, ovvero essa è un codice aperto che permette cioè di arricchire il lessico infinitamente;
  • Produttività, la lingua, soprattutto grazie alla doppia articolazione, consente la continua produzione di nuovi messaggi mai prodotti prima attraverso le diverse combinazioni di significante e significato; allo stesso tempo consente di combinare un messaggio “vecchio” a un contesto del tutto nuovo;
  • Ricorsività, uno stesso procedimento è riapplicabile un numero infinito di volte (teoricamente). Ad esempio da una parola posso ricavarne un’altra con l’aggiunta di un suffisso e così via per un numero infinito di volte. Il limite di questa regola non è nel sistema linguistico ma nel soggetto: egli infatti non riesce a processare e pronunciare frasi/parole con una lunghezza e complessità troppo ampia.
  • Distanziamento, la lingua è in grado di esprimere concetti lontani nel tempo, sia nel passato che nel futuro, non ha bisogno quindi necessariamente di stimoli per esprimere ad esempio un proprio bisogno. Il distanziamento consente sostanzialmente di poter parlare di un’esperienza in assenza di essa o dello stimolo che l’ha provocata.

Complessità sintattica

Una proprietà molto importante della lingua è la complessità sintattica: ovvero la disposizione di un segno linguistico di un elemento non è mai indifferente e nella trama sintattica vi sono anche altri aspetti con grande rilevanza nella trama sintattica (elementi che compongono la complessità sintattica), essi sono:

  • L’ordine degli elementi: solo l’ordine ci permette di capire chi compie un’azione (es. Giorgio picchia Giovanni, ci permette di capire chi picchia chi);
  • Le dipendenze che vigono tra gli elementi non continui;
  • Incassature e ricorsività;
  • Discontinuità, permette che elementi legati non siano uniti linearmente (es. Gallia est omnis divisa in partes tres).

Equivocità

Altra e ultima proprietà della lingua verbale umana è l’equivocità; il linguaggio verbale è infatti un codice tipicamente equivoco ovvero a un significato possono corrispondere più significanti e a un significante possono corrispondere più significati. Il che significa che il linguaggio crea corrispondenze plurivoche mentre un codice non equivoco crea corrispondenze biunivoche. Questa è una proprietà estremamente importante anche perché costituisce un vantaggio per il linguaggio: essa infatti consente l’eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua adattabilità a produrre e esprimere contenuti ed esperienze nuove.

Sincronia e diacronia

Devono poi essere distinti dei principi generali per l’analisi della lingua. Tra questi molto importanti sono la sincronia e la diacronia.

Con sincronia si intende studiare e analizzare la lingua in un “taglio” di tempo, come ad esempio nel periodo presente; un esempio di sincronia è descrivere il significato che le parole oggi hanno in italiano. La diacronia invece è lo studio della lingua nel suo sviluppo temporale, ovvero com’è nei diversi periodi di tempo; un esempio di diacronia è l’etimologia che si occupa di trovare la derivazione di una parola/di una lingua.

Livelli di analisi della lingua

Esistono nella lingua quattro livelli di analisi della lingua, alcuni di essi si preoccupano solo del piano del significante o del significato:

  1. Fonetica e fonologia, relativo al piano del significante;
  2. Morfologia, organizzazione del significante come portatore del significato;
  3. Sintassi, relativa all’organizzazione del significante come portatore del significato;
  4. Semantica, relativo al solo piano del significato.

Vi sono anche dei sottolivelli secondari di analisi della lingua e tra questi ci sono la grafematica, pragmatica e testualità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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