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Riassunto Berruto-Cerruti: La linguistica di Rya Hell

Capitolo 1 – Il linguaggio verbale

  • Linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue;
  • Linguistica storica, che si occupa dell'evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura;

Oggetto della linguistica sono dunque le cosiddette lingue storico-naturali, vale a dire le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora o nel passato (italiano, latino, germanico). Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano. La distinzione fra lingue e dialetti è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali.

Un segno è qualcosa che sta per qualcos'altro e serve per comunicare questo qualcos'altro. Comunicazione equivale a 'passaggio di informazione'. L'intenzionalità: si ha comunicazione quando c'è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell'informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; altrimenti, si ha semplice passaggio di informazione.

'Segno' è quindi l'unità fondamentale della comunicazione.

  • Indici (sintomi): motivati naturalmente/non intenzionali: basati sul rapporto causa effetto. (starnuto = "avere il raffreddore"; nuvole scure = "sta per piovere")
  • Segnali: motivati naturalmente/usati intenzionalmente (sbadiglio volontario = "sono annoiato"; lucina accesa di notte su una montagna = "segnalo la mia presenza")
  • Icone: motivati analogicamente/intenzionali: basati sulla similarità di forma o struttura, riproducono proprietà dell'oggetto designato.
  • Simboli: motivati culturalmente/intenzionali (colore nero/bianco = "lutto"; rosso del semaforo = "fermarsi")
  • Segni: non motivati: arbitrari, totalmente immotivati, basati su mera convenzione/intenzionali (es.: messaggi linguistici; suono al telefono di una linea occupata;

I segni linguistici, per esempio la parola gatto o la frase ho mangiato una mela, sono segni in senso stretto, prodotti intenzionalmente per comunicare. L’esistenza di un codice, un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede, permette al ricevente di capire il messaggio dell’emittente. Una parola è un segno, il segno unisce un concetto e un’immagine acustica (Saussure).

Proprietà di una lingua

La biplanarità, il fatto che ci siano due piani compresenti, cioè il 'qualcosa' e il 'qualcos'altro'. Il 'significante' è la parte fisicamente percepibile del segno (per esempio, la parola gatto pronunciata o scritta); il 'significato' (chiamato anche 'contenuto') è la parte non materialmente percepibile, l'informazione veicolata dalla faccia percepibile (nell'esempio, il concetto o idea di "gatto").

L'arbitrarietà, non vi è alcun legame naturale tra il significante e il significato. Il significante gatto non ha di per sé nulla a che vedere con l'animale gatto; nella natura di una cosa non c'è nulla che rimandi al suo nome. Dunque, i rapporti che ci sono - e che costituiscono il codice - non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione e sono arbitrari. Se i segni linguistici non fossero fondamentalmente arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili: le cose, cioè, dovrebbero chiamarsi gatto mao gatopiù o meno allo stesso modo in tutte le lingue (in italiano, in cinese, in spagnolo). Se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue Bello dovrebbero designare cose o concetti simili: anche questo è falso. (in italiano vuol bellum belly dire ‘bello’, in latino ‘guerra’, in inglese pancia).

La doppia articolazione consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi. Il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate (con lo stesso significato) per formare altri segni (prima gatt- -o, articolazione): e che recano ciascuno un proprio significato (rispettivamente "felino domestico" e "uno solo", singolare) e che sono suscettibili di comparire col medesimo significato in altre parole: gatt-i, gatt-e, gatt-ino, s-gatt-are. Le unità minime di prima articolazione si chiamano MORFEMI e non sono ulteriormente scomponibili. A un secondo livello (seconda articolazione), esse sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo: il morfema gatt- è scomponibile nei suoni (rappresentati nella scrittura da lettere) g, a, t, t. Tali elementi, che non sono più segni in quanto non hanno un significato (FONEMI) costituiscono le unità minime di seconda articolazione.

I segni linguistici possono essere trasmessi sia mediante il canale fonico, sotto forma di sequenza di suoni e rumori prodotti dall'apparato fonatorio umano, sia il canale visivo, sotto forma di segni. A tale proprietà si dà il nome di trasponibilità di mezzo. Il parlato è prioritario antropologicamente rispetto allo scritto. Tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono (o sono state) anche parlate, mentre non tutte le lingue parlate hanno anche una forma e un uso scritti: migliaia di lingue, soprattutto in Africa o in Oceania, non hanno una scrittura, non possiedono una convenzione di notazione grafica che permetta di usarle per la comunicazione scritta. Sono fattori storico-sociali a far sì che una lingua non venga scritta e non abbia sviluppato un suo codice grafico; ed è sempre possibile dotare qualunque lingua di un suo sistema di scrittura che ne permetta l'impiego scritto. Inoltre, l'importanza che risulta avere oggi per noi la scrittura è di data piuttosto recente, nello sviluppo storico dell'umanità: il parlato è nato prima dello scritto (priorità filogenetica). Ogni individuo umano impara prima, al momento della socializzazione primaria, e per via naturale e spontaneamente a parlare, e solo in un secondo tempo, e attraverso l’insegnamento specifico, a scrivere (priorità ontogenetica).

Quando è nato il parlato?

Si pensa che qualche forma embrionale di comunicazione orale con segni linguistici fosse già presente nell'Homo habilis e poi nell'Homo erectus (tre milioni di anni fa). Il linguaggio verbale era presente sicuramente nell'Homo neanderthalensis (100-50.000 anni fa) e nell'Homo sapiens sapiens. L’evoluzione del cervello dell’uomo, in primis la discesa della laringe e l’espansione del cervello, hanno favorito la nascita del parlato. Lo scritto ha priorità sul parlato: avere una forma scritta è un requisito indispensabile per una lingua evoluta; lo scritto ha maggiore importanza, prestigio e utilità sociale e culturale; è lo strumento di fissazione e trasmissione del corpo legale, della tradizione culturale e letteraria e del sapere scientifico; è il veicolo fondamentale dell'istruzione scolastica (importanza dell'alfabetismo); ha validità giuridica. Non tutti gli elementi del parlato hanno un elemento nello scritto corrispondente (uso delle maiuscole).

Proprietà dei segni linguistici è la linearità, cioè il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e/o nello spazio. Molti tipi di segni sono invece 'globali', cioè vengono percepiti come un tutto simultaneamente (gesti, colori del semaforo). Non è possibile decodificare completamente il segno, se non dopo che si siano attualizzati l’uno dopo l’altro tutti gli elementi che lo costituiscono. L’ordine in cui si susseguono le parti del segno è inoltre fondamentale per il significato del segno medesimo.

Per monodimensionalità si intende quando il significante si sviluppa in una sola direzione. Nella lingua il significato non varia in proporzione al variare del significante, né viceversa.

L’onnipotenza semantica sta a significare che con la lingua si può parlare di tutto. Per plurifunzionalità si intende che la lingua permette di effettuare molteplici funzioni: esprimere un pensiero, trasmettere informazioni, manifestare sentimenti o stati d’animo. Per questo motivo è stata introdotta una classificazione che identifica sei funzioni:

  • Emotiva: per esprimere sensazioni
  • Metalinguistica: per specificare aspetti del codice o calibrare il messaggio sul codice. La lingua di cui parla la metalingua viene chiamata lingua-oggetto. A tale proprietà viene spesso dato il nome di riflessività, che è prerogativa del linguaggio umano: non esistono altri codici che permettono di creare messaggi su sé stessi
  • Referenziale: per fornire informazioni circa la realtà esterna
  • Conativa: per fare agire in qualche modo il ricevente, ottenendo da lui un certo comportamento
  • Fàtica: per verificare e sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico fra i parlanti
  • Poetica: per esplicitare, mettere in rilievo e sfruttare le potenzialità del messaggio e i caratteri interni del

Per produttività si intende che con una lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi e parlare di cose nuove. Possibile grazie alla combinazione sempre nuova di significanti e significati, di messaggi già usati e situazioni nuove, alla doppia articolazione. Permette una combinatorietà illimitata di unità più piccole in unità via via più grandi e in numero teoricamente infinito.

Per creatività regolare, vale a dire una produttività infinita basata su un numero limitato di princìpi e regole in genere dalla forma semplice applicabili ricorsivamente.

Per ricorsività si intende uno stesso procedimento riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte: da una parola posso ricavarne un'altra mediante l'aggiunta di un suffisso e questa regola di suffissazione è ricorsiva; dalla parola ottenuta mediante aggiunta di un suffisso posso ottenere un'altra parola, più complessa, attraverso lo stesso procedimento di aggiunta di un suffisso (atto > attuale > attualizzare > attuabile).

Per distanziamento si intende la possibilità di una lingua di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo, nello spazio o in entrambi dal momento e dal luogo in cui si svolge l'interazione comunicativa o viene prodotto il messaggio, che differenzia il linguaggio umano da quello animale.

Per libertà di simboli si intende che i segni linguistici rimandano a, e presuppongono, una elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati dell'emittente, che inducano necessariamente ad emettere messaggi.

Ogni lingua è trasmessa per tradizione all'interno di una società e cultura, come uno dei fatti costitutivi della cultura. Le convenzioni che costituiscono il codice di una determinata lingua, le regole specifiche che ne costituiscono la norma, e il suo patrimonio lessicale passano da una generazione all'altra per insegnamento/apprendimento spontaneo, non attraverso fattori genetici. Il linguaggio culturale non è un fatto unicamente culturale: culturale/ambientale, che specifica quale lingua impariamo e parliamo, e innato, che fornisce la 'facoltà del linguaggio', cioè la predisposizione a comunicare mediante una lingua e le strutture portanti del linguaggio verbale. Se entro l'età di 11-12 anni un essere umano non è stato esposto a stimoli linguistici provenienti dall'ambiente culturale in cui vive, lo sviluppo della lingua è in pratica bloccato (prepubertà linguistica), allo stesso tempo l’apprendimento di una lingua avviene rapidamente.

Per complessità sintattica si intende che i messaggi linguistici, a differenza dei messaggi in altri codici naturali, possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale, con una ricca gerarchia di rapporti di concatenazione e funzionali fra gli elementi disposti linearmente. I rapporti tra gli elementi o parti del segno costituiscono la sintassi. Gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sono: ordine, dipendenze, incassature, ricorsività, la presenza di parti del messaggio che dànno informazioni sulla sua strutturazione sintattica (congiunzioni), la possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica (la lingua può ammettere che elementi o parti strettamente unite dal punto di vista semantico e sintattico non siano linearmente adiacenti).

Equivocità: la lingua pone corrispondenze doppiamente plurivoche fra la lista di significanti e significati:

  • A un unico significante possono corrispondere più significati;
  • A un unico significato possono corrispondere più significanti.

Questa caratteristica non costituisce un difetto della lingua, bensì un vantaggio: i possibili problemi derivanti dall’equivocità sono di solito immediatamente disambiguati dal contesto.

Lingua solo umana?

Due opzioni:

  • Lingua = caratteristica propria degli esseri umani
  • Lingua = caratteristica manifestata principalmente dagli esseri umani ma diffusa in maniera quantitativamente diversa in tutti gli esseri viventi

Idea generale: la facoltà verbale è specie-specifica dell’uomo ed è maturata come tale nel corso della sua evoluzione. Inoltre, solo l’uomo possiede le condizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale, vale a dire:

  • Adeguato volume del cervello (quantità e plasticità dei collegamenti interneuronali): permette la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione del sistema linguistico;
  • Conformazione del canale fonatorio a due canne (cavo orale e laringe): consente le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonica necessarie per la comunicazione orale.

Per dimostrare questa teoria sono stati svolti esperimenti di insegnamento di sistemi di comunicazione strutturati sul modello del linguaggio verbale umano ai primati più vicini all’uomo nell’evoluzione genetica, ovvero gorilla e scimpanzé.

Ne consegue che: i primati degli esperimenti producono delle combinazioni come risposta a uno stimolo a cui sono stati addestrati, il loro comportamento è privo di vera intenzionalità comunicativa (si tratterebbe infatti di imitazione) e la loro gestualità è per lo più un esercizio appreso per ottenere una ricompensa piuttosto che un reale comportamento linguistico.

La lingua è ‘un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi'.

Principi generali per l’analisi di una lingua

Distinzione tra diacronia e sincronia

Per diacronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica (etimologia: trovare la parola normalmente di un’altra lingua precedentemente esistente da cui essa deriva, e cercare di ricostruirne la storia e spiegare le modifiche eventualmente avvenute nel significante e nel significato).

Linguistica diacronica: perché le forme di una determinata lingua sono fatte così.

Per sincronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica (descrivere il significato che hanno oggi le parole in una determinata lingua, o studiare com’è la struttura sintattica delle frasi semplici di una lingua).

Linguistica sincronica: com’è fatta e come funziona la lingua, il sistema linguistico.

Distinzione fra sistema astratto e realizzazione

langue parole

Tre terminologie principali: e (Saussure), sistema e uso (Hjelmslev) e competenza ed esecuzione (Chomsky).

  • Con il primo termine si intende l'insieme di conoscenze mentali, di regole interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in una certa lingua e sono possedute in ugual misura come sapere astratto, e in genere inconscio, in ugual misura da tutti i membri di una comunità linguistica omogenea.
  • Con il secondo termine si intende invece l'atto linguistico individuale, vale a dire la realizzazione concreta di un messaggio verbale in una certa lingua.
  • Norma: filtro tra l'uno e l'altro, specifica quali sono le possibilità del sistema che vengono attualizzate nell'uso dei parlanti di una lingua in un certo momento storico.

Parole, uso o esecuzione, per essere messi in opera richiedono l’esistenza di langue, sistema o competenza, di cui sono in un certo senso l’esternazione.

Es. la formazione di nomi a partire da verbi con il valore di indicare l'azione del verbo, mediante il suffisso -azion(-e) oppure il suffisso -ament(-o) applicato alla radice verbale. Il sistema prevede, e ammette, sia l'uno che l'altro; ma nella norma vengono realizzate certe combinazioni ed escluse altre: da affìdare si ha affidamento (no *affidazione), da cambiare, cambiamento (no *cambiazione); in certi casi esistono entrambe le suffissazioni (significato leggermente diverso): -mento: mutare - mutamento/mutazione. In altri casi non si attualizza nessuno dei due suffissi, e il nome derivato dal verbo usa un lavare - lavaggio

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federica.c.dipinto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Ciconte Francesco.
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