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Economia e gestione delle imprese

I processi gestionali tra digitalizzazione e iper-competitività

Di: Amedeo Maizza

Riassunti: Carlotta Licci

Cap 1: L’impresa e il suo divenire

L’impresa vive in un contesto nell’ambito del quale, in quanto sistema economico-sociale, opera per raggiungere la sua suprema finalità di sopravvivenza, nel rispetto dell’efficienza. Dato che l’impresa instaura una serie di relazioni proprio per la sua sopravvivenza, il suo organo di governo deve essere capace di corroborare le relazioni positive, estinguendo/riducendo quelle dannose. Nella ricerca di consolidamento relazionale, appare assolutamente fondamentale che l’azione di governo sia rispondente alle attese dei sovra e sub sistemi con cui l’impresa interagisce.

Agire etico = necessario per perseguire forme di utile collaborazione

Corporate social responsibility

Bowen può ritenersi tra i primi autori ad interessarsi al tema (1950), considerando la responsabilità del businessman. Tale posizione conduce ad interrogarsi sulle diverse forme di responsabilità cui soggiace l’impresa; ecco quindi che nel 1970 si riconoscono 3 livelli di responsabilità:

  • Il primo di tipo economico (per la necessità di produrre valore e lavoro).
  • Il secondo di tipo ambientale (riguardante il rispetto dell’ambiente e dei temi ecologici).
  • Il terzo di tipo sociale, per il ruolo che l’impresa deve ricoprire per il progresso della società.

Da questi presupposti si sono sviluppati negli anni successivi ulteriori approfondimenti i quali, riconoscendo sempre maggiore rilievo agli obblighi sociali dell’impresa, hanno approfondito la teoria degli stakeholder, con cui si individuano i soggetti verso i quali è direttamente responsabile l’impresa.

Teoria degli stakeholder

Chi sono: qualsiasi gruppo o individuo che influenza o è influenzato dal raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione.

Possiamo inoltre distinguere due categorie:

  • Stakeholder primari: lavoratori, clienti, fornitori e finanziatori, ovvero soggetti che intrattengono rapporti contrattuali con l’impresa.
  • Stakeholder secondari: collettività locali, gruppi di opinione, partiti politici, ecc.

La responsabilità sociale può essere declinata in:

  • Responsabilità sociale in senso stretto: ovvero quella inerente alla ripartizione del valore economico creato tra gli stakeholder primari.
  • Responsabilità ambientale: vale a dire il compito dell’impresa di ripagare almeno i costi esternalizzati, posti cioè a carico dell’ambiente (ad esempio, per effetto dei vari processi di inquinamento).
  • Responsabilità comunitaria: quella connessa con la volontà (e non con l’obbligo) dell’impresa di contribuire al miglioramento del benessere dell’intera collettività e, in tal modo, all’innalzamento della qualità della vita.

Taylor e lo scientific management

One best way: ad ogni problema esiste sempre un’unica soluzione ottima, che può essere raggiunta mediante l’adozione di adeguati metodi scientifici di ricerca. La teoria si basa su 4 elementi:

  • Studio scientifico dei migliori metodi di lavoro.
  • Selezione e addestramento scientifico della manodopera.
  • Instaurazione di rapporti di stima e collaborazione tra direzione e manodopera.
  • Distribuzione uniforme del lavoro e delle responsabilità tra amministrazione e manodopera.

Declino dell’impresa fordista

Il declino è stato determinato da:

  • Cambiamento quantitativo e qualitativo della domanda con un incremento del grado di eterogeneità che, da indifferenziata ed ampia, diventa segmentata ed instabile.
  • Aumento della competitività che riduce progressivamente l’importanza delle barriere all’ingresso.
  • Avvio del processo di globalizzazione.
  • Diffusione delle nuove tecnologie che rendono l’informazione un bene disponibile e trasferibile con bassi costi.

Periodo post-fordista

Imprese Innovatrici: si collocano nel primo momento del processo di innovazione, accettando, a fronte dei benefici, anche i rischi di insuccesso derivanti da tale scelta. È necessario indagare per il contesto di riferimento.

Imprese Imitatrici: si collocano nella fase della diffusione dell’innovazione, intervenendo cioè nella maturità del prodotto e proponendosi così sul mercato con un prezzo di vendita inferiore. Queste imprese non destinano particolari risorse alla conoscenza del contesto.

Struttura organizzativa gerarchica nel fordismo

Il modello organizzativo di tipo gerarchico si basa su di una struttura molto rigida, propria della fabbrica industriale verticalizzata ed integrata, quale quella fordista. All’interno di tale struttura le informazioni procedono dall’alto verso il basso e lo spazio decisionale degli agenti diventa sempre più ristretto a mano a mano che si scende a livelli inferiori, fino ad annullarsi completamente nella pura esecuzione di procedure anonime. A partire dalla metà degli anni '60 il modello gerarchico ha trovato rappresentazione della cosiddetta piramide di Anthony (elevata divisione del lavoro, elevata parcellizzazione dei processi aziendali, elevata programmabilità delle variabili strategico-organizzative).

Il risultato, in termini di produzione di valore, dell’applicazione all’impresa fordista del modello organizzativo appena descritto, è un paradigma che potrebbe oggi essere definito meccanicistico-autoritario:

  • Meccanicistico perché tende a ridurre la complessità e limiti gestibili dalle macchine privandosi dell’intelligenza degli uomini coinvolti.
  • Autoritario perché il rapporto tra le diverse parti del sistema impedisce ai singoli soggetti impegnati all’interno dell’impresa di poter definire, anche solo comprendere, il senso del proprio lavoro.

L’impresa fordista è stata definita come un sistema designato a produrre e a centralizzare la conoscenza. Questo tipo di imprese si distingue da quelle dell’epoca precedente per lo sviluppo al proprio interno di una funzione cognitiva, la quale consente di accedere a un sistema di conoscenze specifiche sul prodotto, sui processi e sulla tecnologia che, non potendo essere fornite dal mercato, devono necessariamente essere prodotte.

Ecco che, con lo sviluppo del fordismo nel corso del 900, il baricentro si sposta dalla macchina all’organizzazione, che combina molte macchine in modo di volta in volta differenti, a seconda del contesto e del fine perseguito. Anche il territorio in cui si localizza la grande impresa diviene dunque diverso da tutti gli altri, in quanto inevitabilmente influenzato dal percorso evolutivo all’interno di esso compiuto dalla grande organizzazione.

D’altra parte, non è casuale il fatto che le aziende emerse dal paradigma fordista vengono identificate con un nome unico, molto più significativo rispetto ad astratte qualificazioni riguardanti la localizzazione, il settore di appartenenza o i prodotti offerti. Si pensi ad esempio alla Fiat.

Cap 2: Reti, distretti e territorio

Impresa rete

L’uso appropriato delle tecnologie dell'informazione consente alle imprese di ampliare il concetto di flessibilità organizzativa: modello reticolare, tipico dell’impresa post-fordista, in cui ogni modulo deve essere interconnesso con gli altri sotto il profilo informativo e non solo fisico.

Cosa riescono a fare? Le reti assolvono alla fondamentale funzione di rendere trasferibili le conoscenze complesse, attraverso l’organizzazione dei canali per la loro riproduzione allargata.

Per quanto attiene alla distribuzione del potere all’interno dell’impresa virtuale distinguiamo situazioni di:

  • Partecipazione paritaria.
  • Accentramento del potere in un’impresa dominante.

Impresa rete e rete di impresa

Impresa rete: indica, all’interno di un’aggregazione di imprese, l’attore dominante per numero di relazioni attive, importanza economica o tecnologica, dunque il centro di riferimento dell’aggregazione stessa ed il suo organo di governo stabile.

Nella rete di imprese, al contrario, non si riscontrano posizioni di potere da parte di un soggetto rispetto agli altri poiché, in questo caso, gli attori sono in genere simili per dimensioni, dotazione di tecnologia, capacità e competenze, posizione competitiva sul mercato di sbocco e, dunque, l’indirizzo della rete dipenderà dalla temporanea preminenza di conoscenze e competenze di specifici attori.

Si richiama la distinzione tra struttura fisica e struttura ampliata proposta da Golinelli: mentre con la prima si identifica il perimetro delle relazioni che l’organo di governo progetta di instaurare tra le componenti interne e l’impresa, la seconda vede il governo aprirsi verso soggetti giuridicamente distinti dall’impresa stessa.

Il concetto di impresa rete è spesso associato a quella di impresa virtuale, sviluppato per la prima volta da Davidow e Malone, che definiscono la virtual corporation come un network temporaneo di operatori indipendenti, avente l’obiettivo di condividere capacità, costi e accesso ai rispettivi mercati; Hale e Whitlam, invece, pongono l’accento sulla mutevolezza della struttura organizzativa e sulla capacità dell’impresa virtuale di riorganizzarsi sistematicamente in sincronia con le dinamiche ambientali; per Valdani la virtualità dell’impresa può essere riferita alla sua capacità di realizzare prodotti personalizzati in funzione di specifiche esigenze della domanda, nonché ai resi disponibili temporale, ovunque siano richiesti.

Per quanto attiene alla distribuzione del potere all’interno dell’impresa virtuale, la letteratura ha evidenziato l’esistenza di situazioni molto diverse, che vanno da condizioni di partecipazione paritaria a casi di accentramento del potere in un’impresa dominante. La prima posizione è quella assunta da Goldman et al, secondo i quali nel modello dell’impresa virtuale le risorse complementari possono essere efficacemente integrate se esse vi partecipano in misura paritaria. Chesbrought e Teece, invece, parlando di Virtual companies, non si riferiscono al network, bensì all’impresa guida del network stesso, ritenendo che le imprese virtuali di successo siano quelle poste al centro di una rete di imprese autonome e che utilizzano detta rete, operando un Leverage delle competenze.

Il rapporto di rete si fonda sulla cosiddetta “forza dei legami deboli”. Il legame è “debole” poiché non impone un obbligo o una condizione di irreversibilità tale da impedire la libertà di movimento o di scelta ai soggetti coinvolti. Tale libertà dà forza ai legami deboli interni alla rete, che dunque le parti non tentano di sciogliere, bensì di governare, affinché possano essere riprodotti nel tempo, diventando sempre più efficienti ed affidabili.

Vantaggi: ridurre il costo di rischio ed il rischio della produzione di conoscenza stessa.

Mutamento dei confini (i confini, da proprietari, diventano cognitivi: per stare in una rete, l’impresa deve investire in sistemi di comunicazione, di logistica, di garanzia).

I vantaggi sono:

  • Rende l’impresa più adattabile alla complessità ambientale, la quale assume il ruolo di variabile competitiva poiché genera il differenziale tra i competitors.
  • Ripartisce l’investimento tra le diverse entità, stimolando la specializzazione e lo sviluppo della conoscenza, nonché la ricerca di collaborazione su specifici progetti.
  • Determina maggiore autonomia nella definizione delle proprie linee strategiche e nell’individuazione dei partners.
  • Genera miglioramento della qualità e riduzione del time to market.

Flessibilità della governance

È evidente come il cambiamento sia diventato una costante del mercato, che impone alle imprese capacità di rinnovamento. Capacità del management di anticipare, ovvero di promuovere e creare nuove tendenze nel mercato. D’altro canto, la razionalità del comportamento imprenditoriale risiede nel rispetto di quella condizione basilare che è la regola dell’efficienza economica, cui tutte le scelte ed i comportamenti aziendali devono sottostare.

La governance deve riuscire a far condividere gli obiettivi dell’organizzazione a tutte le sue componenti, cercando di ampliare sempre più la rete di connessione, ciò richiede al management capacità relazionali forti.

Riferimenti normativi:

  • Art. 76-bis Legge 133/2008 definisce le “Reti di imprese” come «libere aggregazioni di singoli centri produttivi coesi nello sviluppo unitario di politiche industriali, anche al fine di migliorare la presenza nei mercati internazionali».
  • Articolo 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 5/2009, convertito in legge con L. 33/2009, è stata introdotta in Italia la disciplina del contratto di rete, un accordo cioè che coinvolge più imprenditori in attività economiche e progetti comuni, allo scopo di accrescere reciprocamente la propria capacità innovativa e la competitività sui mercati.
  • Con la legge n. 99/2009, il contratto di rete è, poi, divenuto un contratto a struttura “aperta”, al quale possono aderire tutte le imprese, sia individuali che collettive, di persone o di capitali, con o senza scopo di lucro, senza limiti di dimensioni e senza vincoli di localizzazione territoriale o di settore, secondo modalità di adesione predeterminate e stabilite nel contratto stesso.

Il distretto

Il distretto è un insieme di attori locali (imprese, persone, istituzioni, ecc.) operanti nell’ambito della medesima filiera ed area geografica, ed aventi schemi comportamentali simili o complementari (Becattini, 1979). Detta contiguità, oltre a generare sinergie operative, riesce a realizzare un patrimonio conoscitivo che è stato definito conoscenza contestuale (per distinguerla dalla conoscenza codificata, potenzialmente accessibile da qualsiasi soggetto economico), ovvero presente in un determinato contesto, quindi disponibile soltanto per coloro che vi operano.

Il distretto comporta dei vantaggi per il territorio, in quanto l’offerta diventa così unica e può operare in una logica di focalizzazione del mercato, cercando di rendere assolutamente inimitabili i propri prodotti, i quali valgono non soltanto in quanto tali, ma anche in quanto rappresentano una parte del loro territorio d’origine.

Il territorio in questa dimensione non è dunque un mero contenitore ma assorge al ruolo di agevolatore/coordinatore delle risorse e delle attività economiche in esso presenti, il tutto in un’ottica di armonizzazione con le tradizioni culturali e naturali del luogo stesso.

Il caso Toyota e la produzione snella

Toyota Production System: grazie all’abbandono della produzione in serie a favore di un’organizzazione dinamicamente orientata alla produzione di piccoli lotti. È in Toyota che viene concepita e implementata la filosofia di gestione della produzione nota come “produzione snella” caratterizzata da flessibilità. Si tratta di un sistema gestionale che si serve di una serie di tecniche di strumenti utilizzati nei processi aziendali per ottimizzare il tempo, le risorse umane, la produttività ed al tempo stesso migliorare il livello qualitativo dei prodotti e servizi offerti al cliente.

Al fine di rispondere in maniera sincrona alla domanda è indispensabile che la produzione sia capace di modificarsi rapidamente: uno dei pilastri del Toyota Production System è il Just in time ovvero una modalità di gestione della produzione, in virtù della quale nel corso dell’assemblaggio ciascun componente arriva alla linea di montaggio nel preciso momento in cui ce n’è bisogno e solo nella quantità necessaria.

È necessario pensare all’inverso, concepire cioè un processo produttivo che va a ritroso, non da monte a valle, come solitamente avviene, bensì da valle a monte, implementando così un sistema di tipo pull, in cui ogni stazione si rivolge alla precedente per chiedere i pezzi di cui è strettamente bisogno, nella quantità e nel momento necessari, e la stazione precedente dovrà produrre esattamente quanto richiesto. Ogni legame nella catena del just in time è collegato e sincronizzato.

Accanto al just in time, il secondo pilastro fondamentale nel sistema di produzione Toyota è il cosiddetto Jidoka, cioè auto-attivazione: si tratta di un sistema di blocco automatico di una macchina operatrice, nel caso di anomalie o di malfunzionamento. È un tipo di strategia di gestione integrata della qualità, che prende il nome di Total Quality Management (produzione produrre bene sin dalla prima volta).

Poiché possono generarsi i vantaggi del distretto, risulta necessario che all’interno del network si instauri un clima di fiducia tra gli attori tali da garantire non soltanto il governo delle transazioni quindi dei prezzi, ma anche rispetto di regole comportamentali e condivise dal gruppo. In ciò, probabilmente, si sostanzia la peculiarità e la forza dei distretti all’interno dei quali, infatti, meno frequentemente rispetto alle forme aggregative, si sono riscontrati comportamenti sleali. Questi ultimi minano non soltanto il singolo ma la reputazione dell’intero aggregato.

Golinelli: ruolo dell’impresa rete.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottalicci9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Maizza Amedeo.
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