14.02 lezione 1 gli studi culturali
Concetto di cultura
- Cultura concetto ampio e ambiguo, secondo alcuni antropologi è un comportamento sociale, per altri è l'astrazione di un comportamento, per altri un ambito prettamente teorico, per altri antropologi si può includere anche discipline o ambienti come artigianato, musica, moda, ballo ecc.
- Rappresenta cultura opere letterarie, cinematografiche, concetti elaborati, artigianato, musica, credenze popolari.
Edward Burnett Tylor
Definizione di cultura di Edward Burnett Tylor (antropologo, 1832-1917), dice: “la cultura o civiltà intesa nel senso etnografico è l'insieme complesso che include conoscenze, credenze, morale, arte, diritto e qualsiasi capacità e abitudine dall'uomo in quanto membro di società”.
Questa definizione la dà nel suo studio la cultura primitiva 1871, è una definizione di cultura per noi valida.
Come si fa a dire se è valida?
- Perché è un insieme complesso, a noi non interessa concentrarci sulla cultura ricercata, è un insieme che comprende vari ambiti della società. Ci interessa sia un'abitudine acquisita attraverso l'habitus e in quanto membro di una società, avremo a che fare con individui che sono espressione della società a cui appartengono.
Cosa apprendiamo dalla sua definizione?
- Si definisce la cultura come l'insieme di abitudini che una persona acquisisce.
- Non è un patrimonio di conoscenze, ma è un insieme di comportamenti.
Ricerca sul campo e antropologia
Ricerca sul campo.
- Per apprendere una cultura dobbiamo fare riflessività.
- La nostra è una disciplina dialogica che implica forti dosi di riflessività: l'osservare pratiche culturali diverse porta a riflettere sui propri comportamenti, si instaura un dialogo tra la propria cultura e quella degli altri.
- Traduzione concettuale: la nostra disciplina di mediatori è un lavoro di traduzione concettuale, bisogna assimilare concetti e trasmetterli alle altre persone con cui stiamo stabilendo mediazione. L'oggetto privilegiato del nostro studio diventeranno le differenze che si verificano tra idee e comportamenti di diverse comunità umane.
Avvicinamento all’antropologia
- Ricerca sul campo.
- La nostra è una disciplina dialogica con una grande dose di riflessività.
- Pratica di traduzione concettuale.
Cosa si intende per cultura?
- Insieme di modi diversi con cui i gruppi umani, che condividono idee e comportamenti e spazi, affrontano il mondo.
- Complesso di modelli collegati ai processi educativi.
Acculturazione, ciò che stiamo mettendo in pratica è un processo di acculturazione, un processo di crescita che avviene quando due culture si incontrano. Gli esseri umani non si rapportano con una sola cultura, quella a cui appartengono, ma necessariamente ci costruiamo come esseri umani grazie alle differenze delle altre culture. Si comprende il senso dell'esperienza e della vita di un gruppo di persone o popoli, nel confronto con l'esperienza e la vita e le idee di altri popoli o gruppi di persone nello stesso contesto.
Caratteristiche generali della cultura
- Operatività: mette la persona nella condizione di agire in relazione ai propri obiettivi adattandosi all'ambiente naturale e sociale che circonda la persona, ci si predispone ad affrontare il mondo acquisendo abitudini culturali. Bourdieu li chiama Habitus, introiettando gli habitus acquisiamo e interiorizziamo insiemi di predisposizioni, schemi o modelli che danno notizie sulle azioni/sentimenti di una persona o gruppi di persone, non relativi a una nazione o regione ma alle classi sociali.
- Selettività: questi modelli di comportamento che introiettiamo non sono solo acquisiti ma selezionati, la selezione si esercita per accogliere elementi culturali compatibili con quelli in vigore ma anche per bloccare quelli incompatibili, la selettività indica i gradi di apertura nei confronti delle altre culture.
- Dinamicità: conseguenza della selettività, i processi di selezione implicano che le culture non siano statiche, e immutabili ma che cambino nel tempo come conseguenza delle selezioni operate.
- Differenziata e stratificata: non è fissa o unica, ma è diversa a seconda dell'epoca e degli individui che la costituiscono.
- Comunicatività: la cultura esiste in virtù della capacità umana di trasmettere dei messaggi e quindi di comunicare. Per essere compresi, i modelli culturali, vanno condivisi, e per poter essere comunicati devono essere riconosciuti come parte di un sistema di segni condivisi. Questo provoca delle conseguenze: da una parte questo non significa che i segni debbano essere fissi e ripetibili all’infinito ma che possano cambiare e quindi, questa caratteristica di mancanza di fissità obbligatoria di questi segni, portano alla creatività.
- Creatività: ha riscontro in alcune caratteristiche del linguaggio:
- Universalità semantica, esempio: vergüenza ajena = sentimento di imbarazzo altrui, tutte le lingue danno informazioni relative a qualsiasi evento. Non esistono parole univoche per ciascuna lingua per esprimere questo argomento di cui si vuole parlare, parole intraducibili in altre lingue.
- Produttività infinita, dato un evento non c’è nulla che predice cosa lo potrà seguire, non è prevedibile. Esiste un altro tipo di creatività culturale che consiste nell’emersione di nuovi significati che modificano il modo di intendere le cose. La cultura controlla sempre questa creatività perché deve far sì che i cambiamenti siano riconoscibili e accettabili all’interno della cultura stessa. La cultura possiamo assimilarla a un concetto economico. La cultura, per Bourdieu, è come se fosse un capitale che viene tramandato ma che deve sempre essere salvaguardato e che deve essere accresciuto continuamente.
- Olismo: olistica, i vari modelli culturali non sono indipendenti tra loro, anzi, interagiscono collegandosi gli uni con gli altri quindi creando un insieme complesso della cultura.
Concetti chiave
Concetti chiave: in genere quando si pensa in astratto a una cultura si pensa a cultura in termini di gruppo egemone, si pensa immaginando comportamenti che ci sembrano ovvi naturali perché sono socialmente prevalenti, il concetto di gruppo egemone ci porta a identificare gruppi non egemoni, non tutti i gruppi culturali rappresentano l'egemonia di quella cultura, in tutte le culture c'è una cultura egemonica. La cultura subalterna è quella dei ceti subordinati.
Definizione di cultura Raymond Williams
Definizione aggiuntiva di Raymond Williams (tra i fondatori degli ‘studi culturali’, 1921-1988): «La cultura include l’organizzazione della produzione, la struttura della famiglia, la struttura delle istituzioni che esprimono o che guidano le relazioni sociali e le forme caratteristiche che i membri di una società usano per comunicare tra loro».
Raymond Williams: ci interessa questa definizione perché gli studi che avvia insieme a Richard Hoggart e Stuart Hall, si propongono di indagare tutti i momenti in cui la voce dei gruppi minoritari viene esclusa dalla narrazione ufficiale, che è quella del potere dominante: agli Studi Culturali interessa: perché intendiamo per cultura quella dei gruppi dominanti? Perché tutte le altre piccole culture non hanno lo stesso livello? E perché producono meno capitale?
Insieme ad altre figure chiave – Richard Hoggart e Stuart Hall – si pone un problema: indagare i momenti in cui la voce dei gruppi minoritari viene esclusa dalla narrazione ufficiale, che è quella del potere dominante.
Ci sono, all’interno di tutti i gruppi sociali, dei gruppi intimamente collegati alla produzione, denaro e capacità di acquisto e al potere decisionale, questi sono i gruppi egemonici, che comandano, quindi cultura del potere dominante. Gli studi culturali derivano da studi Marxisti.
Caratteristiche e obiettivi degli studi culturali
- Studio delle pratiche culturali e della loro relazione con il potere; obiettivo principale esporre ed esaminare il modo in cui questo potere dà forma alle pratiche culturali.
- Collegamenti con il contesto sociale e politico. Gli Studi Culturali non sono semplicemente lo studio della cultura come se questa fosse un'entità separata dal contesto sociale e politico. L'obiettivo degli Studi Culturali è quello di comprendere la cultura in tutta la complessità delle sue forme e analizzare il contesto politico e sociale in cui si manifesta.
- Funzioni della cultura: oggetto e spazio di studio. Negli Studi Culturali, la cultura svolge sempre almeno 2 funzioni: è al tempo stesso oggetto di studio e anche spazio di studio, perché è lo spazio in cui si situano la critica e le azioni politiche. Ciò vuol dire che gli Studi Culturali si propongono di essere un'impresa e di fare azioni intellettuali e pragmatici, vogliono fare qualcosa concretamente con la cultura che stanno studiando in quanto dentro questo spazio ci si può muovere concretamente per fare qualcosa.
- Esporre e conciliare la divisione della conoscenza per superare la differenza tra le forme di conoscenza tacita e obiettiva. Cercano di esporre e conciliare la divisione della conoscenza per superare una differenza tra le forme di conoscenza tacita, cioè ciò che incameriamo inconsciamente, è la conoscenza intuitiva e fondata sulle culture locali e familiari, e obiettiva, nozioni, conoscenze universali condivise da tutti. Arriva un punto in cui queste conoscenze entrano in collisione, c'è attrito tra la conoscenza interiore e quella obiettiva.
- Impegno civico. Attraverso la concretezza nelle azioni, che possono fare gli Studi Culturali, essi si impegnano in un giudizio morale nella società moderna: cercano di ricostruire socialmente gli oggetti di cultura attraverso un coinvolgimento politico critico, ossia ci si pone domande su cose che non funzionano e attraverso esse ci si lascia coinvolgere politicamente al fine di migliorarle. In questo modo, gli Studi Culturali si propongono quindi di comprendere e di cambiare le strutture di dominio ovunque, ma soprattutto nelle società capitaliste industrializzate e ormai neo-liberiste.
- "Compromesso" = impegno di qualsiasi tipo, militanza.
Strumenti degli studi culturali
Per capire che metodo utilizzano gli Studi Culturali, abbiamo bisogno dei seguenti strumenti:
1. Avere sempre chiaro il concetto di segno. Caratteristiche:
- Forma concreta, significante, può essere scritta, grafica, ecc.
- Riferimento all’associazione mentale di senso, significato, si riferisce sempre a qualcosa di diverso da sé stesso, cioè l'entità a cui si riferisce il segno è il significato.
- Essere riconosciuto come segno dalla maggior parte delle persone, altrimenti non si riesce a cogliere il suo significato.
Estendere il concetto linguistico e semiotico di ‘segno’ all’ambito culturale. Sono segni anche gli habitus che una persona ha: il modo in cui porta i capelli, la moda ecc.
2. Concetto di rappresentazione, soprattutto la rappresentazione dell’alterità. Il processo e i prodotti che danno ai segni il loro significato specifico nell'ambito culturale, danno luogo alla rappresentazione. Attraverso quest'ultima, quindi il modo in cui ciascuno mette in pratica i segni di cui si fa portatore, e li rende riconoscibili al suo gruppo sociale e agli altri gruppi sociali, i concetti astratti ed ideologici ricevono una forma concreta. Negli Studi Culturali ha un'importanza fondamentale la rappresentazione dell'altro, concetto di "alterità", il quale è un'entità rappresentativa diversa dall'io, un'entità la cui rappresentazione culturale non risponde al genere, al gruppo sociale, alla classe o alla cultura di ciascuno di noi.
3. Tutti questi concetti si riuniscono nella nozione di discorso. Il luogo in cui il segno, che diventa rappresentazione, si manifesta a livello pratico è la nozione di discorso: questo consiste in un gruppo di idee, prodotte culturalmente o socialmente, che contengono segni e rappresentazioni e quindi contiene idee, che attraverso una forma riconoscibile, descrivono la relazione con gli altri e la relazione di potere che si instaura con questi altri.
Una cultura manifesta i segni caratteristici e li rende riconoscibili al gruppo.
Esempio di discorso egemonico vs discorso minoritario
Esempio di discorso egemonico vs discorso ‘minoritario’, premessa.
Premessa: il plurilinguismo della Spagna è caratteristica così dominante tant'è che è sancita nella Costituzione spagnola 1978. L'articolo 3 prevede che il Castigliano sia la lingua ufficiale dello Stato, per cui tutti devono conoscerla e hanno il diritto di usarla.
Le altre lingue co-ufficiali, invece, sono ufficiali nelle rispettive Comunità Autonome: per ciascun atto pubblico le comunicazioni possono essere riportate anche nella lingua co-ufficiale della regione in questione.
Costituzione spagnola 1978 «Artículo 3:
1. El castellano es la lengua española oficial del Estado. Todos los españoles tienen el deber de conocerla y el derecho a usarla.
2. Las demás lenguas españolas serán también oficiales en las respectivas Comunidades Autónomas de acuerdo con sus Estatutos.
3. La riqueza de las distintas modalidades lingüísticas de España es un patrimonio cultural que será objeto de especial respeto y protección».
Le altre lingue co-ufficiali delle Comunità Autonome spagnole sono:
- Galizia - gallego.
- Paesi Baschi - vasco/euskera.
- Cataluna - catalano con la variante del valenciano per la comunità Valenciana.
- Isole baleari - catalano.
- Castiglia - castellano.
Unità 1
La memoria negli studi culturali
Studio della memoria: importante spostamento di interesse nel campo della cultura dall’olocausto. Fino a quel momento era il futuro, l’idea di integrare il concetto di modernità con il progetto di futuro. Con l’olocausto gli studi culturali sentono il dovere militante di abbandonare questo territorio così tutelato, il futuro, per riservare un’attenzione al passato. L’attenzione degli studi culturali si rivolge al passato, non studiano la storia ma assumono, come oggetto della loro indagine, la soggettività.
- La soggettività, individuale o collettiva, cerca di rendere conto del momento in cui l’esperienza vissuta diventa Storia. Centrali due elementi:
- La testimonianza, tramandata per via orale, persona singola o il gruppo di persone che possono tramandare oralmente l’evento storico che hanno subito o di cui sono state vittime.
- Commemorazioni pubbliche, che diventano legittimazioni.
Negli studi culturali distinzione tra:
- Ricordo: relazione con il passato di natura privata, intima, appartiene a un gruppo di poche persone.
- Memoria: relazione con il passato, ma l’esperienza è condivisa da una comunità più ampia di persone; di norma, la relazione si stabilisce con un evento traumatico del passato. Memoria che provoca grandi ripercussioni sull’opinione pubblica. Normalmente le persone che formano questo gruppo ampio non si conoscevano prima dell’evento traumatico che le ha accomunate e ha generato quella memoria. Per questo si può parlare di memoria condivisa: rete pubblica di riconoscimento di un passato traumatico proposto tramite mezzi di comunicazione di massa a una comunità più ampia per far sì che la memoria ridotta entri a far parte del discorso ufficiale di una nazione, della sua storiografia. La memoria diventa l’elemento di passaggio tra il ricordo intimo e un ricordo che diventa condiviso e che deve diventare pubblica.
- Storia: intesa come disciplina scientifica che unisce fonti della storiografia e testimonianze. Deve emanciparsi dal fornire solo una storiografia ufficiale e integrare anche documenti e testimonianze che possano creare una narrazione dello Stato sempre più estesa ed eterogenea, che consentono il passaggio ad una testimonianza che renda conto anche dei traumi che una comunità ha subìto.
Concetti correlati
- Memoria storica: sforzo cosciente della comunità di recuperare un evento traumatico del passato e riconoscerlo con un rispetto speciale perché si presume che non sia stato considerato con la giusta misura dalla storia ufficiale. Quindi attraverso la memoria condivisa si recuperano frammenti di tempo che non sono ancora stati considerati. La memoria di un evento traumatico può trasformarsi in memoria storica soltanto se a livello politico-istituzionale esiste la volontà di riconoscere quel trauma specifico, che ha generato la memoria, come un'offesa profonda che ha lacerato l’esperienza umana incomprensibilmente. È difficile per il pensiero giustificare il motivo che ha portato a quel trauma.
- Post-memoria: trasmissione intergenerazionale della memoria traumatica. Memoria che si protrae attraverso la memoria delle persone, mantenuta in vita attraverso le generazioni. Quando accade un evento storico di grande portata, noi ci ricordiamo esattamente cosa stessimo facendo in quell’esatto momento.
Premesse per capire il grande trauma della contemporaneità spagnola
Grande trauma del ‘900: guerra civile, 1936-39.
- Eventi:
- Costituzione del 1876. Fu un punto di stabilità istituzionale della restaurazione borbonica. Il trono di Spagna viene recuperato da un membro della famiglia dei Borboni. Si cerca di avviare uno stato liberale grazie alla spinta della rivoluzione industriale.
- Turnismo: alternanza pacifica tra due partiti politici: partito conservatore, Castillo, vs partito liberale.
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