Letteratura spagnola
Le forme di poesie d'amore dal medioevo ai giorni nostri
Diverse tipologie dell'amore
Amor cortese: amore profano diretto ad una donna e non a Dio. Si avvale di un repertorio di metafore tipiche dell’amore sacro. Si basa su una metafora centrale: donna angelicata, vista come essenza divina e non umana, compara la donna con Dio. È sostanzialmente un amore platonico che non comporta un amore erotico ma simbolico.
Amore mistico, sacro: non si rivolge ad una donna o uomo ma direttamente a Dio, si avvale di un linguaggio proprio dell’amor profano, metafora di Dio come l’amato. Si parlerà dell’amore di Dio con un linguaggio erotico, lo stesso che si utilizzerebbe per rivolgersi alla persona amata.
Amore anti cortese: nasce nel '600 (barocco). Amore puramente erotico e non platonico, mira unicamente alla possessione fisica dell’amata. È il caso di Don Juan Tenorio, il seduttore per antonomasia che fa della donna oggetto di un collezionismo, al contrario dell’amante cortese. Presente in tutta la letteratura comica, dove si mettono in scena amori basati su tradimenti. Ha una particolare specificità l’amore fisico che contempla anche l’erotismo; mentre nell’amor cortese il soggetto poetico è sempre un uomo e l’oggetto dell’amore è sempre una donna, la poesia popolare mette in scena anche il protagonismo femminile. Anche lei può esprimere i suoi sentimenti di amore: “canción de mujer”, tema principale dell’abbandono, i motivi non sono sempre specificati.
- Amore nella poesia popolare: all’interno della categoria dell’amore carnale c’è anche l’amore che trova la sua espressione nella poesia popolare spagnola. Il modello d’amore che emerge è quello fisico, erotico; in questo senso si differenzia dall’amor cortese e in più l’io poetico è espresso frequentemente da una voce femminile.
Amore romantico: come l’amore cortese, è un amore irraggiungibile e privo di un esito felice, ostacolato da tipologie sociali o religiose incompatibili, è presente un personaggio antropomorfo come destino o fatalità. L’amore romantico viene definito e quanto più è ostacolato, tanto più è forte e passionale. L’amante cortese, per quanto soffra, cerca di non mostrare il suo sentimento, l’amante romantico non controlla i suoi sentimenti, trova nella morte la soluzione ai suoi mali. È un amore che riscatta la componente carnale; si ama con l’anima e con il corpo, diversamente dall’amor cortese, vi è una componente erotica ed è un amore, sebbene ostacolato, condiviso.
L'amor cortese (1100-1600)
Si tratta di una tipologia letteraria d’amore che nasce intorno al 1100, XXII secolo, in Provenza e quindi il nome deriva dalla lingua provenzale (inizialmente il suo nome era Fin amors). Conosce una straordinaria espansione in tutta Europa, in particolare in Italia e Spagna, ma anche un’espansione cronologica; nasce nel medioevo ma continua a dettare legge fino al 1600, Barocco. Si adatta a seconda delle diverse tradizioni nazionali e del periodo.
La prima considerazione che spicca pensando ai fattori di espansione dell’amor cortese è che la globalizzazione non è qualcosa che appartiene solo alla società postmoderna; infatti la prima è avvenuta nel medioevo con questo modo di rappresentare l’amore grazie ai trovatori, dei nomadi della letteratura che giravano di corte in corte cantando e recitando queste opere e si fecero veicoli di diffusione di questo modello culturale. Diffondendosi in varie nazioni, l’amor cortese trova adattamenti nazionali, ogni paese acquisisce questo modello attraverso delle sfumature diverse; sono adattamenti nazionali ma seguono anche lo sviluppo della cultura nel corso dei secoli.
Schema basico
Il protagonista (voce narrante) è un giovane scapolo che si innamora di una dama sposata, con rango sociale elevato e per questo irraggiungibile, molto spesso non sa di essere oggetto di questo amore perché il protagonista la ama segretamente, in quanto sa di non poter ambire alla sua unicità, si accontenta di amarla platonicamente. Si parla comunque di un amore adultero, rivolto ad una donna sposata.
Ideario, sistema di valori
L'amore è concepito come vassallaggio, il protagonista si considera servitore (vassallo) della sua dama che chiama al maschile (mi señor) perché alla donna viene riconosciuto un ruolo predominante. Il vassallo viene rifiutato ma accetta quasi masochisticamente il suo rifiuto, l’unica ricompensa che si aspetta l’amante per il suo amore è proprio quello di dover soffrire per la sua dama, accetta di avere un amore disinteressato perché si ritiene che amare quella dama sia un modo per nobilitarsi, per elevare lo spirito. Questo produce il paradosso della pena deleitosa, bendito sufrir. L’amante vassallo poi si tramuta in martire, alla dama si rivolge con espressioni di carattere religioso (donna angelo), quindi divinizzazione della donna e spiritualizzazione dell’amore. Proprio per questa metafora religiosa, l’amor cortese è definito come religione d’amore. La donna è una protagonista in absentia e non si esclude il fatto che l’amante invochi la morte in quanto liberazione della sofferenza.
Non è un pensiero blasfemo perché l’uomo del medioevo viveva in un rapporto totalmente intimo con il sacro che queste manifestazioni erano più tollerate, c’era una sorta di simbiosi con la vita religiosa. Per quanto irraggiungibile e platonico, questo amore rappresenta una forza antisociale in quanto legittima un sentimento adultero e produce un’inversione di ruoli nell’uomo che si converte in schiavo e la donna che si converte in “diosa” “carcelera”, possiede fino ad incarcerarlo il cuore dell’uomo. Nella realtà la donna non aveva nessuna rilevanza sociale mentre nella finzione era signora e padrona.
Teorie di Ortega
L’amor cortese ebbe una portata civilizzatrice, l’uomo non è più un predatore e conquistatore che vede nella donna una preda sotto l’impulso dell’istinto sessuale ma è un prigioniero di quella donna, tramuta il suo istinto sociale in un desiderio spirituale. Rappresentazione dei sessi sarebbe la rappresentazione degli ideali maschili pensati dalla donna, ecco quindi che la poesia li ritrae così, nonostante le donne all’epoca non intervenissero nell’opera letteraria. Questa concezione viene accettata da tutti i poeti dell’epoca, venendo a costituire un vero e proprio manierismo, un luogo comune di stereotipi di tutti gli uomini colti, a scapito della sincerità dell’ispirazione.
Aspetti formali
La prospettiva è maschile, il soggetto poetico è sempre l’amante. Chi esprime i propri sentimenti, pene e stati d’animo è sempre l’amante. La dama tace, rimane sempre dietro le quinte; è protagonista ma in absentia, è una presenza virtuale e non si riesce a vedere perché il poeta non la descrive fisicamente.
Aspetti stilistici della poesia cortese
Abbondano le figure retoriche di tipo concettista, si basa su paradossi, antitesi, giochi di parole, contorcimento concettuale che serve ad esprimere lo stato d’animo dell’innamorato, molto conflittuale e contraddittorio, dove lotta costantemente la ragione e il controllo contro il desiderio e il “descontrol”.
Tono della poesia
È un tono introspettivo, si basa sull’autoanalisi e la fenomenologia dell’amore. È una minuziosa indagine del sentimento, esplora le gallerie dell’anima e, in qualche modo, è priva di interesse per la realtà esterna: non esistono riferimenti paesaggistici (al contrario della poesia romantica), non è soltanto disinteresse per l’ambiente ma anche per la realtà fisica della donna, si parla della sua bellezza ma non viene poi concretizzata con un ritratto (differenza tra canone dell’amor cortese in Italia, dove Petrarca ritraeva il volto della donna con lo Stilnovo e l’amor cortese in Spagna. Se è vero che la bellezza femminile è il modo di Dio di rappresentarsi in terra, deve riflettere le sue caratteristiche (bianco, luce divina). Questo amore introspettivo si basa sulla personificazione delle idee e dei sentimenti. Inoltre lo Stilnovo estremizza la rappresentazione della donna che diventa guida spirituale, mentre in Spagna questo avviene con meno intensità e queste poesie si trasmettono attraverso canzonieri collettivi, raccolte poetiche che accolgono la poesia di vari autori (al contrario del Canzoniere di Petrarca), infatti non c’è una personalità di spicco.
Jorge Manrique, Es amor tan fuerte
Poeta del XV secolo. È una poesia che cerca di descrivere il sentimento amoroso, basata su antitesi e giochi di parole. Nella prima strofa si sottolinea la lotta tra la ragione (seso) e la passione, quindi l’amore con la sua forza determina la sconfitta della ragione e del soggetto poetico che viene privato delle sue facoltà razionali. L’amore sconfigge la ragione, che cede fino a convertirsi in suo alleato. È presente un uso del linguaggio bellico, quindi vi è una netta associazione tra amore e guerra, uso di una figura retorica “derivatio”, ovvero la ripetizione di uno stesso termine variato nella sua stessa forma (fuerza, fuerte, forzoso); lo stesso lessema è interessato anche da “dilogia”, consiste nell’usare una stessa parola con significati diversi (forza del primo verso si riferisce ad una capacità fisica, nel secondo verso si riferisce ad un’azione; il “chiasmo” è una ripetizione invertita (porfia forzosa, forza porfiosa). Quale funzione espressiva ha questa insistente ripetizione? Serve a mettere in risalto la forza dell’amore, tale da convertire la ragione in alleato d’amore.
Nella seconda strofa è presente il “parallelismo” tra frasi che hanno la stessa struttura e molto spesso si accompagna all’anafora, ovvero la ripetizione del segmento iniziale della frase, “concatenazione” ripetizione dell’ultima parola del verso precedente. Anche qui permane il paradosso e l’ossimoro (piacere doloroso, dolore allegro). Alla fine della seconda strofa appare la figura retorica principale dell’amor cortese, gli occhi dell’amata che potrebbero uccidere l’amato con la loro forza espressiva oppure gli occhi dell’amato che sono la porta dell’amore che nasce con la contemplazione della bellezza della donna e quindi l’innamoramento passa attraverso gli occhi. Oltre all’innamoramento visivo c’è anche l’innamoramento per aver sentito raccontare della donna.
Nella terza strofa viene introdotto un altro topos dell’amor cortese, il carcere dell’amore, non sono sbarre fisiche ma una prigionia dell’anima della quale non ci si libera più, mentre dalla prima ci si può liberare; viene ulteriormente sconfitta la ragione, l’amore è visto come follia in quanto non più in possesso delle sue facoltà razionali. Paradosso finale sulla lontananza che provoca pena ma anche vicinanza; la lontananza genera assenza (dolorosa) ma anche una sorta di imbarazzo.
Nella quarta strofa l’amore è una forma di pazzia con la sua volubilità. Infine il vero amore è soffrire l’amore non corrisposto, accettare masochisticamente il disamore e in questo martirio vi è una forma di elevazione spirituale. È presente una metafora, riguarda il mondo dei gioielli e la falsa doratura; il vero amore è quello disposto a soffrire.
Questo amore è sostanzialmente un nemico, una follia. È sottintesa una concezione ascetico-cristiana, secondo la quale l’azione dell’amore della donna è negativa e imparentabile con l’azione seduttrice del demonio. L’amore non è solo contenuto ma anche una forma linguistica.
Metrica
Dieci versi in un raggruppamento strofico, dato dalla rima (non dal punto). Rima: doppie quintillas octosilabicas, due strofe di cinque versi (ABAAB-CDCCD). È un ottosillabo, verso tipico della tradizione colta e popolare spagnola. Legge di Mussafia: se un verso termina con un accento acuto (razon) o tronco il computo metrico deve calcolare una sillaba in più (7+1), se l’ultima parola è una sdrucciola bisogna calcolare una sillaba in meno. Sinalefe: quando si incontrano due vocali alla fine di una parola e all’inizio di un’altra si fondono in un’unica sillaba.
Jorge Manrique, Escala de amor
Il soggetto poetico è libero da amore. Lo stato di non amore è tranquillo ma triste, è una libertà murata (paradosso) finché l’amante non è innamorato. Dal punto di vista retorico abbiamo un’esemplificazione di allegoria, figura retorica mediante la quale il livello letterario del testo sottende un significato secondo, più profondo. L’aggressore (bellezza ed eleganza di una donna) è l’amore che per portare a buon fine l’impresa guerriera si serve di una scala per salire ed espugnare la fortezza. La posta in gioco è il cuore dell’amato, chiuso in questa fortezza. La scala rappresenta un movimento ascensionale verso l’alto, la conquista del paradiso collocato nei cieli e necessita di una scala delle virtù. Questa poesia acquisisce un simbolismo religioso, ulteriormente sviluppato attraverso il costato ferito di Cristo; una volta che amore è entrato nella ferita è stato ferito al costato come Cristo (iperbole sacra: amante=Cristo). Il processo dell’innamoramento viene reso attraverso l’allegoria della fortezza assediata, l’amore come un’impresa guerriera in cui i nemici sono nuovamente amore e ragione, la quale, dopo aver cercato una scarsa resistenza, risulta vinta da amore. Il cuore è la posta in gioco della guerra; gli occhi, che come in guerra sono la vedetta di fronte alla contemplazione della dama, sono la porta di entrata della seduzione (definiti traidores). Qui la donna è una figura in absentia, non interviene mai.
Numerosi paradossi: gli occhi tristi e sicuri; sicuro perché protetto dalla fortezza ma triste perché ancora senza amore. Amore mi ha rubato ma non mi ha portato via con sé perché non è un amore corrisposto. Nell’ultima strofa appare il motivo del colpo di fulmine che è solo un’attrazione.
Metrica
Versi ottosillabi, rima consonante piana alternata che delimita la strofa di quattro versi (redondilla), con rima consonante alternata (ABAB-CDCD).
Jorge Manrique, No tarde muerte, que muero
“Non tardare morte, che muoio (paradosso: una morte dell’anima, non fisica), vieni affinché possa vivere in te (paradosso: la morte che lo fa vivere), amami perché ti amo. Con il tuo arrivo non sarò più in guerra con me stesso. Rimedio di vita allegra non c’è più perché la mia ferita è venuta da parte della donna e tu solo, morte, puoi essere rimedio. Vieni qui dunque, perché io muoio, cercami perché ti seguo, amami perché ti amo, con il tuo arrivo spero di salvarmi nella morte.”
Grazie all’arrivo della morte fisica potrà sanarsi. Il poeta non è più in pace con se stesso una volta apertosi all’amore e questo è dovuto al fatto che non potrà più riprendere la parte alienata della sua persona. Uso dell’apostrofe diretto verso la morte (figura retorica che consiste nel rivolgere la parola in tono emozionato ad una persona) quindi implica che ci sia un interlocutore. Dirigendosi alla morte apostrofandola, questa diventa un qualcuno. Ci sono diversi motivi usati per apostrofare la morte:
- Imprecazione
- Può derivare dal memento mori, ricordati che devi morire
- Contemptu mundi, disprezzo del mondo
Di fronte alla morte disprezza il mondo, tutti i beni vengono convertiti in polvere; la vita vera è quella ultraterrena e se si ottiene quest’ultima bisogna disprezzare l’aldilà perché si trasforma in nulla.
Metrica
Tre strofe di 5 versi quintillas (ABAAB) in versi ottosillabi, rima consonante.
Juan del Encima, Mi libertad en sosiego
Prevale il principio di imitazione di altri poeti. Non è un plagio; oggi è nata una branca del diritto, il diritto d’autore. In quel periodo, umanesimo, l’imitatio è un principio tipico. Con la riscoperta dei classici si ristudiano gli autori greci e latini, considerati modelli da imitare; si impone l’estetica del riuso e della variazione. È una riscrittura del testo di Manrique. Elementi evidentissimi: coincidenza, anche lessicale, come l’allegoria della fortezza; visione militare dell’assedio per sottolineare la forza aggressiva di amore; la scala; gli alleati di ragione (seso, cordura=sinonimi di ragione) e la resa dell’abitante della fortezza, il cuore del soggetto poetico, abbandonato dai suoi alleati, seso e cordura. Il soggetto poetico si separa dalla ragione, dalla quale ormai si sente alienato, non è più padrone di se stesso; la causa è la marcia trionfante di amore. Ricompare il motivo degli occhi traditori e una serie di paradossi, come arrendersi con piacere (pena deleitosa), libertà tranquilla. Si tratta di un repertorio di motivi ultra convenzionali, il cui fondamento ideologico è la visione dell’essere umano aggregato di forze antagoniste.
Metrica
Il poeta accetta di aderire a quella convenzione dal punto di vista tematico e concettista, dal punto di vista metrico è molto più originale; non c’è suddivisione strofica, è un’unica tirata di versi connessi da un’unica rima in-ado.
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