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Storia della lingua spagnola

Con lo sbarco degli Scipioni (Publio e Meio) in Catalunya nel 218 a.C. comincia la colonizzazione romana della penisola iberica per un lungo periodo. Finisce con la Pax Romana voluta da Augusto nel 25 a.C.; la dominazione latina si esprime con l'imposizione della propria lingua, il latino.

La dominazione romana

I Romani si stabiliscono in Spagna e nominano questa nuova terra Hispania. Nel frattempo, mentre conquistano la penisola iberica, l’Impero Romano si estende in tutto il mondo allora conosciuto; nel II secolo a.C. hanno il dominio di tutta l'Italia, la Macedonia, la Grecia e il Nord Africa e nel I secolo di Asia Minore, Gallia, Egitto, Sud Danubio e zona delle Alpi. Roma era la capitale dell’impero e chi non era romano poteva ottenere la cittadinanza solo attraverso i meriti. Successivamente viene concessa anche ai sudditi di tutte le province, che iniziano a fornire all’Impero degli imperatori. La Spagna infatti offre Adriano e Traiano.

I Romani sono intervenuti con particolare peso in Spagna nel campo giuridico, militare e linguistico. Il latino diventa la lingua ufficiale di tutto l’impero; la dominazione linguistica fu un processo molto lento ma intenso che a poco a poco fece sparire tutte le lingue prelatine spagnole ad eccezione di una, il basco.

Le lingue prelatine in Spagna

Le lingue parlate in Spagna prima dell’arrivo dei Romani si classificano in base a quattro famiglie linguistiche:

  • Celto-iberico: parlata nel centro-nord, nelle province di Burgos, Soria, Guadalajara, Zaragoza e sud Navarra.
  • Tartessio: In Andalucia.
  • Iberico: in tutta la parte orientale (Valencia, Barcellona, ecc.).
  • Basco: lingua dotata di una struttura e fonetica particolari, la cui origine non è europea. I linguisti si dibattono su due origini:
    • Derivazione africana: ipotesi che si fonda sulla coincidenza con alcune lingue come il sudanese.
    • Origine caucasica: ampia regione tra Asia e Europa, in quanto prima dell'arrivo dei Romani, il basco occupava un territorio molto più ampio rispetto ad oggi.

Il processo di latinizzazione

La scomparsa di queste lingue preromane non fu repentina ma ci fu un lungo periodo di bilinguismo, più o meno intenso in base a tre fattori:

  • Il luogo: la latinizzazione fu più rapida e intensa laddove la cultura locale era più evoluta, quindi l'apertura a nuovi usi linguistici fu facilitata; questo si verificò soprattutto in Andalucia.
  • Lo strato sociale: le classi più elevate e acculturate erano più aperte all'acquisizione della nuova lingua dei conquistatori.
  • Il contesto linguistico: le lingue preromane si prediligevano nella conversazione familiare, mentre la lingua pubblica era il latino.

Il latino e le lingue romanze

Vi era una distinzione tra il latino scritto (colto) e il latino volgare (quello da conversazione). Da quest'ultimo ne scaturiscono le lingue romanze. Molte sono le differenze tra questi due tipi di varianti, in particolare:

  • Il latino colto usa l’iperbato e la coniugazione del nome mediante desinenze che differenziavano i diversi casi. Il latino volgare cessa la declinazione del nome e inventa le preposizioni, come avviene nelle lingue neolatine.
  • La caduta del neutro: mentre nel latino colto la classificazione del genere era triplice, nel latino volgare i sostantivi erano solo due. Per lo spagnolo però è rimasta una certa ambiguità con il neutro (es. el mar/la mar, el calor/la calor).
  • Il lessico: il latino volgare eliminò molti termini del latino classico, relegati nella categoria degli arcaismi, oppure a questi termini attribuì dei significati diversi (Jocus -> burla; Ludus -> gioco; il latino volgare usa Jocus nel senso di Ludus).

Il latino in Spagna

Il latino importato dai romani era destinato a differenziarsi rispetto a quello di Roma. Peculiarità del latino parlato in Spagna: inizialmente è un latino imposto e il centro propulsore dell’evoluzione linguistica è Roma, la Spagna rappresenta solo una periferia e quindi, dal punto di vista lessicale in Spagna sono presenti arcaismi. Per esempio, latrare (termine latino) da cui deriva "ladrar" è più arcaico della forma "baubare", da cui deriva abbaiare in italiano. Vale lo stesso discorso per: arena -> arena da cui sabulum -> sabbia.

Quindi, quando decade una forma arcaica, si scelgono dei sinonimi. Inoltre, nel latino della Spagna erano presenti dialettismi italici, cioè parlate in Italia non dai Romani, appresi tramite l’esercito reclutato dai Romani in tutti i territori (Uso della a prima del complemento oggetto).

Influenza delle lingue preromane nel latino di Spagna

Parole che nello spagnolo non hanno né etimologia latina né araba; derivano dalle lingue prelatine spagnole (perro, galápago, charco). Ancora: fenomeni di evoluzione autonoma: il latino ispanico estende il termine “tarde” ad un uso sostantivante, infatti “sera” si dice “tarde”.

Cambiamenti semantici: ribus, in latino voleva dire ruscello (arroyo in spagnolo); fluvus (fiume) il corso d’acqua, in spagnolo rio; in italiano fiume (dal latino); questo è avvenuto per uno slittamento semantico.

Dal latino alle lingue neolatine

È un passaggio determinato dalla caduta dell’Impero Romano a causa delle invasioni barbariche. Questo avviene in epoca visigota, con la transizione dal latino allo spagnolo del V secolo a causa delle invasioni barbariche da parte di visigoti, alani, svevi e vandali. Quando l’Impero si sgretola, ogni provincia intraprende un percorso linguistico differente. Con il termine “Romania” si intende quell’insieme di popoli dove si parlano lingue neolatine dopo la disgregazione dell’Impero Romano.

Ve ne sono tre tipi:

  • Romania continua: zone che subiscono la latinizzazione linguistica e che tutt’oggi parlano lingue neolatine (il francese di Francia, Belgio, Cantoni Svizzeri, Valle d’Aosta; l’occitano nella Francia meridionale; il provenzale, il catalano di Spagna, del versante francese dei Pirenei; il castigliano; il galiziano; il portoghese; l’italiano d’Italia e della Svizzera; il rumeno; il ladino).
  • Romania perduta: zone dove arrivarono i romani e la latinizzazione ma non si originarono lingue romanze perché la latinizzazione non fu così intensa oppure dove una lingua romanza si è generata ma poi è decaduta (Germania, ex-Jugoslavia dove si parlava il dalmata, sostituto poi da una lingua slava).
  • Romania nova: zone del mondo dove i romani non arrivarono, la latinizzazione non si effettuò, ma si parlano lingue neolatine in virtù delle colonizzazioni (il portoghese in Brasile e nelle isole Azzorre, il castigliano delle Filippine).

Le invasioni barbariche in Spagna

La prima invasione germanica in Spagna è stata effettuata da due popoli che sono rapidamente scomparsi: gli alani e i vandali; hanno lasciato poche tracce se non in qualche toponimo.

I vandali si sono insediati soprattutto nel sud della Spagna, per poi imbarcarsi verso l’Africa. Questa parte meridionale della Spagna fu chiamata “Portu Wandalu” quando arrivarono gli arabi lo trasformarono in “Al Andalus” da cui deriva “Andalucia”.

I goti hanno lasciato un’impronta culturale e linguistica superiore, essendo la popolazione germanica più sviluppata. Si sono sviluppati soprattutto nella zona castigliana (Madrid, Burgos, Valencia). All’inizio evitarono ogni forma di scambio con la popolazione ispanica, proibivano i matrimoni misti e si raggruppavano in nuclei urbani divisi. Con il re dei goti, re Caredo, questo atteggiamento cambia; però avviene un fenomeno raro: in genere nei rapporti culturali, lo scambio tra le culture è fortemente asimmetrico, a vantaggio del gruppo dominante; in questo caso invece furono gli stessi goti a convertirsi in oggetto di acculturazione si latinizzarono abbandonando presto la loro lingua.

Di conseguenza i gotismi della lingua spagnola sono pochi e presenti in pochi ambiti (militare: guardia/wardja; nell’onomastica: Alvaro, Fernando, Rodrigo). In realtà parole germaniche sono entrate in molte lingue romanze. Lo spagnolo non è una lingua molto disposta a forestierismi, infatti il più delle volte ne inventa un altro: computer -> computadora, ordenador.

L’importanza delle invasioni germaniche nella lingua spagnola è soprattutto nell’aver incentivato la formazione delle lingue neolatine disgregando l’unione dell’Impero Romano. Quando comincia a svilupparsi l’azione gota, accade in Spagna una nuova invasione: gli arabi, che hanno visto la Spagna come grande terra di conquista. Gli arabi riescono a conquistare la Spagna solo in 7 anni, e quella araba sarà una dominazione che durerà ben 8 secoli (711 d.C-1492). 1492: data decisiva per la storia spagnola: finisce la “Reconquista” con la presa di Granada e la scoperta dell’America.

L’invasione araba occupa tutto il suolo peninsulare, meno una parte piccola al nord (da Galicia a Cantabria) e questa occupazione fu favorita dal livello primitivo dell’organizzazione economica e sociale dei goti. Gli arabi furono sostenuti dagli ebrei, che non furono mai considerati nelle due invasioni precedenti. Soprattutto all’inizio, i rapporti con i dominatori musulmani furono molto culturali.

Le influenze culturali e linguistiche degli arabi

Per valutare che peso ha avuto l’influenza araba in Spagna si sono formate due correnti:

  • Quella di Sancho Arbonoz dei tradizionalisti: egli dice (nel suo libro “tesi della continuità della civiltà islamica occidentale”), che la Spagna ha continuato ad avere una cultura occidentale, perché gli arabi arrivarono con pochi gruppi di guerrieri ed erano solo uomini, costretti ad unirsi a donne spagnole.
  • Queste ultime, nell’ambito domestico, salvaguardarono il sostrato culturale ispanico che trasmettevano ai loro figli nell’educarli; questi bambini parlavano l’arabo solo a scuola. Ma al di là delle donne legittime, un grande peso culturale lo esercitavano anche le schiave, che a loro volta costituivano un forte fattore di occidentalizzazione: esse, oltre agli aiuti domestici, intrattenevano le feste aristocratiche attraverso canti, musiche, balli e poesie; divulgavano un patrimonio culturale delle espressioni artistiche importante. Inoltre, un altro fattore importante è quello della comunità mozárabes: coloro che durante il dominio arabo non si convertirono all’islamismo, ma continuarono a professare il cristianesimo, continuarono a salvaguardare l’identità autoctona.
  • Quella di Amerigo Castro dei castristi: egli, nel suo libro “La realidad historica de España”, insiste anzitutto su un concetto “la transculturazione” = incontro tra due o tre culture comporta sempre un mutuo scambio, non esiste mai una direzione univoca nello scambio culturale. Però per questo, non bisogna sottovalutare il peso culturale che ebbero gli arabi in Spagna. Egli dice che l’ipotesi che i conquistatori arabi fossero guerrieri isolati e celibi costretti a sposarsi con le donne spagnole è molto opinabile, infatti è più logico pensare che ad arrivare in Spagna fossero delle vere tribù, considerando l’organizzazione tribale araba basata sull’identità genealogica; il principio strutturatore della società araba è la consanguineità. Anche ammettendo che venissero isolati in Spagna, poi sicuramente li avrebbero raggiunti tutte le tribù. Inoltre, il frutto di questi matrimoni misti, se erano biologicamente ispanizzati, ma non lo erano culturalmente, perché la famiglia araba era fortemente patriarcale, quindi l’identità culturale, il nome e il sangue si trasmettono in linea maschile. Le schiave venivano educate nei conservatori costruiti dagli arabi.

Infine, i mosarabes se avessero voluto acquisire un’educazione importante, sarebbero andati a studiare nelle scuole arabe una volta rappresentano un fattore di orientalizzazione.

Influenza dell'arabo sullo spagnolo

La differenza tra rima consonante e rima assonante:

  • Rima consonante: identità di suono tra due versi a partire dall’ultima sillaba accentata, totale, riguarda sia i valori consonantici che quelli vocalici.
  • Rima assonante: identità di suono a partire dall’ultima sillaba accentata riguarda solo i valori vocalici (nino-vivo; cielo-supremo); si sente poco. Questa forma poetica, per quanto semplice, è un chiaro esempio della transculturazione hispano-araba nel territorio spagnolo.

Qué faré yo o qué serad de mi
bi Habibi!
No te tolgas de mi
bi(Qué haré yo o qué será de mi
Amigo!
No te vayas)

Si nota un protoromanzo iberico in via di formazione e qualche elemento lessicale arabo. L’influenza dell’arabo sullo spagnolo è molto ampia e riguarda l’elemento più esterno della lingua che è il lessico (attraverso prestiti e calchi); mentre le influenze dell’arabo sulle strutture sintattiche sullo spagnolo non sono rilevanti. Dopo quello latino, l’elemento arabo fu quello più importante del vocabolario spagnolo. Gli arabismi sono entrati più o meno a seconda della cultura:

  • Lessico bellico: atalaya = vedetta; alférez = alfiere; adalid = capofila.
  • Lessico dell’agricoltura: aljibe = cisterna; alberja = cisterna; azucar = zucchero; alcachofa = carciofo; azafran = zafferano; arrabal = periferia/sobborgo.

(Osservazione: tutte queste parole cominciano per “a” perché in arabo AL è l’articolo maschile, femminile, singolare e plurale; lo spagnolo incorpora questo articolo e aggiunge il proprio.) Per contagio rispetto agli arabismi, anche alcune parole spagnole acquisiscono l’articolo (es. mena- almena = merlatura).

Inoltre, si possono distinguere diverse tipologie di prestito arabo:

  • Quelli prestati insieme all’oggetto designato (albicocca = albaricoque; polpette = albondigas; accappatoio = albornoz; carciofo = alcachofa).
  • Quelli prestati nonostante l’esistenza di parole spagnole equivalenti, si creano coppie sinonimiche (a volte sono rimaste in entrambe gli elementi, sia latinismo che arabismo, e altre volte è prevalso solo n sinonimo e l’altro è caduto) es. pastinaca = latinismo caduto in disuso per aver preferito zanahoria.
  • Quelli prestati senza l’oggetto in questione: caso dei culturemi (parole che definiscono un oggetto/concetto tipico di una cultura es. il concetto lorchiano di “duende”). Come il mate (tipo di thè).
  • Quelli che acquisiscono l’oggetto ma coniano una propria definizione.

Gli arabismi sono entrati in misura maggiore del periodo di espansione della cultura araba in Spagna; e hanno cominciato a decadere a mano a mano che la Reconquista cattolica del regno avanzava. Es. nel periodo di tempo 1300-1350: sono stati rintracciati 244 nuovi arabismi (attraverso testi); invece nel periodo che va dal 1450 al 1514: si rinvengono solo 50 arabismi.

Altre influenze linguistiche

Per quanto riguarda gli altri strati della lingua, sintassi, grammatica e fonetica:

  • Fonetica: esistenza della Jota (suono fricativo velare sordo) e la G non è sempre stato così nella storia della lingua spagnola: parola araba “Al Jambra” la rossa, in spagnolo è “alhambra”. Altre volte viene risolto da una soppressione: “Jarab, in spagnolo “arabe”. Inoltre, laddove lo spagnolo si trovava scomodo è stata adottata la vocale o consonante d’appoggio: Arabe, da Jarab.

La Reconquista e le fasce linguistiche

La Reconquista era cominciata nel 1085 con la presa di Toledo e finisce nel 1492 con la presa di Granada, avvenuta grazie ai re cattolici Fernando e Isabella. Dopo la Reconquista in Spagna si formano dei regni indipendenti, perché i vari territori sono stati conquistati in tempi ed epoche successive, con una scarsa comunicazione tra i diversi regni e quindi si creano delle divergenze sul piano linguistico, tanto che si può parlare di ben cinque fasce linguistiche nel periodo della Spagna del ‘300-‘400:

  • Fascia gallego-portuguesa: Spagna nord-occidentale.
  • Fascia leones: zona Asturie.
  • Fascia castillana: nella meseta castillana e andaluza.
  • Fascia navarro-aragonéz: zona Navarra.
  • Fascia catalana: forte influsso provenzale.

Tra tutte queste varietà linguistiche, solo il leones si può considerare un dialetto, le altre sono proprio lingue autonome che scaturiscono dalla matrice latina autonomamente. Il castillano è divenuto poi la lingua nazionale perché la Castilla è l’asse della Reconquista cattolica del regno. Esso, rispetto alle altre lingue, si distingue per un particolare trattamento dei gruppi consonantici latini; in alcuni casi li semplifica, in altri li lascia cosi come sono. (mentre l’italiano tende a semplificarli di più).

  • La F latina di inizio parola si tramuta in H, che all’inizio viene aspirata e poi diventa del tutto muta: formoso diventa hermoso.
  • La soppressione della G iniziale davanti alla E atona: germanu diventa hermano.
  • Palatalizzazione di gruppi consonantici latini che erano ostici alla pronuncia: KL clamar diventa llamar; FL flama diventa llama; PL pluere diventa llover.
  • IE si riduce a I di fronte al suono GL: castiello diventa castillo.
  • Il suono GL di molte parole antiche: muller; vello; orella si trasforma con la J: mujer; viejo, oreja.
  • KT LT: lacte diventa leche; multu diventa mucho.
  • MB diventa una semplice M: palumba diventa paloma.
  • L’articolo maschile viene scelto definitivamente per l’opzione EL.

Il castillano diventa la lingua ufficiale in tutta la Spagna per quanto riguarda i documenti pubblici, testi giuridici e la produzione letteraria. Mentre nel 300 la lingua prediletta per la poesia lirica si predilige il gallego-portugues. Le forme di poesia lirica erano le cantigas.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiav998 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura, letteratura e storia della lingua spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Assumma Maria Cristina.
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