Concetti Chiave
- Renzo De Felice, storico italiano, è considerato il massimo esperto del fascismo, dedicando oltre 30 anni alla sua ricerca e pubblicando opere significative fino alla morte nel 1996.
- La sua opera principale, "Mussolini", analizza il ventennio fascista attraverso la biografia di Mussolini, ma rimase incompleta e pubblicata postuma nel 1997.
- De Felice si oppose al moralismo nella storia, sostenendo che il suo passato marxista lo ha aiutato a evitare giudizi morali su eventi storici poco conosciuti.
- Le influenze formative di De Felice includono lo storico Federico Chabod e il suo maestro Delio Cantimori, che plasmarono la sua visione storiografica.
- La sua interpretazione del fascismo, pur accolta con critiche, ha aperto nuovi dibattiti e studi, grazie alla rigorosa documentazione delle sue ricerche.
Renzo De Felice nacque a Rieti nel 1929. Si diplomò nel 1949 presso il liceo classico Marco Terenzio Varrone e si iscrisse in seguito alla facoltà di giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma.
In seguito alla sua iscrizione al Partito Comunista italiano, passò nell’anno accademico 1951-1952 alla facoltà di filosofia. Sosteneva infatti che lo studio di quest’ultima fosse una base indispensabile per gli studi di carattere storico che lo appassionavano sin dalla sua iscrizione a giurisprudenza. In età adulta, dopo essere stato interrogato su cosa conservasse dell’ideologia comunista avuta in gioventù, egli rispose che “l’essere stato marxista lo ha immunizzato dal fare del moralismo sugli avvenimenti storici.” De Felice infatti sosteneva di provare disprezzo per coloro che erano soliti pronunciare giudizi morali su questioni storiche, soprattutto se tali discorsi in chiave morale erano applicati a questioni poco conosciute da chi li emetteva.Furono due i personaggi che maggiormente influenzarono la personalità e l’ideologia di Renzo De Felice. Il primo è lo storico liberale Federico Chabod, titolare del corso di storia moderna nella facoltà di filosofia a cui era iscritto e relatore della sua tesi di laurea dal titolo “Correnti di pensiero politico nella prima repubblica romana”. Infatti l’incontro con Chabod fu per De Felice decisivo: cominciò a frequentare assiduamente le sue lezioni e i suoi seminari, che lo spinsero a scrivere un saggio sui giudei nella Repubblica Romana del 1798-1799, opera di cui la pubblicazione fu raccomandata dallo stesso Chabod. Il secondo invece è il suo maestro e poi amico Delio Cantimori.
Nel 1968 ottiene l’incarico di professore ordinario presso l’Università di Salerno, dove insegnò fino al 1971. Infatti, nel 1972 si trasferì all’Università la Sapienza di Roma, dove fu il titolare del corso di Storia dei partiti politici prima alla facoltà di lettere e poi, dal 1979, in quella di scienze politiche, per poi nel 1986 occupare la cattedra di Storia contemporanea.
Renzo De Felice morì la notte del 24 maggio1996 per un tumore probabilmente legato all’epatite da cui era affetto già da vent’anni.
Gli studi
Gli studi di Renzo De Felice erano inizialmente verso la storia moderna, concentrandosi in particolare sul giacobinismo italiano. A riguardo di quest’ultimo fu autore di varie pubblicazioni, che però ebbero minore rilievo rispetto ai successivi suoi studi e produzione storiografica sul Novecento e in particolare sul fascismo. Egli, infatti, catturò l’attenzione del rande pubblico con il volume “Storia degli ebrei italiano sotto il fascismo”, opera da cui ebbe origine l’interesse che segnò più marcatamente la sua carriera di storico: la storia del fascismo.Il "Mussolini"
La più grande opera di Renzo De Felice è considerata universalmente il “Mussolini”, che affronta il ventennio fascista partendo dalla biografia di Benito Mussolini. La stesura dell’opera, la quale era divisa in volumi, impiegò 30 anni: il primo volume infatti, “Mussolini il rivoluzionario”, fu scritta nel 1965, mentre l’ultimo, “Mussolini l’alleato” non fu mai completato dal suo autore e fu pubblicato dopo la sua morte, nel 1997. Il “Mussolini” defeliciano è considerato uno dei più grandi casi storiografici del secondo Dopoguerra, grazie alla sua interpretazione originale del fenomeno fascista e della sua influenza sul dibattito culturale italiano. I temi fondamentali trattati da De Felice per la sua interpretazione sul fascismo sono tre: la differenza tra il fascismo e le dittature di destra contemporanee ad esso, che trova le sue basi nell’origine dell’ideologia socialista di Mussolini; le differenza tra il movimento fascista e il regime fascista; una riflessione sul consenso e l’appoggio del quale godette il fascismo, garantendosi successo e stabilità. In quest’opera, Renzo De Felice individua le dinamiche che portarono l’ideologia socialista di Mussolini ad evolversi nel fascismo, ed il fascismo dall’essere un movimento di sinistra ad uno conservatore e di destra. L’opera innovativa di Renzo De Felice incontrò numerose critiche nella società antifascista del Dopoguerra, che arrivò addirittura ad accusare il suo autore di revisionismo e di giustificare il fascismo. Nonostante le critiche però, dalle quasi De Felice si difese ribadendo le sue tesi in libri di tono scientifico o utilizzando il mezzo giornalistico per permettere anche ad i non specialisti di participare al dibattito sul fascismo, l’interpretazione di Renzo De Felice offrì la possibilità di condurre nuovi studi e riflessioni sul fenomeno fascista, grazie alla serietà e alla scrupolosa documentazione delle sue ricerche.Progetto Alternanza Scuola Lavoro.
Domande da interrogazione
- Qual è il contributo principale di Renzo De Felice allo studio del fascismo?
- Come si è sviluppata la carriera accademica di Renzo De Felice?
- Quali sono i temi fondamentali trattati nell'opera "Mussolini"?
- Quali critiche ha ricevuto Renzo De Felice per la sua interpretazione del fascismo?
- Qual è l'importanza della sua opera "Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo"?
Renzo De Felice è considerato il più grande studioso del fascismo, con la sua opera principale "Mussolini", che analizza il ventennio fascista attraverso la biografia di Benito Mussolini e offre un'interpretazione originale del fenomeno fascista.
De Felice iniziò come professore ordinario all'Università di Salerno nel 1968, per poi trasferirsi all'Università La Sapienza di Roma nel 1972, dove insegnò Storia dei partiti politici e Storia contemporanea fino alla sua morte nel 1996.
I temi principali includono la differenza tra fascismo e dittature di destra, la distinzione tra movimento e regime fascista, e l'analisi del consenso che il fascismo ricevette, evidenziando l'evoluzione dell'ideologia socialista di Mussolini nel fascismo.
De Felice ha affrontato critiche da parte della società antifascista del Dopoguerra, accusato di revisionismo e giustificazione del fascismo, ma ha difeso le sue tesi attraverso pubblicazioni scientifiche e articoli giornalistici.
Questo volume ha segnato l'inizio dell'interesse di De Felice per il fascismo e ha catturato l'attenzione del grande pubblico, contribuendo significativamente alla sua carriera di storico e alla comprensione del periodo fascista.