Anna Oliverio Ferraris: la ricerca dell’identità
La ricerca dell’identità – come nasce, come cresce, come cambia l’idea di sé.
Cap. 1 – La ricerca dell’identità
(Fare bene pg: 8, 9, 12, 17, 19)
Non possiamo fare a meno di un’identità, perché segna il confine tra l’esterno e l’interno, tra la sfera dell’oggettività e quella della soggettività; ci definisce e ci consente di entrare in relazione col mondo.
Secondo W. James:
- L’identità ha confini netti
- È dotata di continuità
- Si muove in autonomia.
La perdita di una di queste caratteristiche è associata al disagio.
L’identità è una sintesi tra:
- Immagine che abbiamo di noi e degli altri
- Nostre diverse appartenenze
- Immagine che gli altri hanno di noi
- Differenti percezioni dei nostri ruoli
Può subire trasformazioni nel tempo, essere stabile o transitoria, forte o debole e naturalmente può entrare in crisi. Non è unica e invisibile, è il prodotto di diverse identità più o meno integrate tra loro.
James descrive tre aspetti dell’identità:
- Sé materiale: il modo in cui ci presentiamo
- Sé sociale: il riconoscimento da parte degli altri
- Sé spirituale: identità psicologica nella sua interiorità.
L’identità non fornisce solo un senso di unicità, ma anche di continuità: grazie a questa sensazione ci sentiamo “noi stessi” anche al cambiare delle situazioni, davanti agli insuccessi, alle difficoltà, alle trasformazioni legate al processo di crescita ecc.
Per Goffman è necessario distinguere un’identità esistenziale (percepita dal soggetto) da un’identità sociale (assunta di fronte al mondo).
Cap. 2 – Costruzione dell’identità
(Fare bene pg: 22, 24, 25, 28, 40)
Il neonato sviluppa piano la consapevolezza della propria identità e lo fa a partire dal corpo.
4 fasi:
- Fase del sé poroso: mancano confini tra il neonato ed il mondo (primi mesi)
- Sviluppo del primo nucleo del sé (5 mesi)
- Sviluppo del senso soggettivo di sé (7-9 mesi)
- Sé verbale (15-20 mesi)
La conquista dell’identità si realizza tramite un lungo processo di crescita. Il bambino si rende conto di essere “altro” dal corpo della madre, con cui inizialmente era avvenuta una “fusione simbiotica”. È necessario che il bambino sia incoraggiato tramite messaggi, verbali e non, che possano comunicargli la sua reale separatezza: unicità e differenza rispetto agli altri.
Inizialmente la famiglia è una sorta di “carta d’identità” che consente ai bambini di collocarsi in un ampio contesto sociale. A 7 anni l’identità si appoggia ancora a quella dei genitori, ma via via prende corpo, finché la famiglia non avrà più il ruolo rilevante.
In particolare l’adolescenza è uno dei momenti più traumatici riguardo questa separazione dall’”identità familiare”. Si passa da una fase di totale accettazione dei valori parentali, ad una fase di diffusione dell’identità, in cui si prendono le distanze dall’identità infantile ma non ci si impegna ancora in scelte di vita. Così si può parlare di “identità transitorie”.
Cap. 3 – Il decollo dell’Io
(Fare bene pg: 50, 52, 54)
Nella società tradizionale, non era possibile modificare la propria identità (nobile, contadino..): si poteva solo accettare. Con l’Umanesimo iniziò ad affermarsi l’idea che è l’uomo a fondare le norme e le leggi della natura, secondo la sua ragione e la sua volontà (e non più Dio o la natura delle cose). L’uomo diventa autonomo, in questo senso.
Secondo le regole della modernità, sul finire dell’adolescenza l’identità personale si struttura intorno all’occupazione lavorativa, alla famiglia, alla posizione della sfera pubblica ecc…
In Generazione X, un romanzo di Coupland, si nota come secondo il mondo dello spettacolo, è possibile modificare continuamente la propria identità (il caso emblematico è quello di Madonna).
Tutto ciò comporta vantaggi e rischi:
- Vantaggi: si può dare una svolta alla propria vita, si può ricominciare da capo
- Rischi: si adotta uno stile di vita frammentato, disimpegnato, privo di coerenza.
Cap. 4 – Negativismo e falso sé
(Fare bene pg: 55, 58, 59, 64, 69)
Negativismo: atteggiamento oppositivo, con caratteristiche sgradevoli ma di fondamentale importanza per la formazione dell’identità di un individuo.
I più importanti periodi di transizione dello sviluppo, l’adolescenza e la vecchiaia, ne sono fortemente contrassegnati.
Le prime manifestazioni di negativismo servono per porre le basi dell’identità personale. Compaiono tra il primo ed il terzo anno di vita, arco di tempo definito “de no”. Usano il no per autoaffermarsi, per differenziarsi dalla madre. Il negativismo non è soltanto fisiologico, ma funzionale alla crescita.
Ma il negativismo si può ritrovare, successivamente, all’interno di un gruppo: è un forte meccanismo di salvaguardia; il gruppo è compatto quando riesce a porre il negativismo al proprio servizio.
Quando il negativismo sfugge di mano o diventa una reazione cronica e stereotipata diventa patologico.
Le persone possono, per diversi fini, costruirsi un falso sé
-
Psicologia dello sviluppo
-
Psicologia generale
-
Psicologia dello sviluppo - Appunti
-
Psicologia generale