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Concetti Chiave

  • La luce divina di Dio è la causa prima di tutto il creato e risplende in modo variabile a seconda della perfezione delle cose create.
  • Dante vive un'esperienza mistica che trascende la normale esistenza, avvicinandosi a Dio e perdendo la coscienza di sé in un atto sublime di amore.
  • Il termine "visione" sottolinea il valore di verità assoluta attribuito da Dante alla sua esperienza dell'oltremondo, che si intreccia con la fede religiosa.
  • Dante invoca Apollo per ricevere la virtù poetica necessaria a descrivere l'ineffabile esperienza del paradiso, riconoscendo la limitatezza delle sue capacità espressive.
  • La sfida poetica di Dante è affrontare l'argomento del paradiso, richiedendo un aiuto divino per esprimere ciò che è al di sopra delle esperienze umane.

La Luce Divina

La luce gloriosa di Dio, colui che è la causa prima e il motore di tutto il creato, penetra e risplende sull’universo, in misura maggiore in un luogo e minore in un altro (a seconda che la cosa creata è più o meno perfetta e quindi più o meno disposta ad accogliere in sé la luce divina).

Io fui nell’Empireo, il cielo che riceve in maggior quantità la luce divina, e vidi cose che colui al quale è consentito di ritornare da là in terra, non è capace, (poiché non se ne ricorda) né può (perché ogni parola sarebbe inadeguata) descrivere;

perché avvicinandosi a Dio, che è oggetto del suo desiderio, la nostra mente si addentra così profondamente (nella sua conoscenza), che la memoria non può seguirla.

Esperienza Mistica di Dante

I versi 5-9 hanno il compito di introdurre il lettore nella mutata dimensione spirituale della terza cantica, dove Dante vivrà un'esperienza religiosa di carattere mistico. Immagine evocativa di angeli e una figura centrale, che riflette l'esperienza mistica di Dante nel Paradiso.Trascesi i modi di una normale esistenza e superati i limiti posti ad ogni umana conoscenza, il Poeta si accosta e penetra nella vita trinitaria, percependo Dio e unendosi a Lui in uno slancio sublime di amore, nel quale la creatura perde coscienza di sé, occupata e dominata dalla presenza della divinità. Un'ulteriore testimonianza del fatto che Dante sta parlando dell'« excessus mentis», dell'« uscita da sé » propria dei mistici, è da cercarsi nel richiamo (versi 73-75) al passo di San Paolo, nel quale l'apostolo rivela di essere stato rapito al terzo cielo (il paradiso) e di aver udito "parole ineffabili, che non è dato all'uomo di poter esprimere" (Il Corinti XII 2-4). Accanto a questa e ad altre testimonianze dell'Antico e del Nuovo Testamento occorre ricordare che, nel Medioevo, la letteratura mistica latina vantava nomi quali quelli di San Bernardo, di San Bonaventura, di Riccardo di San Vittore, che continuavano e sviluppavano il filone mistico della letteratura patristica latina. "Visione" è il termine con il quale la Commedia è comunemente definita, e con esso si vuole sottolineare "il valore di assoluta verità che lo scrittore attribuisce alla sua materia: verità assicurata, quanto all'assunto pratico, dalla saldezza dell'ideologia; quanto alla concezione generale del tema, dalla fede religiosa, che gli permette di conferire all'esperienza dell'oltremondo una pienezza di realtà non inferiore e non diversa da quella con cui accoglie i dati dell'esperienza terrestre; e quanto infine ai particolari, dall'ampiezza e dalla minuzia degli elementi attinti a un patrimonio di cultura, unitariamente rivissuto nelle sue componenti classiche e medievali-(Sapegno). Limitato al Paradise, tale termine ha un'accezione ancora più profonda, perché siamo di fronte alla « visione » del divino che prende possesso dell'umano, Da qui la preoccupazione, nel Poeta, di avvisare, fin dall'inízio, che quanto egli viene descrivendo è solo un tentativo di esprimere ciò che, per sua natura, è inesprimibile (vidi cose che ridire né sa né può chi di là su discende): infatti la facoltà espressiva risulta inadeguata per queste altezze speculative (cfr. Convivio III, III, 15; Vita Nova XXI), e la memoria - che è facoltà più limitata rispetto a quella intellettiva non è in grado di ritenere perfettamente quanto la creatura ha visto e sentito nel momento di mistica unione con Dio (Epistola XIII, 78 e 83-84). Sulla difficoltà della traduzione del suo trasumanar (verso 70) nei termini sensibili e razionali del linguaggio, Dante ritornerà frequentemente nel corso della terza cantica: rilevare lo sforzo continuo di concretizzare un'esperienza che è al di sopra di ogni umana esperienza (Epistola XIII, 78), è compito che la critica, dal periodo romantico in poi, si è proposto come fondamentale. Tuttavia quel tanto della visione del paradiso che io non ho potuto tesoreggiare nella mia memoria, sarà ora argomento della mia poesia.

Sfida Poetica e Invocazione

O eccellente Apollo, riversa in me tanto della tua virtù poetica per l’ultimo lavoro (la terza cantica), quanta tu ne richiedi per concedere l’ambito titolo di poeta.

Fino ad ora mi è stato sufficiente l’aiuto delle Muse; ma adesso mi è necessario affrontare l’ultimo argomento con il soccorso di entrambi.

Il satiro Marsia osò sfidare Apollo ad una gara musicale, con il patto che il vincitore avrebbe potuto fare ciò che avesse voluto del vinto. Essendo stato superato nella prova, il satiro fu legato dal dio ad un albero e scorticato (Ovidio - Metamorfosi VI, 382-400).

O divina potenza, se ti concedi a me tanto che io possa esprimere la tenue immagine del paradiso che è rimasta impressa nella mia memoria, mi vedrai venire al tuo diletto alloro, e incoronarmi poi di quelle fronde di cui l’arduo argomento e il tuo aiuto mi renderanno degno.

Così di rado, o padre (dei poeti), si colgono le foglie dell’alloro per il fatto che trionfi o un imperatore o un poeta, e ciò è colpa e vergogna dei pervertiti desideri degli uomini.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della luce divina nell'universo secondo il testo?
  2. La luce divina di Dio è la causa prima e il motore di tutto il creato, risplende in misura variabile a seconda della perfezione delle cose create, che sono più o meno disposte ad accoglierla.

  3. Come viene descritta l'esperienza mistica di Dante nell'Empireo?
  4. Dante vive un'esperienza mistica in cui la sua mente si addentra profondamente nella conoscenza di Dio, perdendo la coscienza di sé e trovandosi dominato dalla presenza divina, un'esperienza che non può essere adeguatamente espressa a parole.

  5. Qual è il ruolo della memoria nell'esperienza mistica di Dante?
  6. La memoria risulta inadeguata a trattenere ciò che Dante ha visto e sentito durante la sua unione mistica con Dio, poiché la facoltà espressiva non riesce a rendere giustizia a tali altezze speculative.

  7. Qual è la sfida poetica che Dante affronta nella terza cantica?
  8. Dante invoca Apollo per ricevere la virtù poetica necessaria a esprimere l'immagine del paradiso, consapevole che il suo compito è arduo e richiede l'aiuto divino per tradurre un'esperienza ineffabile in parole.

  9. Qual è il significato dell'alloro nella poesia di Dante?
  10. L'alloro simboleggia il riconoscimento e il trionfo del poeta; Dante sottolinea la rarità di questo riconoscimento, legato ai desideri pervertiti degli uomini, e desidera meritare di indossare la corona di alloro grazie al suo arduo lavoro e all'aiuto divino.

Domande e risposte

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