Indice

  1. Introduzione
  2. La vecchia guardiana di Lucia
  3. La moglie del sarto
  4. La mercantessa
  5. Donna Prassede

Introduzione

Nel romanzo, ogni volta che Lucia attraversa un momento difficile, accanto a lei arriva una figura femminile con il compito di sostenerla e darle coraggio. È il caso della vecchia serva dell’Innominato, della moglie del sarto, della mercantessa e di Donna Prassede (a suo modo).

La vecchia guardiana di Lucia

Alla vecchia serva il padrone ordina di far da guardiana a Lucia con l’intento di tranquillizzarla e di farle capire che non ha nulla da temere. Tuttavia il ruolo di consolatrice e di sostegno non si adatta alla donna. Essa ha passato tutta la vita in un ambiente maschile rozzo, dedito alla violenza, abbrutito dalla malavita e il che ha maturato in lei avidità, pigrizia e mancanza di sentimenti sia umani che religiosi. Per tranquillizzare la prigioniera essa fa solo riferimento alla buona cena che le sarà servita e al morbido letto in cui potrà passare la notte e il termine “coraggio” è sempre legato a questi due aspetti. Addirittura arriva a provare una sorta di invidia nei confronti di Lucia e delle giovani come lei perché con un sorriso riescono sempre ad ottenere tutto. Nel suo compito fallisce perché è preoccupata soltanto che il padrone possa pensare che non gli abbia obbedito. Dobbiamo tuttavia ricordare che, nel tempo, il suo animo subisce una certa evoluzione: infatti, arriva a provare una certa compassione nei confronti di Lucia quando quest’ultima pronuncia le parole che risvegliano il rimorso e la coscienza del suo carceriere. Se alla fine della tremenda nottata, Lucia riesce ad addormentarsi non è certo per merito della vecchia serva, bensì per la grande fede che essa ripone in Dio.

La moglie del sarto

Di diversa levatura morale è la moglie del sarto. Essa viene incaricata dal parroco del paese, su richiesta del cardinale Federigo di salire al Castello insieme a don Abbondio e l’Innominato per assistere alla liberazione di Lucia e per tranquillizzarla per tutto il resto del tempo. Si tratta di una donna umile, ma coraggiosa ed è proprio per quest’ultima qualità che esse viene scelta da curato: nel testo viene definita “una buona donna”. Nei confronti di Lucia si comporta in modo amorevole, piena di premura, come una vera madre. Dà prova di una sensibilità spontanea e delicata con cui è veramente in grado di far coraggio alla ragazza: le prende le mani, l’accarezza, le dà il braccio e nella lettiga continua a confortarla con termini di pietà, di tenerezza e congratulazione (per lo scampato pericolo). Poi, vedendo Lucia tutta confusa anche per il fatto che fino ad ora è stata tenuta all’oscuro di tutto, le dice il nome del paese verso il quale si stanno dirigendo e le riferisce con un linguaggio semplice lo sviluppo dei fatti, facendo ogni tanto riferimento alla misericordia divina. Dopo aver tranquillizzato l’animo della ragazza, la donna preannuncia che fra poco arriveranno a casa sua dove le offrirà da mangiare. Lucia, priva di energie e rassicurata, si lascia andare sul fondo della lettiga come per addormentarsi. Occorre aggiungere che la “buona donna” non manifesta alcun cenno di curiosità nei confronti della vicenda che si trova a gestire e si mantiene sempre molto discreta.

La mercantessa

Nel lazzaretto, Lucia è alloggiata in una capanna insieme ad una donna, nel testo chiamata la mercantessa, di circa 30 anni, perché vedova di un ricco mercante, portato via dalla peste insieme ai figli Fra le due donne si instaura un legame di forte amicizia e decidono di vivere insieme anche perché una volta rientrata a Milano la donna si sarebbe trovato in possesso di molti più beni di quanto non le servissero. Essa si rende disponibile ad accompagnare Lucia al paese e le farà il corredo. Questi buoni propositi vengono espressi in presenza di padre Cristoforo il quale ringrazia Dio che si mostra sempre padre anche in concomitanza di un flagello come la peste. Tramite la vedova, Lucia viene a sapere che suor Gertrude, sospettata di essere responsabile di atroci atti, era stata inviata, per ordine del cardinale Federigo, a Milano, dove aveva riconosciuto le proprie colpe e si era ravveduta. Ritroviamo la ricca vedova al paese dei protagonisti e addirittura propone di recarsi da don Abbondio insieme ad Agnese per riuscire a far sì’ che il curato celebri infine il sospirato matrimonio. Inoltre, Renzo la conduce a spasso per la zona e alla fine a casa sua dove l’attendeva un festeggiamento. La ricca vedova partecipa anche come invitata speciale al banchetto di nozze organizzato per la circostanza dal Marchese che ha preso il seguito di don Rodrigo, morto di peste.
Il ruolo della donna ha diverse sfaccettature; oltre a costituire per Lucia una figura materna ed un’anima (da contrapporre a donna Prassede) è anche una portatrice di notizie. Di solito il Manzoni non ha un buon giudizio dei mercanti perché troppo attaccati al guadagno (cfr. il mercante dell’osteria di Gorgonzola), però in questo fa un’eccezione perché la ricca vedova è molto generosa e non ha doppi fini.

Donna Prassede

Per quanto i suoi metodi educativi sia contestabili e non rispettosi di Lucia, anche donna Prassede, con tutti i suoi limiti, può essere considerata, a modo suo, una forma di solidarietà. Essa è convinta della bontà delle proprie idee e nel suo comportamento cerca di manipolare la volontà della ragazza, partendo da pregiudizi nei confronti di Renzo, che considera un delinquente, pur non avendone le prove.

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