Concetti Chiave
- L'osteria del paese è il contesto in cui Renzo e Tonio discutono del matrimonio a sorpresa mentre i bravi di don Rodrigo pianificano il rapimento di Lucia.
- La seconda osteria, "La Luna piena" di Milano, presenta un ambiente vivace e caotico, riflettendo la personalità complessa dell'oste e il comportamento eccentrico di Renzo.
- Nella piccola osteria solitaria, Renzo sfrutta la curiosità della proprietaria per ottenere informazioni senza rivelare la sua identità, dimostrando astuzia e cautela.
- All'osteria di Gorgonzola, Renzo evita di rivelare la sua identità mentre ascolta una versione distorta degli eventi, segnando un passo nella sua crescita personale e nella sua diffidenza.
- L'osteria dell'Innominato è un luogo inquietante e malfamato, rappresentando l'accesso a un mondo violento e senza legge, dominato dall'Innominato prima della sua redenzione.
Indice
L'osteria del paese
La prima osteria che incontriamo è quella del paese in cui vivono Lucia e Agnese. Essa fa da sfondo al colloquio fra Renzo e Tonio per programmare il matrimonio a sorpresa. È sera e i bravi di don Rodrigo stanno preparando l’imboscata per rapire la ragazza e per questo sono in giro per il paese per osservare i movimenti degli abitanti. Uno degli uomini del Griso è già piantato sull’uscio del locale a tal punto che Renzo è costretto ad entrare nell’osteria passando dalla porta per sbieco. All’interno, due bravi stanno giocando alla morra, un gioco d’azzardo. Uno dei giocatori appena vede Renzo, lo squadra dalla testa ai piedi, fa un cenno d’intesa al compagno e quindi a quello dell’uscio. Renzo si insospettisce e inutilmente cerca di capire se Tonio e Gervasio se ne siano accorti e che interpretazione ne diano. Allora, chiama in disparte l’oste per chiedergli chi siano questi forestieri. L’oste non si sbilancia più di tanto e precisa che le generalità degli avventori non gli interessano perché basta che siano galantuomini e che paghino il conto. Da parte sua anche uno dei bravi chiede informazioni all’oste sull’identità di Renzo, Tonio e Gervasio. Questa volta, l’oste risponde in modo più esplicito. Da notare la simmetria della scena: tre personaggi da entrambe le parti, che si osservano reciprocamente e rivolgono all’oste le stesse domande negli stessi termini. L’oste conformemente alla sua etica professionale, fra l’altro esplicitata, si schiera col più forte, per cui risponde per esteso al bravo, ma cercando di liberarsene prima possibile, magari con una mossa agile. (= lo sgambetto).
L'osteria di Milano
La seconda osteria e quella di Milano “La Luna piena”, dove Renzo viene condotto da un personaggio incontrato nel tumulto che poi si rivelerà uno sbirro. Il protagonista vi entra con una certa spavalderia perché ha appena pronunciato il discorso sulla giustizia di fronte alla folla ed è piano di autostima. Questo locale viene dipinto come un’ambiente tipico della pittura fiamminga: contrasti di luce e ombre, ricchezza dui dettagli e con elementi in disordine, avventori chiassosi che si dedicano al gioco d’azzardo. Il ritratto dell’oste ricorda l’insegna dell’osteria: la faccia e piena e lucente mentre gli occhi chiari e fissi denotano la sua capacità di saper dissimulare (nessun sentimento traspare dal suo viso) e l’abilità di indagare. L’uso di vezzeggiativi quali “barbetta”, “pienotta”, “rossiccia”, “occhietto” rispondono all’ intento dello scrittore di fare dell’uomo una caricatura. Man mano che i fumi dell’alcool diventano più pesanti, Renzo comincia a fare dei discorsi sconclusionati e diventa lo zimbello degli avventori che gli pongono domande sciocche e grossolane e lo prendono in giro. Invece, nei confronti di Renzo, l’oste prova una certa simpatia e un sorta di solidarietà di classe. Infatti l’oste nel suo monologo dice “Fosse almeno capitato solo, che avrei chiuso un occhi”.
L'osteria solitaria
Uscito da Milano e sfuggito agli sbirri grazie all’intervento della folla, dopo aver camminato per un bel po’, Renzo ha bisogno di rifocillarsi e di chiedere informazioni sul percorso da seguire senza destare sospetti. Ad un certo punto, fuori dal centro abitato, scorge una piccola casa solitaria con l’insegna di osteria. Entra e si presenta alla proprietaria, una vecchia intenta a filare la quale gli offre dello stracchino e del vino. La donna lo tempesta di domande sui fatti di Milano, ma Renzo si tiene sul vago e ne approfitta, con astuzia, approfittando della curiosità della vecchia per chiedere informazioni per raggiungere la sua destinazione
L'osteria di Gorgonzola
Renzo si incammina in direzione dell’Adda, il fiume che gli permetterà di arrivare nella Repubblica di Venezia, dal cugino. Verso sera, arriva a Gorgonzola: ha voglia di rifocillarsi, ma per dormire esclude categoricamente un’osteria, vista l’esperienza precedente. Ne trova una a Gorgonzola, vi entra chiede qualcosa da mangiare del vino all’oste pregandolo di far presto perché ha ancora molta strada da fare. In realtà teme che l’oste gli chieda le generalità. Il locale era piano di sfaccendati che stavano parlando dei fatti di Milano. Uno di essi si stacca dagli altri e chiede a Renzo notizie sul tumulto, ma il giovane ha imparato bene la lezione e risponde in modo vago. Ad un tratto entra un nuovo avventore che tutti conoscono: è un mercante che diverse volte all’anno fa la spola fra Milano e Bergamo ed è solito passare la notte all’osteria. Gli altri avventori gli si affollano intorno per aver notizie della sommossa. Con compiacenza, il mercante si mette a raccontare una versione dei fatti assai distorta che lascia intravedere la sua visione totalmente negativa dell’accaduto e con la retorica riesce ad attirare verso di sé tutto quell’ingenuo mondo paesano che l’ascolta a bocca aperta. Parla anche della caccia degli sbirri a coloro che hanno capeggiato la rivolta, fra cui lo stesso Renzo. Questa volta, però Renzo, divento più diffidente, si tiene in disparte, seduto vicino all’uscio e non rivela la sua identità. Questa osteria segna un passo in avanti nella maturazione del protagonista che ha imparato a non fidarsi di nessuno e di sapersi controllare in presenza di sconosciuti.
L'osteria dell'Innominato
Si trova in basso del sentiero che conduce al castello dell’Innominato e costituisce il punto di ritrovo dei bravi che vi passano il tempo fra un turno e l’altro, giocando d’azzardo e controllo di accesso L’interno è oscuro e in malora, simbolo dell’atmosfera inquietante che circonda l’Innominato. L’insegna riporta un sole splendente ma sono gli abitanti del luogo che sono soliti chiamarla così per la sua cattiva fama. Può essere definita la porta di accesso al mondo violento in cui non regna alcuna legge, dominato dall’Innominato prima della conversione.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo dell'osteria nel colloquio tra Renzo e Tonio?
- Come viene descritta l'osteria "La Luna piena" di Milano?
- Qual è l'interazione tra Renzo e la proprietaria dell'osteria solitaria?
- Come si comporta Renzo nell'osteria di Gorgonzola rispetto alla sua identità?
- Qual è l'atmosfera dell'osteria dell'Innominato?
L'osteria del paese è il luogo in cui Renzo e Tonio pianificano il matrimonio a sorpresa, mentre i bravi di don Rodrigo preparano un'imboscata per rapire Lucia, creando un'atmosfera di tensione e pericolo.
L'osteria "La Luna piena" è rappresentata come un ambiente vivace e caotico, con dettagli tipici della pittura fiamminga, dove Renzo, inizialmente sicuro di sé, diventa oggetto di scherno da parte degli avventori.
Nella piccola osteria solitaria, Renzo si presenta alla proprietaria, una vecchia curiosa, che lo interroga sui fatti di Milano; Renzo, astuto, evita di rivelare troppo e sfrutta la sua curiosità per ottenere informazioni sul suo percorso.
In Gorgonzola, Renzo è diffidente e si tiene in disparte, evitando di rivelare la sua identità, dopo aver appreso la lezione di non fidarsi degli avventori, mentre ascolta una versione distorta degli eventi da un mercante.
L'osteria dell'Innominato è descritta come un luogo oscuro e malfamato, frequentato da bravi, simbolo di un mondo violento e privo di leggi, rappresentando un accesso al potere dell'Innominato prima della sua conversione.