Indice

  1. Introduzione
  2. Il banchetto di don Rodrigo
  3. Il banchetto dal conte zio
  4. La cena in casa di Tonio
  5. Il pranzo dal sarto
  6. Il banchetto nunziale
  7. Significato simbolico del pane

Introduzione

Per parlare del cibo e della convivialità ne “I Promessi Sposi”, occorre fare una distinzione: il banchetti dei personaggi altolocati e quello delle persone umili. A questi, si aggiunge il banchetto che segue, alla fine del romanzo, le nozze di Renzo e Lucia, a cui si può attribuire un valore tutto particolare.

Il banchetto di don Rodrigo

La prima scena conviviale a cui assistiamo si svolge nel palazzotto di don Rodrigo. Non conosciamo il nome delle pietanze servite, tuttavia dal gran frastuono confuso di posate, di piatti e di bicchieri si può ragionevolmente suppore che il pranzo sia sfarzoso e finalizzato ad ostentare la magnificenza e la ricchezza del padrone di casa. Nell’insieme l’atmosfera è dominata dal caos e da discorsi vuoti, senza nessun spessore: infatti, si parla di questioni di onore cavalleresco e di questioni politiche assai futili e il vino serve ad ammansire padre Cristoforo Dobbiamo anche sottolineare che il banchetto si pone in contrasto con la carestia che sta avanzando di cui la nobiltà non si interessa minimamente. Questa forma di convivialità rappresenta il modo di essere dei personaggi altolocati del tempo caratterizzato dalla vanità, dall’arroganza dall’ostentazione e dalla vacuità morale.

Il banchetto dal conte zio

La seconda scena conviviale fra aristocratici, si tiene nel palazzo del conte zio. Qui tutto è calcolato, soprattutto la tipologia degli invitati, mentre delle pietanze non sappiamo praticamente nulla. Organizzato per manovre politiche lo scopo del banchetto è allontanare padre Cristoforo per proteggere così il casato. Tutto è dominato dalla politica e dall’ipocrisia. I convitati appartengono tutti alla nobiltà milanese, legati in vario modo alla famiglia del conte zio, presenti al banchetto per confermare il potere e la vanagloria dell’uomo, annuendo in ogni momento come se non si ricordassero più come si deve fare a dire di no. Si tratta di parassiti, della stessa qualità di quelli presenti al banchetto di don Rodrigo o a tavola del padre di Ludovico la cui presenza dà prova della potenza della casata. Dopo il banchetto il conte zio e il padre provinciale dei cappuccini si accordano per allontanare padre Cristoforo da Pescarenico.
I parassiti sono presenti anche ai banchetti che era solito dare il padre di Ludovico. Anche in questo caso il loro ruolo è quello di adulare e divertire il padrone di casa: il padre di Ludovico è un ricco mercante, ma si atteggia ad aristocratico.

La cena in casa di Tonio

Ben diversa è l’atmosfera che regna durante il banchetto degli umili.
Quando Renzo pensa di organizzare il matrimonio a sorpresa si reca da Tonio per prendere accordi sul da farsi. La numerosa famiglia è sul punto di mettersi a tavola e l’atmosfera è dominata dall’attesa e dalla felicità di poter finalmente mettere qualcosa sotto i denti. Il cibo è scarso, perché la carestia comincia a far sentire gi effetti: un tombolo di polenta la cui quantità non pare sufficiente per saziare tutte le bocche. Nonostante questo, Renzo viene invitato a tavola (solidarietà e fratellanza delle persone semplici); Renzo rifiuta e invita Tonio e il fratello Gervasio all’osteria con la gioia di tutti che vedono in questo invito diminuito il numero dei commensali ed aumentata (seppur di poco), la quantità di cibo per ognuno. La cena della famiglia di Tonio fa da contraltare al banchetto di don Rodrigo.

Il pranzo dal sarto

Una volta liberata, Lucia è accolta nella cassa del sarto in modo molto caloroso, affabile e sincero. Per rifocillare la ragazza, la moglie del sarto si dà da fare: aggiunge legna sotto la pentola di rame e annuncia che il cappone sarà presto cotto, poi inizia ad apparecchiare. Da ricordare il pranzo diventa anche un’occasione per applicare concretamente una delle opere di misericordia corporale. Infatti, il sarto prende del cibo dal piatto di portata, vi aggiunge del pane e un piccolo fiasco di vino, affinché le due bambine le portino ad una vedova, Maria, che abita nelle vicinanze. L’atmosfera è ben diversa da quello del pranzo degli aristocratici poiché fra gli umili c’è sempre spazio per pensare a chi ha meno.

Il banchetto nunziale

Finita la peste e superati tutti gli ostacoli, dopo la celebrazione del matrimonio, il marchese, che ha sostituito don Rodrigo organizza un banchetto in onore degli sposi. Oltre a Lucia e Renzo sono invitati Agnese, la ricca vedova e don Abbondio. L’atmosfera che vi regna è serena nonostante tante avversità attraversate dai protagonisti. Questo banchetto rappresenta, in un certo senso il trionfo della Provvidenza. Esiste tuttavia un aspetto non positivo che riguarda il Marchese. Le tavole imbandite sono due poiché don Abbondio e il Marchese pranzano separatamente dagli altri commensali, in un’altra stanza. E lo scrittore non manca di intervenire con la sua ironia scrivendo che per il Marchese era più facile mettersi ad un grado inferiore rispetto agli umili che non allo stesso livello.

Significato simbolico del pane

Innanzitutto esso è collegato alla carestia e alla fame, A Milano, durante il tumulto di S. Martino, è il simbolo dell’inuguaglianza sociale, mentre nella vicenda di Ludovico, assume il valore della riconciliazione e del perdono, presente con l’espressione “pane del perdono”.

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