Indice

  1. L’ironia
  2. Umorismo indulgente
  3. Umorismo ironico
  4. Umorismo meditativo
  5. Umorismo doloroso

L’ironia

Ne “I Promessi Sposi”, il nucleo centrale del comico è l’ironia che è una parte essenziale del temperamento dello scrittore, quando contempla la realtà e si riflette in modo filosofico su di essa. Deriva dal fatto che lo scrittore è abituato ad osservare la vita con molta schiettezza e a criticarla con notevole rigore dialettico.
Non si tratta di una forma di ironia che ci rinvia a Voltaire perché non è mordente, scettica, beffarda o sarcastica. L’ironia manzoniana è bonaria è insinuante. Egli si interessa soprattutto delle contraddizioni dell’animo umano e dei sentimenti più nascosti. A volte è pacata, sottile e maliziosa, sorridente e benevola. A volte è, invece, grave, severa, amara e indignata. L’ironia aleggia su tutta la trama e pochi personaggi ne sono risparmiati.
L’ironia crea le scene più vivaci, rende molte battute più argute e dà vita ai personaggi, sia quelli maggiori che minori. Essa, in forma aperta o dissimulata, investe soprattutto le autorità, i personaggi di alto affare, i potenti verso cui lo scrittore è implacabile. Ma nemmeno risparmia il Seicento, con il barocco che si prestava al ridicolo e soprattutto l’epoca della dominazione spagnola, stravagante, affettata e goffa.

Umorismo indulgente

L’umorismo del Manzoni ha diverse sfaccettature. Il più diffuso è quello indulgente che rileva i difetti e fonde insieme elementi seri e scherzosi e che è velato da una certa rassegnazione e malinconia . Di esso è ricco il romanzo e poche sono le pagine che ne sono esenti. Si tratta di una tristezza derivata dalla sfiducia verso le leggi e le istituzioni, una sorta di pessimismo cristiano.

Umorismo ironico

Esiste anche un umorismo ironico che evidenzia le contraddizioni, i contrasti tra l’essere e il dover essere, fra l’ideale e il reale. Si tratta di una forma di umorismo che indebolisce le situazioni drammatiche, che fa una satira sul comportamento e le cose degli uomini, che ha reso famosi i capponi dui Enzo che si beccano fra di loro.

Umorismo meditativo

Un’altra forma di umorismo è quello meditativo e sapiente che scopre le assurdità di questo mondo. Esempio: “Renzo, che strepitava di notte in casa altrui che s’era introdotto dui soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l’apparenza d’un oppressore; eppure al fin dei fatti, era l’oppresso……… così va spesso il mondo….” (cap. VIII)

Umorismo doloroso

In alcuni casi, l’umorismo acquista una connotazione pessimistica e dolorosa, fino ad arrivare ad un tono tragico e cupo. Questo è il caso dell’incontro di Renzo con Tonio, reso ebete dalla peste. Egli è quasi diventato un fantasma che ripete a bocca aperta un ritornello senza senso. Il ritratto diventa fortemente umoristico, se messo a confronto con la rappresentazione che ne fa l’autore nella prima parte del romanzo. Un’altra immagine tetra e colma di desolazione è quella dell’amico d’infanzia che scambia Renzo per Paolin dei morti, ossia il becchino del villaggio. L’umorismo, per altro di una gelida tristezza, si ha quando esclama: “ Non ci son che io? Non ne ho fatto abbastanza ieri? Lasciatemi un po’ stare, che sarà anche questa un’opera di misericordia”, ricollegandosi al fatto che il becchino era solito ricorrere a lui per farsi aiutare nel lavoro e in quei giorni, di lavoro ce n’era veramente tanto.

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