Manzoni e la mitologia
Nel romanzo, Manzoni inserisce soltanto tre richiami ad episodi mitologici, ma prima di affrontare il tema è necessario accennare brevemente del rapporto fra Manzoni e la mitologia. Egli rifiuta l’uso della mitologia nell’arte, mantenendosi così coerente con le convinzioni romantiche, contrariamente a quanto sostenevano i classicisti. Questo concetto spiega perché nel romanzo i riferimenti mitologici siano soltanto tre e sempre con la funzione di creare un’
ironia ed una parodia.
I Senatori e i Magistrati vs Argo e Briareo
Nel testo dell’Anonimo, riportato nell’introduzione, lo scrittore fa riferimenti a due figure mitologiche dell’Antichità: Argo e Briareo. Argo era un essere mostruoso dai cento occhi e Briareo un gigante dalle cento braccia che aiutò Zeus a domare la rivolta dei Titani. Nel brano, Senatori e i Magistrati, paragonati ai due esseri mostruosi, lasciano sottintende, in modo ironico, come essi, con astuzia ed abilità, non si preoccupassero affatto dell’interesse del popolo, bensì del proprio.
Proteo vs un esempio di parroco di fronte ad un matrimonio a sorpresa
Un altro riferimento mitologico, si ha nel capitolo VI. Agnese ha lanciato l’idea del matrimonio a sorpresa. Ricorrendo ad una modalità espressiva popolare, sostiene che affinché un matrimonio sia valido è sufficiente che i due sposi pronuncino la formula di rito, in presenza di due testimoni e davanti al sacerdote. Il matrimonio è valido anche se il curato non è d’accordo. In effetti, nel sacramento del matrimonio i ministri sono i due sposi e il sacerdote è soltanto un testimone della loro dichiarazione di volontà e non fa altro che prendere atto del fatto: deve soltanto verificare che non esistano impedimenti di tipo giuridico (quelli elencati da
don Abbondio a
Renzo) e la validità del matrimonio è salva. Lo scrittore interviene con un suo commento evidenziando che i parroci fanno di tutto per sfuggire a questa loro “cooperazione forzata” e se qualora una coppia si presentasse davanti a lui con tale intento, egli farebbe di tutto per sottrarsi a tale situazione, come Proteo cercava di divincolarsi dalle mani di coloro che volevano per forza fargli predire il futuro. Questo è il terzo caso in cui lo scrittore riporta una similitudine tratta dalla mitologia classica. Proteo era una divinità marina, incaricato di custodire il gregge di Nettuno e capace di indovinare il futuro. Tuttavia, pur di sfuggire a coloro che gli volevano far pronunciare un oracolo, era in grado di assumere le forme più svariate. Anche in questo caso, il ricorso ad una figura mitologica ha una funzione ironica e umoristica.
Renzo/oste della Luna Piena vs Amore/Psiche
Siamo nel capitolo XV. Renzo ha finito di cenare all’osteria della Luna Piena, ha alzato il gomito e, in preda ai fumi dell’alcool, viene accompagnato dall’oste in camera che lo aiuta anche a spogliarsi e a mettersi a letto. Preso da un forte sonno, Renzo inizia subito a russare e l’oste gli avvicina ancor più per scrutarlo, chinandogli il lume sul viso ed aiutandosi con la mano. È a questo punto che lo scrittore inserisce l’immagine classica di Amore e Psiche. Secondo la favola mitologica, inserita nelle “
Metamorfosi” di Apuleio, Amore rapisce psiche in un palazzo incantato e si unisce a lei, a patto che essa non cerchi mai di vederlo e per questo egli fa visita alla giovane donna soltanto di notte. Una notte, psiche, cerca di spiare le fattezze del giovane, illuminandolo con una lampada; tuttavia, una goccia d’olio, cadendo, risveglia Amore, che abbandona la sposa. In questo caso la similitudine Renzo/oste e Amore/Psiche ha una funzione ironica. La mitologia classica viene degradata ad un realismo di osteria di infimo ordine e l’umorismo non nasce soltanto dal paragone, ma anche e forse soprattutto, dal linguaggio che, vagamente, ha un sapore aulico.