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Contesto storico
Siamo alla fine dell’estate del 1629. Col nuovo raccolto, la carestia finalmente cessa anche se la mortalità si prolunga fine all’autunno a causa delle condizioni igieniche precarie e la scarsità dell’acqua. Tuttavia, all’orizzonte, si profila un nuovo e terribile flagello: l’imperatore fa scendere in Italia un esercito, composto da soldati di ventura, abituati al saccheggio e alla violenza. Lo scopo della calata in Italia e di prendere possesso del Ducato di Mantova, appoggiando così la Spagna contro la Francia, Ventottomila soldati e settemila cavalieri, scendendo dalla Valtellina, lungo il corso dell’Adda, dilagano ad ondate successive per venti giorni, invadendo e saccheggiando i paesi che fanno da sfondo al romanzo. Come ricordavano alcuni storici dell’epoca, all’interno di queste truppe ogni tanto si verificava un caso di peste come quella che fu trasmessa a Firenze nel 1531. I Lanzichenecchi ovunque passavano portavano morte e distruzione e alla loro calata, il Manzoni dedica l’intero capitolo XXVIII.Diffusione dell’epidemia
Il tribunale della Sanità di Milano fece presente a don Gonzalo che tutta quella gentaglia che attraversava le campagne lombarde per assediare Mantova costituiva un grosso pericolo da ogni punto di vista, ma egli rispose che non ci poteva fare nulla e che tutto era in mano alla Provvidenza. Per lui contava soltanto la reputazione piuttosto che le sofferenze del popolo chiamato a governare. Fra l’altro, nello stesso periodo fu rimosso dall’incarico a causa dell’ insuccesso della guerra del Monferrato di cui era stato il promotore. Inoltre, il popolo lo incolpava di aver preso delle misure inadeguate per risolvere la carestia. Il giorno della partenza fu perfino preso a sassate dal popolo in rivolta.L’epidemia e i personaggi del romanzo
All’arrivo della notizia, nel paese dei protagonisti si diffonde il panico. Tra gli abitanti terrorizzati troviamo don Abbondio, come sempre pauroso, impacciato e stizzoso, oltre ad Agnese e Perpetua. Su consiglio di quest’ultima, dopo aver nascosto alla meglio i loro averi, decidono di rifugiarsi nel castello dell’Innominato, vivendo così in prima persona il dramma degli sfollatiL’epidemia si diffonde rapidamente, ma l’unico a dichiarare che la causa di tanti decessi è la peste è il medico Ludovico Settala. Il governatore, preoccupato soprattutto per l’andamento della guerra e la popolazione non credono che si tratti di peste, anche se la crisi sanitaria non ha precedenti. Paradossalmente, sarà grazie a questa calamità naturale che crolleranno tutti gli ostacoli che si oppongono al matrimonio dei due protagonisti.
Riflessione morale dell’autore
Lo scrittore ne approfitta per intervenire e esprimere le sue considerazioni in merito1) Innanzitutto, egli condanna la guerra e soprattutto la mancanza di coraggio, virtù ed eroismo in chi la guida. IN ogni caso, la guerra è un’assurdità le cui conseguenze disastrose sono pagate soltanto dagli innocenti che spesso non conoscono nemmeno il motivi del conflitto
2) Chi governa è totalmente inetto e invece di pensare all’interesse dei sudditi si preoccupa soltanto della propria fama
3) Il popolo, nella sua ignoranza, si lascia trasportare dalla paura e dalla superstizione e crede che il bacillo sia diffuso volontariamente dagli untori