Indice

  1. Esercizio
  2. Personaggi da associare
  3. Correzione

Esercizio

Associare le espressioni seguenti ad uno più personaggi protagonisti del romanzo e completare con la situazione in cui esse vengono pronunciate o inserite dallo scrittore come forma di commento. Ad uno stesso personaggio possono essere associate una o più frasi. Un personaggio è escluso da ogni associazione

1. “Il coraggio uno non se lo può dare”
2. “Due potestà, due canizie a fronte”
3. “… qui una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose”
4. “Che vuole che io faccia del suo latinorum?”
5. “Mala cosa nascer povero, il mio caro Renzo”
6. “La sventurata rispose”
7. “Dio m’ha dato del bene perché faccia del bene”
8. “Dimmi chi pratichi e ti dirò chi sei. La vista di Lucia aveva confermato quella persuasione”
9. “Hanno votato il sacco stamattina coloro…”
10. “E tacque in atto di chi aspetta”
11. “Quel bel cecino!”
12. “Carneade! Chi era costui?”
13. Eccome se è un galantuomo! È quello che aveva messo il pane a buon mercato; e gli altri non hanno voluto; e ora viene a condurre in prigione il vicario, che non ha fatto le cose giuste.”
14. “Figliuolo mio, se tu non sei disposto a succiarti del baggiano a tutto pasto, non far conto di vivere qui.”
15. “I monatti lo presero, un per i piedi e l’altro per le spalle……. Poi uno tornò a prender la preda; quindi, alzato il miserabil peso, lo portaron via.”
16. “Ah gli perdono! Gli perdono davvero, gli perdono per sempre! Esclamò il giovine.
17. “…..non prese alcuna precauzione contro la peste; gli s’attaccò, andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.”)

Personaggi da associare

Don Abbondio - Cardinale Federigo Borromeo - donna Prassede - il cugino Bortolo - Perpetua - Agnese - Gertrude - Padre Provinciale - Conte zio – Renzo - don Rodrigo - don Ferrer - l’oste della Luna piena - don Ferrante

Correzione

Don Abbondio
9 - La frase fa parte del soliloquio di don Abbondio che intervalla il colloquio con il cardinale. Quest’ultimo è chiaramente al corrente che don Abbondio si è rifiutato di celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia e il curato intuisce che devono essere state Agnese e Lucia a raccontare tutto ciò che, invece, don Abbondio voleva tenere segreto
3 - Lo scrittore descrive la notte angosciosa trascorsa da don Abbondio dopo aver subito le minacce dei bravi e non sa come comportarsi l’indomani con Renzo. Alla fine, decide di temporeggiare, ma durante il sonno è vittima di incubi.
1 -Frase rimasta celebre e pronunciata da don Abbondio in presenza del cardinale
12 – Nella lettura di un libro che gli ha prestato il parroco di una parrocchia vicina, don Abbondio si imbatte nel nome di un filosofo dell’Antichità di cui non conosce l’esistenza e si chiede chi esso sia.
Cardinale Federigo Borromeo
10 –È la frase che chiude il capitolo XXV. Il cardinale Federigo ha chiesto a don Abbondio che cosa abbia ispirato il timore e che cosa abbia fatto per Renzo e Lucia si pone nell’atteggiamento di colui che sta aspettando una risposta. Da questo momento in poi, le sue accuse diventano più precise e circostanziate.
Donna Prassede
8 - Questa è la frase che sintetizza una delle poche idee pedagogiche ben salde nella mentre di donna Prassede che si è assunta l’incarico di educare Lucia. Convinta che Renzo sia un delinquente, automaticamente anche Lucia deve essere una poco di buono, convinzione confermata dall’aspetto remissivo della ragazza
Il cugino Bortolo
7 - Renzo, fuggito da Milano, ha raggiunto il cugino Bortolo nel bergamasco da cui viene accolto con grande affetto e solidarietà. Gli propone anche di dargli del denaro, aggiungendo che Dio quando dà dei beni, lo fa affinché a nostra volta aiutiamo qualcuno
14 - Bortolo informa Renzo che nel bergamasco coloro che vengono da Milano sono chiamati “baggiani”, cioè babbei, sciocchi e avvisa il cugino che dovrà sopportare di essere chiamato sempre così, se vuole rifarsi una vita nel bergamasco.
Don Ferrante
17- Con questa frase, il Manzoni ci informa della morte di peste di don Ferrante, nella sua solida convinzione che il morbo è causato dalle stelle, come i protagonisti dei melodrammi del Metastasio, il cui comportamento è caratterizzato da un idealismo astratto
Oste della Luna piena
11 – Con questa frase, di stampo toscano, l’oste indica lo sbirro col senso di “Quel bel tipo!”
Perpetua
5 - Renzo è appena uscito dal colloquio con cui don Abbondio gli ha comunicato che il matrimonio non potrà essere celebrato. Si imbatte in Perpetuala quale, con questa frase, gli fa capire che si tratta di un sopruso di un potente contro le persone umili.
Gertrude
6 - Egidio, da una finestra del suo palazzo ha notato Gertrude che passeggia in un piccolo cortile. Allettato dal sacrilegio che avrebbe commesso nel caso in cui avesse instaurato un rapporto amoroso con la suora, un giorno ebbe l’ardire di rivolgerle la parola e Gertrude rispose. La frase, molto lapidaria riassume brevemente la relazione peccaminosa fra i due e il termine “sventurata” dimostra la profonda compassione che lo scrittore prova per Getrude e si ricollega a termini come “infelice” e “poveretta”, utilizzati in altre parti del romanzo.
don Antonio Ferrer
13 – Si tratta di una frase che circola fra la folla in tumulto. Il Ferrer aveva calmierato il prezzo del pane, attirandosi così la simpatia del popolo, ma i fornai si erano risentiti del mancato guadagno, per cui Don Gonzalode Cordoba, di cui il Ferrer è il vice, interviene, facendo ristabilire un prezzo corrente del pane, decisione che incrementa la furia popolare. La folla in tumulto prende d’assedio la casa del Vicario di provvisione e Ferrer interviene per salvarlo, pur dando a intendere al popolo che lo punirà.
Don Rodrigo
15 – Si tratta di Rodrigo che ha contratto la peste. Egli ordina al Griso di chiamargli il suo medico di fiducia, ma il bravo si affretta a far venire i monatti che portano al lazzaretto l’ammalato, ma prima, d’accordo col Griso, lo derubano degli averi.
Padre Provinciale
2 – È in questo modo che Manzoni definisce il Padre Provinciale dei Cappuccini e il conte zio nel momento in cui inizia il loro dialogo-schermaglia. Ognuna delle due figure costituisce un potere nel proprio campo: religioso e politico
Conte zio
2 - È in questo modo che Manzoni definisce il Padre Provinciale dei Cappuccini e il conte zio nel momento in cui inizia il loro dialogo-schermaglia. Ognuna delle due figure costituisce un potere nel proprio campo: religioso e politico
Renzo
4 – La frase è pronunciata da Renzo di fronte a don Abbondio che cerca di temporeggiare e di rinviare il matrimonio indicando, in latino, le cause di un possibile impedimento.
16 – Siamo nel lazzaretto e Renzo insieme a Padre Cristoforo si trovano al capezzale di don Rodrigo ormai morente a causa della peste. Sollecitato dal frate, Renzo lo perdona di tutte le malafatte commesse.

Il personaggio che non ha associazioni è Agnese.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community