Indice

  1. Questionario
  2. Risposte

Questionario

1. In quale epoca si svolge il romanzo?
2. Perché il Ducato di Milano, in quegli anni, era sotto il dominio spagnolo?
3. A che categoria sociale appartengono i due protagonisti?
4. Qual è l’elemento scatenante, all’origine della vicenda?
5. Che consigli dà Agnese per trovare una soluzione?
6. L’organizzazione del matrimonio a sorpresa
7. Perché padre Cristoforo consiglia a Renzo, Lucia e ad Agnese di lasciare il paese?
8. Chi erano i bravi?
9. Le teorie educative di donna Prassede
10. Qual è il ruolo di Lucia nella conversione dell’Innominato?
11. Perché Renzo decide di fuggire da Milano e rifugiarsi nel bergamasco?
12. Che cosa succede al castello dopo la conversione dell’Innominato?
13. Chi è la mercantessa e qual è il suo ruolo?
14. Che ruolo avevano i monatti?
15. Come termina il romanzo?

Risposte

1. Il romanzo si svolge nel XVII secolo: inizia il 7 novembre 1628 e termina nel novembre 1630.

2. Nel 1535, la famiglia Sforza si era estinta e, a seguito della pace di Cateau-Cambrésis del 1559 fra Spagna, Francia e Impero asburgico, il Ducato di Milano passa alla corona di Spagna. Il possesso del Ducato di Milano permetteva ala Spagna di collegare il Mediterraneo con i l territorio spagnolo dei Paesi Bassi. Anche i governatori erano nominati direttamente da Madrid, il Ducato godeva di una certa autonomia amministrativa.

3. Pur appartenendo ad una classe sociale popolare, i due protagonisti non hanno problemi economici. Renzo è un filatore di seta e, nel tempo libero, coltiva un piccolo podere che i suoi genitori gli hanno lasciato in eredità. Anche Lucia, rimasta orfana di padre, lavora in una filanda

4. Il motivo che mette in moto la vicenda è costituito da una scommessa fra il conte Attilio e il cugino don Rodrigo. Quest’ultimo, lungo la strada ha notato Lucia e scommette con l’amico che riuscirà a farla sua. Per prima cosa, tramite i b suoi bravi, intima a don Abbondio di non celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia, previsto per il giorno seguente.

5. Agnese suggerisce due soluzioni, entrambe senza risultato: 1) rivolgersi al dott. Azzecca-garbuglio, un esperto di diritto, ma totalmente asservito ai nobili 2) di organizzare un matrimonio a sorpresa, con tanto di testimoni perché ha saputo che ciò che conta è la volontà dei due sposi e quella del sacerdote celebrante è ininfluente. Anche questa soluzione non ha l’esito sperato perché don Abbondio riesce ad evitare che Lucia pronunci la frase di rito, rovesciandole addosso il tappeto che ricopriva il tavolo.

6. Innanzitutto occorre la presenza di due testimoni che Renzo individua in Tonio e Gervasio. Ma come farsi aprire da don Abbondio? Un tempo, il curato aveva prestato dei denaro a Tonio e con la scusa di doverglielo rendere, sarà facile entrare in casa, anche se l’ora è tarda. Ma poiché Tonio non possiede le 25 lire sarà Renzo che gli pagherà il debito. Sarà necessario anche allontanare Perpetua dall’uscio una volta che avrà aperto a Tonio e Gervasio: a questo ci pensa Agnese che, passando di lì per caso, intavolerà con Perpetua una conversazione sulle dicerie a proposito degli spasimanti della donna, un tasto a cui essa era molto sensibile.

7. Perché, tramite un servitore di don Rodrigo, ha saputo che quest’ultimo progetta di rapire Lucia. Il tentativo del rapimento avviene proprio in concomitanza con il matrimonio a sorpresa.

8. I bravi erano degli ex malviventi che in cambio di protezione, si mettevano a totale servizio di un signorotto per compiere tutte le sue malefatte. Sia don Rodrigo che l’Innominato potevano contare su questi mercenari.

9. Donna Prassede, moglie di don Antonio Ferrante, appartiene all’aristocrazia milanese. Essa si offre, informandone il cardinale Federigo, di ospitare in casa sua Lucia per poterla educare dopo la vicenda del rapimento. L’idea, di per sé, è buona perché sembrerebbe ispirarsi al concetto di solidarietà e carità evangelica, ma non lo sono altrettanto i metodi pedagogici messi in pratica dalla nobildonna. Essa è fortemente convinta di essere l’unica depositaria della verità. Autoritaria e attaccata alle pratiche esteriori della religione, ha dei forti pregiudizi sulla persona di Renzo e poiché crede che le sventure degli altri debbano essere interpretate come una punizione di Dio, interviene con forza nell’azione correttiva della ragazza. Le sue decisioni hanno tutte une connotazione autoritaria, cerca di manipolare la volontà di Lucia con lo scopo di avviarla sulla strada del convento. Nel suo metodo educativo non c’è spazio per l’ascolto.

10. Nella conversione dell’Innominato, Lucia ha un ruolo determinante. La sua frase “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia” è la scintilla che dà vita al turbamento di coscienza dell’Innominato e a porlo sulla via della conversione. Le parole della ragazza lo tormentano per tutta la notte in cui “l’uomo antico” si oppone all’ “uomo nuovo”, fino ad arrivare ad un passo dal suicidio. È proprio il pensiero di Lucia, che provoca il rimorso e crea la speranza di poter intraprendere una vita diversa che lo farà decidere ad incontrare il cardinale Federigo.

11. Renzo decide dui rifugiarsi nel Bergamasco perché riconosciuto dal notaio criminale come il responsabile dell’agitatore della folla il giorno del tumulto di S. Martino e quindi passibile di essere giustiziato. La zona di Bergamo faceva parte della Repubblica di Venezia.

12. L’Innominato, dopo l’incontro con il cardinale Federigo rientra al castello dove la fama della conversione l’aveva preceduto. Ordina che tutti i bravi si riuniscano nella grande per metterli al corrente del cambiamento avvenuto in lui. Quindi annulla tutti gli ordine impartiti fino ad allora e in corso di esecuzione

13. La mercantessa è una ricca vedova che conosce Lucia durante la permanenza al lazzaretto. Le due donne, che condividono la stessa capanna, si legano da un forte sentimento di affetto a tal punto che la donna è presente anche al banchetto di nozze. Essa si prende cura di Lucia e sarebbe felice se la ragazza andasse a vivere a Milano con lei come una figlia o una sorella più piccola. Il suo ruolo è positivo perché costituisce un esempio di solidarietà disinteressata e la rinascita dopo l’epidemia.

14. I monatti si occupavano ripulire la citta di Milano dai cadaveri di coloro che erano morti di peste e di trasportare gli ammalati al lazzaretto. In passato erano stati galeotti oppure immuni perché avevano già contratto il morbo. Senza scrupoli non esitavano a rubare o a estorcere del denaro alle persone, minacciandole di trasportarle al lazzaretto anche se non contaminate. Per farsi riconoscere erano vestiti di rosso e portavano un campanellino legato ad una gamba.

15. Alla fine del romanzo sappiamo che Renzo e Lucia, hanno una bambina a cui impongono di nome di Maria, in onore della Vergine e col tempo ebbero una prole numerosa. Dopo alcune difficoltà incontrate da Renzo nel bergamasco, Renzo e il cugino Bortolo acquistano una filanda. Nell’ultima pagina, Renzo fa il resoconto di tutto ciò che ha imparato dalle traversie in cui è stato convolto e Lucia, con molta delicatezza sottolinea l’ammore che sempre avuto per lui.

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