Indice

  1. Poveri strutturali e congiunturali nell'antico regime
  2. Cambiamento della concezione di povertà
  3. Il vagabondaggio e l'emarginazione sociale
  4. Le leggi contro la povertà e le istituzioni assistenziali
  5. Le workhouses inglesi
  6. Lo sviluppo industriale e il proletariato
  7. Conclusioni

Poveri strutturali e congiunturali nell'antico regime

Per comprendere le fasce più basse della società dell’Antico Regime, è utile partire dalla distinzione proposta dallo storico Jean-Pierre Gutton tra poveri strutturali e poveri congiunturali.
I poveri strutturali erano coloro che, anche nei periodi normali, vivevano interamente o in parte grazie alle elemosine. In questa categoria rientravano i malati, gli anziani non più in grado di lavorare, le vedove con figli a carico e i cosiddetti «poveri vergognosi», cioè persone che in passato avevano goduto di una buona posizione sociale, ma che erano rimaste senza risorse economiche.
I poveri congiunturali, invece, erano coloro che riuscivano a guadagnare appena il necessario per vivere attraverso il proprio lavoro. La loro situazione era molto fragile, perché una malattia, la vecchiaia, la disoccupazione o una carestia potevano privarli improvvisamente dei mezzi di sostentamento.

Cambiamento della concezione di povertà

Nel corso della storia europea si verificò un importante cambiamento nel modo di considerare la povertà.
Durante il Medioevo, il povero era spesso circondato da un'aura religiosa e sacrale. Veniva considerato una figura che ricordava Cristo e testimoniava la fragilità della condizione umana. Aiutare i poveri attraverso le elemosine e le opere di carità rappresentava quindi un dovere religioso.
Con l'inizio dell'età moderna, invece, l'immagine del povero cambiò progressivamente. Sempre più spesso veniva considerato una possibile minaccia per l'ordine pubblico e per la salute collettiva, oltre che un potenziale delinquente da allontanare o reprimere.
Questa trasformazione fu legata, in parte, ai cambiamenti culturali del Rinascimento e della Riforma protestante, che favorirono una visione più laica della società e attribuirono maggiore importanza alla vita attiva e al lavoro, condannando l'ozio.
Un altro fattore fondamentale fu il forte aumento della povertà, provocato dalla crescita della popolazione e dal divario sempre più ampio tra prezzi e salari. Molte persone, infatti, non riuscivano più a mantenere un livello di vita dignitoso con i guadagni ottenuti dal proprio lavoro.

Il vagabondaggio e l'emarginazione sociale

In questo contesto, alla figura del povero residente, che aveva un posto riconosciuto nella comunità cittadina o nel villaggio, si sostituì sempre più quella del vagabondo.
Il vagabondo era una persona priva di legami stabili con una comunità, costretta a vivere di espedienti e talvolta coinvolta in attività illegali, come le frodi e i furti.
Queste persone erano spesso considerate pericolose perché sospettate di diffondere la peste e altre malattie, oppure di provocare disordini, tumulti e rivolte.
Di conseguenza, le città e successivamente gli Stati iniziarono ad adottare provvedimenti sempre più severi nei confronti dei poveri e dei vagabondi.
Tra le misure più diffuse vi erano l'espulsione dei poveri provenienti da altre località, il divieto di accattonaggio e l'obbligo di lavorare per coloro che erano fisicamente in grado di farlo.
L'accattonaggio venne progressivamente sostituito, almeno nelle intenzioni delle autorità, da forme di assistenza organizzate dalle città o dalle parrocchie e finanziate attraverso imposte specifiche.

Le leggi contro la povertà e le istituzioni assistenziali

Queste politiche si diffusero rapidamente in Europa. Nella prima metà del XVI secolo, almeno sessanta città dell'Europa centro-occidentale adottarono provvedimenti di questo tipo.
In Inghilterra venne approvata una legge nazionale sui poveri tra il 1597 e il 1598, successivamente integrata nel 1601. L'obiettivo era organizzare l'assistenza e regolamentare la gestione della povertà.
In Francia, invece, un editto regio del 1662 stabilì che in ogni città e borgo del Paese dovesse essere aperto un ospizio generale. Queste strutture avevano il compito di rinchiudere gli accattoni e di educarli alla religione cristiana.
Nel corso del Seicento e soprattutto del Settecento si diffuse così il progetto della cosiddetta «grande reclusione», studiato dallo storico e filosofo Michel Foucault. L'obiettivo era rinchiudere i poveri in istituti appositi, controllarli e cercare di disciplinarne i comportamenti.
Durante il Settecento, questa tendenza si intrecciò con le nuove idee filantropiche, favorendo la fondazione di grandi istituti di ricovero, come quelli di Roma, Genova e Napoli.

Le workhouses inglesi

In Inghilterra si diffusero invece le workhouses, strutture in cui i poveri venivano ospitati e obbligati a svolgere attività lavorative. Questi istituti combinavano quindi l'assistenza con forme di controllo e disciplina.

Lo sviluppo industriale e il proletariato

Tra il Settecento e l'Ottocento, lo sviluppo del sistema di fabbrica trasformò profondamente la società europea.
Il processo iniziò in Inghilterra e si estese successivamente al resto del continente. Da un lato, contribuì alla formazione della nuova classe operaia, composta da persone che lavoravano nelle fabbriche in cambio di un salario.
Dall'altro, però, l'industrializzazione e l'accelerazione della crescita demografica alimentarono anche la disoccupazione e nuove crisi economiche, contribuendo alla formazione di un gruppo di persone che vivevano ai margini della società.
Questo gruppo venne definito lumpenproletariat, espressione tedesca traducibile come «proletariato straccione». Comprendeva individui che si trovavano in condizioni di estrema precarietà e che spesso non riuscivano a inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro.

Conclusioni

In conclusione, tra l'età moderna e l'Ottocento, la povertà rimase un problema strutturale della società europea. Le politiche di assistenza e repressione non riuscirono a eliminarla e i cambiamenti economici, demografici e industriali continuarono a produrre nuove forme di emarginazione sociale.

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