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Nobiltà e clero nella società dell'antico regime
La nobiltà e il clero erano i due ceti più facilmente riconoscibili e meglio definiti dal punto di vista giuridico, secondo la concezione della società divisa in tre ordini. Tuttavia, al loro interno esistevano numerosi sottogruppi, caratterizzati da differenze di ricchezza, prestigio e potere.Il clero verrà approfondito successivamente. È quindi utile concentrarsi sulla nobiltà e sui gruppi sociali che, pur non appartenendo a questo ceto, occupavano una posizione immediatamente inferiore nella gerarchia sociale.
Come nasce nobiltà europea
Le élite nobiliari europee si svilupparono in modi diversi a seconda delle caratteristiche storiche e sociali delle varie regioni. La loro formazione fu influenzata da diversi fattori, spesso strettamente intrecciati tra loro.Un primo elemento fu la tradizione classica, che distingueva gli uomini liberi dagli schiavi e i patrizi dai plebei. Questa tradizione attribuiva inoltre grande importanza all'idea di un'aristocrazia fondata sulla virtù e sul sapere.
Un altro fattore fu rappresentato dai legami feudali di vassallaggio, che continuarono a lasciare tracce anche dopo la scomparsa del feudalesimo come sistema politico e giuridico. Anche l'etica cavalleresca e l'importanza attribuita alla professione delle armi contribuirono a definire l'identità nobiliare. A questi elementi si aggiunsero lo sviluppo della civiltà comunale, particolarmente intenso nell'Italia centro-settentrionale e nei Paesi Bassi, e il confronto con gli apparati dei nascenti Stati moderni.
Eterogeneità tra nobili
Poiché la nobiltà europea presentava caratteristiche molto diverse da una regione all'altra, è difficile darle una definizione unica. È quindi più utile esaminare le principali forme che assunse nelle diverse aree del continente.La ricchezza e le attività economiche dei nobili
In tutta Europa, la nobiltà era innanzitutto associata alla ricchezza e, almeno, a una condizione di agiatezza. La principale fonte di ricchezza era generalmente la proprietà della terra, alla quale si collegavano spesso anche poteri giudiziari, funzioni di polizia e forme di controllo sugli abitanti della signoria. Durante l'età moderna si affermò una netta differenza tra l'Europa centro-occidentale e quella orientale.Nell'Europa centro-occidentale, il grande proprietario terriero viveva soprattutto delle rendite ricavate dalle terre concesse ai contadini. Questi pagavano al proprietario un canone in denaro oppure gli consegnavano una parte dei prodotti agricoli.
Nell'Europa orientale, invece, i grandi proprietari sfruttavano soprattutto il lavoro gratuito e obbligatorio dei contadini. In questo modo producevano grandi quantità di prodotti agricoli, che venivano successivamente venduti sul mercato nazionale o internazionale.
In entrambe le aree, tuttavia, le entrate derivanti dalla terra potevano essere integrate da altre attività economiche.
Le fonti di reddito dei nobili
Alcuni nobili ricavavano guadagni dall'estrazione mineraria, dalle vetrerie e dalle fabbriche di terraglie. Altri investivano nella trasformazione dei prodotti agricoli e dell'allevamento, attraverso la produzione di olio, vino e altre bevande alcoliche, oppure la filatura della lana, del lino e della seta.Altre fonti di reddito erano rappresentate dagli stipendi e dai compensi ottenuti lavorando al servizio del principe o della Chiesa, oltre che dagli interessi ricavati dai capitali investiti o prestati.
La gestione e la conservazione del patrimonio familiare
L'immagine tradizionale del nobile ozioso e spendaccione rappresenta soltanto in parte la realtà dell'Europa dell'Antico Regime. Molti nobili, infatti, si occupavano attivamente della gestione dei propri patrimoni e cercavano di conservarli nel tempo.Per evitare che un erede incapace di amministrare il denaro o incline a spendere eccessivamente disperdesse le ricchezze familiari, si diffusero alcuni strumenti giuridici, come il fedecommesso e la primogenitura.
Il fedecommesso permetteva di vincolare un patrimonio, stabilendo le condizioni della sua trasmissione agli eredi. La primogenitura, invece, favoriva il passaggio del patrimonio al figlio maggiore.
Questi strumenti avevano lo scopo di mantenere unita la proprietà familiare e di garantirne la continuità attraverso le generazioni, evitando che la divisione dei beni ne riducesse eccessivamente il valore.
I nobili poveri
La presenza di nobili poveri era particolarmente frequente nei Paesi in cui la nobiltà costituiva una percentuale elevata della popolazione.In Polonia, per esempio, i nobili rappresentavano circa il 7-8% degli abitanti, mentre in Ungheria e in Spagna raggiungevano circa il 5%. In queste società, quindi, non tutti i nobili disponevano di grandi patrimoni o vivevano in condizioni agiate.
In Polonia era abbastanza comune che i nobili più poveri entrassero al servizio delle famiglie dei magnati, cioè dei grandi aristocratici dotati di immense ricchezze e di un forte potere politico ed economico.
In Castiglia, invece, si diffuse la figura dell'hidalgo, un nobile privo di grandi mezzi economici, ma fortemente legato ai valori dell'onore e agli ideali della cavalleria.
Questa figura venne resa celebre da Miguel de Cervantes nel Don Chisciotte, il cui protagonista incarna proprio il contrasto tra il mito della cavalleria e una realtà caratterizzata da difficoltà economiche e sociali.
In conclusione, la nobiltà dell'Antico Regime non era un gruppo omogeneo: al suo interno convivevano grandi aristocratici ricchissimi, proprietari terrieri e nobili che, pur godendo di prestigio e privilegi legati alla nascita, vivevano in condizioni economiche difficili.