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Concetti Chiave

  • Le democrazie protette escludono partiti estremi dalla coalizione di governo, attuando un controllo sui fini politici per mantenere l'ordinamento democratico.
  • In Germania, il Tribunale costituzionale può dichiarare illegittimi i partiti che minacciano l'ordinamento democratico, come dimostrato dai casi di partiti neonazisti e comunisti.
  • In Italia, l'unica eccezione al riconoscimento dei partiti è la XII disposizione transitoria che vieta la riorganizzazione del partito fascista.
  • I partiti italiani hanno visto scissioni e trasformazioni sottoposte a vertenze civili, mentre i controlli finanziari sono stati introdotti per il finanziamento pubblico delle attività politiche.
  • Nonostante il referendum del 1993 contro il finanziamento pubblico, leggi successive hanno aumentato i contributi pubblici, non commisurati alle spese elettorali effettive.

Democrazie protette e conventio ad excludendum

Si definiscono protette le democrazie che ammettono la possibilità di escludere dalla coalizione di governo determinati partiti, considerati estremi e anti-sistema. Sono protette, quindi, le democrazie che sottopongono a sindacato i fini dei partiti politici, giungendo a realizzare una vera e propria conventio ad escludendum. In nome della loro difesa, questi ordinamenti prevedono persino istituti non coerenti con i principi della democrazia liberale. Fra questi, forme di controllo sullo stesso diritto a esistere di certe forze politiche: in base all’art. 21 della Costituzione tedesca, il Tribunale costituzionale può essere chiamato a decidere sulla legittimità di partiti che «per le loro finalità o per il comportamento dei loro aderenti si prefiggano di attentare all’ordinamento costituzionale libero e democratico o di sovvertirlo o di mettere in pericolo l’esistenza della Repubblica federale tedesca» (in forza di tale norma furono dichiarati fuori legge il partito neonazista e il partito comunista).

Eccezioni e controlli nell'ordinamento italiano

Nell’ordinamento italiano vi è una sola eccezione: la XII disp. trans. e fin. vieta la riorganizzazione «sotto qualsiasi forma» del disciolto partito fascista (v. l. 645/1952, applicata solo nel 1973 per lo scioglimento del movimento «Ordine nuovo»).
Tranne casi eccezionali, gli interna corporis dei partiti sono stati sempre tutelati: vertenze civili hanno accompagnato tuttavia scissioni e altre trasformazioni di singole forze partitiche (a chi il patrimonio, a chi il simbolo elettorale?) o riguardato modalità di selezione dei candidati ed espulsioni. Alcuni controlli di natura strettamente finanziaria sono stati invece introdotti quale corrispettivo delle diverse forme di finanziamento pubblico dell’attività dei partiti che si sono succedute a partire dagli anni Settanta. La materia è stata oggetto di numerosi interventi legislativi e di più referendum. Nonostante la volontà popolare espressa in un referendum abrogativo del 1993 contro il finanziamento pubblico dei partiti, varie leggi avrebbero successivamente aumentato i contributi pubblici sotto forma di rimborsi elettorali. Di «rimborsi» tali contributi avevano in realtà solo il nome: non erano commisurati in alcun modo alle spese elettorali effettivamente sostenute, erano di notevole consistenza e venivano corrisposti anno per anno, così da costituire un finanziamento pubblico del tutto simile a quello abrogato per via referendaria (v. l. 157/1999).

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Domande da interrogazione

  1. Cosa si intende per democrazie protette e quale ruolo hanno nella politica?
  2. Le democrazie protette sono quelle che possono escludere partiti considerati estremi e anti-sistema dalla coalizione di governo, attuando una conventio ad excludendum. Questi ordinamenti, per difendere la democrazia, possono adottare misure non sempre coerenti con i principi liberali, come il controllo sulla legittimità di alcuni partiti (come evidenziato dall'art. 21 della Costituzione tedesca).

  3. Qual è l'eccezione prevista nell'ordinamento italiano riguardo ai partiti politici?
  4. In Italia, l'unica eccezione è rappresentata dalla XII disposizione transitoria e finale, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Questo divieto è stato applicato in un caso specifico nel 1973, riguardante il movimento "Ordine nuovo".

  5. Come sono stati gestiti i finanziamenti pubblici ai partiti in Italia?
  6. Nonostante un referendum del 1993 che si opponeva al finanziamento pubblico dei partiti, successive leggi hanno aumentato i contributi pubblici sotto forma di rimborsi elettorali, che non erano proporzionati alle spese effettive e hanno continuato a rappresentare un finanziamento pubblico simile a quello abrogato.

Domande e risposte

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