Concetti Chiave
- La riforma del finanziamento politico del 2012 ha introdotto un sistema con un importo massimo annuo di 91 milioni, diviso tra rimborso delle spese elettorali e cofinanziamento legato all'autofinanziamento dei partiti.
- Scandali significativi come quelli di Lusi e Belsito hanno messo in luce la mancanza di controlli, portando a condanne e a una crescente polemica sui costi della politica.
- La polemica sui rimborsi elettorali ha provocato un primo timido taglio dei fondi, ma è stata solo dopo gli scandali che sono stati decisi tagli più sostanziali.
- Nel 2013, il governo Letta ha presentato un disegno di legge per abolire il finanziamento pubblico diretto, puntando a garantire trasparenza e un ruolo attivo ai cittadini nel finanziamento dei partiti.
- Il decreto legge 149/2013, trasformato in legge nel febbraio 2014, si è basato sulla necessità di un sistema di finanziamento fondato sulle libere scelte dei contribuenti.
Qual è la riforma del finanziamento politico?
La riforma legislativa del 2012 istituì un sistema di finanziamento in parte nuovo, prevedendo un importo massimo annuo di 91 milioni per il 70% come rimborso delle spese elettorali e «contributo per l’attività politica» (si superava così l’ipocrisia di chiamare rimborso ciò che non lo era affatto), per il 30% «a titolo di cofinanziamento», cioè contributi commisurati alla capacità dei partiti di autofinanziarsi (50 centesimi per ogni euro ricevuto tramite quote associative ed erogazioni liberali).
Scandali e conseguenze
Nessun controllo impedì l’esplodere di clamorosi scandali, come quelli del 2012: lo scandalo Lusi, dal nome del tesoriere del partito della Margherita (partito disciolto e confluito nel Pd), per il quale il Senato autorizzò l’arresto, poi condannato per aver distratto decine di milioni di rimborsi elettorali (sia in sede penale sia per danno erariale: v. Corte dei conti, sez. giur. Lazio, sent. n. 914/2013); e lo scandalo Belsito, dal nome del tesoriere della Lega nord, condannato per appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato insieme all’allora segretario del partito Umberto Bossi. Quello dei rimborsi elettorali, d’altra parte, era uno dei capitoli della polemica sui «costi della politica» condotta ormai da diversi anni (dalla pubblicazione nel 2007 di un famoso libro-denuncia contro la «casta»). Ciò aveva portato a un primo taglio dei rimborsi, ma molto modesto e in gran parte rinviato alle future elezioni. Solo dopo gli scandali, con la l. 96/2012, fu decisa una sostanziosa riduzione, fino alla metà e fin da subito.
Abolizione del finanziamento pubblico
Nella successiva legislatura fu il governo Letta a compiere il passo ulteriore, con la presentazione nel giugno 2013 di un disegno di legge per l’«abolizione del finanziamento pubblico diretto», la «trasparenza e democraticità dei partiti» e la «disciplina della contribuzione volontaria e indiretta in loro favore». Il testo approvato quattro mesi dopo dalla Camera venne trasformato nel decreto legge 149/2013, rinvenendone i presupposti di necessità e urgenza, come diceva il preambolo, nella «grave situazione economica del paese», nella «volontà espressa dal corpo elettorale nelle consultazioni in materia», nonché nella «ineludibile esigenza di assicurare il passaggio a un sistema fondato sulle libere scelte dei contribuenti, che attribuisca ai cittadini un ruolo centrale sul finanziamento dei partiti». Il decreto diventò legge nel febbraio 2014.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali caratteristiche della riforma del finanziamento politico del 2012?
- Quali scandali hanno colpito il sistema di finanziamento politico e quali sono state le conseguenze?
- Qual è stato il passo decisivo verso l'abolizione del finanziamento pubblico?
La riforma del 2012 ha introdotto un sistema di finanziamento politico che prevede un importo massimo annuo di 91 milioni, suddiviso in 70% per il rimborso delle spese elettorali e 30% come cofinanziamento, legato alla capacità di autofinanziamento dei partiti (cfr. testo).
Gli scandali del 2012, come quelli di Lusi e Belsito, hanno portato a gravi conseguenze legali e a una crescente polemica sui costi della politica, culminando in una riduzione sostanziale dei rimborsi elettorali con la legge 96/2012 (cfr. testo).
Il governo Letta ha presentato nel 2013 un disegno di legge per l'abolizione del finanziamento pubblico diretto, approvato dalla Camera e trasformato nel decreto legge 149/2013, con l'obiettivo di garantire maggiore trasparenza e un sistema di finanziamento basato sulle scelte dei cittadini (cfr. testo).