Concetti Chiave
- La seconda metà dell'800 è segnata dalla seconda rivoluzione industriale, con Papa Leone XIII che promuove la collaborazione tra classi sociali.
- Agostino De Pretis, al governo dal 1876 al 1887, introduce riforme significative, tra cui l'obbligo di frequenza scolastica e un ampliamento del diritto di voto.
- Il trasformismo è la strategia di De Pretis per mantenere il potere, evitando la formazione di un'opposizione forte attraverso alleanze politiche.
- Francesco Crispi, presidente del consiglio dal 1887 al 1896, affronta tensioni sociali con repressioni violente e una gestione autoritaria dei moti di protesta.
- Giovanni Giolitti, in carica dal 1903 al 1914, promuove politiche innovative per lo sviluppo industriale e riconosce i diritti sindacali degli operai, ma si dimette nel 1914 a causa di conflitti interni.
Sviluppo economico e trasformismo
La seconda metà dell'800 è caratterizzata da un significativo sviluppo economico dovuto alla seconda rivoluzione industriale. In proposito si esprime nel 1891 Papa Leone XIII, che sostiene che le varie classi sociali devono collaborare tra loro.
Riforme e alleanze di De Pretis
Nel 1876 la destra era stata sconfitta ed era salita al governo la sinistra con a capo Agostino De Pretis.
De Pretis governò fino al 1887 apportando significative riforme: mantiene a lungo il governo grazie a trattative e accordi politici con l'opposizione, in questo modo non lascia mai formare un opposizione forte che si oppone con decisione al governo. Questa politica si chiama trasformismo.
Viene introdotto l'obbligo di frequenza alle scuole elementari perchè tutti i cittadini sappiano leggere e scrivere, inoltre concede il diritto di voto a molti più cittadini di quanti avevano questo diritto in precedenza. Viene scelta anche una politica "protezionista" per favorire la crescita delle industrie italiane.
Nel 1882 De Pretis firma un alleanza chiamata triplice alleanza con la Germania e con l'Austria-Ungheria.
Crispi e le tensioni sociali
Tra il 1887-1896 la sinistra è ancora al potere con Francesco Crispi che diventa presidente del consiglio. Egli abolisce la pena di morte, aumenta i poteri della polizia per controllare anche con la forza i moti di protesta del movimento operaio, cosi la polizia può cacciare via i dimostranti con la violenza.
Dopo la sconfitta di Abua in Africa, Crispi è costretto a dimettersi. Sul fronte interno le repressioni sono sanguinose e dappertutto si respira una forte crisi. Nel 1898 un generale, Bava Beccaris, fa intervenire l'esercito a Milano contro una folla di manifestanti disarmati, tanto è vero che l'uccisione di 80 civili inermi porta all'uccisione del re Umberto I ad opera di Gaetano Bresci che intendeva vendicare i manifestanti morti a Milano. Con l'ascesa al trono di Vittorio Emanuele II per l'Italia inizia un nuovo periodo.
Giolitti e l'innovazione politica
Nel 1903 viene nominato presidente del consiglio Giovanni Giolitti che governa l'Italia per un lungo periodo fino al 1914. Le scelte politiche di Giolitti sono coraggiose e innovative e mirano a consolidare lo Stato liberale garantendo lo sviluppo della grande industria. Nascono molte industrie e Giolitti riconosce agli operai il diritto di riunirsi in sindacati. Inoltre Giolitti portò alla nascita dell'INA e statalizzò le ferrovie. Ma a seguito di conflitti e violente polemiche, nel 1914 Giolitti consegnò le sue dimissione.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del trasformismo nella politica di De Pretis?
- Quali riforme significative furono introdotte da De Pretis durante il suo governo?
- Quali furono le conseguenze della repressione dei moti di protesta durante il governo di Crispi?
Il trasformismo è una strategia politica adottata da Agostino De Pretis, che mantenne il governo attraverso trattative e accordi con l'opposizione, evitando la formazione di un'opposizione forte e decisa contro di lui.
De Pretis introdusse l'obbligo di frequenza alle scuole elementari e ampliò il diritto di voto a un numero maggiore di cittadini, oltre a promuovere una politica protezionista per sostenere le industrie italiane.
La repressione dei moti di protesta da parte di Crispi portò a sanguinose violenze, culminando nell'uccisione di 80 civili a Milano, un evento che scatenò l'assassinio del re Umberto I da parte di Gaetano Bresci in segno di vendetta.