Concetti Chiave
- Negli ultimi anni dell’800, l'Italia affrontò tensioni politiche e sociali con repressioni militari e tentativi di leggi autoritarie, culminando nel cambio di rotta dopo l'assassinio di Umberto I.
- Il governo Zanardelli-Giolitti (1901-1903) promosse riforme sociali significative e sostenne lo sviluppo delle organizzazioni sindacali, aumentando il numero di scioperi e i salari.
- Il decollo industriale italiano dell’800, sostenuto da una rete ferroviaria e politiche protezionistiche, non colmò il divario con i paesi più ricchi e portò a un aumento dell'emigrazione, soprattutto nel Mezzogiorno.
- Giolitti, al potere dal 1903 al 1914, attuò riforme come leggi per il Mezzogiorno, statizzazione delle ferrovie e introduzione del suffragio universale maschile, ma mantenne il controllo parlamentare per garantire la stabilità.
- La crisi del giolittismo si manifestò con una crescente radicalizzazione politica e sociale, culminata nella “settimana rossa” del 1914, che preannunciò la fine del suo governo.
Indice
Tensioni politiche e sociali
Negli ultimi anni dell’800, si fece strada tra le forze conservatrici italiane la tentazione di risolvere in senso autoritario le tensioni politiche e sociali. Essa si manifestò con la dura repressione militare dei moti per il pane del ’98, quando a Milano il generale Bava Beccaris fece sparare sulla folla provocando numerosi morti e feriti, e con il tentativo del governo Pelloux di far approvare delle leggi limitative delle libertà.
L’opposizione incontrata alla Camera e le elezioni del 1900 portarono a un mutamento di rotta che, dopo l’assassinio di Umberto I, fu confermato dal nuovo re Vittorio Emanuele III.
Il governo Zanardelli – Giolitti (1901 – 3) si caratterizzò per alcune importanti riforme sociali, ma soprattutto per la neutralità nel campo dei conflitti di lavoro. Questo atteggiamento di apertura favorì lo sviluppo delle organizzazioni sindacali: le Camere del lavoro, le organizzazioni di categoria, le leghe tra i lavoratori agricoli, che diedero vita nel 1901 alla Federazione italiana dei lavoratori della terra.
Questo sviluppo dell’attività sindacale fu accompagnato da un brusco aumento degli scioperi (con la conseguenza di un notevole incremento dei salari operai e agricoli).
Decollo industriale e emigrazione
Negli ultimi anni dell’800 iniziò il decollo industriale italiano, preparato dalla costruzione di una rete ferroviaria, dalla scelta protezionistica, dal riordinamento del sistema bancario.
Lo sviluppo industriale, se non annullò il divario con i paesi più ricchi, provocò un aumento del reddito e un miglioramento del tenore di vita degli italiani. Cresceva, tuttavia, l’emigrazione, conseguenza di una sovrabbondanza della popolazione rispetto alle capacità produttive dell’agricoltura, che soprattutto nel Mezzogiorno restava arretrata.
Qui analfabetismo, disgregazione sociale, assenza di una classe dirigente moderna, difesa degli interessi della grande proprietà terriera e una politica clientelare impedirono di colmare il divario con il Nord industrializzato.
Riforme di Giolitti
Giolitti rimase a capo del governo, con alcune interruzioni, dal 1903 al 1914; in questo arco di tempo varò importanti riforme:
• Le leggi speciali per il Mezzogiorno, volte a modernizzare l’agricoltura e a favorire l’industrializzazione attraverso stazionamenti statali e agevolazioni fiscali;
• La statizzazione delle ferrovie, ancora in larga parte in mano ai privati;
• La conversione della rendita, per alleggerire il bilancio statale riducendo i tassi di interesse sui titoli di Stato;
• L’introduzione del suffragio universale maschile (1912);
• Il monopolio statale delle assicurazioni sulla vita.
Il suo riformismo però fu condizionato dalla costante attenzione agli equilibri parlamentari su cui si reggeva la maggioranza di governo.
Critiche e politica estera
La “dittatura” di Giolitti, realizzata attraverso lo stretto controllo del Parlamento e l’intervento del governo soprattutto al Sud, trovò molti critici fra le forze politiche (socialisti rivoluzionari, cattolici democratici, liberali – conservatori, meridionalisti) e soprattutto fra gli intellettuali.
Se da un lato, infatti, Giolitti tentò di assorbire nell’attività parlamentare forze tradizionalmente nemiche delle istituzioni, dall’altro dovette ricorrere ai vecchi sistemi trasformistici.
Sul piano della politica estera, l’Italia si avvicinò, tra fine ‘800 e inizio ‘900, alla Francia, pur restando fedele alla Triplice alleanza. Mutò contemporaneamente l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti delle imprese coloniali, che cominciarono ad essere caldeggiate soprattutto dal nuovo movimento nazionalista.
Proprio la campagna di stampa dei nazionalisti fu, con le pressioni degli interessi della finanza cattolica, tra i fattori che spinsero il governo all’intervento militare in Libia (1911). La guerra con la Turchia che ne seguì si concluse con l’imposizione della sovranità italiana sulla Libia.
Conflitti politici e sociali
Nel Psi la corrente riformista guardò con simpatia alla politica giolittiana. Presto crebbe però entro il partito la forza delle correnti di sinistra, che portarono nel 1904 al primo sciopero generale nazionale in Italia.
La fondazione della Cgl (1906) segnò un rafforzamento della presenza riformistica; anche gli industriali cominciarono a organizzarsi, fondando nel 1910 la Confindustria.
Il conflitto politico – sociale si radicalizzò nel 1912, dopo l’espulsione dal Partito socialista dei riformisti di destra, capeggiati da Bissolati e Bonomi; il controllo del partito passò quindi ai rivoluzionari, di cui uno dei maggiori leader era Mussolini.
In campo cattolico si sviluppò il movimento democratico – cristiano, condannato dal nuovo papa Pio X. Ebbero un grande sviluppo, contemporaneamente, le organizzazioni sindacali “bianche”, cioè cattoliche.
Sul piano politico le forze clerico – moderate stabilirono alleanze elettorali, in funzione conservatrice, con i liberali: questa linea politica avrebbe avuto piena consacrazione, nelle elezioni del 1913, col “patto Gentiloni”.
Crisi del giolittismo
I mutamenti in atto nel sistema politico italiano alla vigilia della Grande Guerra segnavano la progressiva crisi della politica giolittiana, sempre meno in grado di controllare la radicalizzazione che si stata verificando, e di cui nel ’14 la “settimana rossa” fu un rilevante sintomo. In questa situazione la guerra avrebbe significato la fine del giolittismo.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali manifestazioni delle tensioni politiche e sociali in Italia alla fine dell'800?
- Come influenzò il governo Zanardelli-Giolitti lo sviluppo delle organizzazioni sindacali?
- Quali furono le principali riforme attuate da Giolitti tra il 1903 e il 1914?
- Quali critiche ricevette Giolitti durante il suo governo?
- Quali eventi segnarono la crisi del giolittismo alla vigilia della Grande Guerra?
Le tensioni si manifestarono con la repressione militare dei moti per il pane del '98 e il tentativo del governo Pelloux di limitare le libertà, portando a un cambiamento dopo l'assassinio di Umberto I e l'arrivo di Vittorio Emanuele III.
Il governo si caratterizzò per la neutralità nei conflitti di lavoro, favorendo la nascita di Camere del lavoro e leghe tra lavoratori, culminando nella creazione della Federazione italiana dei lavoratori della terra nel 1901.
Giolitti introdusse leggi per modernizzare l'agricoltura nel Mezzogiorno, statizzò le ferrovie, introdusse il suffragio universale maschile e creò un monopolio statale sulle assicurazioni sulla vita, mantenendo sempre un occhio sugli equilibri parlamentari.
Giolitti fu criticato per il suo controllo del Parlamento e per l'uso di sistemi trasformistici, affrontando opposizioni da socialisti, cattolici democratici e intellettuali, mentre cercava di assorbire forze politiche tradizionalmente nemiche.
La crisi si manifestò con la crescente radicalizzazione del sistema politico, evidenziata dalla "settimana rossa" del 1914, che segnò la fine dell'era giolittiana e la difficoltà del governo di controllare le tensioni sociali.