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Inizio della cattività

Il primo Capitolo della terza Sezione della III Convenzione di Ginevra del 1949 (articoli 17-20) è dedicato alle disposizioni relative all’inizio del periodo di prigionia.

L’articolo 17 indica le informazioni che il prigioniero di guerra è tenuto a dichiarare al momento dell’interrogatorio, che si tiene successivamente alla cattura: cognome, nome, grado, data di nascita, numero di matricola o indicazione equivalente. Se il prigioniero non dà seguito a tale obbligo, si espone a una restrizione dei vantaggi concessi ai prigionieri di guerra dalla III Convenzione di Ginevra. I prigionieri non sono obbligati a dare al nemico informazioni di carattere militare, ma solo quelle indicate in precedenza. In caso di ulteriori domande da parte delle autorità detentrici, i prigionieri sono liberi di rifiutarsi di rispondere.

1 N. RONZITTI, op. cit., p. 171.

2 R. KOLB, R. HYDE, op. cit., p. 210.

Le informazioni indicate al comma 1 (con l’aggiunta di firma, impronte digitali del militare e di ogni altra indicazione ritenuta necessaria dalla Potenza delle cui forze armate il soldato fa parte) sono riportate su una tessera d’identità che le Parti in conflitto devono obbligatoriamente consegnare a ogni persona che, se catturata, possa diventare prigioniero di guerra. La tessera avrà misure precise (6,5 x 10 cm) e ne saranno predisposte una copia e un originale, che il prigioniero dovrà presentare ogni volta che glielo sarà richiesto. Nessuno può privare il prigioniero della propria tessera.

Inoltre, il prigioniero è tenuto ad avere con sé la propria carta d’identità in qualsiasi momento; qualora il detenuto ne sia sprovvisto, la Potenza detentrice gli rilascerà tale documento.

La Convenzione impone alle Potenze che i prigionieri non siano sottoposti a torture, né fisiche né morali, né a mezzi di coercizione per ottenere da loro informazioni. Il rifiuto di un prigioniero di fornire indicazioni ulteriori a quelle prescritte dal comma 1 non può essere motivo di soprusi o sanzioni nei suoi confronti, né di perdita di vantaggi alcuni. È ovvio però che, in caso rimangano sconosciuti il rango o lo stato dei prigionieri, questi potranno perdere i privilegi connessi alla loro condizione. Un prigioniero di guerra, che sia sospettato di aver commesso un crimine o un crimine di guerra e non possieda l’immunità connessa alla figura del combattente legittimo, può essere perseguito penalmente (in questo caso, non si applica l’articolo 17, ma vige un generale divieto di tortura, non solo applicabile ai prigionieri di guerra, ma valido in base al diritto internazionale che tutela i diritti umani).

3 E. GREPPI, op. cit., p. 23, che sancisce: «Qualsiasi tortura, fisica o mentale, o qualsiasi oltraggio alla sua dignità personale costituirà crimine di guerra».

R. KOLB, R. HYDE, op. cit., p. 210-211.

Il comma 5 riproduce una disposizione riservata ai prigionieri incapaci d’indicare la propria identità, a causa del proprio stato fisico o mentale: essi saranno affidati al servizio sanitario e la loro identità sarà accertata ricorrendo a ogni mezzo ammissibile. Infine, la lingua degli interrogatori deve essere compresa dai prigionieri.

Gli interrogatori a Guantanamo

Gli interrogatori, cui vengono sottoposti i prigionieri di Guantanamo, pongono prospettive problematiche, rispetto a quanto prescritto proprio dall’articolo 17 della III Convenzione di Ginevra del 1949. Questi sono condotti per lo scopo fondamentale di ottenere dai detenuti informazioni sull’organizzazione di Al Qaeda. Generalmente, ogni settimana avvengono circa trecento interrogatori: «Alcuni dei detenuti recentemente liberati da Guantanamo hanno detto di essere stati interrogati ben 200 volte». Gli interrogatori vengono effettuati in apposite sale, collocate a Camp Delta. Sono locali con «una sedia di metallo e un anello d’acciaio sul pavimento», aria condizionata e luce elettrica sempre accesa, in modo da confondere i detenuti, i quali non riescono a capire quante ore abbiano passato sottoposti alle domande martellanti delle squadre «Tigre».

4 Camp Delta.

5 «Una sedia di metallo e un anello d’acciaio sul pavimento».

6 Squadre «Tigre».

Questi gruppi di inquirenti operano in totale segretezza, con metodi anch’essi inaccessibili: anche la Croce Rossa non può avere accesso alle sale d’interrogatorio, sebbene abbia potuto ricavare informazioni che le hanno permesso di riscontrare l’uso della tortura allo scopo di estorcere notizie ai prigionieri. Sappiamo, per esempio, che i prigionieri venivano condotti nelle sale dove avvengono le inchieste, dopo essere stati incatenati con il “tre pezzi”. I reclusi venivano sdraiati sul pavimento, con i polsi legati all’anello. Per molte ore (secondo alcune testimonianze sedici), non potevano andare in bagno ed erano «costretti a urinare o defecare mentre erano incatenati». Se non rispondevano, venivano picchiati dalle squadre dell’esercito americano, privati del cibo e del sonno (tecnica, quest’ultima, autorizzata dal Pentagono), costretti a stare in ginocchio per ore. Le pressioni psicologiche continuavano anche all’esterno delle sale, attraverso le intimidazioni fatte dagli altoparlanti. Tutto ciò confligge nettamente con l’articolo 17, il cui comma 4 sanziona: «Nessuna tor

7 «Costretti a urinare o defecare mentre erano incatenati».

8 Attraverso le intimidazioni fatte dagli altoparlanti.

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