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Microeconomia

Introduzione

Economia: è la disciplina che studia i sistemi economici sia a livello dell’individuo (microeconomia) che della società nel suo complesso (macroeconomia).

Microeconomia: studia come gli individui (consumatori e imprese) prendono decisioni sull’utilizzo di una risorsa scarsa e come tali decisioni interagiscono tra loro.

Macroeconomia: studia il funzionamento del sistema economico nel suo complesso ovvero il ciclo economico (in particolare fenomeni quali disoccupazione e inflazione) e crescita di lungo periodo. Si è cercato, dopo la critica di Lucas, di microfondare la macroeconomia.

Economia come scienza sociale

Per rappresentare e capire meglio la realtà e i suoi nessi causa-effetto, gli economisti utilizzano delle teorie, che vengono espresse da modelli, spesso matematici→ presentano la teoria economica a e la rappresentano poi in modo matematico e grafico. I modelli sono delle rappresentazioni semplificate della realtà: i fenomeni sociali sono troppo complessi ed è quindi per questo che bisogna basarsi su ipotesi semplificatrici. Il modello deve riportare solo gli elementi principali e le caratteristiche essenziali di un fenomeno, trascurando quelle secondarie e irrilevanti. Inoltre, i modelli andrebbero validati su dati reali, come richiesto dal metodo scientifico, ma questo in economia è difficile in quanto è una scienza sociale.

Analisi positiva e normativa

Una delle caratteristiche che va tenuta sempre in mente nell’analisi di un problema economico è la distinzione tra l’analisi positiva e quella normativa.

Analisi positiva: un’affermazione priva di giudizio di valore, che si occupa di qualcosa che è accaduto o accadrà ed è quindi verificabile. Riguarda lo studio della realtà e delle relazioni tra grandezze. ES. l’inflazione è all’1,4%.

Analisi normativa: un’affermazione contenente un giudizio di valore, che si occupa di cosa dovrebbe accadere. Valuta l’adozione di iniziative di politica economica finalizzate a raggiungere un determinato obiettivo o a risolvere un problema messo in luce dall’analisi positiva. ES. si dovrebbero alzare le tasse.

Tra economisti, sulle questioni positive si dovrebbe raggiungere un certo grado di consenso basato sui fatti empirici. Mentre sulle questioni normative ciò non è possibile a causa delle diverse visioni politiche, filosofiche, ideologiche e di valori di ognuno di noi. Però gli strumenti della microeconomia sono importanti per la valutazione delle scelte di politica economica.

Traguardi da perseguire

Il valore aggiunto sta nell’esplicitare con onestà le varie opzioni e nel sostenerne una dichiarando la propria scala di valori, senza far passare quella scelta come l’opzione oggettivamente più valida. È quindi corretto dichiarare gli obiettivi che si intendono perseguire. Per molti anni questi obiettivi erano definiti sulla dimensione materiale, secondo il principio della massimizzazione della creazione di valore economico, valutato tramite il PIL prodotto interno lordo, che rappresenta la somma dei beni e dei servizi prodotti e venduti in un anno dai soggetti economici all’interno di un determinato paese.

Obiettivo direttamente collegato alla crescita del PIL è l’aumento della produttività dei lavoratori e della produttività di ognuno; questa massimizzazione non ha però tenuto in considerazione i vincoli ambientali e ha utilizzato una funzione obiettivo “limitata”. Mancano:

  • Sostenibilità ambientale: gli economisti, concentrati sui problemi della creazione del valore economico (PIL+ produttività), hanno dato per scontata la disponibilità di risorse naturali riproducibili (come il legname) e non riproducibili (come il clima).
  • Benessere sociale: gli economisti si domandano se la crescita del reddito è servita alla realizzazione degli individui o a volte è stata un ostacolo. La crescita del PIL è al servizio della persona e della sua realizzazione o viceversa?

Benessere

Dalle teorie e dai modelli gli economisti possono fornire dei suggerimenti di intervento, che sono tesi a migliorare il benessere degli uomini che vivono in società, che include sia una componente materiale che una immateriale. Ai primi stadi del processo di sviluppo, quando l’accumulazione di capitale non ha raggiunto la soglia critica, sono prevalenti i bisogni materiali e quindi il benessere implica che avere a disposizione più merci sia stare meglio. Ma superata una certa soglia, il benessere e la felicità sono collegati alla qualità della vita che dipende da una serie di beni immateriali (come le relazioni sociali positive) e non dal consumismo. Il problema economico delle nostre società postindustriali è scegliere il modello di sviluppo migliore tra quelli tecnicamente realizzabili, in modo che si producano e distribuiscano i beni e i servizi che aumentano il benessere dei cittadini.

Modello del flusso circolare di beni e redditi

Circuiti reali e monetari

Rappresentano l’economia come composta da imprese e individui/consumatori, vi sono due circuiti:

  • Circuito reale: le imprese vendono beni/servizi agli individui e gli individui apportano lavoro e capitale alle imprese.
  • Circuito monetario: gli individui acquistano (pagando) i beni/servizi alle imprese e le imprese pagano salari e rendite agli individui.

Circuiti dei beni e dei fattori produttivi

In presenza della moneta si sdoppiano i circuiti economici e ogni scambio ha due flussi opposti, che possono non essere simultanei. Questo accade sia dal lato dei beni e servizi che dal lato dei fattori produttivi:

  • Circuito beni/servizi: il venditore dà al compratore beni/servizi (flusso reale) e riceve moneta dal compratore (flusso monetario).
  • Circuito dei fattori produttivi: gli individui apportano lavoro e capitale (flusso reale) e ricevono salari e rendite (flusso monetario).

Le risorse scarse rispetto agli obiettivi e il costo opportunità

Gli agenti (individui/consumatori) sono in possesso di risorse limitate: è proprio a causa delle risorse scarse che gli agenti devono effettuare delle scelte– non possiamo avere tutto ciò che desideriamo. Tutte le scelte sono trade-off: per avere un po’ più di qualcosa (X) devo rinunciare a un po’ di qualcos’altro (Y).

I trade-off si valutano in base al costo-opportunità, ovvero al costo legato alla rinuncia ad utilizzare una risorsa nel miglior modo alternativo (il valore di ciò a cui rinunciamo quando compiamo una scelta). Spesso siamo portati a considerare che il costo di un’azione o di un bene/servizio sia il suo prezzo di mercato; in realtà tutto ha un costo, anche ciò che in termini di prezzo monetario non costa nulla.

Esempio classico è quello di un’ora di tempo libero durante la nostra giornata, avendo la possibilità di utilizzare la stessa ora lavorando. Scegliendo un’ora di tempo libero rinunciamo a un’ora di lavoro e quindi il costo opportunità dell’ora di tempo libero è rappresentato dalla remunerazione che avremmo ottenuto lavorando. Allo stesso modo il costo opportunità del tempo che dedichiamo all’università è rappresentato dai costi diretti (come le tasse, affitto, spostamenti) più il reddito a cui si rinuncia non lavorando.

Per allocare al meglio le risorse per tutti in modo da massimizzare il “benessere collettivo”, sarebbe necessario un “dittatore benevolente e onnisciente”. Ma la domanda è “chi decide come allocare le risorse?”

Decentralizzazione vs centralizzazione

Nella pratica le decisioni su come allocare le risorse possono essere prese in modo più o meno centralizzato. A seconda che siano più o meno centralizzate ci sono sistemi economici diversi, ognuno dei quali è caratterizzato dalla diversa capacità di fornire beni e servizi.

  • Un’economia è definita comunista/pianificata quando lo Stato possiede e controlla i mezzi di produzione e distribuzione. L’autorità centrale prende le decisioni di produzione e consumo.
  • Un’economia è capitalista/di libero mercato quando i mezzi di produzione sono per lo più di proprietà di privati, che allocano le risorse con scambi volontari tra imprese e consumatori. Ogni decisione è decentrata: le imprese possono produrre quello che ritengono più profittevole e i consumatori di consumare quello che preferiscono. In questo caso lo Stato si limita a pochi interventi regolamentari, come far rispettare i diritti di proprietà.

Gli scambi si organizzano nei mercati: sono istituzioni economiche che permettono agli individui di acquistare e vendere beni e servizi, definendo in modo più o meno esplicito le procedure per lo scambio. Nella realtà non esistono queste due economie ma si tratta di economie miste: parte delle decisioni sono pianificate dal governo e parte sono lasciate al mercato. Nonostante ciò, ci sono comunque paesi che si orientano più a un’economia capitalista o comunista; basti pensare alle forti differenze tra Corea del Nord e USA.

Vantaggi e svantaggi di un’economia pianificata

  • Vantaggi: si ha una visione complessiva del sistema in base alle risorse che ho e a quali obiettivi mi pongo come, investire molto per avere alta crescita, ridurre la disoccupazione, distribuire il reddito in modo egualitario (equità sociale), considerare, ad esempio, gli effetti sull’ambiente.
  • Svantaggi: razionalità limitata per raccogliere e analizzare tutte le informazioni necessarie per la pianificazione, è necessaria un’ampia burocrazia per controllare, ci può essere la perdita di libertà individuale, se sbaglio le mie scelte ci può essere un’eccedenza o penuria di alcuni prodotti.

Questi svantaggi hanno portato la maggioranza delle economie a seguire la strada del libero mercato, dove sono i privati che cercano di capire le necessità e cercano di organizzarsi per eseguirle.

Flusso circolare di beni e redditi in un’economia di mercato

Andiamo a inserire i mercati all’interno del flusso circolare dei beni e redditi.

Circuito dei beni/servizi

Nel circuito di beni/servizi gli individui/consumatori e le imprese/produttrici interagiscono nel mercato dei beni. Gli individui domandano beni e danno denaro (hanno una spesa monetaria); le imprese offrono beni e ricevono un ricavo monetario.

Circuito dei fattori produttivi

Nel circuito dei fattori produttivi gli individui e le imprese interagiscono nel mercato dei fattori. Gli individui offrono il loro lavoro e capitale e incassano redditi. Mentre le imprese domandano lavoro e capitale e pagano i relativi costi.

L’approccio mainstream e le sue criticità

Ci sono diversi approcci alla microeconomia, ma noi studieremo quello neoclassico (mainstream o anche ortodosso). Questa teoria si afferma intorno al 1870, soprattutto con Walras, e si focalizza sulla determinazione dei prezzi, delle quantità prodotte e sulla distribuzione del reddito in mercati attraverso l’analisi della domanda e dell’offerta, spesso attraverso strumenti come la massimizzazione dell’utilità dato un vincolo di bilancio o la massimizzazione dei profitti di un’impresa vincolata dal lato dei costi. Si ipotizza che le persone hanno una funzione di utilità che cercano di massimizzare; solo che si è di fronte a un vincolo di bilancio– non possiamo avere tutto.

Inoltre, si ipotizza che gli agenti siano razionali e che massimizzano il proprio benessere considerato come utilità personale (homo oeconomicus: essere umano che si interessa della propria utilità personale).

Gli agenti (ovvero gli individui e le imprese):

  • Rispondono agli incentivi dati dall’esterno: l’incentivo principale è dato dai prezzi.
  • Operano le loro scelte al margine (non valutano tutto il pacchetto ma solo l’ultima utilità. ES ho già dieci panini, ne compro un undicesimo. Non valuto l’utilità di tutti e undici i panini ma solo dell’ultimo).

Ma le scelte di ognuno e gli esiti delle scelte dipendono dalle scelte effettuate dagli altri; quindi, occorre esaminare le interazioni tra gli agenti, cioè il modo in cui le scelte di uno influiscono su quelle degli altri e viceversa– si parla di equilibrio: è una situazione in cui nessuno degli agenti può stare meglio cambiando il proprio comportamento e quindi nessuno lo cambia (es. una nuova cassa attira nuovi clienti, fino al ritorno alla normalità quando la fila dietro ciascuna cassa è più o meno la stessa).

Nei mercati l’equilibrio si raggiunge attraverso le variazioni dei prezzi, che aumentano e diminuiscono fino a che non rimane per nessuno alcuna opportunità di migliorare la propria condizione. Questo caos non pianificato delle economie di mercato porta all’equilibrio del sistema economico. “la mano invisibile” di Adam Smith porta a massimizzare l’efficienza del sistema economico.

L’approccio neoclassico ci dice che potremmo non raggiungere la massima efficienza del sistema economico se ci troviamo davanti a fallimenti di mercato, cioè quei casi in cui il perseguimento dell’interesse personale riduce il benessere della società (es. potere di mercato come monopolio o oligopolio, esternalità e asimmetrie formative). Inoltre, la massima efficienza non è sinonimo di equità: quando cerchiamo di massimizzare l’efficienza non è detto che andiamo a raggiungere l’equità del sistema.

Criticità

L’approccio mainstream si basa sul fatto che gli agenti sono perfettamente razionali e massimizzano la propria utilità personale, che consiste solo in preferenze auto interessate. È un approccio riduzionista perché nella realtà, l'economia comportamentale e la psicologia ci dimostrano come il benessere degli individui si basa su numerosi elementi (valori morali, norme sociali, dinamiche familiari). Tutto ciò va inserito nella funzione di utilità che l’individuo vuole massimizzare. Inoltre, queste preferenze variano significativamente tra individui – eterogeneità.

Una critica all’approccio mainstream riguarda l’assunzione di perfetta razionalità dell’individuo che richiede capacità logiche e computazionali eccessive. L’economia comportamentale ha mostrato come gli individui abbiamo problemi ad avere informazione e a processarle (capacità di calcolo). Il Nobel Herbert Simon ha mostrato come, invece di massimizzare, ci si accontenti di soddisfare le preferenze sopra un livello minimo accettabile, fermando la valutazione della complessità delle alternative disponibili quando questo minimo viene raggiunto.

Nella microeconomia neoclassica ipotizziamo che la domanda e l’offerta si incrocino solo sui mercati che tendenzialmente sono centralizzati. Nella realtà però le interazioni tra gli agenti sono complesse e i mercati non sono centralizzati: ci sono invece approcci di rete che sono decentralizzati. Detto ciò, l’equilibrio esiste davvero? No, è una costruzione filosofica. Noi cerchiamo di rimanere in equilibrio che però non è stabile, perché in realtà fluttuiamo.

Capitolo 1 Becchetti: Accenni di storia del pensiero economico

Quando ci sono diversi pensatori che seguono tutti uno stesso filone e condividono una linea di pensiero si parla di scuola di pensiero. Questa cosa si applica a diverse discipline, tra cui l’economia. Una scuola di pensiero economico è un gruppo di economisti che condividono le principali linee di pensiero, a volte seguendo e sviluppando le idee di uno stesso maestro.

Fisiocratici

A metà del Settecento, in Francia, si sviluppa la scuola fisiocratica (physis=natura, kratos= potere), che assegna il potere produttivo alla natura. La crescita economica e la vita delle persone è dovuta alla fertilità della terra che, con l’agricoltura, produce una ricchezza superiore rispetto a quella impiegata per produrla. È la natura che grazie alla sua fertilità produce un quantitativo ampio che permette la sopravvivenza e un nuovo capitale.

Il primo pensatore di questa scuola è Francois Quesnay, famoso per aver costruito il tableau économique, considerato il primo modello economico della storia. Quesnay divide i flussi reali delle merci da quelli finanziari della moneta. Dice che solo dalla terra vengono i flussi reali ed è per questo che si trova alla base della ricchezza di una nazione. La crescita economica è possibile solo se il prodotto eccede quanto serve al sostentamento della propria famiglia e al ripristino dei fattori produttivi, cioè alle quantità da seminare di nuovo. Infatti, il prodotto in eccesso, chiamato sovrappiù, permette di aumentare i fattori produttivi e di ottenere una produzione ancora maggiore in futuro.

Nel tableau économique il processo economico circolare si autoalimenta tramite un flusso circolare di produzione e consumo che coinvolge tre categorie sociali:

  • Coltivatori: sono i più importanti e sono chiamati classe produttiva. Questi creano la ricchezza, determinata dal sovrappiù, che viene poi ceduto alle altre due classi per acquistare altri mezzi di sussistenza (come il pane) o di produzione (come strumenti di lavoro).
  • Artigiani/mercanti: vengono detti classe sterile perché non creano un sovrappiù ma lavorano le materie prime.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mancinigiulia670 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Riccetti Luca.
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