Metodi di valutazione dell’azienda
I metodi di valutazione dell’azienda che sono finalizzati a stimare il valore corretto da attribuire ad un’azienda che sia potenzialmente oggetto di una compravendita, quindi noi ci mettiamo nell’ottica di un perito indipendente al quale viene chiesto, quindi non legato né al compratore né al venditore, al quale viene chiesto di stimare quale possa essere il valore corretto, valore effettivo da riconoscere ad un’azienda.
E allora dicevamo l’altra volta esistono una pluralità di metodi che possono essere anche utilizzati insieme tra di loro per cercare evidentemente la conferma di un valore trovato con un metodo di valutazione, per cercare la conferma evidentemente un riscontro rispetto a un valore che venga fuori da un altro metodo di valutazione, e quindi oggi vi ripeto le perizie un po' più importanti, un po' più fatte secondo criteri diciamo condivisibili tendenzialmente poi hanno questo approccio di utilizzare almeno un paio di metodi, data anche la soggettività che poi c’è dietro tante ipotesi che ciascuno di questi metodi richiede.
Metodo patrimoniale semplice
L’altra volta diciamo partimmo, questo non seguendo l’ordine del testo, partimmo dal metodo patrimoniale semplice che però in realtà poi alla fine era quello nella gran parte dei casi poco corretto dove il valore dell’azienda era pari al patrimonio netto rettificato rivalutato; la simbologia era, ma sui simboli possiamo ovviamente trovarne altri, W (valore effettivo dell’azienda) = K (dove K era il Patrimonio Netto rettificato rivalutato che significava che bisognava esprimere a valori correnti, il valore delle attività e delle passività che fanno parte del patrimonio aziendale dove ovviamente se nella valutazione a valori correnti emergeva un valore corrente di un’attività più alto del valore contabile, K è più alto del patrimonio netto contabile, se fosse emerso al contrario un valore corrente di un’attività più basso del valore contabile, K era più basso del patrimonio netto contabile; tutto al contrario dal lato del Passivo, cioè se il valore corrente di una passività è più alto del valore contabile, K è più basso del Patrimonio netto contabile, e se invece si va a svalutare un’attività oppure si va a eliminare una passività di un certo valore contabile, ci troviamo un patrimonio netto rettificato rivalutato più alto del patrimonio netto contabile.
Tutto questo dicemmo l’altra volta è in chiusura tenendo conto anche dell’effetto fiscale di queste rivalutazioni o svalutazioni delle attività e passività che rappresentano un problema che il valutatore si trova ad affrontare, e quindi dicemmo in particolare ragionando sulle attività, se si individua un maggior valore corrente di un’attività rispetto al valore contabile, si potrebbe in realtà poi tenere conto in diminuzione del fatto che questo maggior valore corrente di quell’attività non è fiscalmente riconosciuto, nella gran parte dei casi bisognerebbe capire anche questa valutazione a quale operazione straordinaria è finalizzata, quindi per ora non possiamo che fare un ragionamento in via così generale, e diciamo che spesso poi bisogna riconoscere che se è vero che il valore corrente di un’attività è più alto del suo valore contabile, è anche vero che il valore fiscale di quell’attività è più basso appunto del suo valore corrente, e quindi bisogna operare poi delle svalutazioni per tenere conto una riduzione di valore per tenere conto l’onere fiscale potenziale che grava su quell’attività allorquando ci andremo a rivendere a valore corrente più alto del valore contabile fiscale e quindi si determinerà una plusvalenza da passare oppure allorquando quell’attività determinerà ammortamenti riducibili sul valore contabile e fiscale più basso rispetto al valore corrente e quindi io che mi sono comprato quell’azienda sopporterò il peso di questi minori ammortamenti riducibili essendo diciamo il valore contabile fiscale di quell’attività in questione più basso del valore corrente che quello che in prima battuta avevamo assegnato nella valutazione d’azienda al metodo patrimoniale.
Quindi tendenzialmente se si (–--) ricorra in un’attività l’effetto fiscale è una riduzione tenendo conto di una certa ricorra fiscale del valore complessivo dell’azienda perché c’è questo onere fiscale potenziale da tenere in considerazione, e se invece si va a svalutare un’attività, cioè il valore corrente è più basso del valore contabile, c’è questo beneficio fiscale comunque per poter godere di ammortamenti oppure di minori plusvalenze quando si va a rivendere quell’attività e quindi bisognerebbe incrementare il valore dell’azienda, tenendo conto del beneficio fiscale che è legato al possesso, e all’iscrizione di quell’attività a determinati valori contabili e fiscali che sono questa volta più alti del valore corrente più basso.
Non so se ci siamo capiti da questo punto di vista, quindi c’è un problema di considerare gli effetti fiscali su queste variazioni di valore che si vanno a individuare sugli elementi patrimoniali dell’azienda.
Il patrimoniale semplice, per ora abbiamo implicitamente ragionato sul metodo patrimoniale semplice, cioè in cui alla fine vengono valorizzate con questa tecnica soltanto le attività tangibili, che fanno parte del patrimonio dell’azienda.
Metodo patrimoniale complesso
Esiste poi un approccio alternativo sempre nell’ambito dei metodi patrimoniali, il metodo patrimoniale complesso, quindi siamo sempre nell’ambito dei metodi patrimoniali, però per cercare in parte di risolvere quel problema che dicevamo poc’anzi, non può non essere evidenziato quando si parla di valutazioni d’azienda con metodo patrimoniale, cioè che noi stiamo valutando un’azienda come se fosse, il valore dell’azienda fosse la somma del valore dei beni che compongono il patrimonio dell’azienda, ma alla fine un’azienda, chi si compra un’azienda non si sta comprando una serie di beni separatamente, che abbiano un valore separato, ma si sta comprando un complesso di beni che operano sul mercato, ha una clientela, che magari ha un marchio riconosciuto, ha una capacità di produrre redditi, e quant’altro, e allora per cercare di superare questo limite del metodo patrimoniale semplice si usa talora un approccio leggermente diverso, che è il metodo patrimoniale complesso, secondo il quale, ripeto sempre per i simboli più diffusi, ma non gli unici possibili, il valore effettivo dell’azienda, cioè W è uguale sostanzialmente spesso a K’ (primo), il patrimonio netto rettificato rivalutato individuato secondo la tecnica del metodo patrimoniale complesso.
Che cambia tra metodo patrimoniale semplice e metodo patrimoniale complesso? Cambia che si vanno a valorizzare, sempre con la stessa logica, tendenzialmente del valore corrente, si vanno a valorizzare anche le risorse intangibili dell’azienda, quindi assegneremo un valore alle singole attività tangibili, organizzazioni, rimanenze, crediti al netto delle passività che fanno parte dell’azienda, però cerchiamo di assegnare un valore anche a delle risorse immateriali, intangibili che eventualmente sono presenti nel patrimonio dell’azienda, e quindi ovviamente rispetto a prima, sarebbe il K di prima per quanto riguarda la parte intangibile del patrimonio + il valore degli intangibles, sul riconoscimento naturalmente che oggi, come vi è stato ribadito sicuramente nell’ambito dei vostri corsi, il valore dell’azienda è anche funzione delle risorse immateriali che l’azienda possiede.
Quando si utilizza questo approccio un primo problema da risolvere è relativamente a quali e quante risorse immateriali individuare e valorizzare autonomamente nell’ambito di questo percorso logico. Quindi, quali sono le risorse immateriali che l’azienda possiede e poi step successivo come andiamo a segnare un valore perché poi ovviamente secondo questa logica tu devi valorizzare anche le singole risorse immateriali che si sono individuate.
Tendenzialmente la soluzione che vi viene seguita è per quanto riguarda l’identificazione delle risorse immateriali e il consiglio che viene dato, che poi è quello che la pratica fa, ovviamente su questa materia c’è la possibilità di verificare come concretamente vengono fatte le valutazioni d’azienda quindi ciascuno di voi se ha la curiosità basta che mette su un motore di ricerca metodo patrimoniale complesso, intangible, valorizzazione del marchio per esempio e si trova parecchie perizie dove vengono poi più o meno bene a seconda di come è fatta la perizia, però diciamo portati praticamente questi ragionamenti dal valutatore.
Vi dicevo, non si, nella prassi giustamente anche gli studiosi riconoscono che non bisogna individuare troppi intangibles perché ci sarebbe il rischio di a quel punto valorizzare più volte fondamentalmente la stessa cosa, e quindi di arrivare a venire duplicazioni di valore.
Tanto per capirci, se noi individuassimo una voce che chiamiamo relazioni con la clientela, un’altra voce che chiamiamo fiducia, un’altra voce che chiamiamo marchio, probabilmente abbiamo più volte sotto etichette diverse tendenzialmente valorizzato le stesse cose. Quindi, solitamente, si individua un unico intangibles relativo, uno, due intangibles, pochi quindi relativi all’area diciamo chiamiamola del marketing e se ovviamente siamo in presenza poi di un’azienda che ha appunto una immagine, una ----- consolidata, un marchio riconosciuto, e se nel caso specifico sia così, eventualmente un’altra risorsa immateriale legata un po' all’area della tecnologia se ci sono delle conoscenze tecnologiche uniche, particolari possedute da questa azienda, quindi diciamo una sorta di know how tecnologico, però sicuramente in linea di principio vi può essere detto questo, non bisogna eccedere nella individuazione di troppe risorse immateriali, altrimenti si corre il rischio di valutare più volte la stessa cosa e quindi di arrivare ad una duplicazione di valore.
Valutazione del marchio e degli intangible
Una delle risorse immateriali che più spesso viene riconosciuta laddove sia presente è il marchio. Quindi, il problema successivo è dopo che è deciso, individuato, quali possano essere le risorse immateriali da valorizzare all’interno di quell’azienda, il problema successivo è quello di come valutare l’intangibles specifico che si è ritenuto essere presente in quell’azienda e concorrere al valore di quell’azienda, quindi come valutarlo.
Esistono una pluralità di metodi per valorizzare l’intangible che si sia riconosciuto presente, e qui riandiamo a passare in rassegna, tenendo conto che ovviamente sarà giusto premettere che la valutazione di un intangible non è facile e quindi diciamo queste tecniche cercano di risolvere nella maniera migliore possibile, un problema delicato con degli elementi ovviamente di stima eliminabili però insomma sono dei percorsi logici che possono essere individuati e come al solito potrei anche dirvi nell’ambito del problema della valutazione degli intangible del metodo patrimoniale complesso nulla vieta che di questa pluralità di metodi che adesso andiamo a vedere fondamentalmente noi ne individuiamo 4, se ne scelgano un paio, in maniera tale che per la valorizzazione dell’intangible abbiamo utilizzato due tecniche che in qualche modo confermano l’una il risultato dell’altra.
Costi storici aggiornati
Quindi, un primo approccio a livello concettuale è quello dei costi storici aggiornati, che cosa significa costi storici aggiornati? Che si tratta sostanzialmente di andare a fare un’analisi dei costi che effettivamente l’azienda in questione ha sostenuto per la creazione del mantenimento di quella risorsa immateriale, e stiamo parlando di un marchio, quindi per esempio, spese che sono state nel corso del tempo sostenute, tipo campagna pubblicitaria, per la creazione di quell’intangible che noi dobbiamo valutare e quindi tra i costi effettivamente sostenuti dall’azienda nel corso del tempo, che poi magari sono stati spesati nel conto economico quando furono sostenuti, oppure sono stati sostenuti diversi anni fa, sono stati anche capitalizzati, e scritti sapete bene che capitalizzare significa scrivere il costo all’attivo, ma poi sono stati nel frattempo ammortizzati perché sapete che per esempio le spese di pubblicità, il nostro legislatore, parliamo del bilancio italiano, diceva che possono essere capitalizzate, e quindi usava l’espressione possono, e se vengono capitalizzate devono essere ammortizzate per un massimo di 5 anni, quindi se dovessi sostenere una spesa di pubblicità o potevi averla spesata perché il legislatore diceva possono essere capitalizzate già nell’esercizio di sostenimento, o potresti come dire averla capitalizzata ma se vecchia nel frattempo con l’ammortamento non ce l’hai più come attività, ecco quindi, se noi partiamo dai valori contabili nell’attivo non c’è quella voce valorizzata o è valorizzata per un valore più basso perché o è stata spesata o è stata diciamo se è stata capitalizzata è stata capitalizzata poi successivamente ammortizzata.
Aggiungo una piccolissima parentesi, non so magari voi non ne sono a conoscenza, ma è opportuno che lo sappiate, con la riforma del bilancio del codice civile, che è stata fatta nel corso del 2015 con valenza per i bilanci 2016 quindi che sta succedendo in queste settimane? Le società stanno chiudendo il primo bilancio, le società che fanno il bilancio secondo le regole del codice civile, stanno chiudendo il primo bilancio secondo le regole della riforma che è stata introdotta nel nostro Paese nel 2015 e che vale per la prima volta per i bilanci del 2016, che ha portato una serie di innovazioni, una di queste innovazioni, è per esempio che le spese di pubblicità non possono essere più capitalizzate, quindi un domani, per questo discorso diciamo è ancora un po' più rafforzato, nel senso che la spesa di pubblicità con le nuove regole dev’essere trattata come un costo dell’anno e non può essere capitalizzata.
Poi apro una seconda parentesi, perché in qualche modo gli IAS IFRS per chi di voi che li conosce un po' meglio sa già che ragionavano un po' così per le spese di pubblicità, cioè gli IAS IFRS a cui il nostro bilancio ha cercato un po' di avvicinarsi parzialmente, gli IAS IFRS già non prevedevano da tempo la possibilità di capitalizzare le spese di pubblicità.
Quindi chiusa la prima e chiusa pure la seconda parentesi, che cosa si tratta di fare secondo questo approccio concettuale di andare a ripescare i costi che sono stati, a recuperare diciamo i costi che sono stati sostenuti nel corso del tempo per la creazione e mantenimento di questi intangible e riesprimerli con il metodo, valore della moneta di oggi dal momento in cui noi facciamo la valutazione tenendo con