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Antropologia culturale: cultura e antropologia culturale

Concetto di cultura e concetto di civiltà

L’antropologia culturale è considerata da molti autori una delle 3 scienze sociali di base (sociologia e psicosociale). Essa si propone la conoscenza teorica dei fenomeni culturali e lo studio del concreto manifestarsi di questi negli individui e nei gruppi umani.

Per cultura si intende quella concezione della realtà socialmente acquisita o indotta che orienta gli individui nelle diverse situazioni. Queste si costituiscono nei gruppi per mezzo delle esperienze, delle possibilità che ciascuno ha e, anche, per effetto della tradizione. L’individuo ne partecipa in quanto membro del gruppo ed è sollecitato a interiorizzarle e ad assumerle come dati di riferimento per la valutazione della realtà.

Studi etnologici: il termine cultura è utilizzato per indicare ogni prodotto dell’attività umana di un gruppo sociale, l’insieme dei modi di soluzione dei problemi esistenziali che comprende la tecnologia, i prodotti materiali e dell’attività umana etc. Simile al concetto di civiltà. Inizialmente, infatti, cultura e civiltà erano utilizzati come sinonimi (anche da Tylor).

Sociologia: il termine cultura è inteso nell’accezione di patrimonio psichico costituentesi nell’interazione sociale. Il termine civiltà riguardava, ad esempio per Alfred Weber, gli aspetti tecnologici e pratici dell’esistenza e per cultura, invece intendeva gli aspetti spirituali, emotivi e idealistici.

  • Max Weber: per civiltà intende l’apparato dei mezzi, l’organizzazione, per cultura il sistema dei fini, l’espressione della nostra natura nei nostri modi di vivere e pensare, nell’arte e letteratura, è il regno dei valori ed è in antitesi con la civiltà.
  • Pitirim Sorokin: per cultura intende i valori e le norme.

Antropologia culturale: per cultura si intende quella disposizione ad affrontare la realtà che si costituisce negli individui in quanto membri di una società storicamente determinatasi e determinatesi. È quel patrimonio sociale dei gruppi umani che comprende conoscenze, credenze, ideologie, simboli, norme e valori, nonché le disposizioni all’azione che da questo patrimonio derivano e che si concretizzano in schemi di attività tipici di ogni società.

  • Kroeber e Kluckohn: per loro, la cultura consiste in schemi espliciti e impliciti di e per il comportamento, acquisiti e trasmessi con la mediazione di simboli. Il nucleo della cultura è costituito da idee tradizionali. I sistemi culturali possono essere considerati da una parte prodotti dell’azione e dall’altra elementi condizionanti per una azione futura.

Le scienze antropologiche e sociali e rispettivi campi di studio

L’a.c. è una delle scienze antropologiche, queste studiano l’uomo sotto il profilo bio-fisico e bio-ambientale, nel manifestarsi di sue peculiari attività o modi di essere.

L’insieme dei modi di affrontare i problemi dell’esistenza da parte delle popolazioni primitive, costituisce l’oggetto di studio dell’etnologia. Lo studio della cultura è l’oggetto dell’a.c. Tale studio è dedicato alle culture contemporanee. Nell’ambito dell’a.c. vi sono varie specializzazioni (a. economica, a. educativa, a. religiosa etc.).

T. Parsons distingue gli ambiti di competenza delle 3 scienze sociali:

  • Psicologia: studia l’individuo.
  • Sociologia: studia il rapporto interattivo con gli altri individui.
  • Antropologia culturale: studia il complesso di schemi che intervengono per orientare l’attore alla situazione e per definire la situazione per lui.

Al I Congresso Italiano di Scienze sociali, un gruppo di studiosi italiani tra il ’57 e il ’58 presentarono un documento Appunti per un memorandum tendente a definire la posizione dell’a.c. nell’ambito delle scienze dell’uomo. In tale memorandum, si afferma che il carattere sociale della cultura pone il problema di situarne la definizione in quella più ampia di società, fondandola su una precisazione dei rapporti tra il concetto di società e di natura.

La condizione umana si esplica a 2 livelli: biologico e sociale. Dall’integrazione fra gli organismi biologici umani nasce una realtà superiore autonoma, nel quadro della quale, i singoli individui condizionandosi reciprocamente si modificano. Questa realtà si chiama: livello sociale. Il concreto situarsi del livello sociale in un momento storico determinato, nell’ambito di precisi rapporti con un proprio ambiente ecologico, costituisce la società concreta.

I fenomeni umani trasformati con l’integrazione sociale, si strutturano nel contesto di ciascuna società, in ambiti molto generali di omogeneità che si chiamano piani sociali:

  • Piano economico.
  • Piano sociologico.
  • Piano della cultura.

Nel suo strutturarsi il livello sociale risolve in sé quello biologico umano. La differenziazione della natura in livelli organizzativi via via più complessi, comporta un articolarsi della ricerca scientifica in scienze diverse. Vi è quindi un gruppo di scienze finalizzate alla condizione umana che sono dette scienze dell’uomo. Esse sono le scienze biologiche e le scienze sociali. Queste ultime studiano la società.

Per gli studiosi del Memorandum, per fare una buona classificazione delle scienze sociali, si può far corrispondere all’articolazione della società in piani, una suddivisione delle scienze sociali ad esse riferite:

  • Piano economico – Economia.
  • Piano sociologico – Sociologia.
  • Piano della cultura – Antropologia culturale.
  • Interazione del livello biologico e livello sociale con l’ambiente ecologico – Psicologia.

Per gli studiosi del Memorandum, l’a.c. analizza il piano della cultura. Per loro, il fenomeno della cultura, è considerato come l’insieme dialettico dei patrimoni psichici esperienziali individuali costituitisi nel quadro di una società storicamente determinata. In tale quadro, le componenti della cultura (conoscenze, fantasie, simboli etc.), interagiscono direttamente e indirettamente sia tra loro sia con la società. È chiaro che nessuna cultura esiste al di fuori degli individui.

Civiltà e cultura secondo Sapir

1884-1939: Sapir è stato uno dei primi autori a promuovere la riflessione sulla distinzione tra il concetto di cultura e quello di civiltà. Egli indica 3 modi per utilizzare il termine cultura:

  1. Etnologico: termine che viene usato per indicare ogni elemento socialmente ereditato nella vita dell’uomo, sia materiale che spirituale.
  2. Linguaggio corrente: ricchezza individuale basata sulla sapienza ma non limitata a questa.
  3. Antropologico: attitudini generali che conferiscono ad ogni singolo popolo il proprio distinto posto nel mondo. Cultura diviene in questa accezione, quasi sinonimo di spirito o di genio di un popolo.

Sapir parla di genio di un popolo e distingue le culture in genuine (cioè consapevoli e armonizzate con il proprio genio, coerenti) e spurie (cioè devianti dal proprio genio).

Sapir critica la cultura americana.

Una reazione antropologica al biologismo: il superorganico secondo Kroeber

Kroeber (1876-1960), eminente antropologo, etnologo, archeologo e linguista nordamericano, reagì al biologismo con un articolo che apparve sull’American Anthropologist. In realtà la sua è una critica ai sociologi quali Spencer, Le Bon, e altri che hanno creato una gran confusione tra fenomeni organici, biologici e quelli culturali.

Kroeber chiarisce la differenza tra concetto di evoluzione organica e di evoluzione sociale; per lui l’uomo, non ha bisogno di modificare nel tempo la propria natura per adattarla all’ambiente nel quale vive, egli ha la possibilità, con le proprie risorse, di agire direttamente sulla natura (es. differenza di adattamento al freddo polare di un orso e di un eschimese, quest’ultimo, si copre con una pelliccia e che non sviluppa una folta peluria). Nella civiltà risiede la differenza tra uomo e animale. Fondamentale è il linguaggio.

Inoltre Kroeber afferma che nell’uomo vi sono elementi ereditari e congeniti ed elementi che sfuggono alle leggi della ereditarietà biologica (bimbo cinese allevato in America, conserva gli occhi a mandorla, ma mangerà con la forchetta). Kroeber, riferendosi all’uomo, parla di livello superorganico. Kroeber critica Le Bon, il quale tentò di spiegare la civiltà sulla base della razza.

Il determinismo ambientale secondo Goldenweiser

Il primo etnologo a sostenere che l’ambiente fisico abbia importanza sullo sviluppo delle civiltà e delle culture fu Federico Ratzel, fondatore dell’antropogeografia. Goldenweiser manifestò il suo dissenso su tale affermazione. Egli afferma che non tutti gli uomini viventi in ambienti simili, reagiscano all’ambiente nello stesso modo. Pur compiendo questa critica, Goldenweiser esorta a non studiare solo l’influenza dell’ambiente sull’uomo, ma ad esaminare storicamente come l’uomo possa essere agevolato o limitato nella sua azione dall’ambiente in cui vive.

Il problema del determinismo secondo Kroeber

Per Kroeber il verificarsi di eventi, invenzioni e espressioni creative è in relazione all’ambiente cultura nel quale vive l’uomo che a tali manifestazioni ha dato vita e nel quale le manifestazioni stesse devono essere usate (Napoleone oggi, non avrebbe creato un Impero). La tesi del determinismo di Kroeber afferma che eventi storici e scoperte non sono solo da ricollegare alla personalità dei loro autori, ma da mettere in rapporto con la cultura cui questi autori appartenevano.

Concetto di storia nella concezione antropologica di Kroeber

La storia per Kroeber è alla base degli studi sociali, anche se le interpretazioni storiche dei fatti sociali sono indubbiamente soggettive. È la storia culturale, quella che l’A.C. si prefigge.

La concezione funzionalistica della cultura e della civiltà

Il funzionalismo per Malinowski (1884-1942), è un metodo per affrontare lo studio dei fatti sociali. Esso presuppone una teoria generale della cultura, che egli stesso elaborò in vari scritti dal 1922 in poi.

La cultura come apparato per soddisfare i bisogni

Per Malinowski la cultura è l’insieme dei manufatti, dei beni, dei processi tecnici, delle idee, delle consuetudini, dei valori propri di ciascuna società. La cultura è per l’antropologo funzionalista un vasto apparato attraverso il quale l’uomo è messo nelle condizioni migliori per affrontare i problemi concreti e specifici che incontra nel suo adattarsi all’ambiente per la soddisfazione dei suoi bisogni. Gli esseri umani anche se sono animali, essi, vivono in condizioni fisiologiche continuamente modificate da condizioni di cultura. L’organizzazione sociale, è in tale quadro, parte della cultura.

Un’altra caratteristica specificatamente umana è lo sviluppo del simbolismo (linguaggio). L’uso del linguaggio, rende possibile la tradizione e l’educazione, che permettono la continuità della cultura.

La soddisfazione dei bisogni culturali primari e secondari

Per Malinowski, è fondamentale per l’uomo anche la soddisfazione dei bisogni derivati o secondari. A tale soddisfazione, provvedono in ogni società, il sistema economico, il controllo sociale, l’organizzazione politica e l’istruzione.

Innanzi tutto Malinowski sostiene che ogni cultura ha bisogno di saper produrre, divulgare e usare un complesso di beni. Per risolvere questo problema ogni società umana, deve disporre di una organizzazione economica. Ogni società, ha poi bisogno, di un complesso di norme che regolino la vita comune. A rendere possibile la cooperazione nelle società umane provvede il controllo sociale, la sua azione è integrata dall’apparato della struttura politica che, per Malinowski, è il sistema che definisce i rapporti dei membri tra loro e assicura la difesa della società stessa. Ogni cultura ha anche la proprietà accumulativa in virtù della quale, fa tesoro di esperienze di generazioni. Il tramandare conoscenze alle generazioni è compito dell’istruzione.

Sistema di soddisfazione bisogni

  • L’apparato culturale di oggetti e beni di consumo deve essere prodotto, usato, conservato attraverso una produzione costantemente nuova. A ciò provvede l’economia.
  • Il comportamento dell’uomo deve essere codificato, regolato. A ciò provvede il controllo sociale.
  • Il materiale umano deve essere rinnovato, formato. A ciò provvede l’educazione.
  • In ogni società l’individuo deve poter disporre dei mezzi idonei ad assicurare l’esecuzione dei suoi ordini. A ciò provvede l’organizzazione politica.

Integrazione culturale e interrelazione delle istituzioni

In stretto rapporto con la teoria della cultura come apparato per soddisfare i bisogni umani è nel pensiero di Malinowski anche l’altra teoria di cultura come sistema di istituzioni in rapporto di mutua interdipendenza. Per Malinowski è dannoso distruggere le tradizioni di una società, poiché ciò significherebbe privare questo organismo della sua corazza protettiva e lasciarlo andare in rovina. Ogni istituzione deve essere considerata nel complesso culturale cui appartiene.

L’antropologia applicata

Da tali premesse prende origine il movimento di antropologia applicata, cui Malinowski è considerato il fondatore.

Relativismo e neutralismo culturale

Dalle premesse di Malinowski si sviluppò la teoria del relativismo culturale che ebbe in M.J. Herskovits il suo maggior sostenitore. Egli dalla constatazione della differenza dei costumi dei diversi popoli e del fatto che questi costumi hanno nel proprio specifico ambito culturale, una loro ragione d’essere, trasse la conclusione della relatività dei valori morali. Per Herskovits non esisterebbe un sistema universale di valori oggettivamente determinato, bensì, questo o quel sistema di valori in questa o quella cultura.

Lo strutturalismo e l’antropologia sociale

Critica del funzionalismo malinowskiano secondo Radcliffe Brown strutturalista

Lo strutturalismo (che ha come oggetto di studio la conoscenza delle strutture sociali delle comunità umane) ebbe come maggior esponente Radcliffe Brown. Lo strutturalismo divenne un problema di attualità quando Brown attaccò Malinowski (in occasione di un discorso al Royal Antropological Institute di Londra 1940), definendolo un irresponsabile e disconoscendo l’esistenza di una scuola funzionalista.

Per Brown, il termine funzione è un termine equivoco, che Malinowski aveva usato malamente confondendo funzione con uso. Per Brown, il concetto di funzione nelle scienze sociali implica l’idea di società come organismo vitale, composto di unità o parti singole, tenute in relazione da una rete di mutue relazioni, interagenti tra loro.

Il concetto di struttura nell’antropologia sociale secondo Brown

Brown considerava l’antropologia sociale una branca delle scienze naturali. I fenomeni sociali, per Brown, sono una definita classe di fenomeni naturali, tutti sono connessi con l’esistenza di strutture sociali, e lo studio di queste ultime, costituisce l’oggetto di studio dell’antropologia sociale, che ha per fine la ricerca delle relazioni associative fra organismi viventi. I fenomeni sociali non sono l’immediato risultato della natura di singoli esseri umani, ma il risultato della struttura sociale dalla quale i fenomeni vengono collegati.

Brown precisa cosa intende per strutture sociali:

  1. Gruppi sociali persistenti quali nazioni, tribù, clans che hanno una continuità, malgrado i cambiamenti delle persone che vi appartengono.
  2. Le relazioni sociali tra persona e persona: es. quelle di parentela.
  3. La differenziazione di individui in classi in base al ruolo sociale.

Il concetto di strutture sociali può essere per Brown utilizzato per affrontare 3 tipi di problemi:

  • Relativi alla morfologia sociale: consistenti nell’identificazione delle strutture sociali, nel rilevare differenze e somiglianze tra esse e per classificarle.
  • Relativi alla fisiologia sociale: consistenti nell’esame delle modalità in cui le strutture sociali funzionano.
  • Relativi allo sviluppo: consistenti nell’esaminare come si formano nuovi tipi di strutture sociali.

Per Brown le strutture sociali hanno alcune proprietà:

  • Assicurare la continuità di esistenza alla società.
  • Sono dinamiche: nascono e muoiono individui, ma la struttura rimane la stessa.
  • Riferimento all’estensione dell’area occupata: è raro incontrare comunità che non hanno contatti con l’esterno e che hanno un’area ben delimitata. Per Brown è preferibile studiare comunità limitate in ampiezza.
  • Formazione della personalità sociale: ogni persona è al contempo cittadino, impiegato, figlio, marito etc. L’insieme di queste posizioni, costituisce la sua personalità sociale.

Finalità dell’antropologia strutturalistica

Brown afferma, che l’antropologia strutturalistica, si propone 2 scopi:

  1. Raggiungere una conoscenza morfologica dei singoli tipi di strutture sociali delle comunità umane (identificazione delle strutture sociali).
  2. Stabilire una morfologia comparata dei diversi tipi di strutture sociali.

Questi 2 obiettivi sono in relazione di mutua dipendenza. L’antropologo sociale, vuole conoscere come i fenomeni strutturali si conservano e si tramandano nel tempo, quali sono

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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