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Nascita dell’antropologia

La société des Observateurs de l’homme (1799 – 1805)

Parigi - 1799 - viene fondata la “Società degli Osservatori dell’Uomo” su iniziativa del prof.re di scienze naturali LF Jauffret, il quale raccolse attorno a sé un gruppo di intellettuali e scienziati che si sentivano eredi dell’illuminismo e dello spirito → dell’Encyclopedie, no antropologi nel senso moderno del termine, ma furono i primi a formulare un piano di ricerca sull’Uomo composto tanto da un sapere empirico quanto da un sapere teorico = progetto scientifico innovativo = studio comparato delle soc.

La SOU nacque in un contesto culturale, storico e sociale favorevole... varie cause e influenze + nuove problematiche:

Letteratura sui “selvaggi”, esotica e di viaggio: le opere ascrivibili a questo genere non facevano parte di un prog scientifico, o si trattava soprattutto di resoconti di missionari, esploratori, mercanti con tutto il loro bagaglio di pregiudizi, moralismi, esotismi.

Ma alcune eccezioni vd i Costumi dei selvaggi americani comparati con quelli dei tempi più antichi (1724) del gesuita Lafitau = opera in cui è presente una riflessione critica di caratt storico “antropologico” + secondo alcuni essa rappresenta l’inizio dell’etnologia, poiché frutto di anni di permanenza dell’autore presso gli Uroni e gli Irochesi dei Grandi Laghi nordamericani + primo es di studio sociologico basato su un metodo comparativo! Anche se in questo caso è adottato con lo scopo di minare la tesi dell’ateismo “naturale” all’interno di una più ampia polemica sulla religione.

Letteratura filosofica: trad che subordinò lo sguardo sui “selvaggi” ad una critica dei valori espressi dalla soc del tempo o (polemiche sulla religione, battaglia antischiavista, critica del potere assolutistico etc) + la figura del selvaggio acquistò un ruolo ideologico metaforico preciso e ispirò nuove riflessioni attorno alla natura umana, senza che si prendesse in considerazione, però, il selvaggio come sogg sociale autonomo e diverso, non subordinato all’uomo “civilizzato” ☊ Vd Montaigne, Voltaire, Rousseau...

Idee base dell’Illuminismo: la ragione, l’idea di progresso, la scienza intesa come “servizio sociale”, le sempre più o numerose ricerche in ambito sociale, legislativo, economico, politico, geografico etc = terreno fertile per la nascita di una scienza avente per oggetto l’uomo, inteso come essere naturale e sociale dotato di ragione.

Interesse per l’Oriente: nascita dell’Egittologia (vd Napoleone) e di nuovi interessi scientifici, intellettuali, coloniali, i quali o ↌ gettarono le basi dell’idea di una indiscutibile superiorità dell’Europa cristiana, bianca e tecnologicamente sviluppata.

La SOU convogliò tutti questi elem favorevoli in un progetto più ampio rivolto ad un sistematico studio dell’Uomo inteso come genere universale; della Società facevano parte studiosi di tutte le materie, uniti dal comune scopo di osservare l’umanità della sua variabilità fisica, linguistica, geografica e sociale... osservare = aprirsi al confronto con la differenza = nuovo sapere.

E poiché lo studio dell’umanità era riconosciuto come socialmente utile, Jauffret poté dare un caratt istituzionale al progetto, favorendo non solo ricerche e raccolte di dati \ oggetti, ma anche l’insegnamento e la diff di questo nuovo sapere, tramite conferenze e l’allestimento di un museo etnografico.

Considerazioni sui metodi da seguire nell’osservazione dei popoli selvaggi (De Gerando, 1800) = nota programmatica rivolta agli “osservatori” in partenza per spedizioni scientifiche = si ribadisce l’imp e l’utilità dello studio sui selvaggi, al fine di conoscere le tappe della storia trascorsa dell’umanità; si suggeriscono periodi di soggiorno prolungati, al fine di osservare usi e istituzioni, e di comparare i diversi costumi per meglio conoscere l’Uomo in qualità di essere sociale e storico... il filosofo deve farsi viaggiatore, entrare in contatto diretto con l’alterità per osservare, raccogliere dati e rifletterci criticamente (vd antropologo moderno!).

La SOU ebbe però vita assai breve, venne sciolta dall’alto nel 1805.

La sua fine fu il riflesso delle mutate condizioni politiche di quel periodo storico, ovvero fu dovuta alla scelta del potere centrale (Napoleone) di subordinare la scienza alle esigenze dello Stato, dando così predominanza alla sua dimensione più tecnica e funzionale, e relegando osservatori e filosofi al ruolo di “ideologi” (coloro che si occupano “soltanto” di idee).

Tra progresso e degenerazione = reazione romantica

La prospettiva teorica condivisa dagli osservatori e di origini illuminista, vedeva la storia dell’umanità come una progressiva e graduale ascesa dalla “barbarie” alla civiltà... ma la fine della SOU ed il relativo declino della neo-nata etnologia (o scienza dei popoli) provocarono una generale e prolungata chiusura intellettuale verso il “diverso” ed i “selvaggi” = marginalizzazione del discorso sui selvaggi e progressivo sviluppo di teorie degenerazioniste (NB epoca della Restaurazione!).

J. De Maistre ne Le serate di San Pietroburgo (1821) denunciò la ragione illuminista in quanto empio atto di superbia dell’uomo nei cfr del volere divino e dell’ordine costituito; negò l’esistenza dell’universale progresso della ragione; affermò che il selvaggio era “l’oggettivazione del peccato originale”, ovvero il rappresentante della condizione degradata dell’uomo, condannato a causa del peccato originale... non esiste progresso senza la grazia, la civiltà è un dono divino.

In UK tale posizione degenerazionista fu accolta e sviluppata da uomini di chiesa e intellettuali, i quali arrivarono a concordare sul fatto che il progresso non può essere concepito senza un esplicito intervento della divinità o di quella parte dell’umanità già in possesso della civiltà, ottenuta per grazia divina = progresso dell’uomo ammissibile, ma mai autonomo.

Creazionismo vs evoluzionismo

La teoria della degenerazione poggiava sull’idea che la storia dell’uomo fosse riducibile entro un arco di tempo delimitato dalla data della creazione del mondo, ricavata dalla cronologia biblica e uff accettata dalla Chiesa d’Inghilterra: il 4004 aC.

Ma l’autorità delle Sacre Scritture cominciò ad essere scalfita dalle ricerche compiute nel campo degli studi biblici e da coloro che iniziarono a considerare la Bibbia come documento storico. E attacchi ancor maggiori vennero dal campo naturalistico, con la pubblicazione di Origine della specie (1859) di Darwin. → Metà XIX sec critica storica della Bibbia + studi naturalistici = creazionismo vs evoluzionismo.

Mentre il creazionismo postulava la fissità delle specie viventi e l’idea che ogni loro variazione fosse il frutto di un intervento estraneo ai processi e alle forze del mondo della natura, Darwin proponeva una storia della natura e dell’uomo diversa, secondo la quale ogni forma di vita tende a trasformarsi in base ad un processo di lente mutazioni dovute al caso, all’ambiente circostante, ed alle capacità di adattamento dei singoli individui... = discussioni e polemiche, le teorie di Darwin destarono scalpore soprattutto all’interno del discorso sulla creazione del mondo e sul progresso; fu traumatico soprattutto l’affermazione della natura animale dell’uomo (evoluzionismo biologico), motivo per cui, in un primo momento, si declino e abbracciò la teoria evolutiva darwiniana in termini però sociali e culturali (evoluzionismo culturale = discorso più accettabile, anche perché dava una spiegazione “scientifica” al progresso europeo ed alle prime espansioni in campo coloniale!).

Il quadro ideologico e teorico dominante = il positivismo filosofico

Dopo il Congresso di Vienna (1814-5) e la Restaurazione, l’Europa conobbe un’epoca di straordinario sviluppo economico, sociale e scientifico, progresso di cui furono esaltati gli aspetti positivi, tralasciando le cause profonde e le conseguenze negative, percepite in fondo come transitorie = atteggiamento positivo, immagine “progressiva” della società, dovuta in gran parte ☊ all’applicazione in campo produttivo delle scoperte scientifiche.

La scienza apparve come lo strumento in grado di assicurare all’umanità un destino di felicità e progresso; la sociologia, stadio ultimo del sapere positivo, come quella branca della scienza per mezzo della quale sarebbe stato possibile non solo comprendere gli effetti di tale progresso sulla società, ma anche guidarli... l’Ottocento fu il “secolo della sociologia”, disciplina nata dalle domande che le soc capitalistico-industriali rivolgevano a se stesse (vd Comte in Francia, Spencer in UK).

La fiducia nel progresso materiale e sociale costituì il quadro ideologico entro il quale venne org il lavoro teorico della nascente antropologia: per i primi antropologi quello di progresso era un concetto sintetico per mezzo del quale diveniva possibile esprimere contemporaneamente le idee di cumulatività e continuità culturale... in altre parole si interpretava la storia dell’umanità come un continuo e progressivo evolversi determinato dall’azione di leggi sempre identiche, i cui effetti cumulativi generano stadi di sviluppo contrassegnati da una crescente complessità.

Ergo i primitivi contemporanei rappresentavano lo stadio più remoto dello sviluppo culturale = classificazione delle soc!

L’uniformismo inglese

Contemporaneamente in UK si andava affermando la prospettiva uniformista (o attualista) che ebbe a sua volta enorme influenza sullo studio delle soc umane poiché contribuì a delineare la sopracitata idea di sviluppo culturale cumulativo e continuativo... e ciò mediante una serie di studi nel campo della geologia, della biologia e dell’archeologia.

  • GEO) Principi di geologia (Lyell, 1830) = propose una teoria secondo la quale gli attuali processi che riguardano la crosta terrestre sono di natura identica a quelli che operarono nel passato, in altre parole, l’attuale paesaggio terrestre sarebbe il risultato “dell’azione uniforme di cause uniformi”.
  • BIO) Origine della specie (Darwin, 1859) = l’evoluzione delle specie può essere spiegata sulla base degli stessi meccanismi ☊ che attualmente operano nei processi di differenziazione delle varietà animali addomesticate.
  • ARCH) Prehistoric Times (Lubbock, 1865) = suddivise l’età della pietra in 2 periodi che, da allora, portano il nome di paleolitico e neolitico + contribuì alla diff dell’idea secondo la quale la vita dei primitivi abitanti dell’Europa poteva essere → paragonata a quella dei “selvaggi” contemporanei interpretava i reperti archeologici quali “misuratori del progresso” ossia strumenti tramite cui avere testimonianza di un passato perfettamente collocabile a livello storico all’interno di una prospettiva evolutiva cumulativa e continuativa.

Uniformismo + evoluzionismo positivista = rinascita di una scienza delle società primitive che risulta in grado di sottrarre la storia dell’uomo al creazionismo e di naturalizzare i processi di trasformazione culturale, ma che muove dall’assunto di una sostanziale uniformità delle facoltà mentali umane, per cui ad un livello di pari sviluppo intellettuale corrispondono tipi di → adattamento simili sul piano materiale e sociale Antropologia evoluzionista.

Con l’evoluzionismo l’antropologia venne anche acquistando le caratt di un sapere scientifico dotato di una certa autorevolezza e ☊ successivamente lo status di una disciplina accademica = passaggio fondamentale per la storia della disciplina.

Antropologia inglese

L’antropologia evoluzionista nell’età vittoriana (1837 – 1901)

Età vittoriana (1837 – 1901) = UK magg potenza industriale, coloniale, militare e politica + visione ottimistica e progressiva del → divenire storico culla dell’antropologia moderna, disciplina chiamata a reperire prove empiriche di tale teoria evolutiva ed a fornire contributi utili ad una umanità bisognosa di riforme sul piano soc, cult e politico (scienza del riformatore).

*Così la definì E. B. Tylor (1832 – 1917), considerato uno dei fondatori della disciplina e autore di Primitive Culture (1871), uno studio dedicato prevalentemente allo sviluppo delle idee religiose dallo “stadio” primitivo a quello moderno; ma è un libro fondamentale soprattutto perché affronta l’idea stessa di evoluzione culturale e contiene la prima vera def antropologica di cultura.

“La cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità o abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società”.

= Tylor afferma che la cultura si trova ovunque e che costituisce un insieme complesso formato da elem che pure sono ovunque; la cultura non è connaturata, ma acquisita dall’uomo in quanto membro di una società; esistono tante culture quante società e l’uomo ovunque risulta essere un soggetto culturale, nella misura in cui è sogg sociale. Tylor dà dunque magg imp alla dimensione collettiva, ma non solo, definendo la cultura come un “insieme complesso”, di fatti ammette la possibilità di scomporre l’intero nei suoi singoli elementi... e la possibilità di estrapolare un dato elemento presente in più culture per operare un confronto e → determinare la sequenza del suo sviluppo evolutivo. Tylor ammette anche la possibilità di regresso culturale.

= civiltà come risultato di un processo cumulativo caratt da una crescente complessità organizzativa + idea della vita sociale come ☊ mezzo di promozione del progresso individuale e collettivo = temi fondamentali dell’antropologia vittoriana.

Parentela e religione sono i primi grandi nuclei tematici affrontati dalla disciplina. Tylor dedicò gran parte della sua opera magg appunto alla religione, elaborando la teoria animista, la quale pone all’origine della religione il concetto di anima, inteso originariamente come “doppio”: elaborata tramite l’esperienza del sogno, estesa progressivamente a tutti gli esseri viventi ed ai fenomeni naturali, l’idea di anima generò l’idea di spirito e su di essa si sviluppò il politeismo prima, il monoteismo poi.

All’interno di una prospettiva evolutiva del pensiero umano, con tale nozione Tylor arrivò sin’anche a definire l’essenza del pensiero mitico, magico, religioso, distinguendolo per opposizione al pensiero scientifico e razionale.

Nonostante la lenta e progressiva affermazione del pensiero razionale, “le credenze e i riti dei popoli superiori mostravano la sopravvivenza del vecchio nel cuore del nuovo, le modificazione del vecchio per adattarsi al nuovo e l’abbandono del vecchio in → quanto non più compatibile col nuovo” sopravvivenze = fossili sociali = elem culturali del passato sopravvissute sino al presente ma che si trovano “fuori posto”, nel senso che non hanno rel dinamiche con altri elem = miniera per l’indagine storica.

Per l’antropologia evoluzionista le culture sono realtà importanti proprio in virtù del fatto che esemplificano gli stadi della storia umana e lo scopo primario della disciplina coincide con il delineare sequenze di sviluppo tramite una comparazione il più ampia possibile e l’elaborazione di definizioni generali = metodo comparativo.

Ma att l’evoluzione culturale immaginata dagli antropologi di quest’epoca non prevedeva una unica e identica linea di sviluppo per tutti i popoli della terra, si pensava piuttosto che solo in linea generale si potesse parlare di evoluzione e si ammetteva “il principio delle possibilità divergenti”: in altre parole, giunta ad un punto dell’evoluzione una cultura avrebbe potuto prendere una via diversa, dando inizio a percorsi evolutivi diversificati... da ciò il tentativo di Tylor di conferire all’antropologia una base statistica, attraverso l’applicazione di un metodo detto delle “variazioni concomitanti” \ “correlazioni statistiche” volto a stabilire la freq statistica di det pratiche in det condizioni soc (vd saggio Su di un metodo per lo studio dello sviluppo delle istituzioni 1889).

Tornando al dibattito circa le origini della religione, intesa non tanto come credenza quanto piuttosto come istituzione, bisogna menzionare W. R. Smith (1846 – 1894), uno dei fondatori dei moderni studi semitici e fine orientalista + ricerca sul campo.

Già dal 1878 egli iniziò a concepire ed elaborare uno studio comparato delle istituzioni sociali e religiose dei pop semitici, → approdando ad una teoria generale dei rapp fra società e religione vd Conferenze sulla religione dei semiti (1889).

Per Smith la religione primitiva sarebbe il risultato non già di uno sforzo filosofico intellettuale bensì di una attività rituale comunitaria reiterata nel tempo e correlata a simboli condivisi dal gruppo = natura sociale della religione + funzione coesiva.

= la dimensione collettiva e pubblica del fenomeno religioso ha predominanza rispetto alla dimensione individuale, al punto tale che Smith arriva a sostenere l’esistenza di una fondamentale omologia tra attività religiosa-rituale = identità politica-sociale!

Smith cercò di fortificare queste sue ipotesi attraverso lo studio dell’istituzione del sacrificio tra i pop semitici: il sacrificio, più che essere un dono alla divinità, sarebbe un rituale di comunione tra soc e divinità

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eioads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Quaranta Ivo.
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