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Linguistica generale – Primo semestre

La linguistica generale e il suo oggetto

Attualmente le lingue conosciute sono 6.000, ma quelle parlate sono ancora di più in quanto i dialetti sarebbero da considerarsi come lingue a tutti gli effetti. I singoli parlanti sono pertanto caratterizzati da una forte poliglottia (lingua madre, dialetto, lingue straniere…).

Le lingue non sono soltanto numerose, sono estremamente diverse le une dalle altre → sono ‘osservatori’ sulla realtà e la leggono secondo prospettive diverse. Ogni comunità linguistica descrive la realtà mappandola con sfumature diverse → la lingua identifica il modo con cui un popolo legge, descrive e interpreta la realtà. Es. Andare – Aller – Ir – To go → queste lingue non presentano distinzioni tra l’andare a piedi e l’andare con un mezzo, ciò accade invece in tedesco e in russo.

La linguistica generale, nella consapevolezza della diversificazione e della numerosità linguistica, studia ed analizza gli eventi e gli oggetti comunicativi, ossia quelle dinamiche che producono la comunicazione. La comunicazione verbale è quella che utilizza la lingua storico-naturale come strumento privilegiato per produrre messaggi. Quando parliamo, accompagniamo l’uso dello strumento verbale con la gestualità (postura, gesti, corpo…). L’entourage gestuale allo strumento verbale viene definito ‘para-verbale’.

L’obiettivo della linguistica è rendere i parlanti coscienti delle dinamiche che si instaurano nella comunicazione. Porta dunque a passare dal ruolo di comunicatore a quello di comunicazionista ovvero colui che, conoscendo le leggi nascoste della comunicazione, è in grado di intervenire quando questa si inceppa. Nb. Il processo comunicativo si inceppa quando non è sensato, ovvero quando non parla di una realtà. Perché il messaggio funzioni deve mettere a tema un contenuto che rientri nel condiviso esperienziale dell’interlocutore e del destinatario → è necessario un common ground. Il messaggio deve essere pertinente per il destinatario, dunque deve creare interesse [Dal latino Inter+esse → entra in te intervenendo del tuo rapporto con la realtà].

È arrivato Zampanò vs Zampanò è arrivato [Es. da ‘La strada’ di Fellini] La variazione dell’ordine delle parole può modificare totalmente l’efficacia comunicativa di un messaggio. Quando si costruisce il messaggio si mette a tema una certa realtà → Il soggetto in prima posizione indica ciò intorno al quale si parla. Tema (informazione vecchia) vs Rema (rapporto informativo nuovo).

Es. Efficacia comunicativa pubblicità Il successo è una sfida mentale → Resa traduttiva: Success it’s a mind game. → Nei messaggi pubblicitari ci deve essere un ancoraggio tra il visual e la parte verbale. Aver tradotto sfida con ‘mind game’ ha ridotto l’ancoraggio, occorreva utilizzare challenge.

La comunicazione è co-estesa all’esperienza umana: essa è interamente intessuta di comunicazione. L’educazione può essere definita come comunicazione intergenerazionale. La comunicazione è pervasiva ed estremamente complessa → interpella una molteplicità di dimensioni dell’esperienza umana, soprattutto linguistiche ed iconiche (viene realizzata da soggetti umani in un contesto sociale e culturale). La tecnologia ha potenziato la comunicazione accrescendone sempre più il potere pervasivo (viene meno la condizione primaria della comunicazione fino all’avvento dei sistemi informatici, ovvero la condivisione dello stesso luogo fisico).

Capitolo 1: Lo scambio comunicativo

La comunicazione e la logica del mundus

Vi sono due modalità di funzionamento della ragione umana:

  • L’induzione → Ricava dal particolare una legge universale (dal particolare all’universale) Definizioni induttive: da dei dati particolari deduco una legge generale.
  • La deduzione → Partendo da una regola universale arriva al particolare. (dall’universale al particolare) Definizioni deduttive: Sillogismi → Leggi universali applicate a casi particolari

Es. Definire i numeri pari → Abbiamo due opzioni:

  1. Metodo induttivo: Elencarli, generalizzando poi che sono tutti definibili per 2
  2. Metodo deduttivo: 2x=y

Analogamente:

  • La definizione induttiva della comunicazione consiste nell’elenco dei dati comunicativi.
  • La definizione deduttiva cerca un modello che permette di riassumere la complessità comunicativa. Dal meccanismo (grammatica in senso ampio) deduciamo gli eventi comunicativi.

Queste due visioni sono complementari, illustrano prospettive diverse. Per accostarsi al concetto di comunicazione è utile partire dalla sua etimologia, ovvero la storia della parola. Etimologia = descrizione dell’etimo, tentativo di ricostruzione di come la parola è stata creata ripercorrendo il percorso con cui un popolo ha costruito le sue parole per arrivare al cuore del significato. Comunicare deriva dal latino ‘com-munico’ [To communicate, l’inglese mantiene la lingua inglese così come in francese ‘Communiquer’ ed in tedesco ‘Kommunizieren’]. È una parola sovradefinita Communio → Communis = mettere in comune

Separiamo la parola per mettere più chiarezza:

  • Cum (‘con’, ‘assieme a’) Se comunicare è un processo che ‘mette in comune’ è necessario che ci sia un’alterità: vi devono essere due mondi diversi che comunicano. La comunicazione per esistere presuppone la diversità. Relazione = rapporto con altro da me. La comunicazione presuppone diversità, ma allo stesso tempo richiede un minimo di condivisione tra i due interlocutori (condivisione del codice linguistico, di esperienze e di conoscenze). Con il termine ‘communicatio’ i latini indicavano una condivisione. Es. ‘communico tecum mensam meam’ = metto in comune con te la mia mensa. Oltre ai cambiamenti sul versante fonetico (es. perdita doppia m), anche il senso della parola è cambiato: i beni che si ‘comunicano’ sono unicamente astratti: i sensi.
  • Munus Essa è una radice molto produttiva, ovvero ha dato esisti molto ampi (si ritrova in municipium, matrimonium, patrimonium, munifico, munire, munizione). È una parola polisemica: ha doppio significato: ‘dono’ e ‘compito’ (incarico). Ogni dono apre compiti e responsabilità (es. ti regalano un’auto – ciò apre numerose responsabilità: devi fare l’assicurazione, curarla…). Da qui nasce il diffuso proverbio ‘Hai voluto la bicicletta, adesso pedala!’, esso riprende l’esperienza umana riguardante il fatto che ogni dono produce responsabilità e commitment.

Lo stesso vale per la comunicazione: ‘il bene’ trasmesso attraverso l’atto comunicativo è il senso di quanto viene detto. Tale bene apre una responsabilità nel destinatario che lo riceve. Responsabilità ha la stessa radice di risposta → indica essere pronti a rispondere alle interpellanze della realtà. La responsabilità, ovvero il compito, è diverso in base al messaggio che ci si pone:

  • Comunico gioia, dolore… → nel destinatario si apre il compito dell’empatia
  • Segreto → compito della discrezione
  • Notizia da diffondere (es. cambio di aula) → compito comunicativo
  • Richiesta in un negozio → compito di esibire la merce…

Ogni messaggio apre ad un committement preciso, ogni comunicazione è uno scambio. Un altro elemento da tenere presente: in molte lingue, a partire dal latino, un unico aggettivo significa benvoluto e caro. Questa è un’indicazione ben precisa: qualsiasi bene è tale nel senso che ha un valore e nel senso che interessa – i due significati si implicano vicendevolmente.

Italiano (caro), Francese (cher), Tedesco- (Gabe=dono, Aufgabe = compito). Nelle lingue germaniche abbiamo invece osservato una differenziazione (Dear vs Expensive, Lieb vs Teuer). Ritroviamo un’antica immagine della comunicazione intesa come ‘scambio di beni e di segni insieme’ nella teologia pagana romana attraverso figura mitologica del dio Mercurio, veloce messaggero degli dei. Mercurius era considerato ‘dio della comunicazione’ ed allo stesso tempo ‘dio del commercio’ → la comunicazione è strettamente connessa con le dinamiche del commercio, del mercato e del marketing. In mercurio troviamo, infatti, la stessa radice di Merce, Mercato - Mercatus, Marketing…

I greci chiamavano mercurio ‘Hermes’ → il termine deriva da una radice greca che ritroviamo nella parola italiana ‘ermeneutica’, legata al verbo greco ‘hermeneuo’ che significa interpretare nelle sue due accezioni:

  1. Interpretare = Restituire un senso a un testo criptico, difficile da capire
  2. Interpretare = Costruire un testo rispetto a un senso dato

Hermes, Dio dell’ermeneutica → guida un processo di interpretazione tra parole e pensieri: costruisce un senso rispetto ad un senso dato. L’interpretazione è momento di scambio fra contenuti e messaggi che li veicolano.

La comunicazione sta a fondamento della convivenza umana: quale è il nesso tra comunicazione e comunità?

  • Comunità linguistica = massa di coloro che parlano la stessa lingua (Saussure)
  • Speech communities = Hymes non tiene contro dei processi inferenziali attuati per l’interpretazione, ma spiega la comunicazione attraverso un codice di interazione (può essere plurilinguistico)
  • Comunità linguistica = insieme di coloro che comunicano fra loro attraverso una o più lingue storico-naturali.

Il nesso tra comunicazione e comunità è mediato dal concetto di cultura. Cosa è la cultura?

  • Insieme dell’informazione non genetica che passa attraverso le diverse generazioni
  • Grammatica di una comunità: configurazione sistematica di sistemi segnici mediante i quali una comunità interpreta e comunica l’esperienza,
  • Insieme di testi, conoscenze e credenze, principi e valori, la cui condivisione condiziona l’appartenenza alla comunità

Nb. La comunicazione interpersonale è sempre in qualche modo interculturale → lo ‘scambio di beni’ che si verifica nell’interazione comunicativa è tanto maggiore quanto maggiore è la diversità tra coloro che interagiscono. La diversità comporta un potenziale alto di arricchimento, ma allo stesso tempo il rischio che la comunicazione non abbia successo, perché diminuisce il common ground che costituisce la base dello scambio.

Un professionista della comunicazione ha la responsabilità, di fronte alla comunità civile, di farsi carico della buona salute della comunicazione e curarne le eventuali disfunzioni. Tale responsabilità è particolarmente rilevante in una comunità democratica, che si caratterizza proprio per il fatto che l’unica forza legittimata è quella della parola. ‘Fare comunità’ = creare consenso, intesa ed impegno comune → è il ruolo essenziale della comunicazione, se tale compito non è assolto, la comunicazione deve considerarsi fallita.

Comunicatore vs. Comunicazionista

Comunicatore → Competenza comunicativa naturale, tale abilità si appoggia su automatismi acquisiti. (Es. conduttore, politico, maestro…)

Comunicazionista → Ha una consapevolezza sistematica degli strumenti della comunicazione e sa come devono essere usati perché la comunicazione sia efficace e per intervenire nel caso si inceppi.

La comunicazione contemporanea si differenzia da quella antica per due aspetti macroscopici:

  • Rilevanza economica imparagonabile
  • Sofisticazione tecnologica

Capitolo 2: Verso un modello della comunicazione verbale

Il potere delle parole: come salvarsi dalla manipolazione

Comunicazione: dei supporti fisici (suoni) veicolano dei contenuti non fisici (significati e concetti). Quale dinamica sta dietro questa trasmissione di significati? Quale è la modalità in cui avviene il passaggio da funzioni comunicative a strategie di comunicazione?

Per rispondere a questa domanda sono stati elaborati diversi modelli di comunicazione:

  1. Il modello comunicativo della retorica classica: La retorica classica può essere considerata a tutti gli effetti un primo modello di comunicazione verbale, già in questa prima fase erano stati messi in luce i fatti fondamentali della comunicazione, in particolare della comunicazione persuasiva. La comunicazione richiede in sé un’adesione, una persuasione del proprio destinatario. Quando comunichiamo, esercitiamo il potere della parola. Cosa significa ciò? Cosa è la persuasione? In cosa si differenzia dalla manipolazione? La cultura del sospetto ci spinge ad intendere la persuasione come qualcosa di negativo, un inganno. Proverbi popolari come ‘Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio’, cristallizzano questa visione della persuasione come seduzione negativa.

Questa lettura negativa ha una storia molto antica:

  • Vangelo di Matteo: incapaci di aderire alla promessa della resurrezione i farisei chiedono di apporre delle guardie fuori dal sepolcro. Gesù viene definito come ‘seduttore, ingannatore’ → iniziamo a interpretare la persuasione in modo ingannevole.
  • Odissea, Canto XII → Ulisse e le sirene - Circe lo mise in guardia rispetto al loro canto seduttivo. Nell’antica Grecia l’educazione avveniva attraverso racconti, i miti erano racconti che esprimevano verità profonde sull’esperienza umana: Questo mito rappresenta una riflessione sul potere della manipolazione e come salvarsi da essa. Le sirene, metà donne e metà pesce, incantavano con un canto seducente → Seduzione = qualcosa che ti porta via. Vi è una bellezza che realizza l’io ed un altro tipo di bellezza non autentica, incarnata dalla seduzione, che strappa l’io dalla sua realizzazione. Ulisse tappa con la cera le orecchie dei compagni (= esigenza di difendere i deboli), lui invece ascolta il canto lusinghiero delle sirene, facendosi legare all’albero della nave (metafora = la fune che lo lega all’albero della nave e che lo salva dalla manipolazione del canto delle sirene simboleggia un legame).

NB. Dalla manipolazione ci si salva escludendosi dalla comunicazione/conservandone un forte legame. La fune con cui è legato, chiamata ‘Desmòs’ → deo= legare, to deon = obbligo. La deontologia è infatti l’insieme degli obblighi collegati ad un preciso lavoro. I termini ‘obbligo e dovere’ sono correlati etimologicamente al legare. Obbligo deriva dal latino Ob-ligare = legare tutto intorno. Ciò ci indica che tutti gli obblighi che ci si applicano nella realtà hanno a che fare con un legame, perdendo così tutto quell’aspetto formalistico con cui noi spesso li concepiamo.

L’idea di legame proposta da Omero viene riproposta con una variante più teoretica e grazie alla retorica classica si pone il discrimine fra la ‘comunicazione sana’ e quella negativa, persuasiva.

Comunicando esercitiamo il potere delle parole, ma cosa significa ‘potere’?

  • Essere in grado di fare qualcosa
  • Essere in grado di far fare qualcosa a qualcuno

Potere, dal latino ‘potestas’ → era una vox media, neutra dal punto di vista del significato (non aveva né accezione negativa, né positiva). L’autorità viene percepita comunemente come espressione del potere → Come si può esercitare?

  • Con violenza (forza fisica – vis o violenza subdola, inganno – dolus)
  • Con auctoritas → Deriva da Augere = introdurre nella realtà, conferire gli strumenti per crescere. (ripreso nell’epiteto degli imperatori → ‘Augustus’ = chi aveva fatto crescere con le proprie azioni ed imprese la vita della comunità civile)

La prima esperienza che ogni essere umano ha di auctoritas sono i genitori. Il potere della parola può dunque essere esercitato:

  • A partire dalla violenza per sopraffare l’altro e vincerlo usando l’inganno → Manipolazione, comunicazione perversa che manipola l’interlocutore in modo subdolo e deforma aspetti rilevanti della realtà (Regimi totalitari → New Speak, 1984 - Orwell)
  • A partire dall’esercizio dell’auctoritas per far crescere il proprio interlocutore → Persuasione, pratica condivisa della ragione. Un discorso persuasivo fornisce argomentazioni che portano l’interlocutore ad aderire dal cuore (fides), riconoscendo in proprio la ragionevolezza delle argomentazioni proposte.

Retorica = arte di persuadere, del parlare in pubblico = Ars Bene dicendi (téchne) La democrazia si configura come organizzazione civile in cui il ‘potere del discorso’ è l’unica forma ammessa di potere → La retorica nasce con l’avvento della democrazia: con la monarchia essa non era necessaria, non occorreva creare consenso in quanto il popolo eseguiva quanto il suddito comandava. In fase di democrazia, la retorica è essenziale: è necessario costruire consenso → L’autorevolezza del cittadino coincide con la sua capacità di ottenere consenso tramite un discorso che esibisca le rue ragioni. Nella Grecia del V sec. a.C. il cittadino doveva essere in grado di sostenere un discorso in tre ambiti:

  • Giuridico-processuale
  • Politico
  • Epidittico = Discorso valutativo in cui si valutano le gesta si qualcuno e se esse avessero o meno contribuito alla crescita della democrazia e della civiltà greca.

Dominare le dinamiche retoriche era essenziale per creare consenso → Ciò era fondamentale perché ai tempi non si poteva ricorrere a degli avvocati di difesa e si sosteneva individualmente il dibattimento processuale. NB. La retorica classica si limitava alla comunicazione giuridico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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