La linguistica
La linguistica è la scienza del linguaggio, scienza cognitiva, nata come supporto alla filologia oppure come scienza per la definizione e insegnamento della lingua corretta; come riflessione grammaticale con intenzioni normative.
Così facendo studia l’uomo nella più centrale delle sue manifestazioni: il pensiero.
Linguaggio e pensiero sono legati in maniera indissolubile e si influenzano a vicenda.
Wilhelm von Humboldt: il linguaggio è la vera condizione di tutte le attività intellettuale > le parole della nostra lingua materna sono la condizione affinché avvenga il pensiero.
Parole > indispensabili se vogliamo comunicare una vaga idea a qualcuno.
Formulazione linguistica > come funzionano i sistemi obbligati della lingua per aumentare la nostra consapevolezza dei limiti e leggi poste dalla lingua per comprendere la realtà: perché pensiamo ciò che pensiamo.
Humboldt: comprendere l’uomo è comprendere il linguaggio e viceversa.
L’organizzazione cognitiva che diamo alla realtà determina i modi in cui la esprimiamo e comunichiamo agli altri > le categorie della lingua.
Eschimese > neve sul terreno (aput) > neve che cade (qana) > neve portata dal vento (piqsirpoq).
Hanno nomi diversi perché vivono circondati dai ghiacciai dunque per loro quell’entità ha un’importanza maggiore.
Greco classico > sapere una cosa = averla vista.
Ogni lingua organizza il mondo a modo suo.
Shakai: riunione del tempo, concetto di società per i giapponesi.
Ipotesi Saphir Whorf
Ipotesi Saphir Whorf: nella vita di un individuo la cultura determina la lingua e la visione del mondo.
Il linguista russo Roman Jakobson ha osservato che le maggior differenze tra le lingue stanno in ciò che le lingue sono costrette ad esprimere: nei vincoli strutturali che sono associati ai loro strumenti espressivi.
Noi italiani associamo i generi alle cose, l’inglese ha il neutro, anche sulle persone.
Lingue nativoamericane codificano nel verbo il grado di certezza che esprimono e la fonte.
Desinenza > evento o azione > testimone, elementi di prova, sentito parlare e basta.
Questi vincoli che non possiamo evitare di esprimere si chiamano pervasivi.
Tutto trova motivazione nella lingua > del resto, in molti casi proprio non si vede un condizionamento della realtà sulla lingua che invece appare libera di organizzarsi come vuole.
Il latino aveva due nomi per esprimere il nero come lo intendiamo noi > scuro e brillante (niger); scuro e poco lucente (ater) > la lingua si è permessa di cambiare anche se la realtà è la stessa semplificandosi.
Oltre a suddividere la realtà oggettiva le lingue possono creare concetti “ex novo” > tempo, dio, fede, orrore, nostalgia > non possono pre-esistere al linguaggio > i concetti iniziano ad esistere proprio nel momento in cui qualcuno gli dà un nome.
Il francese esprit, in cui si rispecchia l’indole e la storia intellettuale di quel popolo > il concetto esiste là dove esiste la parola.
I meccanismi descritti non operano solo sui singoli elementi del lessico ma anche sulle funzioni svolte dalle parti del discorso. Ci sono lingue che esprimono con nomi ciò che altre esprimono con aggettivi o verbi.
Molte lingue si servono dei classificatori numerali > per esprimere che una cosa ha un certo numero specifichiamo accanto una parola che lo adatti al tipo di oggetti che si sta contando.
Queste distinzioni non sono molto dissimili da quelle di genere >
- Lingue che dividono tutte le cose in maschili e femminili.
- Diverso da chi invece ha un genere neutro per gli oggetti nella propria lingua.
- Lingua bantu invece ha più di 12 generi.
- La lingua australiana > stesso indicatore di genere è usato per donne, fuoco e cose pericolose.
I mondi in cui vivono differenti società sono mondi distinti, non sono semplicemente lo stesso mondo con etichette differenti (Sapir).
Storia della riflessione linguistica
India: riflessione sulla lingua si sviluppò con il commento ai Veda, i testi più antichi e religiosi di quella civiltà.
Nell’Occidente greco-latino > Aristotele e Platone.
La linguistica intesa come studio del linguaggio con metodi scientifici nasce fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, e in un primo tempo è comparazione delle lingue indoeuropee.
Nel 1786 sir William Jones segnalò che fra le parole del greco, latino e sanscrito esisteva una somiglianza: un antenato comune.
Schlegel studiò il sanscrito, usò per primo il termine «grammatica comparativa» per la nuova scienza che si proponeva di indagare le parentele tra le lingue antiche (indiana, persiana, greca, latina e germanica).
Franz Bopp: «il sistema di coniugazione» stabilì che la comparazione doveva basarsi non solo sulla somiglianza di singole parole o comunque di materiale linguistico presente nelle lingue considerate, ma anche sulla concordanza delle loro strutture grammaticali».
Grimm: si occupò delle lingue germaniche > fasi più antiche a moderne > capì che doveva metterle in relazione con una comune origine > a sua volta metterle in comune con le altre lingue, che discendevano da una matrice comune ancora più antica > in Italia questa scienza si chiama glottologia.
Indoeuropeo
Indoeuropeo: sanscrito > trasforma tutte le e e le o dell’indoeuropeo in “a”.
- Greco esti, latino est, sanscrito asti.
- Sanscrito consonante occlusiva sonora aspirata (bh), il greco ha una sorda aspirata (ph), latino una spirante (f), germanico una sonora semplice (b).
Dove il sanscrito, greco e latino conservano una sorda, il germanico l’ha mutata in spirante. (san > pad; greco > pod; latino > ped; gotico > fot;).
La filologia romanza è la scienza che studia gli antichi testi e l’evoluzione storia delle lingue neolatine. Naturalmente esistono anche filologie di ciascuna lingua parlata oggi nel mondo.
Il fenomeno è simile al mutare del modo di costruire le case o della maniera di vestire.
Ferdinand de Saussure
Ferdinand de Saussure: linguistica sincronica.
Lo studio delle lingue non già nel loro mutamento ma nella loro struttura così come essa si presenta in una singola fase.
Saussure distinse: diacronia e sincronia > ciò che accade ad una lingua nel tempo, e le regole che presiedono al suo funzionare in ogni istante.
Inoltre notò che la realtà del linguaggio è duplice: da una parte comprende la Langue (lingua), cioè insieme astratto di risorse e regole che i parlanti hanno nella mente e che non possono modificare di propria iniziativa, dall’altra vede realizzare la Parole (parola), cioè gli effettivi comportamenti linguistici individuali, dove si esercita da parte di ciascuno la possibilità di variazione e di creatività.
Teoria del segno linguistico
Teoria del segno linguistico: significato e significante.
Significato: cioè il concetto che gli è associato.
Significante: i suoni che lo esprimono o meglio l’immagine acustica che ogni parlante ha di quel segno, che può essere tradotta in suoni o in lettere senza che per questo il segno cessi di essere lo stesso.
Es. La parola albero può essere pronunciata o scritta in modi diversi ma tutti rimandano all’immagine acustica che i parlanti hanno della parola a cui corrisponde il concetto «albero».
Saussure insiste sulla arbitrarietà del rapporto fra significante e significato > la maggior parte delle parole non deve la propria forma alla tua di ciò che designa.
L’arbitrarietà del rapporto fra un segno e ciò a cui rimanda è una caratteristica della maggior parte dei segni linguistici ma certo non di tutti i tipi di segni. Risale al padre della semiotica Peirce: classificazione in indici, icone e simboli.
Indici: sono quei segni che manifestano la cosa per via di un rapporto di causa-effetto che li lega ad essa. (indizio).
Possono anche essere prodotti intenzionalmente, e allora si chiamano segnali:
Segnali di fumo, per esempio, sono indici dell’esistenza di un fuoco prodotti volontariamente, rendendo nota la propria presenza così. È un’intenzione di voler indicare la propria presenza.
Icone: segni che rimandano alla cosa attraverso la loro somiglianza con essa.
È frutto anche essa di un’intenzione. convenzione,
Il simbolo significa la cosa in forza di una stabilita all’interno di una cultura.
Ma può anche non essere per niente motivata: i simboli arbitrari sono i segni per eccellenza, di questo tipo è la maggior parte dei segni linguistici: non c’è una ragione per cui il concetto di “amore” debba essere rappresentato in una lingua dal segno “love”.
Icona dei bagni uomo donna: situazione ironica e paradossale > nella nostra civiltà per chiunque l’immagine di una donna e di un uomo vicini, anziché suggerire l’idea di “razza umana” o quella di “amore”, significa “gabinetti” > perché ha preso il valore di un simbolo, non più motivato dalla somiglianza con la cosa.
Relazioni nella lingua
Saussure > ogni lingua è un sistema le cui parti sono in relazione tra loro. Queste relazioni si dividono in due tipi:
Relazioni sintagmatiche > relazioni in presenza, che un segno linguistico ha con altri segni che occorrono insieme. Il ragazzo: ragazzo ha relazione di accordo maschile sing. con l’articolo il.
Relazioni associative (paradigmatiche; Hjelmslev) > sono quelle in assenza, che un segno linguistico ha con altri segni capaci di occorrere al suo posto: al posto di ragazzo nomi come gatto, uomo, lattaio etc.
Saussure notò che a definire la funzione di un segno linguistico non è la sua natura concreta, l’essere fatto in un certo modo. Bensì è il suo essere diverso dagli altri. La lingua è fatta di differenze. Le parole svolgono diverse funzioni nel sistema.
La conseguenza è che se un elemento del sistema in cui sono organizzate le parole o i suoni, muta, il suo mutare si ripercuoterà sugli elementi vicini e su tutto il sistema. Saussure descrive questa situazione dicendo che la lingua è un système où tout se tient, un sistema dove tutto si tiene ed è connesso > da qui si sviluppa la corrente di pensiero che si chiama strutturalismo.
Capitolo 2
Il linguaggio non è solo un sistema ma serve anche a influenzare e comunicare agli altri.
John Austin: il più famoso scritto how to do things with words raccoglie delle conferenze in cui ha detto le sue teorie, poi J. Searle riprende il discorso di Austin > teoria degli atti linguistici: il linguaggio è uno strumento attraverso noi comunichiamo azioni.
Fino agli anni ’30 ci si occupava di regolarizzare i linguaggi, di ripulire gli enunciati. La congiunzione di un enunciato falso è vero e contrario.
Per la logica e per la scienza se la premessa è vera la conseguenza sarà vera.
Austin si imbatte in enunciati che non hanno solo vero o falso: es. scommetto che pioverà non può essere vero o falso.
Il punto non è vero o falso ma ciò che accadrà dopo nel dirlo, il mondo cambia. performance.
Questi enunciati esecutivi Austin li chiama: un enunciato che realizza un mutamento nella realtà relazionale tra le persone. felice.
Ciò che rende adeguato, appropriato, che si inserisce nel contesto, o non un enunciato sono una serie di condizioni.
Deve essere al presente indicativo, prima persona.
Ci vuole un contesto appropriato > Io vi dichiaro marito e moglie.
Ogni volta che si produce un enunciato linguistico avvengono tre atti contemporanei e inseparabili:
- Atto locutivo: consiste nel costruire un enunciato rispettando la struttura del sistema.
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