II parte: come funziona la grammatica
Il linguaggio è un sistema cognitivo con la funzione di associare i significati a determinati suoni. I significati linguistici dunque sono in relazione con i concetti e quindi con il pensiero, il significato è il modo in cui il linguaggio organizza il pensiero.
Da un lato il linguaggio attraverso i significati si relaziona al pensiero, e dall’altro attraverso i suoni si relaziona con il sistema percettivo, che entra in azione quando udiamo e percepiamo i suoni, e il sistema motorio, che entra in azione quando mettiamo in moto gli organi dell’apparato fonatorio per pronunciare i suoni.
Il sistema percettivo e quello motorio esistono indipendentemente dal linguaggio. L’insieme di abilità che il parlante utilizza inconsciamente per il linguaggio, è costituito da moduli, cioè da componenti piuttosto autonomi gli uni dagli altri in quanto ciascun modulo lavora in base a principi propri.
Moduli della grammatica
- Sintassi: ha la funzione di combinare le parole per formare frasi (modulo generativo).
- Semantica: è il modulo che riguarda il significato, quindi è quella parte della nostra conoscenza linguistica che si occupa dei significati sia delle singole parole che di una frase.
- Fonologia: si occupa dei suoni, sia nella produzione che nella percezione.
La fonologia e la semantica sono i moduli interpretativi, cioè “traducono”. Nel caso della semantica, traduce in significato le espressioni linguistiche sia le sequenze di parole che la struttura sintattica nella produzione e anche nella percezione linguistica; nel caso invece della fonologia, traduce la sequenza di parole e in parte la struttura sintattica in suoni e viceversa.
Il lessico
Di tutto questo sistema fa parte anche il lessico, quindi il vocabolario, non solo come oggetto cartaceo ma anche come ‘magazzino’ mentale. A differenza delle altre componenti, il lessico è una conoscenza stabile affidata alla memoria a lungo termine. La semantica, la fonologia e la sintassi invece utilizzano la memoria a breve termine.
Fonologia
- Capacità del parlante di usare suoni per esprimere e comprendere i significati.
- Parte della linguistica che studia il modo in cui i suoni portano significato, i principi e le regole in base ai quali i suoni si combinano per formare parole.
Fonetica
- Capacità dei parlanti di articolare i suoni linguistici e di riconoscerli nel flusso del parlato.
- Lo studio dei suoni linguistici.
Divisione della fonetica
- Articolatoria: lo studio dell’attività motoria finalizzata alla produzione di suoni linguistici (quella di cui ci occupiamo).
- Percettiva: lo studio delle caratteristiche che permettono la percezione e il riconoscimento dei suoni linguistici.
- Acustica: lo studio delle caratteristiche fisiche dei suoni linguistici.
La competenza fonologica
- Sappiamo individuare i suoni nel continuum sonoro che forma l’enunciato (=sequenza di suoni compresa fra due pause).
- Sappiamo quali sono i suoni della nostra lingua.
- Sappiamo come sono usati i suoni nella nostra lingua per esprimere significati.
- Conosciamo le regole per combinare i suoni nelle parole e negli enunciati.
- Sappiamo riconoscere le caratteristiche fonologiche degli enunciati al di sopra dei singoli suoni.
La segmentazione
Per usare una lingua orale dobbiamo saper riconoscere i suoni e individuarli in mezzo a tutti gli stimoli uditivi di vario genere che percepiamo nell’ambiente circostante. Il parlato naturale è un flusso sonoro continuo. All’interno di un enunciato non ci sono interruzioni tra parole o fra i suoni che lo compongono. L’utilizzo di una lingua orale, tanto nella produzione quanto nella percezione, richiede la capacità di controllare singolarmente i singoli suoni all’interno dell’enunciato.
L'inventario segmentale
Ciascuna lingua utilizza per formare le parole solo una parte dei suoni linguistici che possono essere articolati dall’apparato fonatorio umano e che sono osservabili nel complesso delle lingue naturali. L’inventario segmentale è l’insieme dei suoni utilizzati da una data lingua. La dimensione dell’inventario è soggetta a variazione interlinguistica. Per la maggior parte delle lingue il numero di segmenti è compreso fra 20 e 40. Attraverso l’acquisizione fonologica un parlante arriva a conoscere quali sono i suoni utilizzati nella sua madrelingua.
La costruzione dell'inventario segmentale
Ciascun bambino alla nascita è predisposto ad acquisire tutti i suoni linguistici, ma arriva ben presto a riconoscere i suoni della sua madrelingua e ad ignorare gli altri (esempio r e l tra bambini inglesi e giapponesi). Il parlante adulto ha competenza segmentale assoluta dei suoni della madrelingua, mentre la capacità di riconoscere e articolare suoni non nativi è assai più debole. Questa è una delle cause del cosiddetto ‘accento straniero’, cioè l’imperfetta padronanza fonologica dei suoni di altre lingue.
Differenze tra sistemi segmentali
L’italiano ha una sola vocale alta posteriore (u), l’inglese in corrispondenza ha 2 suoni, che utilizza come 2 segmenti diversi - nell’esempio fornito quello che cambia è la qualità della vocale. Stessa osservazione può essere fatta per l’altra vocale alta italiana, la i. I suoni che si susseguono negli enunciati sono oggetti fisici, onde sonore che presentano caratteristiche variabili, perché non si ripetono mai identiche. Come possono questi oggetti variabili esprimere significati in modo costante? Il rapporto tra variabili e costanti è ben visibile nella scrittura.
Ciascuna persona scrive in un modo proprio, diverso da quello degli altri. Anche nella stampa esistono tipi diversi di carattere. Ma tutti questi segni grafici che sono diversi e che possono variare in modo illimitato (variabili) contengono caratteristiche essenziali che li rendono riconoscibili e identificabili da tutti (costanti).
Suoni e significato
I suoni linguistici sono pronunciati attraverso movimenti di parti dell’apparato fonatorio. I parlanti non ripetono mai i movimenti in modo identico, per cui la qualità acustica dei suoni non è mai perfettamente identica. La differenza aumenta se si confrontano le diverse pronunce di uno stesso suono da parte di parlanti diversi. Queste differenze individuali e casuali non hanno alcuna rilevanza per il linguaggio. Solo alcune caratteristiche, che sono costanti, e che rendono i suoni inconfondibili, sono usate nel linguaggio.
Foni
Il flusso delle consonanti e vocali che compongono gli enunciati è costituito da suoni concreti che sono ‘oggetti fisici’. Ciascuno di questi è detto fono (il dominio a cui appartengono è la fonetica). In linguistica il fono è rappresentato graficamente tra parentesi quadre: [p], [b], [u], [ʊ]. Ciascun fono corrisponde ad una unità astratta, cioè una rappresentazione mentale del suono che fa parte della competenza linguistica. Nella pronuncia delle parole il parlante traduce la rappresentazione mentale in un suono reale. Nella percezione il parlante riconosce il suono reale e lo riconduce alla rappresentazione mentale.
Fonemi
La rappresentazione mentale di ogni suono si chiama fonema (che appartengono al dominio della fonologia). Il fonema graficamente è rappresentato tra barre: /p/, /b/, etc. I fonemi sono i suoni che ciascuna lingua utilizza in funzione distintiva, cioè per portare significati. I parlanti di una data lingua condividono lo stesso inventario mentale fonetico. I suoni linguistici portano significato per differenza, cioè distinguendosi gli uni dagli altri: Mutando una sola lettera di una parola, varia il significato della stessa, ciò significa che questi suoni sono in grado di portare dei significati in quanto sono diversi gli uni dagli altri. Sono fonemi in quanto hanno valore distintivo.
La differenza tra due foni porta significato solo se questi corrispondono a due fonemi. Può esserci il caso in cui una differenza tra due suoni concreti, in realtà non corrisponda alla presenza di due diversi fonemi ma alla presenza di due varianti di uno stesso fonema. La differenza tra due foni non porta significato, cioè non è distintiva, quando i due foni non corrispondono a due fonemi diversi, ma sono due varianti di uno stesso fonema.
Allofonia
Esistono 2 possibilità:
- Un parlante, all’interno degli enunciati, pronuncia in modo diverso uno stesso suono semplicemente perché le pronunce di uno stesso suono non sono mai identiche.
- Caso in cui non è una variazione casuale, ma è qualcosa di più sistematico.
Per il secondo caso, prendiamo come esempio il fenomeno detto “gorgia” nel dialetto fiorentino il quale consiste nel fatto che in italiano, si pronuncia la/in [k]asa, mentre in fiorentino si pronuncia la [h]asa e in [k]asa, questo perché il suono si trova in posizione intervocalica, cioè è preceduto e seguito da una vocale. La differenza tra [k] e [h] non porta significato, perché i due suoni non sono realizzazioni di fonemi diversi.
Coppie minime - distinguere i fonemi dagli allofoni
Due suoni che in una lingua sono fonemi, data la loro capacità distintiva, possono produrre coppie minime (coppie identiche, tranne che per un fonema): Diverso è il caso di forme che sono foneticamente diverse, ma non costituiscono una coppia minima: Qui abbiamo 2 diverse realizzazioni del suono vibrante, ma una variazione libera.
Situazione in cui un fonema viene realizzato da due o più foni, che sono selezionati in base al contesto. I due suoni sono allofoni, perché sono in distribuzione complementare (mai nello stesso contesto) e quindi non producono mai contrasti tra parole. Non hanno potere distintivo e quindi non sono fonemi ma allofoni.
Lingua inventata: fonetica articolatoria
Tutti noi apparteniamo a culture altamente alfabetizzate, in cui la scrittura ha un ruolo essenziale e determinante. Ciò influenza anche la nostra riflessione sul linguaggio: siamo portati spontaneamente a pensare al linguaggio nella sua espressione scritta. Questo naturale pregiudizio ci porta ad un approccio sbagliato quando ci occupiamo di fonetica e fonologia, perché questa parte della competenza linguistica tratta esclusivamente di suoni.
L'alfabeto fonetico
L’alfabeto fonetico serve alla scrittura dei suoni che può essere necessaria per diversi usi; a differenza degli alfabeti comuni, il rapporto tra suoni e simbolo grafici è biunivoco, cioè ogni simbolo corrisponde a uno e un solo suono e viceversa. Nell’alfabeto ortografico, quello che si usa per scrivere, non c’è mai una completa corrispondenza tra “simboli” e suoni.
Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA)
L’alfabeto fonetico attualmente in vigore prende il nome di IPA, International Phonetic Alphabet. Lo scopo dell’alfabeto fonetico è quello che ci debba essere una corrispondenza univoca tra suono e segno grafico. L’IPA consiste in una serie di segni che corrispondono alle lettere dell’alfabeto latino, ci sono anche lettere dell’alfabeto greco, simboli disegnati appositamente per l’IPA e dei diacritici (segni aggiuntivi che si uniscono ai simboli di base per segnalare un cambiamento minimo).
Discrepanza tra forma fonologica e forma scritta in italiano
Il sistema vocalico italiano prevede 5 elementi, la vocale bassa, le due vocali alte anteriore e posteriore e le due vocali medie. Alcuni esempi di trascrizioni:
- Le vocali lunghe: Ing: keen / kin [kiːn] / [kin]
- Consonanti doppie (geminate): Ita: palla / pala [palla] [palːa] / [pala]
- Ita: miccia / micia [mittʃa] [mitːʃa] / [mitʃa]
- L’accento: Ita: paletto pa.let.to [paˈletto]
- Ita: pallina pal.li.na [palˈlina]
- Ita: cambiare cam.bja.re [kamˈbjare]
- Ita: sciare sci.a.re [ʃiˈare]
- Ita: fasciare fa.scia.re [faʃˈʃare]
- Consonanti sempre doppie in ita standard:
- /ts/ dopo vocale azione [atˈtsjone] pinza [‘pintsa]
- /ʃ/ piscina [piʃˈʃina]
- /ɲ/ ragno [‘raɲɲo]
- /ʎ/ aglio [‘aʎʎo]
A differenza della scrittura ortografica, nella scrittura IPA:
- Non si utilizzano maiuscole e minuscole (alcuni simboli IPA corrispondono a lettere maiuscole, e indicano un suono diverso).
- Non si utilizza la punteggiatura.
- Nella scrittura a mano, non si legano i simboli adiacenti.
Fonetica articolatoria
L’apparato fonatorio è l’insieme delle parti del corpo che entrano in azione per produrre suoni; esso è una specie di tubo, che parte dalla trachea, sale attraverso la glottide, la faringe e la laringe, e si piega a circa 90 gradi verso le aperture, la primaria, orale e quella nasale.
La fonazione coinvolge organi che hanno altre funzioni primarie:
- Respirazione
- Masticazione
- Deglutizione
La fonazione è una sorta di ‘espirazione modificata’. Quasi tutti i suoni linguistici sono prodotti in fase espiratoria, usando il flusso di aria in uscita, detti suoni polmonari egressivi, l’eccezione sono i suoni ingressivi o clicks prodotti durante l’inspirazione (solo in alcune lingue, come la Xhosa in Africa).
Gli organi che entrano in gioco sono fissi:
- Denti
- Alveoli la parte ossea in cui sono inseriti i denti
- Palato / palato duro e mobili
Palato molle/ velo palatino: per la fonazione il velo palatino può assumere due posizioni: la prima prevede il velo palatino abbassato; la seconda invece prevede il movimento di alcuni muscoli che fanno alzare il velo palatino il quale va a toccare la parete posteriore della faringe in modo tale da non far passare più l’aria dalla cavità nasale, ma solo da quella orale – i rispettivi suoni si distinguono in orali e nasali.
Mandibola: si può alzare e abbassare modificando il volume che si crea all’interno della cavità orale
Lingua: è l’organo più mobile di tutti che può assumere forme diverse, e si può dire di essere divisa in quattro parti, la radice cioè la parte più vicina alla faringe, poi abbiamo il corpo ossia la parte centrale e la parte anteriore, a volte chiamata corona. La parte estrema della lingua, quindi la punta è chiamata apice, e può produrre i suoni apicali
Labbra: possono avere una posizione rilassata, possono chiudersi da non fare passare l’aria, possono avere una forma distesa o arrotondata
Meccanismi per la produzione dei suoni
- Vibrazione glottidale: La vibrazione delle corde (o pliche) vocali, cioè delle pieghe di tessuto membranoso che contengono muscoli e sono ricoperte di mucosa. Si chiamano corde perché vibrano, possono assumere diverse posizioni, in particolare si distingue quella in cui le corde vocali sono allontanate e discostate tra loro, c’è uno spazio tra loro da cui l’aria, che passa dalla trachea, esce liberamente. La seconda posizione è quella in cui le corde vocali sono accostate, così da impedire il passaggio dell’aria. Si tratta di due posizioni fondamentali nella produzione di suoni linguistici perché durante la fonazione, quando l’aria esce dalla trachea, se le corde vocali sono scostate l’aria esce libera, mentre se le corde vocali sono accostate si produce un effetto sonoro fondamentale dei suoni. Le corde vocali vengono chiuse grazie ad una tensione dei muscoli, e questo fa sì che l’aria che esce dai polmoni e che sta nel tratto al di sotto delle corde vocali (tratto sub-glottidale), aumenta di pressione perché arrivando alla glottide trova il passaggio chiuso, portando ad una forzatura dell’apertura delle corde vocali e in questo modo esce una piccola quantità di aria che va nel tratto sopra-glottidale. La pressione sub-glottidale poi diminuisce e le corde vocali si chiudono, ricominciando il processo. Questo meccanismo di apertura e chiusura perdura fino a che c’è aria che esce durante la fase espiratoria e fino a che noi teniamo, attraverso i muscoli, le corde vocali chiuse, esso prende il nome di meccanismo laringeo. La frequenza del meccanismo laringeo varia da persona a persona, ma si può dire che in media nel maschio adulto sia di 100 Hz/s mentre nella donna adulta sia di 200 Hz/s. La frequenza la si può modificare, allungandola o accorciandola, il parlato naturale infatti non è piatto ma si ottengono suoni di altezza tonale diversa. L’aria che fuoriuscendo dalla trachea e passa attraverso le corde vocali, il meccanismo laringeo trasforma il flusso dell’aria respiratoria continuo, in una serie di minuscole emissioni di aria che creano l’onda sonora periodica. Questa onda sonora è la componente essenziale delle vocali. Tutte le vocali sono prodotte con il meccanismo laringeo. Le vocali che pronunciamo però non sono frutto del puro meccanismo laringeo, infatti l’onda sonora emessa varia da persona a persona in quanto dipende dalla forma del tubo fonatorio stesso. I cambiamenti che si impongono sul segnale glottidale e che lo modificano, sono alla base dei suoni vocalici diversi.
- Restrizione del passaggio dell’aria: Il secondo tipo di attività articolatoria che serve a produrre suoni linguistici, consiste nella restrizione del passaggio dell’aria, in questo modo l’aria sfrega sulle pareti del tubo fonatorio dove appunto è presente la restrizione. Questo sfregamento produce una specie di fruscio, produce un’onda sonora aperiodica che crea un rumore. La qualità di questa onda sonora cambia a seconda del luogo di restrizione del passaggio dell’aria, e a seconda di quanto il passaggio dell’aria è ristretto.
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