Capitolo 2: Linguistica interna ed esterna
Quella tra linguistica interna ed esterna è una distinzione ormai tradizionale.
Linguistica interna
- La studia l’evoluzione di una lingua dal punto di vista delle sue strutture, senza tener conto delle circostanze storiche e culturali che hanno condizionato il suo sviluppo.
- Molti fenomeni che interessano la fonetica, la morfologia e la sintassi di una lingua possono essere descritti esclusivamente dal punto di vista della linguistica interna.
Linguistica esterna
- La linguistica esterna, invece, si occupa dei fattori “esterni” che agiscono sulla lingua condizionandone lo sviluppo.
- I fattori esterni che incidono sullo sviluppo di una lingua possono essere distinti in tre tipologie fondamentali:
- I fattori extraculturali, come la configurazione geografica e le trasformazioni del territorio, influiscono in misura limitata sull’evoluzione linguistica;
- I fattori culturali in senso lato, come i fenomeni economici e demografici o gli eventi storico-politici e militari, influiscono sull’evoluzione linguistica in maniera più evidente;
- I fattori culturali in senso stretto sono quelli che incidono più direttamente e più in profondità sulla lingua.
Il policentrismo medievale
Dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.) fino all’unità d’Italia (1861), la nostra penisola è stata caratterizzata da una straordinaria frammentazione politica, particolarmente evidente in epoca medievale con la nascita della civiltà comunale.
- Per questo, nel Medioevo l’evoluzione del latino non ha prodotto una sola lingua parlata ovunque allo stesso modo, bensì una straordinaria varietà di lingue che presentano alcuni tratti comuni ma anche elementi di discontinuità.
- La lenta riunificazione di questo plurilinguismo in un’unica lingua è il frutto di un lungo processo culturale.
- Il prestigio delle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio ha portato a riconoscere nel toscano (o, più precisamente, fiorentino) trecentesco il modello linguistico da imitare nella scrittura.
- Ma il primo volgare parlato in Italia che era riuscito a raggiungere un grande prestigio letterario era stato il siciliano illustre adottato dalla cosiddetta “scuola poetica siciliana” sorta nel XIII secolo per impulso di Federico II di Svevia.
- Nell’area mediana, inoltre, la nascita di movimenti religiosi e di confraternite laicali diede grande impulso alla produzione di una letteratura religiosa composta in un volgare mediano (proprio, cioè, dell’Italia centrale) per molti aspetti diverso dal toscano.
L’ascesa del ceto mercantile e le cancellerie
Nel corso del Medioevo comincia ad affermarsi una nuova classe sociale: quella dei mercanti, che per esigenze professionali usa scrivere in volgare.
- Nell’attività di scrittura del mercante, un posto importante è occupato dalle lettere, che gli permettono di comunicare con le filiali della sua azienda dislocate in varie parti d’Italia, in Europa e nel Mediterraneo.
- Dato che i mercanti e i banchieri più potenti e intraprendenti erano all’epoca quelli toscani, le loro lettere costituiscono anche la prima occasione di contatto con la lingua toscana e fiorentina.
- Dalle lettere dei mercanti toscani emerge lo sforzo di depurare la propria lingua dei tratti più legati all’uso locale, nel tentativo di facilitare la reciproca comprensione.
- La specificità dei diversi volgari usati dai mercanti emerge con chiarezza, invece, negli scritti non dettati da necessità professionali come i libri di famiglia.
- Ma è in ambito cancelleresco che nasce la coinè quattrocentesca, il primo vero esperimento di lingua sovraregionale, prescindendo dalla poesia.
- Nel Trecento, con il passaggio dai comuni alle signorie, ogni stato regionale si dota di una cancelleria che gestisce la corrispondenza, scrive atti pubblici, leggi, statuti e patti di varia natura.
- Ai cancellieri che vogliono scrivere messaggi comprensibili oltre i confini della corte di appartenenza, vengono in soccorso, da un lato il latino, dall’altro il toscano, che va affermandosi come lingua di prestigio.
- Nel corso del Quattrocento, non solo nella Firenze medicea, ma anche nelle più importanti signorie dell’Italia settentrionale e meridionale le corti sono anche centri di promozione culturale e artistica, in cui viene incoraggiata la produzione letteraria in volgare.
- Al Nord come al Sud, nasce così una letteratura di corte scritta in una lingua – detta “cortigiana” – che si può considerare l’applicazione in campo letterario delle coinè regionali.
- Queste esperienze hanno però una vita relativamente breve, perché alle soglie del Cinquecento comincia a fissarsi un rigido canone letterario – quello delle Tre Corone (Dante, Petrarca e Boccaccio) –, che consacra il toscano trecentesco come modello linguistico vincente.
La formazione della lingua letteraria
In una situazione di plurilinguismo come quella che si osserva nell’Italia bassomedievale, il toscano conquista una posizione di prestigio, soprattutto perché la produzione letteraria toscana può contare su autori e opere percepiti da subito come modelli.
Dante, De vulgari eloquentia
- È nel De vulgari eloquentia (‘Sull’eloquenza in volgare’), a discutere per la prima volta dell’esistenza di una lingua comune, sia pure su base esclusivamente letteraria.