Pandemia e media digitali
Lo shock legato alla pandemia ha reso evidente un tratto essenziale della nostra società: la presenza costitutiva della tecnologia mediale all’interno della nostra organizzazione sociale. In che modo le tecnologie hanno manifestato la loro presenza durante la pandemia? Sono state ristrutturate le nostre pratiche quotidiane grazie alle tecnologie, basti pensare allo smart working e alla didattica a distanza, all’e-commerce (piattaforme per sorreggere settori dell’economia), agli eventi online (visitare i musei online), quindi abbiamo trasferito i nostri momenti di socialità dentro le piattaforme che hanno reso possibili l’attivazione di legami sociali e perciò il mantenimento di relazioni sociali (siamo stati soli rinchiusi nelle case, ma assieme grazie alle tecnologie).
I media hanno creato un contesto condiviso circa quello che stava accadendo. L’esposizione alle informazioni (media tradizionali come la TV) ha avuto un picco esponenziale, ma anche i programmi di informazione, i talk show. Quindi sia i media tradizionali, sia i social media sono stati una cassa di risonanza durante la pandemia. Abbiamo assistito anche alla devianza di questo fenomeno con la circolazione di notizie false o troppe notizie, anche a causa dell’eccesso di canali che oggi abbiamo a disposizione. Un settore dell’economia che ha avuto un’esplosione sono le piattaforme digitali video (Netflix), ovvero piattaforme per la distribuzione di contenuti, ma anche le piattaforme che gestiscono le consegne (Glovo).
Una nuova ossessione: il digitale
I media digitali sono diventati una delle principali "ossessioni" della società contemporanea e sono entrati a far parte della vita quotidiana di miliardi di persone in modo capillare. I media digitali hanno un peso economico, produttivo e dunque politico cruciale nella società contemporanea. Nel 2012 il mercato mondiale delle comunicazioni digitali rappresentava circa il 6% del prodotto interno lordo mondiale. Una fetta consistente della ricchezza prodotta sul pianeta nel 2012 proveniva dalle comunicazioni digitali, in particolare:
- Dalle telecomunicazioni;
- Dal mercato dei computer;
- Dai servizi di televisione;
- E dall’elettronica di consumo.
I media stanno trasformando flussi e geografie della comunicazione: da un lato non si stanno evolvendo in maniera uniforme nel pianeta e talvolta hanno addirittura amplificato le disuguaglianze presenti nelle diverse parti del globo (nel 2012 il 30% del mercato dei media digitali era concentrato in Nord America e il 27% in Europa); dall'altro lato, grazie al digitale e soprattutto alla telefonia mobile, molte regioni di Africa, America Latina e Asia accedono oggi a strumenti di comunicazione personale che anni fa erano riservati ai continenti più ricchi.
Nelle società contemporanee, in quelle a capitalismo avanzato e non solo, il digitale rappresenta un centro nevralgico (un punto delicato) d’interessi culturali, politici ed economici. A partire dalla diffusione popolare di internet (anni ’90), le tecnologie digitali e i flussi di dati immateriali hanno rappresentato una chiave d’interpretazione fondamentale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Stéphane Vial ha parlato di "ontofania (termine religioso = apparizione) digitale" per indicare quanto l’universo digitale condizioni l’esperienza e la percezione del mondo. Negli ultimi decenni molte delle maggiori paure e insicurezze (privacy, perdita di competenze cognitive) che altrettante speranze e aspettative positive (di democrazia o prosperità economica), sono state associate alla diffusione dei media digitali.
La rivoluzione digitale
Molti dei cambiamenti sociali associati ai media digitali sono stati percepiti come vere e proprie rivoluzioni. È importante ricordare che l’apparente e repentina rivoluzione digitale rappresenta il punto di convergenza di due fenomeni di lungo periodo che hanno caratterizzato la modernità: da un lato l’evoluzione dei mass media e dei moderni mezzi di comunicazione (metà ‘800, rivoluzione industriale, affermarsi dell’economia capitalista); dall’altro lato, questa rivoluzione è legata alla storia della digitalizzazione e dell’informatizzazione, un processo avviatosi nella prima metà del ‘900 ma delineatosi nei suoi tratti fondamentali nella seconda metà del secolo. La rivoluzione digitale affonda le proprie radici in processi storici tutt’altro che recenti.
Per comprendere l’evoluzione dei nuovi media è necessario comprendere le idee e le concezioni culturali che hanno supportato il loro affermarsi nella società. Per fare ciò è necessario fare un:
- Passo indietro nel tempo;
- Passo indietro anche in quanto osservatori del mondo che ci circonda in modo da essere in grado di mettere in discussione categorie e idee che siamo abituati a dare per scontate.
Interdipendenza tra tecnologia e società
Da un lato l’organizzazione delle nostre routine quotidiane, delle nostre relazioni sociali, i flussi di informazioni e conoscenze sono resi possibili e sono direttamente influenzati dal diffondersi di sempre nuovi strumenti tecnologici approccio deterministico all’innovazione tecnologica: la tecnologia è la causa del cambiamento sociale. La tecnologia non ha potere in sé e per sé perché nasce da delle istanze sociali. L’innovazione tecnologica nasce grazie a degli attori sociali che attraverso le tecnologie danno corpo a delle visioni di mondo, a delle idee e a dei valori. Esempio: alcune piattaforme esistevano già (e-commerce), ma è stato grazie al mutato contesto sociale che quella pratica abilitata da quella piattaforma è aumentata e ha cambiato modalità. Questo non ha riguardato solo le grandi piattaforme come Amazon. Quindi le tecnologie anche quando sviluppate sono sottoposte ad adattamenti e modellamenti da parte dei contesti sociali. Dall’altra l’innovazione tecnologica non costituisce un mondo separato, ma vive all’interno della società, che ne rende possibile lo sviluppo e ne definisce i contenuti.
Non possiamo comprendere i fenomeni sociali senza riconoscere l’apporto della tecnologia, né capire il funzionamento di quest’ultima senza tener conto del suo carattere sociale, quindi società e tecnologia emergono come risultato comune di reciproco modellamento e di co-produzione/co-costruzione. Il rapporto tra tecnologie e società è biunivoco, circolare.
Perché un approccio storico-culturale?
Bisogna collocare la storia della digitalizzazione nella più ampia storia dei media e cogliere il dialogo costante tra vecchi e nuovi media. Bisogna mettere in evidenza le radici del passato e capire dove e in che modo c’è stato un cambiamento. Siamo di fronte ad una discontinuità. Ci interessa mettere in collegamento le scelte fatte sul piano tecnologico ma con una serie di valori e significati, quindi si parla anche di un approccio culturale. C’è un’idea di tecnologia, di utente e di relazione tra tecnologia ed utente e questa relazione culturale è in linea con lo sviluppo dell’informatica che ha iniziato a nascere verso la fine degli anni ’90. Apple ne è il simbolo.
Bisogna cogliere i media digitali nella loro evoluzione dinamica e non studiarli in una forma statica (internet non è sempre stato sociale e il cellulare non è sempre stato smart). Si mette in evidenza la dimensione provvisoria dei media digitali contemporanei attraverso il confronto con quella passata. Non ci sono delle direzioni di sviluppo obbligatorie e naturali, ma media e tecnologie evolvono attraverso percorsi non lineari, per prove ed errori. Si mette in discussione l’idea che i media digitali si evolvono in modo unidirezionale e inarrestabile.
Esempi: la video comunicazione era già disponibile con il telefono fisso, ma non era mai decollata perché prevaleva il concetto di privacy. La video comunicazione attraverso il mobile e la mobile television furono un fallimento totale, perché contestualmente si stava consolidando l’uso del PC in contesto domestico. Quindi le persone non erano ancora pronte e c’erano altre tecnologie che avevano preso maggior piede nella società. Il mobile internet (3G) è passato prima attraverso un altro standard, il WAP, che si verificò un fallimento. Quindi alcune soluzioni non hanno inizialmente funzionamento, ma poi si sono evolute e sono tornate vincenti.
Storia dei modi in cui i media digitali sono stati
- Pensati, immaginati e realizzati dalle aziende, dagli sviluppatori, dai rappresentanti politici.
- Metabolizzati nei discorsi e nelle rappresentazioni culturali. Grazie ai discorsi promozionali e pubblicitari le persone comprendono come utilizzare le nuove tecnologie, ovvero si rappresenta ciò che può fare una tecnologia e quindi fisso i significati sociali di quella tecnologia. Una volta date le tecnologie si rivestono di significati culturali che possono essere attribuiti sia dalla comunicazione pubblicitaria, ma anche dai discorsi sociali che circolano tra le persone (passaparola). Quindi i discorsi tra pari, tra gli utenti consolidano certe idee e credenze rispetto le piattaforme (es: Facebook è una piattaforma per persone mature e i giovani non si ritrovano più e sono dirottati verso Instagram).
- Appropriati in differenti culture e paesi. I media digitali sono diventati patrimonio delle persone a seconda dei contesti culturali e sociali. Internet e la telefonia mobile sono simbolo dell’avvenuta globalizzazione. Non è vero che la globalizzazione della comunicazione sia totalmente avvenuta (digital divide), perlopiù con la rete fissa. Mentre per la connessione mobile il gap è meno ampio, infatti per i paesi africani la tecnologia mobile è differente dalla nostra. Ad esempio, il telefono mobile diventa “la cabina telefonica” del villaggio, che per noi è invece simbolo di unicità e personalità. Non esiste un internet, ma più internet a seconda dei diversi contesti. In Cina il regime ha interpretato internet diversamente che nei paesi occidentali, infatti la intranet cinese è chiusa.
Una prospettiva sistemica e multidisciplinare
Pluralità di fattori: tecnologici, culturali, economici, politici, sociali e mediologici. I media digitali e la digitalizzazione come parti di una tessitura organica che dà forma alla società contemporanea sono fatti di molteplici fili, che sono:
- Tecnologie e valori culturali: le tecnologie mediali sono da mettere in relazione con le più generali trasformazioni culturali, ma anche con le pratiche di consumo della cultura, le forme sociali della comunicazione approccio Cultural studies. Le persone organizzano le proprie relazioni su una serie di connessioni che di volta in volta a seconda dei diversi contesti attivano. Se nelle società premoderne una persona nasceva e viveva in un determinato luogo, allora le relazioni erano door to door (di prossimità geografica) e all’interno di queste relazioni proprie di una comunità molto coesa si esaltavano i valori di solidarietà e supporto.
- Progressivamente con le trasformazioni che hanno abilitato alla mobilità fisica, il riconoscimento dei figli come soggetti autonomi con diritto d’azione, l’emancipazione femminile, etc. hanno affermato che i singoli individui a seconda dei diversi contesti di vita attivano le loro relazioni. Per le persone è sempre più importante agire in quanto individui e non in quanto gruppo.
- Investimenti economici, strategie di business e di marketing e scelte politiche dei governi nazionali e istituzioni internazionali approccio della economia politica della comunicazione.
- Artefatti tecnologici e attori sociali, non solo esperti ma anche utenti e “gruppi sociali rilevanti” determinanti per i processi di innovazione sociale approccio degli Science and Technology Studies. Esempio di gruppi sociali rilevanti: quando gli adolescenti alla fine degli anni ’90 hanno deciso di adottare la tecnologia in modo relazione e non strumentale (time-spending e non time-saving) sono diventati il gruppo sociale rilevante nel determinare l’evoluzione di quella tecnologia.
- Vecchi e nuovi media in costante interazione e interdipendenza approccio mediologico. Da una parte c’è una contrapposizione tra analogico e digitale, ma dall’altra parte anche interdipendenza. Ad esempio, i giornali cartacei persistono, ma sono anche in relazione con il sistema informativo digitale.
Definire i nuovi media
I media digitali sono portatori di una rivoluzione, sottolineare la natura di novità può essere oggetto di fraintendimenti, perché si vanno a sottolineare gli elementi di cesura e non quelli di continuità. Il 1965 rappresenta l’anno della nascita del primo computer desktop: il programma 101 dell’Olivetti. I primi microprocessori Intel comparvero nel 1971, che danno una spinta di miglioramento circa il funzionamento dei computer. ARPANET fu la prima rete di terminali connessi che nacque, poi utilizzata in ambito militare, nel 1963 negli Stati Uniti d’America. Il concetto di rete distribuita basata sulla “commutazione a pacchetto” comparve nel 1968. La prima chiamata mobile con un dispositivo cellulare portatile venne effettuata il 3 aprile 1973 e la commercializzazione iniziò nel 1984. Le innovazioni tecnologiche che definiscono la novità dei nuovi media non sono più così recenti. Tutte queste tecnologie hanno già più o meno 50 anni di storia.
Cesura tra vecchi e nuovi media?
Il PC in realtà discende dalle macchine da calcolo analogiche che progressivamente vengono sviluppate e attraverso l'informatizzazione si trasformano, ma l'esigenza da cui nascono è quella della vecchia calcolatrice. Internet ha sfruttato per il suo sviluppo le reti telefoniche, quindi un'infrastruttura che esisteva in precedenza, si vede anche qui la continuità tra i media. I primi cellulari inoltre erano analogici, lo standard digitale arrivò ben dopo. I nuovi medi, dunque affondano le proprie radici in un passato analogico, quindi è difficile stabilire una censura netta tra un prima-analogico e un dopo-digitale.
Elementi di continuità
1. Il cambiamento di atteggiamento dei pubblici
La collaborazione tra pubblici e media della radio/TV pedagogica al web 2.0. Si riscontra una discontinuità tra i pubblici dei media tradizionali, che erano passivi e i pubblici del web 2.0 che sono invece protagonisti (sono liberi, partecipano, esprimono le loro idee, etc.). Ma anche nei media tradizionali abbiamo progressivamente intravisto delle forme di collaborazione tra pubblici e media.
I prodotti televisivi erano realizzati da delle élite intellettuali per i pubblici (esempio: Non è mai troppo tardi del M. Manzi). Con la televisione commerciale comparvero i talk show, i talent, i reality ed i programmi iniziano ad essere realizzati con la presenza dei pubblici, si crea quindi una collaborazione del pubblico con la macchina produttiva. Nel web 2.0 si passa ai prodotti culturali confezionati dai pubblici, le persone diventano produttori (Youtube). Si afferma una partecipazione degli utenti (web sociale) e collaborazione tra gli utenti (web collaborativo) nella produzione e circolazione dei contenuti (UGC), le cui radici sono rintracciabili nelle fan cultures predigitali (coinvolgimento e attivismo del pubblico, adesione valoriale al prodotto come per la saga cinematografica Star Wars) e nelle fan cultures digital (le culture dei fan). Quindi i media digitali hanno reso palesi e semplici questi fenomeni, potenziandone le possibilità e rendendoli diffusi.
2. La personalizzazione o flessibilità dei tempi e degli spazi della fruizione
Se prima eravamo obbligati a fruire dei contenuti televisivi ad un determinato giorno ed orario a causa della rigidità della trasmissione del palinsesto, oggi questo con i media digitali non esiste più.
- Dalla videoregistrazione (video cassette analogiche che permettevano di registrare i programmi) si è passati al VOD (video on demand) e allo streaming;
- Dal walkman e le radio portatili ai media “nomadi”, questi ultimi prendono vita dal walkman che nella sua versione analogica rappresenta il primo medium personale e mobile per eccellenza;
- Dall’addomesticamento delle ICTs al computer ubiquo (le applicazioni che ci permettono di fruire delle tecnologie al di là del classico computer: cloud computing, smart technologies, internet of things, etc.). La loro presenza nelle nostre case è scontata, tanto che le tecnologie diventano parte integrante delle nostre vite e unità domestiche (onnipresenza).
La novità dei new media è storicamente collocata ed ha elementi di continuità.
I vecchi media
I vecchi media non sono scomparsi di fronte ai nuovi media:
- I-book e libri cartacei: affiancamento (i libri cartacei oggi integrano contenuti digitali) e non solo sostituzione. Questo esempio permette di ricordare come quando parliamo di media digitali parliamo di media che in parte hanno sostituito quelli precedenti, ma in parte li affiancano, quindi c’è un rapporto di contiguità tra media tradizionali e digitali. Ci troviamo davanti ad un rimodellamento dei vecchi media proprio grazie ai nuovi, quindi non spariscono.
- Nuove dinamiche: interazioni. Si fruisce e archivia la musica grazie a formati digitali. È un fenomeno significativo quello che vede oggi il ritorno dei dischi in vinile (effetto nostalgia).
- Televisione analogica e televisione digitale. Vecchi media analogici sono stati modificati, ma il loro ruolo culturale in
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