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Il laboratorio si svolge presso via Alfani 56, dove ha anche sede lo studio del professore. Il corso è un corso che risulta abbreviato. Il laboratorio ARCE è aperto tutti i giorni e le abilità vanno in parallelo con l’attività di ricerca; fare l’archeologo è come essere un’artista, c’è bisogno di fare pratica.

L’esame è orale e sarà basato sugli appunti del corso e sul manuale di riferimento, Camporeale: “Gli etruschi, storia e civiltà” dell’UTET di Torino (qualsiasi edizione); consiglio come lettura aggiuntiva i saggi di Gilda Bartoloni “Introduzione all’Etruscologia” dell’OEPLI. La prima domanda sarà su un argomento generale (mi parli della scultura), la seconda su una città dell’Etruria, ed una domanda legata al riconoscimento di un’immagine (descrizione secondo i modi ed il linguaggio del professore nelle lezioni).

I siti che prevedono attività su cantiere sono: Gonfienti, Prato; Vetulonia, Grosseto; insediamenti d’altura. Per le attività fuori sede si deve effettuare il corso sulla sicurezza e la visita medica (già fatto). Si deve scrivere al professore se si volesse effettuare questo genere di attività.

Gli etruschi

Gli Etruschi sono uno dei più importanti popoli dell’Italia antica, ma non sono l’unico esistito. Gli etruschi convivevano all’interno della penisola italiana insieme ad altri popoli: umbri, piceni, latini, sardi…

La supremazia etrusca è fittizia -> sono stati la popolazione che ha lasciato più testimonianze, soprattutto epigrafiche, ma è anche quella più studiata (nel Settecento vennero utilizzati come esempio di democrazia per propaganda politica, a Firenze, quando non si voleva la successione straniera). Sono poi i primi a sviluppare delle forme di insediamento che possiamo definire città (agli altri popoli in un momento successivo).

A partire dal X secolo a. C. si tende a fare iniziare la civiltà -> scansioni cronologiche che gli scienziati fanno per comodità. Gli etruschi non sono arrivati da un’altra area, come la Turchia o l’Oriente, come si pensava quando vennero scoperti perché avevano un’altra scrittura, poiché non abbiamo testimonianze in merito.

Primo periodo -> Villanoviano

Prende il nome di una località (Villanova) dove per la prima volta vennero trovati i pozzetti villanoviani, accumulate da una medesima cultura materiale -> insieme di oggetti che individuano un periodo e che consentono di costruire le cosiddette “faces” (fase), implica un discorso produttivo e di conoscenze.

Questo periodo parte dal decimo secolo fino al terzo-quarto dell’ottavo secolo (725) -> la ceramica è il materiale che permette di più l’individuazione del periodo.

Questo periodo fa parte della protostoria, età del ferro. La storia inizia con la scrittura -> non avevano testimonianze scritte.

Secondo periodo -> Orientalizzante

  • 725 al primo quarto del sesto secolo (575-580).
  • Or. antico -> dal 725 al 675.
  • Orientalizzante medio -> dal 675 al 625.
  • Or. recente -> 625 al 575.

Primo periodo storico, il passaggio tra un periodo all’altro è segnato dall’introduzione della scrittura.

Terzo periodo -> Periodo arcaico

Molto prolungato rispetto alla periodizzazione greca, prende anche i secoli del periodo classico in Grecia. 755 fino alla fine del secolo.

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Alcuni studiosi utilizzano invece la periodizzazione greca.

Periodo ellenistico

Dall’ultimo quarto del quarto secolo fino al primo secolo avanti Cristo, la fine della civiltà etrusca in corrispondenza di una data convenzionale (lex de iulia de civitate = 88 AC) anche se varie città etrusche erano già diventate municipia romane.

Come nasce questa scienza, quando, perché?

L’uomo è sempre stato attratto dal passato.

I primi tombaroli etruschi furono i romani.

I romani sono stati dei grandi organizzatori, prendendo le “cose” delle altre civiltà migliorandole.

Dopo il periodo romano l’interesse etrusco è cambiato, nel medioevo l’interesse era verso la civiltà e verso le testimonianze che venivano ritrovate anche casualmente. Ci si imbatteva in urne incise o dipinte con scritte, lette secondo le conoscenze del tempo, molto scarse.

Gli etruschi scrivevano da destra verso sinistra.

I manufatti venivano spesso riutilizzati -> palazzo Bucelli (Siena) la parte del bugnato è fatta con urnette etrusche.

Solo nel periodo del rinascimento si è avuto un interesse erudito -> Annio da Viterbo, iscritto ad un ordine monastico, che sviluppa una serie di teorie sugli etruschi, che costruì addirittura delle testimonianze false = etruschi discendenti dagli ebrei. I suoi scritti Antiquitatum variarum volumina = etruscheria (interesse e non scienza). Fautore per l’incremento dell’interesse degli Etruschi fu Cosimo I dei Medici, granduca di Toscana si autodefiniva però “granduca d’Etruria”, la “ricostruzione” del regno etrusco viene utilizzato come sorta di grimaldello per avalare scelte politiche. La chimera viene ritrovata ad Arezzo e acquistata da Cosimo che la porta nel suo studiolo. L’interesse per gli etruschi continua ed è trasversale a Cosimo.

Nozioni storiche

L’ultimo periodo di monarchia a Roma è il periodo dei re etruschi.

Porsenna interviene alla cacciata di Tarquinio il superbo, che chiamata in soccorso per ristabilire l’ordine la prende come occasione come estendere i domini della città etrusca di Chiusi. Porsenna tiene sotto il suo dominio Roma per almeno 5 anni, e si deve costruire il suo mausoleo, al centro della quale c’era la camera funeraria circondata dal labirinto, il tesoro era un cocchio d’oro e una chioccia, Varrone ci dice che era novanta metri per lato, ma ad oggi non abbiamo più la testimonianza vera e propria del mausoleo.

Antonio da San Gallo, architetto del Cinquecento, si interessa all’architettura etrusca (anche al mausoleo). Disegna la pianta della Civica di Tarquinia (Torveto è il nome medievale).

I tumuli etruschi hanno da sempre ricevuto molte attenzioni, consentendone anche una loro conservazione.

Tumulo Castellina in Chianti, che potrebbe aver ispirato Leonardo da Vinci.

Bronzo della Minerva -> proveniente dalla parte più alta di Arezzo (dove si trovava la necropoli) -> la posizione del braccio era verso l’alto con una lancia a riposo. (forse copia in bronzo greca)

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Chimera -> Grande bronzo che risale alla fine del quinto secolo AC. È stato anch’esso restaurato -> la coda a serpente non era questa, non sappiamo come fosse l’originale. Anche le zampe posteriori sono restaurate. È stato recuperato in prossimità di una porta antica di Arezzo, interrato in una stipe votiva -> le porte rappresentavano un “limite”, una parte più debole delle mura, si facevano riti di protezione con oggetti votivi. Nella zampa anteriore destra si vede una scritta (lingua glutinante, tipo tedesco) = tinia (sacro a tinia). La chimera fa parte di un mito (i miti greci a volte corrispondevano anche a miti etruschi), ed era in posizione di difesa, che è stata colpita (non a caso sul collo sulla protome caprina e sulla coscia c’è una ferita), e guarda in alto -> gruppo statuario che doveva comprendere anche il suo aggressore Bellerofonte (non si sa se a cavallo o no, le incisioni etrusche lo rappresentano a piedi).

La datazione si stabilisce attraverso la tecnica e i confronti -> con la chimera ce lo abbiamo con delle ceramiche, e la datiamo verso il quinto secolo avanti Cristo.

Arringatore -> Personaggio che chiede silenzio prima di parlare, ma è stato visto come questo sia un gesto di preghiera. Personaggio etrusco con abbigliamento romano, ci sono dei dettagli che ci mostrano come l’abito non sia una tona senatoria (i calzari), è un bronzo etrusco e non romano, poiché si presenta un’iscrizione etrusca che cita la famiglia dei Metelli. Prima metà del secondo secolo avanti Cristo, le maestranze etrusche aveva una caratterizzazione molto marcata dei tratti fisiognomici.

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Il laboratorio non è didattico, non ci sono crediti formativi (anche se le ore fatte vengono riconosciute), è un interesse personale che porta alla partecipazione agli scavi.

La formazione dell’ethnos etrusco

Da dove vengono gli etruschi? I primi ad interrogarsi su questo furono i greci, colpiva l’immaginazione la venuta di questo popolo perché gli etruschi sono stati i più grandi clienti dei mercanti greci (tanta ceramica greca ritrovata in Etruria, in modo ancora maggiore rispetto alla Grecia).

Gli etruschi parlavano una lingua molto diversa, non indoeuropea, ed i greci iniziano a formulare ipotesi: il problema dell’origine è molto complesso e va impostato in un modo diverso rispetto a come posto dagli antichi. I greci chiamavano gli etruschi tirreni, o thiursenoi (serie di geroglifici egiziani che si pronuncia tersch, come per i popoli del mare – combattuti da Merneptah e Ramsete; jahiwa – achei; shardana – sardi; tersch - tirreni), mentre gli etruschi si riferivano a loro come rasna.

Le navi dei popoli del mare mostrano dei guerrieri con una spada corta importante, un copricapo con delle corna ed uno scudo rotondo. Se, però, si va a vedere cosa c’è in quel momento in Sardegna si notano dei bronzetti che raffigurano dei guerrieri vestiti nello stesso modo: il rapporto iconografico potrebbe assicurare la presenza dei Sardi, shardana, in Egitto. Le navi erano molto simili a quelle che ci immaginiamo come navi vichinghe: grandi navi veloci e ricurve con polene o teste animali a prua.

Esiodo e tradizione pelasgica

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Alla fine della sua Teogonia (intorno al 700 a.C.), dove parla dell’organizzazione del mondo e del cosmo, indica come thiursenoi non solo gli etruschi, ma tutte le popolazioni italiche. Si dice anche che su di loro avrebbero governato due re latini, forse i Romolo e Remo della protostoria di Roma.

Esiodo dice che i tirreni venissero dai recessi delle isole sacre, ma che vuol dire? Gli etruschi erano anche sovrapposti con i pelasgioi, provenienti forse dalla Tessaglia, da Spina, e sarebbero scesi a Cortona, dove avrebbero dato origine alla società etrusca; oppure a capo dei pelasgi si poneva un ipotetico re, Tirreno, che avrebbe condotto i suoi uomini dalle isole di Lemno e Imbro (isole più lontane dall’apertura dell’Egeo, sono quelle isole che stanno difronte a Troia ed al Bosforo). Nell’isola di Lemno non si parlava greco, ma la lingua lemnia, che aveva delle somiglianze con l’etrusco; da Lemno viene un’incisione con rappresentato un personaggio con un grande scudo, una lancia e delle iscrizioni: esistono molti studi su questa lastra, dato anche la somiglianza con le steli funerarie etrusche del periodo (stile ionico – seconda metà del VI secolo a.C.).

Holaies è il genitivo di holaie; napos, nipote, in etrusco è nepos; anis, che vuol dire anni, è lo stesso in etrusco: sono due lingue che hanno cose in comune e, dunque, provengono da un ceppo comune. Oggi si pensa che si siano ramificate in epoche antiche e non coincidenti, questo ceppo pre-indoeuropeo è oggi definito come lingua tirrenica.

A questa teoria si rifacevano anche Ellanico di Lesbo, Ecateo di Mileto e Anticlide di Atene.

Tradizione lidia

Erodoto dice che gli etruschi sarebbero giunti dalla Lidia, regione che si trova alle spalle di Troia, nell’entroterra turco, sotto la guida di re/principe Tirreno dopo un lungo periodo di carestia. Durante questa migrazione si sarebbero formati dei nuclei etno-linguistici che i greci avrebbero poi chiamati pelasgi.

Dionigi di Alicarnasso

Gli etruschi sono una popolazione autoctona secondo questo storico greco-romano del I secolo a.C.

Si hanno anche delle teorie che vedono l’arrivo degli etruschi dal Nord Europa, sempre per aspetti linguistici. Nella Valle dell’Adige (Trentino) si ha la civiltà dei Reti, che comprendevano anche la parte bassa della Germania, che hanno lasciato delle testimonianze in lingua retica, che ha delle somiglianze con l’etrusco. Sfrutta un alfabeto molto simile a quello etrusco, forse un alfabeto etrusco modificato… ma allora è arrivato in epoca storica (V secolo a.C. e successivi)?

La teoria che spiega ciò è quella che vede una divisione di quella che era la Gallia Cisalpina: quando le genti che abitavano Etruria, Pianura Padana e Alpi sarebbero state invase da delle popolazioni galliche che avrebbero tagliato in due la popolazione che, da quel momento, avrebbe sviluppato un proprio idioma linguistico. L’alfabeto è stato trasmesso primamente ai veneti e, poi, eventualmente, ai reti.

Oggi si parla di formazione di un popolo, non di origine. Pallottino diceva che gli etruschi erano una popolazione autoctona che, piano piano, registra l’arrivo di gruppi umani, di individui, che arrivavano a vivere in Etruria, fino alla formazione di un ethnos etrusco. Se proprio si deve parlare di un origine, di uno spostamento di popolazione, non lo vedeva nell’inizio della civiltà villanoviana, neanche nella società orientalizzante, ma in un’epoca molto molto più antica dove, probabilmente, c’era stato un cambiamento: la società del Rinaldone (tra il Tevere e l’Arno). Questa presenta dei caratteri completamente diversi da quelli di altre civiltà del periodo (II millennio a.C.). Si sono riscontrati dei contatti con le genti micenee addirittura nel XI secolo a.C.

Le risorse dell’Etruria

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Lo sviluppo della civiltà si deve al mare, che vede l’incontro della popolazione con tutti i popoli che arrivavano sulle coste dell’Etruria per i più svariati motivi. Oggi sopravvivono pochi resti di quella che era la situazione antica, ma si deve immaginare un qualcosa di simile alle lagune costiere di Orbetello (zona dell’Argentario).

I laghi toscani sono delle caldere vulcaniche. Tutto il materiale vulcanico ha costruito una sorta di altopiani di Tufo, che permette una differenza di panorama, come si vede a Pitigliano, Sovana, Sorano, Orvieto. A Volterra e Siena troviamo invece le crete, dove il suolo dell’Etruria è di natura sedimentaria, dove prevalgono sabbie, argille e rocce calcaree: questo ha prodotto una forte differenza, anche nell’artigianato dello stesso periodo, tra l’Etruria meridionale e quella settentrionale.

Il bacino delle colline metallifere è compreso tra i Fossi dell’Ombrone (Cecina) e tra Civilterra e Vetulonia. Queste montagne sono dure e difficili da attraversare, ma vi sono presenti delle mineralizzazioni di varie cose (non il ferro, che era invece presente sull’Isola d’Elba), oro, argento, rame e stagno principalmente. Gli etruschi sono stati i primi a modificare il paesaggio, anche con la deforestazione dell’Isola d’Elba. Tra V e IV secolo a.C. aumenta in modo esponenziale il trasporto dei fiumi, ed è per questo che le lagune vanno incontro ad un processo di impaludamento.

Un’altra risorsa, oltre alla pesca, legata alle lagune è il sale. Le saline della foce del Tevere, attorno alle quali nascono i sette insediamenti del Tevere, portano alla guerra tra Veio e Roma. Il sale veniva prodotto tramite il fuoco, simile alla tecnica del briquetage del Nord Europa: si fa asciugare l’acqua di mare e, quando melassa, si mettono in dei recipienti di terracotta, dai quali si raschiano poi i cristalli di sale.

I forni per la lavorazione dei metalli dovevano essere usati una volta sola, poi distrutti e ricostruiti. Il bronzo si poteva fondere e versare all’interno di stampi, da qui si arriverà alle statue in bronzo eseguite con la tecnica a fusione.

Populonia è l’unica città dell’Etruria che si affaccia sul mare, dove sono disposte anche le necropoli: sono dei tumuli molto ben conservati, perché messi sotto a delle intere colline di scorie.

I valichi appenninici difendono l’Etruria e la mettono anche in comunicazione con le zone limitrofe. L’Etruria è divisa in: Etruria propria; Etruria Campana ed Etruria Padana.

  • Etruria propria – confini della Toscana ed alta parte del Lazio (Veio, Cerveteri, Tarquinia) e dell’Umbria. Il fiume Arno è etrusco, difatti il nome deriva dal nome Arnt, uno dei nomi propri etruschi più famosi. È una terra prevalentemente collinare, le pianure sono date dalla Maremma e dalla piana dell’Arno, si ha anche la Val di Chiana, che collega il Valdarno alla Valle del Tevere (una delle vie più importanti sia del tempo antico che dei giorni d’oggi).
  • Etruria padana – ha come centro principale Fersina (Bologna, nome di origine gallica, fondata dai galli boi, intorno al IV secolo a.C.) e diventa patrimonio gallico – celtico – dopo il IV secolo a.C. Si hanno anche Mantova, Modena, Spina.
  • Etruria campana – si hanno le prime colonie greche in Italia, le colonie Euboiche (Cuma) dalle quali arriva anche la più antica testimonianza della lingua greca nel mondo. Da Capua a Pestum era territorio etrusco. Pontecagnara, Vicoequense, Capua erano i centri etruschi più importanti, così come Pompei (città di fondazione etrusca). Si distinguono, inoltre, una zona più meridionale, quella del cosiddetto Agro Picentino, ed una zona più settentrionale, afferente a Capua. In queste zone si hanno anche delle particolari unioni e scambi tra greci ed etruschi, tanto da incontrare persone etrusche nelle necropoli greche e genti greche nelle necropoli etrusche.

Il periodo villanoviano

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Il rito funerario è sia sottoforma di inumazione, che di crematorio. Negli ultimi anni sono state fatte delle scoperte dell’estensione della civiltà Villanoviana, fino alle Marche (territorio piceno).

La facies villanoviana si rappresenta dalle tombe a pozzetto. Il biconico è un vaso cinerario in impasto che prende questo nome perché sembra formato da due coni rovesciati uniti insieme, chiuso poi da una scodella monoansata. Nel corso del tempo questo vaso cambia per le forme ed i mod

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/06 Etruscologia e antichità italiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AureoB00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etruscologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cappuccini Luca.
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