Centro storico di Bologna
Nel 1969 Cervellati presentò un piano urbanistico per la città di Bologna, attuato poi nel 1973. Negli anni '60, sono stati fatti piani urbanistici per ricostruire dopo la guerra e per combattere la speculazione edilizia; essa, infatti, rovinava il centro storico con edifici moderni. L’obiettivo divenne quello di ricucire il nuovo e l’antico. Vennero ripresi gli studi sugli edifici presenti nel centro storico di Benevolo.
Il messaggio che si vuole dare è che all’interno del centro storico non dovrebbero esserci architetture moderne. L’obiettivo è mantenere la popolazione nel centro attraverso un’opera di riqualificazione. Vennero studiati tutti gli edifici, organizzandoli per tipologia e modelli. È stata mantenuta la città urbana e sociale. Sono state riqualificate 5 zone: San Carlo, Santa Caterina, Solferino, Fondazza e San Leonardo. La maggior parte dei lavori di riqualificazione è stata fatta su edifici residenziali, proprio perché questi presentano pochi limiti.
Venne studiato, attraverso le mappe catastali e le foto aeree, lo sviluppo degli edifici e l’aggregazione. Tutto è suddiviso in lotti gotici: i moduli vennero studiati per ogni tipologia di edificio e poi ripetuti e accostati. Per fare architettura bisogna studiare cosa viene fatto all’interno e cosa viene fatto fuori, in altre parole, per citare Christopher Alexander, bisogna studiare l’architettura come un percorso.
Nel 1974 esce il programma europeo delle realizzazioni esemplari (vi figura anche Bologna). Nel 1975 esce il piano di Amsterdam. Si è cercato di costruire con senso, attraverso tre elementi: la partecipazione, la fotografia e l’eliminazione del traffico. Bisogna ricordare che Cervellati era un assessore del partito comunista.
Progetto e partecipazione
Venne redatti dei questionari, in base alle diverse dimensioni sociali (per quartieri, famiglie, lavori, attività nel tempo libero). La popolazione non venne però coinvolta direttamente nel piano, ma il progetto venne raccontato ai cittadini dai progettisti. Il progetto si limitava a:
- Aggiungere servizi a tutti i piani
- Suddividere gli ambienti
Attraverso la fotografia i progettisti fecero vedere e riconoscere gli edifici di Bologna e li fecero collocare su una mappa, ma gli abitanti non ci riuscirono perché non conoscevano la loro città. Attraverso le foto, realizzate da Paolo Monchi, fu costruito un censimento fotografico. Monti individuò dei temi: giardini, scale, portici, traffico, strade radiali, facciate continue (nelle case operaie).
Le facciate avevano altezze, colori, portici e materiali diversi. Cervellati nel suo piano decide di mantenere tale variabilità, proprio perché esplicativa delle differenze sociali. Nelle foto senza traffico è possibile vedere gli elementi architettonici e la società torna ad occupare lo spazio. Il piano Cervellati fu esportato in tutto il mondo come modello di città.
Bibliografia
La bibliografia serve per indirizzare i lettori alla conoscenza dei vari architetti. Esistono diverse fonti: monografia (l’autore parla di un solo tema), articolo di giornale, articolo su rivista specializzata, miscellanea (un curatore raccoglie testi di tanti autori diversi), siti, tesi. Ogni tipologia presenta un diverso modello di scrittura. La bibliografia va redatta in ordine alfabetico (per cognome degli autori) o cronologico.
- Scegliere la tipologia di riferimento
- Scegliere la tipologia di bibliografia
- Scrittura della bibliografia
Neoclassicismo in Italia
Nell’800 a Roma si susseguono molti governi. È possibile suddividere questo periodo in tre sezioni, caratterizzate da elementi di continuità:
- Roma della Repubblica dopo la morte di Pio VI (1800-1825)
- Roma della Restaurazione (1825-1870)
- Roma italiana
Nel 1800 muore Papa Pio VI. Si perde così un grande committente, Roma perde la sua centralità, gli artisti perdono il lavoro e molte opere d’arte vengono esportate. Il nuovo pontefice Pio VII, a cavallo tra 1800 e 1808, si pone l’obiettivo di ricostruire la Roma internazionale del 700, attraverso opere di restauro e attività di scavo. In quest’ambito emergono tre architetti: Valadier, Stern e Camporesi. Valadier si occupa del rilievo dei grandi monumenti, Stern invece del restauro del Colosseo. Molta è la produzione editoriale architettonica pubblicata in questi anni.
Ricostruzione di Roma
Dal 1800 al 1808 c’è l’intenzione di ricostruire la Roma internazionale del 700. Ciò avviene attraverso il restauro di monumenti e l'approfondimento dell'attività di scavo. I protagonisti furono Valadier, Camporesi e Stern che si occuparono della liberazione del foro romano e del restauro del Colosseo. In questo periodo vi è una forte valorizzazione del territorio antico, l'architetto diventa una figura professionale.
Valadier fu il principale personaggio con questo ruolo. Egli realizza il rifacimento di Ponte Milvio nel 1805 e la facciata della Chiesa di San Pantaleo nel 1806. Si dà una grande importanza al rapporto fra edificio antico e contesto. Sparisce l'ordine architettonico e inserisce il bugnato, inserisce una grande apertura ad arco in facciata e realizza un bassorilievo, ovvero una decorazione ridotta al minimo.
Con l’arrivo del governo napoleonico cambia l’amministrazione pubblica, cambia anche la figura dell’architetto che diventa un ingegnere. Gli architetti entrano in corpi militari francesi in cui ricevono una formazione. I lavori venivano controllati da studi della Francia. Gli studenti così finivano la loro formazione a Roma.
Progetti di Valadier
Valadier e Camporesi volevano ampliare gli scavi del Foro romano; attraverso quest’opera doveva essere riportata alla luce la zona tra il Colosseo e il Campidoglio e abbattuto tutto ciò che era stato costruito dopo. Pensa di collegare i monumenti emersi con viali. Valadier si occupa anche della sistemazione di Piazza del Popolo con un progetto del 700 inserendo colonnati greci e con un progetto dell’800 creando un percorso, una passeggiata. Nel 1824 realizza un percorso con grande piazza, due emicicli e un obelisco. Le statue erano state fatte da Canova.
Architetti di Canova
La terza fase è quella degli architetti di Canova. Nel 1802 Canova viene nominato commissario ai monumenti, nel 1805 diventa principe dell'accademia di San Luca. A Stern Viene affidata la cattedra di architettura tecnica a San Luca e nel 1914 Canova viene confermato commissario di San Luca. Si amplia il tema del museo, in particolare di scultura, dunque museo di scultura. Questo doveva essere un modello per rappresentare le innovazioni dell'architettura ed era frequentato da studiosi esperti ricchi; non era per tutti.
Il principale museo è il Museo Pio Clementino in Vaticano, in cui c'era la necessità di illuminare le statue dall'alto. La scultura riusciva a raccogliere riferimenti dei monumenti antichi, essa era un omaggio all'arte antica ed era l'unico modo lecito per decorare le pareti degli edifici di Roma; la scultura serviva per ridare importanza all'antica Roma. Il museo e la piazza rendono Roma partecipe del neoclassicismo internazionale.
Architettura di Leone XII
Dal 1825 al 1870 Papa Leone XII utilizza l'architettura come veicolo di cristianizzazione. Si tratta di un periodo caratterizzato da irrigidimento religioso, che va però verso un processo di modernizzazione (anche se in parte immobilizzato). Si parla di una duplice identità, che viene fuori nell'edilizia urbana e nel progetto di San Paolo Fuori le Mura. Quest’ultimo viene distrutto da un incendio nel 1823, e c’è l’intenzione di ricostruirlo uguale.
Valadier vuole realizzare un edificio nuovo contro il Papa e l'opinione pubblica. L'originale era una basilica 5 navate. Nel VI secolo conservare l'originale significava anche conservare quel tipo di cristianità, ma nel momento in cui deve essere realizzata la ricostruzione Valadier è vecchio; quindi, il progetto viene affidato a Pasquale Belli e poi a Luigi Poletti. Nel 1854 ci fu la consacrazione, mentre nel 1869 inizia il primo restauro della basilica medievale, vengono eliminate le stratificazioni delle parti rinascimentali e barocche, non viene mantenuta la basilica originale (duplice identità).
Il claristorio è caratterizzato da elementi rinascimentali, insieme di architettura neoclassica e neorinascimentale (eclettismo). Durante l'edilizia civile si costruisce poco. Nel 1826 vengono redatte delle esenzioni fiscali per chi restaura, ingrandisce o sopraeleva. Molti proprietari presentano progetti di accorpamento delle singole unità edilizie in nuovi palazzi d’affitto, più alti. Ma il progetto doveva essere sempre approvato dall’Accademia di San Luca, che però non riuscì ad avere il controllo completo sull’edilizia civile; controllava la forma del progetto e la pubblicistica.
Piermarini
A Milano c’era il dominio di Vienna dal 1746. Maria Teresa applicò riforme amministrative a Milano che prevedevano il consolidamento e l’attuazione del catasto urbano, l’eliminazione degli appalti e subappalti (gestione unificata tributi) e il riordino del debito pubblico. Maria Teresa vuole che si insedi a Milano uno dei suoi figli; quindi, un architetto doveva occuparsi dell’ingresso del figlio e della moglie a Milano. Prima se ne occupa Vanvitelli e poi Piermarini. Diventa Ispettore Generale delle Fabbriche dello Stato nel 1970. Architetto molto scientifico, ma anche molto abile negli apparati decorativi.
Realizza i giardini pubblici dal 1783 al 1781. Realizza il progetto di un palazzo sui terreni tra la cavalchina e i bastioni: inserisce un palazzo con impianto rettangolare con due ali che creavano una piazza urbana, l'impianto simmetrico e al centro una residenza, il Palazzo Ducale e gli uffici dello Stato. Realizza anche il restauro del Palazzo Reale a Milano dal 1773 al 1778.
Progetti di Piermarini
C'è una piazza antistante, due ali, l'impianto simmetrico, l'ingresso tripartito è segnalato da un colonnato, addossato alla parete. Il colonnato ha uno spessore che si attenua allontanandosi dall'ingresso. Ci sono scale, il salone principale; L'interno è molto ricco e presenta delle cariatidi sulle pareti. Realizza la Villa Reale dal 1777 al 1780, che presenta un atrio esagonale e pilastri a cuneo. Realizza il Palazzo Belgioioso dal 1772 al 1787 con un ingresso con timpano triangolare e balaustra.
Modernismo
Nel XIX secolo si riprende un'idea di architettura moderna già esistente, basata su:
- Concetto di progresso
- Perdita di fiducia nella tradizione rinascimentale
- Rivoluzione industriale
La storia è intesa come qualcosa che si muove in avanti attraverso epoche diverse; è un unico filo conduttore che trova diverse espressioni. Hanno in comune la manifestazione del nucleo spirituale che si manifesta nelle diverse realtà culturali e trova perfetta espressione nell'architettura.
Stili architettonici
Vengono riscoperti gli stili del passato che possono essere usati come stili per esprimere il tempo moderno post-industriale (neogreco, neoegizio, neorinascimentale). Questi stili vengono considerati però fallimentari, non riescono a essere espressione autentica del tempo moderno, perché lo sono del tempo passato. C'è l'esigenza di uno stile autentico, diverso da quelli del passato. È considerato fallimentare anche lo stile eclettico: applicazione di diversi stili nello stesso edificio.
Nel diciottesimo secolo c'è il rifiuto delle forme rinascimentali, l'antichità non è più un punto di riferimento, ma vi è un vuoto totale in cui si inseriscono i revival. La rivoluzione industriale cambia tutto: ci sono nuovi committenti, nuovi metodi di costruzione, nuove forme; vengono trasformati i modi di vita di città e di campagna; vi è la scissione tra architettura e ingegneria; nascono nuove costruzioni, come stazioni e grattacieli; si frantuma il mondo dell'artigianato.
Committenti e architettura
Il committente principale è la classe media, vengono costruiti edifici nuovi, come musei, teatri, biblioteche, banche. Si tenta di riprendere gli stili del passato come perfetta incarnazione della modernità. Storicismo = scelta di un solo linguaggio del passato. Eclettismo = linguaggio nato dalla mescolanza di stili, ripresi da diversi movimenti architettonici e storici (tipico di fine 800). Punta su un insieme di stili differenti applicati contemporaneamente.
Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc
Per arrivare alla definizione di stile moderno è necessario fare un passo indietro nelle teorie e nei concetti spiegati da alcuni architetti e teorici dell’architettura e del restauro. Il primo è Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc. È stato un teorico dell’arte, che è stato anche architetto e restauratore, e grande conoscitore sia della storia che delle tecniche costruttive.
A un certo punto si concentra su una riflessione sull’architettura gotico-romanico, soprattutto sugli aspetti strutturali. Egli usufruisce del viaggio come strumento conoscitivo, inizialmente in Francia e poi in Italia, dove studia tutte le espressioni artistiche e culturali. Non frequenta l’accademia, perché invece studia questi aspetti formali, artistici, strutturali e materici dell’architettura nei circoli di Vitet e Mérimée, circoli nei quali si discuteva di questioni artistico-culturali, da cui acquisirà tutte le nozioni che lo porteranno alla definizione di uno dei testi, il dizionario ragionato dell’architettura francese dall’11 al 15 secolo, concentrato sullo studio dell’architettura romanica e gotica, che studia nei particolari fino a capire i processi che l’avevano generato.
Tecnica e forma
Lo stretto rapporto tra tecnica e forma diventa un nodo centrale da Viollet fino ad arrivare a ciò che ritenevano Boito, Mengoni. In che misura la tecnica e gli aspetti strutturali permettono che si consegua una determinata forma dell’architettura? L’ornamento dove si inserisce? Lo stile a che punto del processo di interazione tra tecnica e forma arriva a definirsi?
Secondo Viollet è lo stretto rapporto tra tecnica e forma che permette alla struttura di diventare una figura leggibile nell’architettura. L'architettura gotica lo affascina molto di più rispetto all’architettura romanica; quindi, è il neogotico che da Viollet non viene considerato un atteggiamento utile su uno studio antico, ma lui pensa che sia più congeniale l’architettura moderna.
Viollet quindi afferma che, dato l’esattezza tra tecnica e forma, l’architettura gotica è la più congeniale a trovare la forma dell’architettura moderna. La riflessione sui materiali data dagli studi sugli edifici gotici, afferma che i materiali sono utilizzati nella loro natura e qualità. Sperimenta nuovi materiali, come la ghisa al posto del legno, e nuovi metodi di costruzione.
Eclettismo e restauro
Viollet si occupa anche di eclettismi, quindi progetta utilizzando diversi stili tra neogotico, neoclassico, neogreco, ecc., ma arriva alla conclusione che nel restauro debba esserci una ricostruzione in stile gotico. Per stile si intende una concretizzazione di alcuni valori culturali che si manifestano in un edificio, ma egli lo intende come quel patrimonio di forme proprie di un determinato mondo figurativo.
Questo impone che ci sia sempre una certa coerenza al tipo di edificio. Nel restauro quindi lo stile definisce una realtà tipica di un tempo e di un luogo, che fa rivivere nel presente quindi uno momento del passato. Nel dizionario ragionato dell’architettura francese, dà la definizione di restauro, ovvero “restaurare un edificio non è conservarlo, ripararlo e rifarlo, ma ripristinarlo in uno stato completo che può non essere mai esistito in nessuna epoca”.
Il restauro ha per condizione principale quella di esprimere un valore, uno stile nazionale, di quel momento, ma che si rifà a un momento del passato. Quando in Francia si avviano i primi restauri scientifici, Viollet insieme a Lasuse, sono i commissari della società francese di archeologia. Viollet, dunque, è il protagonista del restauro dei monumenti e del revivalismo gotico, e anche si scagliava contro il classicismo. Il restauro deve servire a rendere un oggetto anche più utile di prima.
Un altro testo importante è Entretiens sull’architecture, dove viene sottolineata l’importanza che egli dava agli aspetti strutturali. Il restauro dei monumenti può partire solo da uno studio filologico dei documenti, nel caso del restauro della cattedrale di Notre Dame egli si occuperà del restauro della cattedrale, ma in particolare del restauro delle guglie. Egli trova i documenti in cui si parla di come era stata realizzata la guglia: intersezione tra navata centrale e transetto; quindi, egli decide di restaurare solo la guglia di cui aveva trovato i documenti.
Gottfried Semper (1803-1879)
Un altro personaggio che ci aiuterà a capire Boito sarà Gottfried Semper. Egli è un teorico coevo a Viollet che studia e lavora a Vienna, è il principale teorico di architettura del XIX secolo. La sua grande conoscenza in campo teorico non si riflette nella produzione professionale di architettura, e a Dresda, dove opera inizialmente, le principali realizzazioni sono in stile rinascimentale italiano (Opera e Pinacoteca di Dresda). Dopo un incendio restaura l’Opera in stile Barocco. Realizza due musei identici (museo di storia dell’arte e Museo della storia naturale (1872-1881) in cui lo stile è sempre neorinascimentale. È anche un grande scrittore di architettura.
Semper nei suoi due volumi inserisce come copertina una ghirlanda (Ghirlanda illustrata in Der Stil), attraverso l’osservazione di questo disegno che pone sulla copertina.
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