Il calcolo delle probabilità
«Nella misura in cui le leggi della
matematica si riferiscono alla realtà,
esse non sono certe; e nella misura
in cui sono certe, esse non si
riferiscono alla realtà.»
Albert Einstein-1922
Prof.ssa Laura Todisco
Liceo Ginnasio Statale «Aristosseno» -
Taranto
Introduzione
Già 3000 anni fa gli Egizi praticavano un
- Antenato del gioco dei dadi, che si
svolgeva lanciando una pietra. Il gioco dei
dadi era diffuso anche nell’antica Roma,
tanto che sono stati ritrovati alcuni studi su
tale gioco risalenti all’età di Cicerone.
Introduzione
Ma la nascita dello studio sistematico del
- Calcolo delle probabilità si fa risalire al 1654,
quando il matematico e filosofo Blaise Pascal,
per soddisfare una richiesta del cavaliere De
Meré, accanito giocatore di dadi, cominciò a
dedicarsi allo studio dei meccanismi che
regolano i giochi d’azzardo, intrattenendo a tale
scopo anche un’interessante corrispondenza
con il matematico Pierre de Fermat.
Eventi e probabilità
Definiamo evento una qualsiasi
- Affermazione a cui, a seguito di un
esperimento o di un’osservazione, si
possa assegnare univocamente un grado
di verità ben definito.
Esempio: nel lancio di un dado,
- Consideriamo l’evento:
E = “esce un numero pari”.
Eventi e probabilità
Un evento può essere:
- Certo: se accade con certezza (ad esempio, nel
lancio di un dado, è un evento certo E=“esce un
numero minore di 7”);
- Impossibile: se non può mai accadere
(nell’esempio precedente, è impossibile l’evento
E=“esce un numero maggiore di 6”)
- Casuale (o aleatorio): se può accadere oppure
no (nell’esempio precedente, è casuale l’evento
E=“esce un numero minore di 3”).
La probabilità classica
La probabilità p(E) di un evento casuale E è il
- Rapporto tra il numero f dei casi favorevoli e il
numero u dei casi possibili, considerati tutti
equiprobabili: f
p (E) u
Esempio
Estrai una carta da un mazzo di 40 e
- Considera l’evento:
E = “si estrae una figura”.
I casi possibili sono u=40, quelli favorevoli
sono f=12; la probabilità che si verifichi
l’evento E è dunque: 12 3
p (E) 40 10
Osservazioni
- La probabilità di un evento impossibile è 0;
- La probabilità di un evento certo è 1;
- La probabilità di un evento casuale (o
aleatorio) è compresa tra 0 e 1:
0 p (E) 1
Esempio
Consideriamo 3 lanci successivi di una
- Moneta. Qual è la probabilità di ottenere 2
volte testa (T) e 1 volta croce (C)?
I casi possibili sono:
– – – – – –
TTT TTC TCT TCC CTT CTC CCT
– CCC
cioè 8; di questi, soltanto 3 sono favorevoli;
quindi la probabilità richiesta è:
3
p 8
La probabilità dell’evento
Contrario
Evento contrario:
- Dato un evento casuale E, si definisce evento contrario
di E, e si indica con Ē, l’evento che si verifica quando
non si verifica E.
Ad esempio, nel lancio di un dado, consideriamo
l’evento:
E=“esce un numero multiplo di 3”;
l’evento contrario sarà:
Ē=“non esce un numero multiplo di 3”, cioè la sua
negazione.
La probabilità dell’evento
Contrario
Per l’evento E, i casi favorevoli sono 2, cioè se
- Escono o il 3 o il 6;
Per l’evento Ē, i casi favorevoli sono 4, cioè
- Tutti i rimanenti (1, 2, 4, 5).
Quindi le probabilità sono:
- 2
p (E) 6
4
p (E) 6
La probabilità dell’evento
Contrario
Si osserva facilmente che:
-
p (E) p (E) 1
che equivale a:
p (E) 1 p (E)
La probabilità dell’evento
Contrario
Esempio:
- Lanciando 3 volte una moneta, qual è la probabilità di
ottenere almeno una testa (T)?
E=“ottenere almeno una testa”
L’evento contrario sarà:
Ē=“ottenere 3 croci”.
Seguendo quest’ultima strada, è sufficiente calcolare
la probabilità dell’evento Ē, che è 1/8 e ottenere
immediatamente: 1 7
p (E) 1 p (E) 1 8 8
La concezione
Frequentistica della
Probabilità
La definizione classica della probabilità non è
- Però applicabile a tutte le situazioni; inoltre la
stessa definizione è oggetto di critiche che
partono dalla considerazione che: “affermare
che tutti i casi sono equiprobabili significa fare a
priori una supposizione sulla loro probabilità di
verificarsi, utilizzando così nella definizione lo
stesso concetto che si vuol definire”!
La frequenza relativa
La frequenza relativa f(E) di un evento
- Sottoposto a n esperimenti, effettuati tutti nelle
stesse condizioni, è il rapporto tra il numero v
delle volte in cui si è verificato l’evento e il
numero n delle prove effettuate:
v
f (E) n
Esempio
Se consideriamo il lancio di una moneta e l’evento:
- E=“esce testa”, 1
p (E)
la probabilità classica ci dà il valore: 2
Se eseguiamo un numero elevato di lanci, possiamo
notare che il numero di volte che esce testa è quasi
uguale al numero di volte in cui si presenta croce.
dell’evento E si avvicina al
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Nascita del calcolo delle probabilità
La nascita dello studio sistematico del calcolo delle probabilità si fa risalire al 1654, quando il matematico e filosofo Blaise Pascal, per soddisfare una richiesta del cavaliere De Meré, accanito giocatore di dadi, cominciò a dedicarsi allo studio dei meccanismi che regolano i giochi d’azzardo, intrattenendo a tale scopo anche un’interessante corrispondenza con il matematico Pierre de Fermat.