Concetti Chiave
- "Se questo è un uomo" e "I sommersi e i salvati" sono opere fondamentali di Primo Levi che testimoniano gli orrori della Shoah e la vita nel lager, scritte per preservare la memoria dell'olocausto.
- Nei racconti fantascientifici come "Storie naturali", Levi utilizza la fantascienza per criticare il progresso tecnologico, evidenziando i rischi di manipolazione dell'essere umano.
- "La ricerca delle radici" è un'antologia che esprime la curiosità culturale di Levi, unendo elementi scientifici e umanistici per esplorare i misteri dell'universo.
- In "Chiave a stella", Levi presenta un approccio positivo al lavoro, celebrando la competenza e la determinazione del protagonista, in contrasto con la narrativa negativa della letteratura di fabbrica contemporanea.
Testimonianza dell'orrore del lager
“Se questo è un uomo” e “I sommersi e i salvati”, sono i libri che parlano dal lager, l’origine della sua vocazione di scrittore, per testimoniare l’orrore della shoah. Il primo scaturisce da un bisogno insopprimibile di liberare la mente dall’incubo del lager, facendone conoscere gli orrori a chi non avrebbe potuto neppure immaginare che la crudeltà dell’uomo potesse spingersi a una tale scientifica pianificazione di sterminio, l’opera rievoca infatti l’anno trascorso nel campo di concentramento. È quindi un libro di memoria e di testimonianza, scritto per impedire che con il tempo ci si possa dimenticare della mostruosità dell’olocausto: la stesura comincia all’interno stesso del laboratorio del campo, l’evidenza e la forza delle vicende rievocate è tale da non richiedere alcun tipo di enfatizzazione. I 17 capitoli raccontano la vita nel lager, le strategia per sopravvivere e la sistematica demolizione della dignità umana e della coscienza morale messa in atto dai nazisti.
Il viaggio di ritorno e l'incubo
Al tema storico-memoriale della deportazione si collega anche “La tregua”, che racconta la lunga odissea del ritorno a casa dopo la liberazione nel gennaio 1945, un viaggio protrattosi fino all’ottobre seguente, attraverso Polonia, Ucraina, Bielorussia, Romania, Ungheria, Slovacchia e Austria. Ma l’ottimismo che s’impadronisce dei reduci è di breve durata, non più che una tregua temporanea da un’ossessione che li accompagnerà fino alla fine dei loro giorni: l’incubo di aver soltanto sognato la liberazione, ma di non essere mai usciti dal lager. I fantasmi della detenzione continuarono invece ad assalirlo come un tarlo inestirpabile, i motivi profondi del tormento irrisolto vengono allo scoperto nel suo ultimo libro intitolato “I sommersi e i salvati”, un bilancio lucido della sua esperienza, all’incrocio tra autobiografia, esame di coscienza, indagine psicologica e saggio storico. Si comprende da queste pagine che ha dovuto combattere anche con la vergogna di essere scampato all’olocausto, la sua responsabilità è nell’essersi reso complice dei suoi aguzzini, collaborando per beneficiare di qualche vantaggio. Tutto questo rientrava nel disegno nazista di annientare completamente l’umanità degli internati, la loro dignità e coscienza, tenere viva la loro memoria è l’unico modo per espiare questa vergogna.
Fantascienza e critica del progresso
Quando decise di occuparsi di racconti fantascientifici, la cosa creò un certo imbarazzo nel momento della pubblicazione nel 1966 con “Storie naturali” perché rispetto alla spaventosa crudezza della realtà concentrazionaria, qui sembrava che si fosse concesso una pausa di puro divertimento, per presentarsi ai lettori in questa nuova veste, assolse la soluzione di adottare lo pseudonimo di Damiano Malabaila. In realtà, dietro l’apparente levità si nasconde una visione cupa del progresso tecnologico, facilmente riconducibile all’incubo del lager perché ritorna la fole pretesa di manipolare l’essere umano attraverso il controllo assoluto. Il titolo è quindi ironico, non c’è infatti nulla di più artificiale degli esperimenti e dei ritrovati di questi racconti fantascientifici, dove si parla di donne ibernate, di macchine poetesse, di invenzioni inquietanti. Nel risvolto della copertina ritroviamo una lettera dell’autore in cui si dice fra l’altro che gli ha cercato di raccontare la percezione di una smagliatura nel mondo in cui viviamo, di un vizio di forma che vanifica uno od un altro aspetto della nostra civiltà. A questo vizio Levi vorrà richiamarsi raccogliendo in volume, nel 1971, altri venti racconti fantascientifici scritti dopo l’uscita di Storie naturali, l’autore solleva la questione ecologica, stigmatizzando i guasti prodotti dallo sviluppo, anche se non supporta la fermata del progresso, crede infatti che solo la tecnica possa venire la restaurazione dell’ordine planetario.
La ricerca delle radici culturali
Il libro certamente più singolare di Levi è “La ricerca delle radici”, un’antologia sui generis, che ricapitola la sua composita cultura, senza riguardo per la natura dei brani prescelti, essi variano infatti dall’antichità biblica all’ultimo articolo pubblicato su “Scientific American”, passando dai classici della poesia al manuale di chimica organica. Se ne ricava il quadro irregolare ma a suo modo tipico di un lettore curioso e onnivoro, che si muove perfettamente a suo agio all’interno delle due culture, ossia la scientifica e l’umanistica, l’intento è chiaramente conoscitivo: strappare all’universo i suoi misteri.
L'epica della ricerca scientifica
L’abito dello scienziato, il suo sforzo metodico di scoprire, provando e riprovando senza mai darsi per vinto, balza in tutta evidenza nei racconti del “Sistema periodico”, il rapporto con il mistero viene posto come una caccia, un duello infinito in cui però chi avrà saputo persistere non mancherà il premio di qualche vittoria. È l’epica della ricerca, quella che vuole avere a tutti i costi ragione del mistero, squarciare le tenebre dell’ignoranza, è a questo che mira fin dai banchi di scuola il giovane Levi: conoscere “la mia legge”, trovare “una chiave per i sommi veri”. Ciascuno dei 21 racconti del “Sistema periodico” prende il titolo da un elemento chimico presente in natura, Primo Levi ci introduce nel regno meraviglioso della materia, rievocando esperimenti di laboratorio e altri episodi legati alla sua professione di chimico. L’essere umano ha sempre coltivare l’ambizione di farsi signore della materia, ma la chimica che appassiona Levi è quella eroica e anche un po’ romanzesca dei pionieri, quella della grandi scoperte fatte senza mezzi. Il titolo dell’opera rende omaggio a uno di questi pionieri, Dmitrij Mendeleev, cui si deve la scoperta nel 1869, della legge che regola le proprietà chimiche dei vari elementi secondo ricorrenze periodiche legate al loro peso atomico, questa scoperta acquista agli occhi di Levi un valore emblematico: è la prova inconfutabile che nella materia del mondo vige un principio d’ordine, di omogeneità e simmetria. Il libro segna il trionfo del lavoro umano e della ricerca scientifica come metodologia per sconfiggere il buio della bestialità manifestandosi ad Auschwitz.
Il lavoro come sfida positiva
Lo stesso clima epico la stessa sfida solitaria vittoriosamente lanciata alle difficoltà e agli imprevisti che ostacolano la realizzazione di un progetto, si respira in “Chiave a stella”, ed è questo approccio positivo al tema del lavoro che fa la differenza rispetto a una coeva letteratura di fabbrica, impegnata quasi esclusivamente a denunciarne i risvolti negativi. È un romanzo felicemente inattuale, in cui non entrano i contenuti nevralgici delle teorie economiche, dello scontro di classe e delle rivendicazioni sindacali che avevano infiammato il clima politico intorno al ’68. Tino Faussone, protagonista del romanzo, è un operaio specializzato nel montaggio di tralicci, di ponti e gru, noto nell’ambiente per la sua perizia e affidabilità, a 35 anni ha già girato mezzo mondo, installando ovunque impianti e strutture, ciascuno dei 14 capitoli racconta un caso che è insieme esperienza di vita e una sfida tecnica impegnativa. Faussone appartiene alla rara categoria di persone che di fronte alle difficoltà non disarmano ma le affrontano a viso aperto, le sue vere armi vincenti sono la competenza, l’ingegno e la determinazione: virtù umane e il racconto è affidato allo stesso protagonista, conosciuto da Levi durante una trasferta in URSS.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dei libri di Primo Levi nella testimonianza dell'orrore della Shoah?
- Come viene descritto il viaggio di ritorno dei reduci dopo la liberazione?
- Qual è il messaggio dietro i racconti fantascientifici di Levi?
- In che modo "La ricerca delle radici" riflette la cultura di Levi?
- Qual è il tema centrale di "Chiave a stella"?
I libri "Se questo è un uomo" e "I sommersi e i salvati" sono fondamentali per testimoniare l'orrore del lager e mantenere viva la memoria dell'Olocausto, raccontando esperienze dirette e la sistematica demolizione della dignità umana (testo).
Il viaggio di ritorno, descritto in "La tregua", è un'odissea che si protrae fino all'ottobre 1945, ma l'ottimismo dei reduci è effimero, poiché l'incubo del lager continua a perseguitarli (testo).
I racconti di "Storie naturali" nascondono una critica al progresso tecnologico, rivelando una visione cupa e inquietante, in cui si riflette la manipolazione dell'essere umano, simile agli orrori del lager (testo).
"La ricerca delle radici" è un'antologia che mostra la curiosità di Levi per la cultura, mescolando brani di diverse epoche e discipline, evidenziando il suo approccio conoscitivo e la sua versatilità (testo).
"Chiave a stella" affronta il lavoro come una sfida positiva, presentando il protagonista Tino Faussone come un operaio che affronta le difficoltà con competenza e determinazione, differente dalla letteratura di fabbrica coeva (testo).