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6 marzo ’07: teatro regolare

Teatro regolare: nasce nel ’500.

Si ispira all’interpretazione che nel ’500 si dà alla Poetica di Aristotele.

Abbiamo il recupero di soggetti della tradizione = teatro greco.

Si individuano piccole narrazioni che possono assumere le strutture di opere tragiche.

La prima tragedia regolare è un’opera di Trissino che si ispira alle storie di Tito Livio.

Sceglie l’argomento di una figlia di Asdrubale e ne fa una tragedia in 5 atti.

Suicidio di Sofonisba, vista come modello di patriota.

Un’esemplarità da un esempio di virtù.

Tragedia che diventa Rucellai, Rosmunda.

  • Judit = storia sacra = Giuditta, donna bellissima di Betulia. La città sta per essere distrutta dall’esercito di ??? che se ne innamora.
  • Ester.
  • Maria Stuarda.

Re Torrismondo.

Tema dell’incesto tra due fratelli.

“Canace”, Sperone/Speroni.

La tragedia si apre con un parto frutto di un incesto.

Tasso, Olao Magno, storia dei popoli settentrionali.

Lunedì 12 marzo 2007

No lunedì prossimo.

Il primo atto è molto lungo anche perché manca di prologo.

Nel ’500 ci sono 2 modalità.

Tragedie senza prologo che si richiamano al teatro greco, es. prima tragedia regolare.

Tragedia con prologo, vedi es., così come alcune tragedie di Euripide o Seneca.

Questi 2 modelli determinano la struttura del primo atto.

Caso 2: si trova spesso l’anticipazione del finale.

Il prologo può essere la stessa tragedia.

Attori spesso dilettanti, teatri privati; ci sono anche tragedie che finiscono in modo lieto.

Non c’è finale anticipato a chiare lettere.

Tasso non usa prologo fin dall’inizio in modo chiaro.

Finale incipitario: cioè anticipato.

Ma questo è affidato agli incubi di Albina.

Nel sogno c’è una specie di presagio di fine, ma il contenuto non è sciolto.

Albina confida alla nutrice di stare molto male a causa di questi incubi.

Noi entriamo in una atmosfera luttuosa.

Il finale incipitario è un modello che caratterizza la drammaturgia del ’500.

Quasi tutte le tragedie scritte in Italia in quel periodo hanno un finale già annunciato, ma non se ne sa il contenuto.

Finali che si vedono o che non si vedono, come più spesso avviene, da un nunzio o comunque da un personaggio minore.

Anche qui il finale è narrato, non si vede.

Accanto a un finale incipitario ci sono elementi non a chiare lettere, ma in sogno.

Non essendoci il prologo abbiamo il I atto, l’antefatto più esteso proprio perché ci deve raccontare.

1587 pubblicata.

1610 rappresentata.

Abbiamo nella prima scena rievocazione dell’antefatto.

III scena

Dorismondo ??? arriva e parla con il consigliere.

Completa tutta la narrazione dell’antefatto.

Cos’è la tragedia? In qualche modo è il finale di un evento.

Le ultime 24 ore, quelle in cui la tragedia si deve svolgere.

Ambientazione.

Tasso si è servito di alcune pubblicazioni sui popoli settentrionali fatte da due fratelli Doraomagno???

Per parlare di fatti con uno sfondo storico e inventare anche la favola.

Torismondo = re dei Goti.

Potrebbe essere considerata una tragedia di amore impossibile, sorella.

Struttura più grave in quanto lui è afflitto dal contrasto tra amore e amicizia.

Di Germondo, principe di Svezia.

Riferimenti al petrarchismo e alla letteratura cortese.

Richiamo insistente al V canto di Paolo e Francesca.

Come si vedono si innamorano.

III scena: conflitto di Torismondo

Tutta basata sul conflitto di Torismondo.

Dirà che non ama più la vita = la aborra.

Perché si è macchiato della colpa tradendo l’amicizia.

Il consigliere che lo ha cresciuto tenterà di ricondurre l’errore di quando il Torismondo.

Differenza tra errore e degenerat[e]zza: la seconda è fatta con consapevolezza e premeditata.

L’errore non è intenzionale, caduta solo di sentimento.

Torismondo dice che il problema è che lui non può vivere senza di lei.

Che è diventata la sua stessa anima.

Questa è la sua pena.

Ma l’amico sta arrivando, che si aspetta di sposarla.

Lui l’ha chiesta in sposa al re di Svezia per l’amico.

Unica soluzione: abbandonare la vita.

  • Perché non può sopravvivere senza di lei.
  • Avendo già consumato, lei non potrebbe reggere l’onta, al contrario se diventasse vedova.

Avvio delle parole di Torismondo è un linguaggio iperbolico.

Tipico del ’500, quando la retorica è diventata un impedimento per l’arte, dall’800 in poi, non prima.

Retorica intesa come insieme di figure del discorso, arte di persuasione, metafore.

Era la poeticità dello stesso linguaggio.

Affascinava il linguaggio.

Già nel primo ’700, nel rappresentare quelle del ’500, attua delle modifiche.

Qui i personaggi esprimono affetti in modo retorico lungo.

III scena, versi

Quando mai tutti i fiumi e tutti i mari potranno mai lavare la mia colpa: occulta e indegna, doppia aggettivazione.

Occulta perché nessuno lo sa.

Le due identità: re e cavaliere.

3 oggetti simboli della sua identità: corona, scettro, spada.

Qualcuno ancora si inchina davanti a me che non ne son degno.

Ancora c’è chi mi ama, si riferisce all’amico.

Linguaggio antifrastico: dire una cosa per intenderne un’altra.

Riferito alla fiducia che l’amico ha ancora verso di lui e che verrà ricompensata con il tradimento.

Personaggio malinconico e notturno come il Tasso stesso.

A cosa serve se qualcuno mi ama se ormai la vita è per me impossibile?

Io sdegno tutto ciò che mi costituisce: pregi, onori, uffici.

Schivo e sghembo = coppia.

Odio e aborro = coppia.

Mi odio talmente da pensare di non meritare l’amore di nessuno.

Linguaggio vicino, toccante del cuore, dell’anima, più quello prezioso.

Esotismo del nord, freddo, gelo che lo rappresenta.

Paragonato ad Amleto, che arriverà dopo circa 20 anni.

Avversativa: io non fuggo solo dagli altri ma da me stesso.

Richiamo al primo sonetto del Canzoniere di Petrarca.

Si legge in base alla punteggiatura del verso nell’endecasillabo sciolto.

È diventato un peso per se stesso.

Suoni che si richiamano: coscienza immonda / rimbomba.

Verbi forti.

La coscienza non lo fa dormire e gli interrompe i sogni.

Confronto con l’inferno = Cerbero.

Consigliere

Funzione analoga a quella della nutrice, con la differenza che quest’ultimo ha anche un’importante funzione politica.

Qui figura positiva con rapporto di affetto con il re.

Nel ’500 era già accaduta l’uccisione di Tommaso Moro che non vuole lo scisma.

Dorismondo non ha una particolare valenza politica.

Ha un intento civile: la sua arte deve essere anche utile, ma in senso ampio.

Non c’è una volontà politica, valori in senso ampio.

Torismondo non entra mai in conflitto con il consigliere ma segue i suoi consigli.

Alla fine gli consiglierà di dar in sposa all’amico la sorella.

Il consigliere gli chiede di rivelargli la causa del suo malessere.

Scena speculare alla prima.

T lo invita a scoprirlo.

A lui il vecchio re aveva affidato l’educazione del figlio.

T si ricorda che si basava su virtù e onestà.

La memoria della sua educazione aumenta il suo dolore, vedendo che ha tradito quel cammino retto.

V. 331

Quando io non ero più ragazzo e mi affrancavo dal vostro insegnamento.

Cercavo peregrinando da cavaliere, fama ed onore, in varie parti del mondo.

Da conoscere costumi inusuali.

Spesso mi trovai solo in battaglie.

Ma in quel peregrinare strinse amicizia col giovane Gismondo.

Aveva lo stesso desiderio di gloria.

Oggi tutti e due sono re.

Anni dei poemi fantastici palatini, guerrieri, battaglie.

Modello della Gerusalemme liberata o difendere il sepolcro.

V. 355

Cosa fecero insieme questi amici?

Imprese di guerra.

Amicizia ancor più rinsaldata in quanto gli deve la vita.

Così come lui ha rischiato la sua.

Quando poi i padri li hanno chiamati e sono diventati re, la loro amicizia non è venuta mai meno.

Antitesi: separati nello spazio ma uniti nel cuore.

Cosa lo tormenta?

L’amico prima di diventare re partecipa alla giostra = combattimento di vari cavalieri.

Vedendo la figlia del re di Norvegia se ne innamora ancora prima di dimostrarle il sentimento.

Nulla dopo poté diminuire questo amore: né il tempo né la lontananza ecc.

V. 392

Alimentando questo fuoco che provava, tenne a tutti nascosto il suo amore.

Solo i due amici sapevano questo segreto.

V. 405

Alvida: Germondo uccide suo fratello in guerra.

Forse non è stato lui ma non è importante.

Venne re, cerca di chiederla in sposa al padre.

Perché il re di Norvegia lo reputa colpevole.

V. 439

Ma lui è deciso a volere a tutti i costi Alvida.

Stratagemma di farla chiedere in sposa dall’amico, per poi darla a lui.

T, pur capendo che una volta ingannato il padre di Alvida mi sarei inimicato i norvegesi.

Capendo che ciò non è onesto, ma l’inganno è accettabile per il valore dell’amicizia.

La giustizia si può violare solo per l’amico.

Doppio finto giuramento: di sposare lei, di uccidere l’amico.

Non manda messaggi ma va lui direttamente.

Il re di Norvegia è contento.

T si congeda, prende A e si imbarcano.

Di nuovo il racconto del loro amore che deve aggiungere qualcosa rispetto a quanto già narrato nel primo atto da lei.

Causa la tempesta lei per paura gli si stringe sempre di più.

V. 555

Fin quando approdati al porticciolo piccolo piccolo.

Mentre si asciugano le vesti, i due rimangono soli nella tenda.

Notte giunge amica degli amori clandestini.

Lei si stringe a lui tremante.

Prima aveva cercato di resistere, ora questo momento lo vinse.

Oltre l’uso e il costume, ma tutto è guidato dal cieco furto, sopraffatto.

Ora si comprende perché lui dopo quella notte è diventato un estraneo.

Come lei confida alla nutrice di non capire il motivo dell’atteggiamento di lui, in quanto lei non sa tutto l’intrigo.

Entrambi: non dormono più la notte, sono tristi, incubi.

V. 592

Primo proposito di suicidio.

T non è solo agitato perché ha tradito l’amico ma anche per il dover lasciare la donna amata così male da lui.

Al punto di preferire lasciare la vita.

Proposito di suicidio espresso in modo sempre più chiaro in questa scena.

Per sciogliere questo nodo si può solo spezzare la vita.

Così restituirebbe l’onore all’amico.

Ora consigliere distingue tra errore e scelleratezza.

Alla fine dice: il vostro è un errore d’amore.

Ci sono attenuanti.

Non merita la morte il vostro sbaglio.

T, al di là della sfera morale, anche se la morte non può riparare all’errore fatto, gli darebbe almeno la pace, la fine del suo dolore.

Non può né tenerla con lui né vivere senza l’anima.

Separarla da lui significherebbe, anche se lui non si uccide con il ferro, il dolore della separazione lo ucciderà; tanto vale uccidersi, lei da vedova può farlo.

V. 713

Accetta il consiglio del consigliere che gli dice che il tempo guarisce tutto.

V. 800

Il consigliere suggerisce di far sposare la sorella di T a Gismondo.

T: l’amore non vuole cambio.

Inoltre la sorella rifiuta gli uomini.

È sia seguace di Diana, casta, sia come le suore, si consacra a Dio.

Cons. dice che è però saggia e ascolterà i consigli.

Luogo di tregua di tutte le miserie è la morte.

Porto dove tutti possono accedere.

Tutti accoglie “i faticosi abitatori del mondo”.

Coro

Segue un CORO.

Hanno una struttura metrica diversa.

Canzoni di Petrarca, Dante.

Versi lirici, con varie strofe.

Tasso li fa per ultimi, li aggiunge alla fine.

Spesso venivano anche cantati.

Nell’adattamento del ’700 sono eliminati.

Già nel ’600 cori e prologhi sono eliminati.

Che non si addicono a un classicismo francese.

Che cerca di eliminare le parti più lunghe.

Ma ancora nel ’500 c’è l’egemonia italiana.

Ma dal ’600 al 700 la Francia acquisterà questo ruolo con il classicismo.

CORO rivolto alla sapienza Minerva che illumini Dorismondo da questa avversità.

II atto

Struttura classica che annuncia l’arrivo del re Germondo tramite un messaggero.

Funzionale al soliloquio di T.

Primo atto - II atto: gusto simmetria - specularità.

Colloquio T, consigliere.

Soliloquio.

V. 1114

Proposito nuovo di suicidio.

Nel frattempo, scena in cui la regina madre parla con T.

Scene fittizie funzionali all’economia della tragedia.

Rosmonda

Soliloquio.

Beato chi può vivere senza entrare in contatto con il fango della vita.

Lei che finge di essere principessa e anziché vivere una vita terrena vorrebbe consacrarsi a Dio.

Chi può essere del tutto incontaminato rispetto alla vita??

E gli onori non sono altro che fango nero attorno all’animale: ricchezze.

Onori e ricchezze avviliscono l’anima.

Io che sono stata baciata dalla fortuna fuggirei come un uccello libero da questa vita di corte.

Intégri: accento così perché chiude il verso = endecasillabo, accento obbligato alla decima sillaba.

Tragedia in endecasillabi.

Quasi tutte le tragedie: tranne in Canace.

Preferisce l’endecasillabo sciolto in quanto il più libero.

Spesso il settenario fa da chiusura.

Atto II, scena III

Questo atto duplica le scene che sono articolate.

Messaggero che annuncia arrivo Germondo.

Arrivo che getta nella prostrazione Torrismondo.

Largo uso di soliloqui.

Grande disagio rinnovato nel rinnovo amicizia Germondo.

Soliloquio di Rosmonda.

Che noi sappiamo non essere la sorella.

Soliloquio che introduce il dialogo con la regina madre.

Dialogo che presuppone una scena che non c’è dal punto di vista materiale.

Si presuppone che T è andato dalla madre per dirle la proposta avuta dal messaggero.

Ciò serve anche a delineare la fisionomia del personaggio.

Questo suo vivere a corte senza amare la mondanità.

Spesso è presente l’equivoco.

Lei si è consacrata a Dio.

All’inizio i personaggi non si rivolgono né a se stessi né al pubblico, ma vanno sulla scena con informazioni di carattere generale.

Auspica una vita lontano dal peccato.

Ma capisce che non è possibile.

Il cammino spirituale è troppo condizionato dalla terra.

Quando è nata la madre l’ha consacrata a Dio.

Ciononostante ama il fratello suo malgrado.

Tasso e le varianti

Tasso, dopo completata la tragedia, la fa copiare.

Ma essendo sempre scontento di sé fa dei cambiamenti.

Anche dopo averla fatta stampare da tre editori diversi.

E l’editore che la ristampò porta altre modifiche.

Seconda ½ del ’900 viene fatto un testo critico = un editore moderno stabilisce rispetto alle varianti.

2 tradizioni:

  • Rosmonda, sapendo che di non essere la sorella di T, ne è innamorata.
  • In una versione più moderna questi versi sono tolti.

Scena IV

Improntata alla parlata di Medea di Euripide.

Dove lei si lasciava andare ad argomentazioni “femministe”.

Una tradizione formatasi si richiamava a questo discorso.

Alle difficoltà di partorire ecc. Sorta di inno alla vita solitaria.

Ora qui troviamo subito il colloquio con la madre.

Qui il Tasso utilizza dei versi brevi.

Argomentazione sulla bellezza.

Se questa c’è si manifesta comunque.

Secondo Rosmonda.

Secondo la regina: mentre l’uomo ha avuto dalla natura valore e forza, la natura alla donna invece dell’eloquenza ha dato la bellezza e questo dono che lei vuole dimostrare esser superiore ai doni fatti all’uomo.

La bellezza vince il nemico e lo trasforma senza spargere sangue.

Convinta a farsi bella passerà a volerla convincere a sposarlo.

Rosmonda convinta di non volersi sposare.

Regina cerca di mostrare tutti i vantaggi del matrimonio.

Essendo la ragazza giovane non può capire quanto la vita solitaria sia pesante.

Per avvalorare che si vive meglio in due porta il suo esempio.

Sempre i personaggi del Tasso parlano della vita che è costitutivamente infelicità, tormenti, angosce.

Tragedia è di argomento grave ma anche affettuoso.

Continuo omaggio a Petrarca che sarà fino al ’700.

Nessuno pensa all’innovazione che si manifesta solo con il romanticismo.

Fino alla seconda metà del ’700 la bellezza è nell’imitare come nell’usare il codice del petrarchismo.

Da parole alte che parlano dell’anima.

Spesso slittamenti ai “cataloghi”, es. delle malattie.

Rosmonda 1225.

Prima di esprimere le perplessità fa la sua premessa.

Prende spunto dalle stesse argomentazioni poste dalla regina.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Alfonzetti Beatrice.
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