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Tito Lucrezio Caro

(S. Gerolamo 94-51 a.C./tradizione 98/55 a.C.) Per quanto riguarda la biografia, abbiamo poche ed incerte notizie. La prima fonte significativa, anche se di dubbia autenticità, è rappresentata dal Chronicon di S. Gerolamo (IV secolo d.C.), traduzione latina del Chronicon in greco, di Eusebio di Cesarea - III secolo a.C. Sotto l’anno 94 pone la nascita di Lucrezio: "Lucretius poeta nascitur".

Le fonti e la biografia di Lucrezio

Gerolamo scrive: "Postea amatorio poculo in furorem versus, cum aliquot libros per intervalla insaniae conscripsisset, quos postea Cicero emendavit, propria se manu interfecit anno aetatis quadragesimo quarta." Lucrezio è nato poeta. Diventato pazzo dopo aver bevuto un filtro d’amore, avendo scritto parecchi libri in momenti di lucidità, libri che in seguito Cicerone pubblicò (Cicerone non critica l'aspetto formale ma l'epicureismo, capisce che è un bravo poeta), si suicidò a 43 anni.

  • Nacque nel 94 a.C.
  • Divenne pazzo per un filtro d’amore
  • Scrisse la sua unica opera durante i momenti di lucidità
  • L’opera fu pubblicata da Cicerone
  • Morì suicida a 43 anni

Secondo S. Gerolamo, Lucrezio sarebbe nato nel 94 e morto nel 51 a.C. Tuttavia, queste informazioni sono messe in dubbio dalla critica. Per Donato (grammatico vissuto nel IV secolo d.C.) nella vita di Virgilio si dice che Lucrezio morì quando Virgilio assunse la toga virile (55 a.C.).

La cronologia di Lucrezio

Quindi, se è vero che Lucrezio è morto a 43 anni: 55 + 43 = 98 a.C., rappresenterebbe l'anno di nascita. Occorre dire che la data di morte (55 a.C.) potrebbe essere confermata da una lettera di Cicerone indirizzata al fratello Quinto, scritta nel 54 a.C. (un anno dopo la presunta morte di Lucrezio), quando i due fratelli stavano pubblicando l’opera di Lucrezio, cioè il De rerum natura.

Le parole di elogio nei confronti del poema inducono a credere che l’autore fosse morto da poco (un anno prima): "Lucreti poemata, ut scribis ita sunt, multis luminibus ingenii, multae tamen artis": "I versi di Lucrezio, come scrivi, hanno la luce dell'ingegno e però anche molta arte". Versi molto curati (labor limae), erudizione e brevità (lungo sei libri, non 24).

Oggi si propende ad accettare come cronologia di Lucrezio, anche se relativa, queste due date: 98-55 a.C.

Dubbi sulla follia e il suicidio di Lucrezio

Per quanto concerne le notizie di S. Gerolamo relative alla follia e al suicidio di Lucrezio oggi si nutrono seri dubbi. Si pensa che San Girolamo non le abbia trovate in Svetonio, ma abbia accolto leggende sul poeta, nate in ambiente cristiano con le quali si voleva denigrarlo per due ragioni:

  • Non credeva negli dei (non intervengono nelle faccende umane, cfr. Epicuro)
  • Negava l’immortalità dell’anima e una vita dopo la morte

La follia (furor) del poeta dovuta a un filtro d’amore sarebbe un’invenzione a scopo denigratorio, forse traendo spunto proprio da un passo del IV libro del De rerum natura dove vengono descritti gli effetti devastanti dell’amore.

Bisogna anche dire che alcuni critici moderni hanno voluto rintracciare nel poema segni di psicosi, depressione, di nevrosi (malinconia, angoscia, paura etc...). Ammesso che ciò sia vero, questa lettura dell’opera risulta per molti scorretta, in quanto ogni opera si presta a una lettura psicanalitica. Per contro, una lettura attenta del poema ci presenta un poeta lucido, consapevole del proprio talento e della propria vena artistica.

Informazioni mancanti su Lucrezio

Tuttavia, dell’opera non emergono dati che confermino o smentiscano le poche notizie su Lucrezio, né sul luogo d’origine né sullo stato sociale. In particolare, sul luogo d’origine non abbiamo specifiche conferme, se non per il fatto che il cognomen Carus risulta nel territorio di Napoli e Pompei. Così pure sulle condizioni sociali del poeta non siamo informati.

Qualcuno ha voluto intravedere un atteggiamento da cliens nel tono delle lettere rivolte a Memnio, il dedicatario dell’opera, lo stesso al cui seguito si trovò Catullo quando si recò in Oriente.

Il silenzio su Lucrezio

Si è pure parlato di "congiura di silenzio" da parte dei contemporanei. Se eccettuiamo la citazione di Cicerone nella lettera del 54 a.C. e Cornelio Nepote, nessun altro dei contemporanei parla o cita Lucrezio. Perché? Forse Lucrezio visse isolato, come del resto insegnava Epicuro, lontano da una società corrotta e dalla politica che giudicava in modo negativo. Conosciuto da pochi.

Il De rerum natura

(Titolo dal primo verso) è l’unica opera di Lucrezio. Si tratta di un poema epico-didascalico in esametri, diviso in sei libri, dedicato a Gaio Memnio (aristocratico, pretore nel 58 a.C., propretore in Bitinia nel 57 a.C.), uomo colto e poeta neoterico.

Oggetto e scopo

Oggetto: insegnamento della filosofia epicurea, del resto diffusa a Roma verso la metà del I secolo a.C. Scopo: offrire agli uomini uno strumento utile per raggiungere la serenità e la felicità, liberandoli dalle paure della superstizione grazie alla ratio. Dedicato alla classe colta.

Titolo e composizione

Titolo: traduzione del greco "Peri Physeos", il titolo di molte opere di filosofi greci. Anche Epicuro aveva scritto un trattato "Peri Physeos" diviso in 37 libri, che rappresentano la fonte principale di Lucrezio.

Composizione: con tutta probabilità il poema tenne occupato l’autore per tutta la vita (lebenswerk). Non è possibile dire se l’opera sia incompiuta oppure terminata, ma senza la revisione dell’autore.

Pubblicazione

La pubblicazione fu compiuta da Cicerone, ma non si può dire se Marco Tullio o il fratello Quinto.

Destinatario e pubblico

Se si presupponi di aggiungere altro riguardo al pubblico e al destinatario, è plausibile che il testo si rivolgesse a una casta colta e interessata ai temi della filosofia epicurea.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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