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Letteratura italiana

S’intende lo svolgimento dalle origini fino all’Ottocento. Il punto di partenza è De Sanctis, pubblicata nel 1870. È un’opera che può essere analizzata sia dal punto di vista di romanzo che di critica: tutto ciò che ascoltiamo è sempre posto al nostro vaglio critico. Nella modernità è un concetto impartito da Montaigne. De Sanctis era un critico militante, uno dei fondatori dell’Italia. Lo stato nasce il 17 marzo 1871, nell’arco di dieci anni si completa di tutte le parti mancanti (Veneto, Roma, Friuli). Il rapporto tra storia e presente è dunque fondamentale.

L'esame di letteratura italiana

L’esame si divide in tre parti:

  • Monografia dalla prospettiva di De Sanctis
  • Storia e conoscenza di tutti gli autori consigliati
  • Analisi e contestualizzazione di un sonetto

A una lunga distanza dalla pubblicazione possiamo osservare come i temi, gli autori e quanto scritto dall’impostazione di De Sanctis sia valido tutt’oggi, sempre ponendolo sotto un’ottica critica. Come detto, “storia della letteratura italiana” viene scritto nei ferventi anni del risorgimento italiano. Particolare da parte dell’autore è l’adozione di una terminologia di tipo cattolico (risorgimento, resurrezione, martire), nonostante la sua laicità, a sottolineare la rinascita della cultura italiana. Il cattolicesimo liberale è stato elemento fondamentale nel panorama del rinascimento e De Sanctis, sapendo di rivolgersi a un pubblico principalmente cattolico, plasma il suo linguaggio in maniera funzionale. Lo stesso accade per il capitolo finale del principe di Machiavelli.

L'orizzonte d'attesa dei lettori

L’orizzonte d’attesa dei lettori dell’epoca pone la letteratura e la sua storia al centro della società civile. Occorre per questo creare una coscienza nazionale, selezionando autori nel corso della storia con intento di formazione. Nel 1870 De Sanctis compie una sorta di sistemazione della letteratura italiana, cercando di mettere in gerarchie formative le letterature per la società. Il più celebre è il ribaltamento che compie tra Dante e Petrarca. Fino al 700 l’autore per eccellenza della letteratura italiana a livello internazionale è proprio Francesco Petrarca. Il petrarchismo si è esteso oramai in tutto il mondo, diventando modello della letteratura e di una poesia che verte su un concetto di raffinamento di elementi letterari e linguistici.

Questa figura di “poeta” è assegnata, con l’avvento di De Sanctis, a Dante. Questo capovolgimento viene assegnato sia nelle università ma specialmente nelle scuole: è la rinascita della nazione, è la rinascita della scuola. Autore di modelli vitali, Dante è un personaggio diventato esule per amore della patria e dei suoi forti valori. De Sanctis risulta quindi un critico militante, grandissimo lettore prima che scrittore, ma anche uomo di società che vive il proprio tempo ed esige di viverne le sue mutazioni fondamentali a pieno. Come molti protagonisti del risorgimento cerca di far diventare realtà le utopie di nazione e porle a fondamento di una nuova società.

Nel confronto e nel paragone con Petrarca, quest’ultimo non è da meno nella parte letteraria, ma Dante rappresenta un modello politico e morale. La supremazia di Petrarca si consolida in relazione “alle prose della volgar lingua di Bembo del 1525".

La riflessione sulla lingua italiana

Il ‘500 è un momento molto importante nella riflessione della lingua. Bembo crea una nuova grammatica della lingua italiana nel periodo delle guerre d’Italia, altro forte periodo di frantumazione. Questa via d’uscita dalla frammentazione risulta di tipo linguistico. Diventa un modello di letteratura raffinata e cortigiana insieme a Boccaccio nella prosa. Questo per via della sua prosa ipotattica, proposte di temi novecenteschi (lingua complessa, Ciceroniana), non per via di una possibile di una sua complessa morale. Per Bembo la letteratura di Dante è troppo inclusiva e altalenante, che oscilla dal paradiso all’inferno, dalla letteratura sofisticata e amena a quella bassa e infernale.

(La rivalutazione di Dante è analoga al processo di rivalutazione di Shakespeare, diventando punti di riferimento non solo letterari, ma anche morali: la loro è la lingua del realismo, della verità). La cantica più realistica della commedia è l’Inferno, oltre a essere la più letta. Questo perché è per De Sanctis è quella più vera, basti pensare al personaggio di Francesca, prima donna incontrata da Dante che rivela la sua fragilità e la sua contraddittorietà tipicamente umana. Nella gerarchia interna alla commedia De Sanctis pone quindi il criterio di realismo. De Sanctis è Manzoniano e Leopardista, perennemente alla ricerca di linguaggio borghese comune a tutti.

Avviene però una separazione molto forte, come sottolineato da Manzoni con i vari dialetti e la ricerca di una lingua standard comune per tutti. Manzoni tenta di mettere insieme queste due cose: l’esperienza del parlato e l’esperienza dello scritto con Promessi sposi. Il parlato è quindi soggetto al plurilinguismo, la sua lingua si “sporca nelle strade”, risultando quindi una concezione di linguaggio e cultura diversa da quella di Bembo ma simile a quella di Dante e quindi De Sanctis. De Sanctis d’altro canto non tiene conto della storicità del discorso di Petrarca.

Le corrispondenze tra Boccaccio e Petrarca

Sono interessante da questo punto di vista le corrispondenze da Boccaccio e Petrarca. Boccaccio chiede a Petrarca se ha letto o conosciuto Dante, ma Petrarca continuamente nasconde quello che era evidente: un’oggettiva influenza del sommo poeta nei suoi confronti. Se prendiamo ad esempio i “Trionfi” è palese la rielaborazione di Dante.

A tal proposito, nell’approccio critico mediante il quale è possibile analizzare uno scritto, esistono due approcci principali: quello ancillare e dell’intertestualità della letteratura nella letteratura (Joyce e Omero, Sant’Agostino e Proust) oppure quello della differenza dei temi, una ricerca di elementi stridenti e incongrui tra due opere a confronto. Per De Sanctis Petrarca, Tasso sono una sorta di malato, manchevole della vitalità che caratterizza autori come Dante. Questo si collega con l’idealismo hegeliano basato sui contrasti in un’ottica positiva della storia. Assume queste prospettive in una sorta di prospettiva eclettica.

Nella visione progressiva di De Sanctis, Boccaccio ricopre un ruolo importante nella storia della letteratura italiana per il suo processo di laicizzazione. Per via della sua emancipazione dalla scolastica medievale, entra in sintonia con la visione proposta di De Sanctis, che in una gerarchia orizzontale fa scendere la mistica e le persone che la abitano nella concretezza della vita vera. Nelle storia della letteratura italiana sono presenti quindi le tre le corone fiorentine in tutta la loro importanza.

L'evoluzione della critica letteraria

Dal momento della sua scrittura, i testi critici sono sicuramente aumentati, possiamo leggere diverse opere decisamente più corrette rispetto al passato (come, ad esempio, i ricordi di Guicciardini, da cui De Sanctis crea l’ode al Guicciardini). De Sanctis spiega diversi autori in coppia mettendoli a confronto e in opposizione. Il nostro obiettivo è conoscerla, studiarla e apprenderla, in quanto seppur datato il suo punto di vista è costitutivo della nostra concezione di storia e letteratura. Le idee, le conoscenze, i punti di vista si sono evoluti. Se prendiamo il canone pubblicato a De Sanctis, resta quello che usiamo oggi. Questa evoluzione rispetta le indicazioni ripartite da De Sanctis.

È con Leopardi che De Sanctis chiude il suo percorso, anche per ragioni editoriali, che era un suo contemporaneo come Manzoni. La prospettiva storica della letteratura guarda a ritroso, rispetto alla nostra prospettiva orizzontale (sia sul piano della scrittura creativa, sia sulla riflessione della saggistica).

Dante, Petrarca e Boccaccio sono fondamentali nel ribaltamento dell’ordine impartito da Bembo con le sue prose della volgar lingua. In questa direzione progressiva che va verso una direzione di realismo romantico, quel presente di De Sanctis che permette di rileggere la storia a ritroso.

Il romanticismo e la sua eterogeneità

Nonostante con il romanticismo si parli di irrazionalismo, resta un momento molto vasto e eterogeneo. Ci sono alcuni movimenti che si adattano a idee di fondo, ma in genere i movimenti però sono molto diversificati, per il fattore della locazione geografica: non c’è lo stesso romanticismo che intercorre tra due nazioni diverse (prendi Manzoni e Leopardi). L’aspetto fondamentale sono le opere, possiamo vederne le evoluzioni e involuzioni del pensiero di un determinato autore. Anche se dal punto di vista didattico vengono impartite grandi linee, queste risultano riduttive nel bilancio di una corrente o di un autore. La contraddittorietà diventa anche elemento fondante della scrittura con autori come Edgar Allan Poe, Pirandello.

Una cosa da constatare riguarda la complessità è la sua diversificata contemporaneità, per autori che vivono in un periodo simile si hanno prodotti diversi. Nel 1889 viene pubblicato sia Mastro don Gesualdo da Verga che Il piacere di D'Annunzio. Verismo e decadentismo sono in realtà sovrapposti, al contrario di quanto venga assunto. Il nostro sguardo è a due prospettive. Lo studio della storia della letteratura si basa su una prospettiva a ritroso che consente di ricomporre tutte le stratificazioni assommate nel tempo, recepiamo non solo l’autore e le opere, ma dell’intera bibliografia e critica. Non essendo i primi lettori, è bene avere consapevolezza del passato per poter esprimere un giudizio nuovo. È importante anche la lettura dei contemporanei.

La lettura dell'epoca

Verga era letto in maniera diversa, la nostra lettura mette in primo piano le opere del verismo, in realtà le meno apprezzate dai suoi contemporanei. Preferiscono opere del periodo romantico (Storia di una capinera, La moglie di Elena, scritta per accontentare l’editore delle scarse vendite del Mastro don Gesualdo). Nel 1827 vengono pubblicati Promessi sposi e Operette morali. Sono opere diverse, quella di Manzoni esce in un periodo più ampio, di tre anni (Fermo e Lucia etc). Manzoni era già famoso come poeta, autore di teatro, ma inedito nel romanzo, che era una cosa assolutamente nuova, per la quale venne aspramente criticato (anche da autori più giovani come Niccolò Tommaseo, in quanto il romanzo non aveva ancora più nessuna dignità di genere, come se Manzoni si fosse venduto al popolare).

Era l’area romantica narrativa di Scott. Ma nello stesso anno abbiamo le operette morali, con una visione del mondo molto diverse, anche se entrambe insistono sul tema del vero, anche se con modalità e conclusioni diverse. Un’altra data è il 1532, anno di uscita del Principe di Machiavelli a doppia stampa (notizia che potrebbe essere inesatta, in quanto con pubblicazione, si intende appunto, il rendere pubblica la propria opera. Tecnicamente, annunciando al Vettori questo opuscolo ha confermato di averla fatta leggere a terzi. Oggi si intende con pubblicazione, la stampa. Questo vale dalle opere successive al 1500), alcuni anni dopo la sua morte (1527).

La pubblicazione del Principe di Machiavelli

In base ai consigli ricevuti, Niccolò Machiavelli confida al Vettori che dimagrisce ed ingrassa. Ma nel 1532 viene anche pubblicato Orlando Furioso, nato nell’epoca della stampa. Abbiamo tre edizioni curate da Ariosto (1516, 1521, 1532). Nell’Ariosto abbiamo quindi molte più sicurezze riguardo le differenti edizioni, a differenza di Manzoni. Il fatto che nel De Sanctis assumano carattere toscaneggiante è sicuro, soprattutto dopo Bembo e il Cinquecento, che molti testi siano stati ammodernati secondo il nuovo canone. La ricerca filologica degli ultimi decenni. Anche Leonardo, ad esempio è stato reso simile a tali abitudini. Possiamo cercare di ritornare alla lingua originale, è un lavoro di ricerca testuale.

Qualche anno fa è uscita una nuova edizione dei tre poeti siciliani dove si è cercato di portare lingua e grafica dei siciliani all’origine. L’Orlando innamorato di Boiardo, il cui titolo originale è l’Innamoramento de Orlando, questo rimettere in ordine le cose dal punto di vista del testo risale al 1999 con Cristina Montagnari. Per cinque secoli abbiamo parlato dell’Orlando innamorato, il frutto di una traduzione in toscano di un altro poeta chiamato Francesco Berri. Per ragioni editoriali, scrittori e lettori di Boiardo, non hanno letto il testo di Boiardo, ma hanno letto la traduzione in toscano di Berri.

La filologia e la lingua originale

Né nell’epoca di Boiardo né di Da Vinci siamo in assenza di una normativa vigente. Nella prima edizione critica corretta dei ricordi del Guicciardini, si ritrova un testo allestito da Raffaele Fondano nel 1950. De Sanctis leggeva dalla libreria di famiglia, ricca di raccolte contenenti firme del Guicciardini, che risulterà in una numerazione diversa nella storia della letteratura, in quanto leggeva un’edizione nuova. De Sanctis dice che ogni tanto sono presenti ripetizioni, in quanto all’epoca c’erano due diverse ricezioni che andavano contestate cronologicamente. Questo discorso della ricezione influenza anche la concezione di comèdia o di Divina commedia.

Con i primi anni 60 e l’edizione critica del Petrocchio verrà tramutata in commedia, ma non sappiamo quale fossero le intenzioni di Dante. È certo che divina, non appartenesse ai primi manoscritti della commedia, è un’accezione non fornita da Dante. Anche per i ricordi di Guicciardini non abbiamo un’accezione di testa, come anche lo Zibaldone di pensieri di Leopardi. Poiché nel 1826, Leopardi parla di questo zibaldone dei pensieri, uno dei primi critici del Novecento ricava questo titolo sulla base di un’indicazione non proprio definitiva.

La stampa ha facilitato la toscanizzazione dei testi, nonostante fosse presente già primi. Ariosto nelle sue tre edizioni cerca di passare dal padano illustre dell’area estense (delle poesie di Boiardo, il canzoniere d’amore, che risentiva del latino, ma anche di certe caratteristiche fonetico morfologiche della lingua padana rispetto la toscana). Nel 400 abbiamo una gran quantità di lingue letterarie, date anche da opere importante come l’Innamoramenti di Orlando e il Furioso, quest’ultimo applica una lingua che riflette il padano illustre.

La lingua dialettale

Anche con Manzoni nella prima redazione di Fermo e Lucia utilizza di più il lombardo: i dialetti sono come lingue, che possono essere mescidate. Negli ultimi decenni anche gli scrittori dialettali sono stati rivalutati, come ad esempio il milanese Porta e il romano Belli, poco letti confinati dal punto di vista scolastico. Soltanto nel 900 c’è stato il recupero della letteratura dialettale. Questa normatività ha permesso però il recupero di molte cose. Nell’epoca della frantumazione d’Italia, in cui lo stivale diventa paese di conquista, la lingua diventa momento di riconoscimento unitario.

Manzoni riconosce che quella da Bembo era morta, ma i puristi volevano mantenere quella, considerata l’unica. Manzoni compie un’opera di mediazione. Parlava francese, dialetto lombardo e per acquisizione culturale il toscano con la lettura e il confronto del vocabolario nel ‘27 e la sua risciacquatura in Arno.

La linea di laicizzazione

Nel disegno di De Sanctis è presente una linea di laicizzazione. Petrarca e Boccaccio hanno rilievo ideale e civile minore rispetto a Dante, che culmina con Machiavelli, che risulta il fulcro. Questo perché c’è un punto centrale di Machiavelli, il capitolo 15esimo. Machiavelli fa un’introduzione come se fosse la seconda parte del principe, la più nota e famosa.

Resta ora a vedere [...] la verità effettuale della cosa [...] L’argomento di cui parla Machiavelli ha avuto migliori di interpreti, non è la novità dell’argomento a dargli forza, bensì il metodo che cambia. Il concetto forte e potente è la verità effettuale, su cui si basa realismo e positivismo. La verità, la vita e la storia si presentano come sono, non come dovrebbero essere. Nessuno racconta mai quello che è, ognuno di noi ha immancabilmente punti di vista. Per Zola l’autore deve scomparire, deve essere una mano invisibile, ma per De Sanctis questo messaggio diventa l’indicazione di metodo fondamentale: guardiamo questo mondo.

Questo riconduce anche all’importanza data da De Sanctis all’inferno, questo rendere il mondo com’è si batte con la forza utopica: se il mondo è così cosa posso fare per cambiarlo.

Il risorgimento e la prospettiva storica

Nell’ultimo capitolo del principe si inizia ad accennare un risorgimento, ma la prospettiva è ben lontana (tanto da ricevere l’appellativo di realista utopico, appoggiarsi sulla realtà per vedere il cambiamento). Per fare questo discorso che De Sanctis ha visto compiersi siamo nel 1870, scrive mentre ascolta il fragore della breccia di porta pia. Machiavelli ci ha dato la possibilità di cambiare. Nella lettura di De Sanctis, il Trecento è molto forte, in cui il capovolgimento compiuto nelle gerarchie rispecchia la visione laicizzante.

Un’età storico letteraria indefinita

Un’età storico letteraria più indefinita, il secol senza poesia, che va dalla seconda metà del Trecento alla metà del Quattrocento porta ai grandi autori del cinquecento. Questa visione progressiva è discutibile, definire quel periodo senza poesia è molto riduttivo, in quanto vengono analizzati i picchi, risultando il quattrocento come un secolo di transizione rispetto alla compiutezza cinquecentesca di Ariosto e Machiavelli.

Il discorso didattico-pedagogico trascura l’identità dell’opera, l’autore in sé in vista del suo obiettivo, incarnato da Machiavelli. De Sanctis è non assolutamente positivista, è nello stesso tempo idealista-utopico ma anche esatto e concreto. Risente molto della corrente in cui vive, il positivismo, ad esempio il concetto di malattia è affibbiato a Petra.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caynee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ruozzi Gino.
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