Concetti Chiave
- La lattazione di una bovina dura in media 305 giorni, durante i quali può produrre tra i 381 e i 1349 kg di sostanza secca, a seconda della produzione di latte.
- Il periodo di transizione, che comprende le ultime due settimane di gravidanza e le prime tre di lattazione, è cruciale e difficile dal punto di vista nutrizionale.
- Un rumine non pronto a fermentare substrati ricchi può portare a seri problemi metabolici, simili alla morte per autointossicazione nei ruminanti selvatici.
- Le modificazioni metaboliche post-parto richiedono alla bovina di utilizzare le riserve di grasso per produrre energia necessaria durante la lattazione.
- Un eccesso di acetil coenzima A può causare chetosi, riconoscibile dalla presenza di acetone nell'alito della bovina.
Indice
Qual è la durata e produzione della lattazione?
La lattazione tipica dura 305 giorni e prevede due mesi di asciutta e il resto è lattazione. Se la bovina in un giorno mediamente produce 10 kg latte è evidente che nei 305 giorni di lattazione ne produrrà 3050 kg. Con una produzione media di 35 kg per lattazione, la quantità di kg nel periodo di lattazione sarà di 106 quitali. Quanti kg di sostanza secca produce la bovina? Nel primo caso produce 381 kg di sostanza secca, nel secondo caso i kg di sostanza secca prodotti sono 1349. A quanto equivale in termini di vitelli? Nel caso della bobina poco produttiva equivale a 32 vitelli, cioè 32 vitelli contengono 381 kg, nell'altro caso 111 vitelli.
Periodo di transizione della bovina
Qual è il momento più difficile nella gestione alimentare della bovina lattifera? È quel periodo che fa passare la bovina da fine della gravidanza a inizio della lattazione. Questo periodo che sono le ultime due settimane di gravidanza e le prime tre di lattazione si chiama periodo di transizione. Questa idea di transizione della bovina da uno stato ad un altro è importantissimo. Non è un concetto che è nato in Italia, il termine è inglese e parliamo di transition call, ed è il periodo più difficile dal punto di vista metabolico e dal punto di vista nutrizionale per una serie di motivi. Le ultime due settimane di gravidanza, la bovina è in asciutta e non è difficile, per tutte le considerazioni fatte fino ad ora, coprire questo fabbisogno residuo di gravidanza. Questo è anche il l'ultimo momento che abbiamo a disposizione per preparare la bovina alla lattazione. In questo periodo si devono dare quantità modeste di razioni, ma dobbiamo dare razioni che si avvicinano a quello che la bovina dovrà convertire nel momento in cui si instaura la lattazione.
Problemi di fermentazione ruminale
In altre parole, sei il rumine non è pronto a fermentare un substrato molto ricco avrà seri problemi (l’argomento è stato già trattato con i ruminanti selvatici). Nei ruminanti selvatici si parla di morte per starvation, essa non avviene quando l’animale è a digiuno, ma quando, ad esempio, il capriolo arriva da un inverno in cui ha mangiato cortecce e aveva un picco di melatonina basso, comincia a trovare l’erba verde è ricchissima di proteina ricca e di acidi grassi essenziali. In quel momento, questo nuovo alimento arriva al rumine e si crea un dismicrobismo ruminale perché l'ambiente ruminale non è in grado di fermentare questo substrato e l'animale muore per intossicazioni da endotossine. La morte per starvation è una morte per autointossicazione da mal fermentazione ruminale. La situazione della bovina nel periodo di transizione è circa la stessa.
Modificazioni metaboliche post-parto
La microflora ruminale si modula nel tempo minimo di 15 giorni. Il parto dal punto di vista metabolico induce delle modificazioni estremamente importanti, perché se fino quel momento, in gravidanza, il messaggio è “abbiamo tutti i nutrienti che ci servono”, con l’instaurarsi della lattazione, il messaggio metabolico diventa “metti in gioco tutta l’energiache puoi”. Quali sono le fonti d'energia della bovina? Sono stoccate nel grasso sottocutaneo. Questo messaggio metabolico fa sì che ci che siano una quantità di acidi grassi che si liberano e saranno depolimerizzati a livello dei mitocondri per produrre acido acetico che è il prodotto di partenza per formare i grassi del latte. Quando la bovina è in condizioni metaboliche normali questo passaggio risulta difficile perché non tutti gli acidi grassi vengono utilizzati; quindi, la maggior parte vanno a infiltrare il fegato difatti c'è una steatosi epatica reversibile (normale nella prima fase di lattazione) e c’è tanto acetil coenzima A in circolo, che è estremamente reattivo per cui reagisce con se stesso e forma acido acetacetico, la vacca va in chetosi. Di questo ce ne accorgiamo perché l’acetone si libera respirando e anche a una certa distanza si sente l’odore particolare.
Domande da interrogazione
- Qual è la durata tipica della lattazione e la produzione di latte di una bovina?
- Cosa si intende per periodo di transizione nella bovina lattifera?
- Quali sono i rischi associati a una fermentazione ruminale inadeguata?
- Come cambia il messaggio metabolico della bovina dopo il parto?
- Quali sono le conseguenze della steatosi epatica nella bovina durante la lattazione?
La lattazione tipica dura 305 giorni, durante i quali una bovina può produrre mediamente 10 kg di latte al giorno, per un totale di 3050 kg nel periodo di lattazione.
Il periodo di transizione è il momento più critico nella gestione alimentare della bovina, che comprende le ultime due settimane di gravidanza e le prime tre di lattazione, ed è fondamentale per preparare l'animale alla lattazione.
Se il rumine non è pronto a fermentare un substrato ricco, possono verificarsi gravi problemi, come la morte per autointossicazione da mal fermentazione ruminale, simile a quanto accade nei ruminanti selvatici.
Dopo il parto, il messaggio metabolico cambia da "abbiamo tutti i nutrienti" a "metti in gioco tutta l'energia possibile", portando a modificazioni significative nella microflora ruminale e nella produzione di acidi grassi.
La steatosi epatica è comune nella prima fase di lattazione e può portare a chetosi, evidenziata dalla presenza di acetone nell'aria espirata, a causa dell'accumulo di acidi grassi non utilizzati nel fegato.