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La Mandragola

I personaggi

  • Lucrezia e Nicia: Una coppia sposata
  • Callimaco: L’amante di Lucrezia, colui che vorrà trovare un espediente per poter giacere con Lucrezia
  • Siro: Il servo scaltro di Callimaco
  • Fra Timoteo: Un frate corrotto, per quanto possa essere religioso, per soldi farebbe di tutto
  • Ligurio: È il parassita, molti rivedono dietro Ligurio Machiavelli stesso

La Mandragola è importante proprio perché all’interno assistiamo a un gioco di travestimenti. Nicia e Lucrezia sono la coppia: Nicia è anziano, di una certa età, ma non ammette la sua anzianità, mentre Lucrezia è giovane e bellissima. Proprio per questo motivo lo stesso Callimaco e Ligurio sono in disaccordo che una donna così bella sia la moglie di una persona anziana. Questa tipologia è molto frequente, che un uomo anziano sposi una giovane donna.

Callimaco è giovane e anche bello, era stato esiliato a Parigi, sente parlare di Lucrezia mentre si trova in un bar, subentra quindi l’innamoramento per fama. Al solo sentirne parlare decide di lasciare Parigi e tornare a Firenze così che potesse incontrare Lucrezia. Callimaco, conoscendo il problema della coppia, decide come può insinuarsi tra loro.

Problema tra Lucrezia e Nicia

Nicia vuole un erede a tutti i costi, Lucrezia no, ma questo figlio non arriva proprio perché Nicia ormai non può più. Purtroppo per Lucrezia però Nicia non ammette e accetta che il problema sia lui e non lei, ma pensa che sia Lucrezia la causa di tutto, che sia sterile.

Teoria del comico: questa teoria nasce dalla Filebo di Platone, quando viene chiesto come nasce il comico: Socrate risponde che il comico nasce da uno scarto che si crea sulla scena, da ciò che tu credi di essere e ciò che sei realmente. Il problema sessuale di Nicia.

Callimaco, sentendo parlare di Lucrezia da questi mercanti fiorentini, decide di andare a Firenze e sconfiggere la virtù di Lucrezia, che era molto devota e pura. Appena arrivato a Firenze cerca qualcuno che sappia dargli notizie sulla famiglia di Lucrezia, e incontra Ligurio che viene considerato parassita, frequentava la casa di Lucrezia e Nicia. Ligurio però avvisa Callimaco della costumatezza di Lucrezia, del fatto che lei sia una donna virtuosa che non cede neanche alle richieste del marito.

Prima soluzione: le terme

Le terme erano un luogo dove molti personaggi dell’epoca si recavano nel momento in cui subentravano questi tipi di problemi, soprattutto perché considerati salutari dal punto di vista ginecologico per la donna. Nel Rinascimento però parlare di terme voleva dire qualcosa di osceno, erano luoghi di tradimento ecc..

Ligurio cerca così di convincere Nicia ad andare ai bagni, ma questo rifiuta perché non era un gran viaggiatore e poi perché non voleva stare lontano “dalla cupola”, riferimento famoso alla cupola di Brunelleschi. Così trovano un ulteriore escamotage che permette di realizzare il misfatto a Firenze, ovvero fingere che Callimaco sia un medico e che aveva curato dalla sterilità la regina di Francia.

All'inizio Nicia è molto diffidente nei confronti di Callimaco, che spiega la procedura che attraverso una radice chiamata Mandragola avrebbe curato la sterilità di Lucrezia. Ovviamente questa era una credenza da parte dei ciarlatani che volevano vendere questa radice a buon prezzo facendola passare per miracolosa.

La radice di Mandragola

Già nella Genesi veniva preso in considerazione la radice di Mandragola per curare questo problema, ma l’estirpazione della radice era molto difficile quanto pericolosa perché provocava la morte. Si diceva infatti che la mandragola una volta estirpata gettava delle urla così forti da uccidere chi si trovava intorno. Allora furono attivati diversi escamotage che permettevano di avere questa radice in totale sicurezza.

L’estirpazione avveniva con un cane che veniva attaccato alla Mandragola, nel mentre chi vicino si inseriva della pece nelle orecchie che gli permetteva di attenuare il suono. Una volta lasciato il cane, questo tirava verso di te e tirava fuori la Mandragola che con le urla lo uccideva, ma tu ti salvavi perché avevi la pece nelle orecchie.

Nel caso di Lucrezia però Callimaco spiega a Nicia che dopo che Lucrezia avrebbe bevuto la pozione con la radice di Mandragola non si sarebbe potuta accoppiare con il marito, questo perché altrimenti avrebbe succhiato il veleno e sarebbe morto, ma doveva trovare una vittima, in questo caso un garzone che avrebbe succhiato il veleno così che poi dalla seconda notte in poi il marito non avrebbe avuto nessun tipo di problema per procreare.

Nicia per inizialmente è turbato dalla morte di qualcuno, ma al contempo non vuole rischiare, questo perché Callimaco lo aveva rassicurato dicendogli che non per forza il garzonaccio sarebbe morto. Nicia inoltre mette a punto un altro problema importante: La devozione di Lucrezia, così ricorre all’aiuto della madre Sostrata e del prete Fra Timoteo, che cercano di convincere la donna.

Nicia stesso si interroga su come potrà Ligurio convincere un frate e questo gli risponde che i “Soldi fanno venire la vista ai ciechi” e dalla madre di lei che da giovane era stata una donna dai facili costumi.

L'inganno e il cambio di prospettiva

Ovviamente il garzonaccio travestito sarà Callimaco, ma prima che questo riuscirà a travestirsi dobbiamo fare pressione su Lucrezia. Ligurio per convincere Fra Timoteo attua una serie di escamotage, legge tutta la notte dei passi della Bibbia così che possa convincere il frate al 100%, uno degli episodi importanti è quello di Sodoma e Gomorra (Lot guida la sua tribù di ebrei attraverso il deserto alla ricerca della “Terra Promessa” in cui stabilirsi. Pian piano gli ebrei, dopo una vittoria sugli Ammaniti, penetrano sempre di più nella città di Sodoma e cominciano ad essere contagiati dai vizi. Lot per l’ospitalità offre la verginità delle sue due figlie, al fine di una corretta morale sessuale. Le figlie lo fanno ubriacare. Tema della sacralità).

Timoteo inoltre cerca di convincere Lucrezia dicendo che Dio sarebbe felice di avere un nuovo “figlio” e la madre la convince dicendo che questo figlio potrebbe essere per lei il suo bastone della vecchiaia nel momento in cui Nicia dovesse morire. Alla fine Lucrezia cede.

Arrivata la sera Callimaco si traveste da garzonaccio e viene trovato da Ligurio, Nicia e Siro. In tutto ciò Nicia è all’oscuro di tutto. Viene portato da Lucrezia che vuole compiere tutto al buio senza vederlo. Prima però di portarlo da Lucrezia Nicia si vuole assicurare che questo garzonaccio non abbia le bolle della sifilide e quando lo spoglia lo stesso Nicia rimane compiaciuto. Possiamo infatti affermare una sorta di omosessualità latente dello stesso Nicia.

Lucrezia a questo punto si rende conto della differenza che c’è tra suo marito e un giovane garzone, Machiavelli è molto bravo nel descrivere con allusioni questo concetto. Dopo il primo congiungimento Callimaco si rivela a Lucrezia, rivelando il suo amore per lei e lei a quel punto pensa “Dato che tutto ciò lo ha voluto mio marito, me lo tengo, perché io non c’entro nulla”.

Il pensiero di Machiavelli

Ricordiamo che Fra Timoteo aveva detto alla stessa Lucrezia che questo non era da considerarsi “tradimento” perché un tradimento è fatto con l’intenzione, mentre per lei non era così. Viene fuori il pensiero di Machiavelli in due fasi:

  • Quando Ligurio dice a Callimaco “Figlio mio, ora ti ho dato il modo per giacere con lei, da adesso in poi dovrai fare tutto tu” questo significa che se sarà bravo e attento potrà tornare tra le braccia di Lucrezia. Questa stessa frase la ritroviamo nel Principe nell’ultimo capitolo in cui al destinatario (Lorenzo de Medici) dice “Ti ho dato le nozioni per come diventare un buon principe, adesso dovrai fare da te”.
  • Inoltre abbiamo il riscontro con la fortuna: Machiavelli fa due esempi importanti: Annibale e Scipione. Dice che noi dobbiamo riscontrarci con la realtà in base al nostro temperamento, se la nostra realtà richiede un temperamento impetuoso allora dobbiamo essere così, al contrario se lo richiede rispettivo. Annibale -> Impetuoso, Scipione -> Rispettivo (prudente, calmo). Questi due personaggi sono stati dei grandi della storia perché hanno saputo cogliere ciò che il loro tempo richiedeva. Machiavelli quindi dice che questi personaggi avrebbero potuto soccombere se il loro tempo richiedeva un temperamento diverso. Così Machiavelli ci parla di riscontro con i tempi: cioè se il nostro tempo richiede un temperamento impetuoso e noi siamo rispettivi, noi dobbiamo cambiare. Machiavelli però al contempo ammette che difficilmente gli uomini cambiano.

Lucrezia diventa il vero e proprio esempio di “riscontro con i tempi e con la fortuna” nella commedia, questo perché quando era a letto con Callimaco ha capito la differenza che intercorre tra lui e il marito e quindi da donna virtuosa si è dovuta riscontrare con i tempi e cambiare.

La soglia del testo

È quella parte che ci permette di entrare dall’esterno all’interno della commedia, come una vera e propria soglia. Nella Mandragola abbiamo il Titolo e il Prologo in cui Machiavelli inserisce una serie di riflessioni sui personaggi per presentarli, anticipare qualche avvenimento e inserire diverse metafore che riguardano la sua poetica (es. “Perché ho scritto quest’opera?”). Queste soglie le troviamo in tutte le commedie, nel Decameron ad esempio è tutto ciò che Boccaccio descrive sulla peste, mediante una visione laica della peste come “ira di Dio”. Boccaccio scrive il Decameron inteso come vero e proprio “farmacon”, per le donne che stanno a casa e che sono malinconiche. Altra soglia la ritroviamo nell’Orlando Furioso e nella Gerusalemme Liberata, le diverse ottave iniziali sono le soglie. Machiavelli è molto abile nell’inserire tramite battute tutto il mondo.

Problema delle opere di Machiavelli

Sono di tipo filologico e di datazione. Nel dibattito su Machiavelli non ci sono neanche tre studiosi d’accordo tra loro, in quanto le uniche testimonianze che ci pervengono sono vaghe. Dobbiamo consultare un epistolario di Machiavelli e gli scambi che aveva con i suoi amici. Purtroppo anche la Mandragola ci è arrivata tramite un manoscritto non autografo, cioè che è stato copiato. Le stampe che ci sono giunte non sono state curate da Machiavelli. Questo perché ai tempi di Machiavelli le stampe erano manoscritte quindi capitava che Machiavelli avesse fatto vedere ad un suo amico l’opera e che questo ricopiandola avrebbe commesso qualche errore. Quindi la filologia cerca di avvicinarsi all’opera originale.

Il filologo quindi per ricostruire il testo fa ricorso alla collatio codicum ovvero alla collazione dei codici. In questo modo possiamo vedere come mai nella tradizione il titolo “Mandragola” non compare mai. La Mandragola ha problemi filologici, questi vengono studiati da Ridolfi che nel 1965 trova un manoscritto della Mandragola nella Biblioteca Laurenziana. Questo manoscritto non è autografo, cioè non è stato curato dal Machiavelli.

Questo manoscritto si chiama “Codice Laurenziano Rendiano 129” perché così venivano catalogati. Questo codice ha una data, ma non sappiamo se questa data è riferita alla data di pubblicazione o alla data di trascrizione dell’opera. La data del manoscritto è 1519. Machiavelli fa l’editio princeps e questo viene usato da Ridolfi, questa prima edizione è senza luogo e senza data di pubblicazione. Alcuni pensano che sia stata pubblicata a Firenze, questo per alcune caratteristiche della carta.

Le edizioni di Mandragola

  1. Commedia di Callimaco e Lucrezia – Firenze? 1518?
  2. Commedia di Callimaco e Lucrezia – Venezia 1522
  3. Commedia facetissima intitolata Mandragola – Roma 1524/1525

In questa data Machiavelli è ancora vivo, morirà nel 1527. Nel 1965 Ridolfi pubblicherà quella che sarà l’edizione di riferimento per i letterati, ma laddove ci sono dei problemi ricorrerà al manoscritto. L’operato di Ridolfi viene contestato dai critici perché mischia le lezioni del manoscritto con quelle dell’editio princeps, quindi contamina le due cose. Il problema riguarda i due testimoni, che sono il manoscritto o il libro a stampa.

I filologi dicono che i due testimoni ci trasmettono due versioni diverse? Queste due edizioni di testimoni sono sincroniche o diacroniche? Se sono diacroniche quale viene prima e quale dopo? Mario Mertelli, grande studioso di Machiavelli, ha considerato “F” l’editio princeps e “R” il codice Rendiano Laurenziano. Dalle analisi linguistiche è subentrato che ci fu una analisi sul testo, revisione che è stata fatta probabilmente dallo stesso Machiavelli. Purtroppo però il testo viene considerato “guasto” perché c’è stato un errore.

A pagina 42 ritroviamo in alcune edizioni “Nelle Spade” in altri “Nello spano” in onore di Pippo Spano vissuto al servizio di Sigismondo d’Ungheria. A noi interessa soprattutto il perché l’opera si intitola “Mandragola”? A pagina 7 Machiavelli nel prologo dice di aver intitolato la commedia “Mandragola” che subentra nella terza edizione del 1524-25, da allora non è più cambiato. Nel codice 129 subentra il titolo “Commedia fatta per Niccolò Machiavelli” questo ci aiuta sulla paternità dell’opera, ma chi ha copiata l’opera non ci aiuta su titolo.

Come si spiega allora il titolo delle prime due edizioni? Ridolfi ipotizza che Machiavelli non ha curato le edizioni a stampa, spesso nelle sue lettere chiama la Commedia con diversi nomi, come “Messer Nicia” e mai “Mandragola”, questo lo ritroviamo soprattutto nelle lettere che lo stesso Machiavelli invia a Guicciardini, quindi con il personaggio che viene beffato.

Nella terza stampa vediamo infatti che Machiavelli dice che “la cagion voi vedrete” che la commedia si chiama Mandragola, ma cosa vuol dire vedere che si chiama così? Qui subentra Aquilecchia. Lui ci fa notare che il nome “Mandragola”, ma viene identificata con “pozione”, viene fuori solo una volta nel libro, ma noi lo vediamo perché il pubblico del tempo conosceva la storia della Mandragola. Non era cosa più certa di ingravidare una donna con la radice di Mandragola.

Secondo punto: pag. 52 v.74 quello che dice Callimaco fa arrabbiare Nicia, Callimaco a questo punto dice che c’è rimedio, facendo dormire prima con lei un altro uomo, che morirà entro 8 giorni. Aquilecchia dice che questi punti sono già conosciuti nella tradizione come nel trattato di Mattioli, in cui dice che questa credenza diceva che le radici della Mandragola avessero la forma di gambe umane e questa va a rappresentare quell’elemento magico e umano della fecondità. Ovviamente queste credenze secondo Mattioli erano credenze delle donnucciole fatte da ciarlatani per imbrogliare la povera gente.

Quando Machiavelli dice che “lo vedremo” riprende lo schema del Rizotomo che era colui che cerca la pianta, il cane e la Mandragola:

  • Rizotomo -> Nicia
  • Cane -> Callimaco
  • Mandragola -> Lucrezia

A pag. 65-66 c’è l’incontro tra Nicia, Fra Timoteo e Ligurio che devono convincere Fra Timoteo, inoltre Nicia, il Rizotomo, fa il finto sordo, come il rizotomo che si mette la pece nelle orecchie. A corrompere il fare sarà Ligurio che è molto più furbo. L’estirpazione della mandragola avviene dopo aver fatto tre giri intorno alla pianta. Questo spetta al Cane, quindi in questo caso al Garzone-Callimaco che viene fatto girare per tre volte. P. 110.

Altro elemento è il fatto che la pianta deve essere estirpata prima del giorno, così Callimaco doveva uscire dal letto di Lucrezia prima che facesse giorno. Le ore 13 non era l’1, ma la tredicesima ora, quindi le 6 del mattino.

Prologo: metro della canzone in 8 stanze

È un prologo insolito perché usa la canzone invece di scriverlo in terza rima o in prosa. Inoltre è diviso in due parti: le prime quattro danno informazioni sulla scena: la città, mentre i personaggi sono nell’argomento. Nello stesso tempo Machiavelli scrive sulla piacevolezza della commedia.

La seconda parte del prologo riguarda la sua autodifesa contro i nemici. Riprende Terenzio e Plauto. Per alcuni critici il prologo della Mandragola non è un risultato unitario. È la soglia della commedia, come introduce i personaggi e segna le parti generali della trama. Nella seconda parte rivendica l’originalità dell’opera con atteggiamento anche aggressivo nei confronti del pubblico. Scrive il prologo in versi, di solito veniva scritto in prosa con il metro della canzone in 8 stanze, in endecasillabi e settenari. Machiavelli inizia con una captatio benevolentiae, si rivolge al pubblico, esortando il pubblico a tacere altrimenti la commedia non può iniziare. La canzone è la forma più illustre della lirica, usata da Dante. Ogni stanza può essere formata da 5-7 stanze ed è divisa in fronte (ABC ABC) e sirma (ECDDEE).

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